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	<title>le Rosse discendono dai Gatti</title>
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	<description>LeRossediscendonodaiGatti è un blog di approfondimento culturale. Ogni  argomento avrà una matrice comune che è la Donna e laddove saranno presenti gli uomini saranno soltanto quelli che “amano le donne”</description>
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	<title>le Rosse discendono dai Gatti</title>
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		<title>Florence Welch: l&#8217;ultima musa dei Preraffaeliti.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 14:06:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[#concertoMilano2026]]></category>
		<category><![CDATA[#florenceWelch]]></category>
		<category><![CDATA[Preraffaelliti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un concerto che diventa rito Due sere fa a Milano è andato in scena un concerto che mi ha emozionato fondendosi con ogni parte di me. Florence Welch &#38; The Machine si è esibita stregando e ammaliando la platea adorante, oltre che la sottoscritta. A piedi nudi, abito nero e una presenza magnetica, ha guidato &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size">Un concerto che diventa rito</p>



<p class="has-normal-font-size">Due sere fa  a Milano è andato in scena un concerto che mi ha emozionato fondendosi con ogni parte di me.</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Florence Welch &amp; The Machine</strong> si è esibita stregando e ammaliando la platea adorante, oltre che la sottoscritta. A piedi nudi, abito nero e una presenza magnetica, ha guidato il pubblico dentro uno spettacolo-rituale che mescola teatralità, misticismo e ferite personali, alternando i brani del nuovo disco <em>Everybody Scream</em> alle hit che hanno reso Florence Welch una delle voci più riconoscibili della sua generazione: <em>Shake It Out</em>, <em>You Got The Love</em>, <em>What Kind Of Man</em>, <em>King</em> e <em>Which Witch</em>.</p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size">Una donna fuori dal tempo</p>



<p class="has-normal-font-size">Esistono donne che non appartengono al proprio tempo. Le si riconosce subito. Non seguono una moda, non rincorrono il consenso, non costruiscono un personaggio. Semplicemente abitano un universo che sembra provenire da un&#8217;altra epoca. Quando ho visto Florence Welch per la prima volta, non ho pensato a una cantante. <strong>Ho pensato a una sopravvissuta ai <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-caccia-alle-streghe-il-primo-sterminio-di-genere-della-storia/">roghi della caccia alle streghe.</a></strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Quelle<strong> chiome color rame, gli abiti che sembrano usciti da un atelier vittoriano, il corpo che sul palco fluttua e si muove con la gestualità di una sacerdotessa più che come una pop star, le ballerine — una congrega più che un corpo di ballo —, un cerchio magico intorno a lei.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Mi è bastato un istante per capire che quell&#8217;immagine mi era familiare.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/images.jpeg" alt="" class="wp-image-3007" width="262" height="329" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/images.jpeg 399w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/images-239x300.jpeg 239w" sizes="(max-width: 262px) 100vw, 262px" /><figcaption>Florence Welch &#8211; Concerto Milano _ 03/07/2026</figcaption></figure></div>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size">L’erede delle muse preraffaellite</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Era l&#8217;eco delle donne preraffaellite, in cui le figure femminili non erano semplici modelle per gli artisti, ma creature simboliche: Ofelia, Proserpina, Medea, Circe, Elena.  Figure sospese tra la terra e il divino.  Anche Florence Welch sembra appartenere a quella genealogia. Le sue canzoni non raccontano soltanto amori o delusioni. Parlano di rinascita, di morte simbolica, di desiderio di libertà, di ombre interiori. Il vento, l&#8217;acqua, il fuoco, il bosco, gli uccelli, il sangue e la luce diventano il lessico con cui costruisce la propria poetica. </strong> <strong>Non interpreta la natura. La incarna.</strong></p>



<p class="has-large-font-size"><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/evelyn-de-morgan-femmes-fatales-e-chiome-rosse-nei-quadri-preraffaelliti/">LEGGI PURE EVELYN DE MORGAN: FEMMES FATALES E CHIOME ROSSE </a>NEI QUADRI PRERAFFAELLITI</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/4421-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-3008" width="432" height="324" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/4421-1024x768.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/4421-300x225.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/4421-768x576.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/4421.jpg 1200w" sizes="(max-width: 432px) 100vw, 432px" /></figure></div>



<p class="has-normal-font-size">Ascoltandola si ha spesso la sensazione che la voce non provenga semplicemente dalla gola, ma da qualcosa di molto più antico. Come se il canto custodisse ancora la memoria dei miti.</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>La bellezza come memoria</strong></p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#d6dbdd">Ed è forse questo il motivo per cui la sua musica sfugge alle classifiche.</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#d6dbdd">Non è stata pensata per essere consumata.</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#d6dbdd">È stata pensata per essere attraversata.</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#d6dbdd">Viviamo in un tempo che ci chiede continuamente di semplificare tutto, di omologare tutto: le idee, le emozioni, perfino le persone.</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#d6dbdd">Florence Welch, invece, sceglie la complessità.</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#d6dbdd">Non teme il simbolo, non teme il silenzio, non teme di essere diversa e di manifestare la propria essenza.</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#d6dbdd">E soprattutto non teme di essere profondamente femminile senza adattarsi agli stereotipi della femminilità.</p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size">Sacerdotessa, strega, dea</p>



<p class="has-normal-font-size">Florence Welch incarna la strega, la sacerdotessa, la vestale, la maga, la dea. La sua forza non nasce semplicemente dal rifiuto dell&#8217;omologazione, ma dall&#8217;unicità che rappresenta. Nasce dalla capacità di trasformare il mistero e la magia in linguaggio artistico. Per questo motivo non riesco a considerarla soltanto una cantante. La vedo piuttosto come una moderna erede di quelle donne che i <strong>Preraffaelliti </strong>dipingevano immerse nell&#8217;acqua, circondate da fiori, avvolte da lunghi capelli ramati che sembravano trattenere il vento. È come se il pennello fosse diventato nota musicale.</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Florence Welch ci ricorda che la bellezza non è solo ornamento</strong>.</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>È memoria.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>È cultura.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>È mito.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>È il coraggio di custodire la propria identità anche quando il mondo chiede di diventare tutti uguali.</strong></p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size">&#8220;I am king&#8221;</p>



<p class="has-normal-font-size">La canzone <em><strong>King, </strong></em>pubblicata nel 2022 tratta dall’album Dance Fever ha una forza incredibile, il ritornello recita:</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center"><p>&nbsp;<em>“I am no mother. I am no bride. I am king.”</em></p><p><em>Io non sono madre. Io non sono sposa. Io sono un re”</em></p></blockquote>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#ead0ae">Questa è una delle canzoni più intime e potenti che Florence abbia mai scritto. Non è un rifiuto della maternità o dell’amore: è il racconto di un conflitto. Florence descrive il peso che molte donne sentono quando la società sembra chiedere loro di scegliere tra la realizzazione personale e quella familiare. Da un lato c’è la vocazione artistica, quasi divorante; dall’altro la possibilità di diventare madre. Lei stessa ha spiegato che il cuore della canzone è proprio questa tensione: la paura di non poter avere entrambe le cose. &nbsp; La frase<em>&nbsp;<strong>“I am no mother. I am no bride. I am king.”</strong></em>&nbsp;è potentissima anche sul piano simbolico. &#8220;La mia identità non è determinata dal diventare madre o moglie. Scelgo un&#8217;altra strada.&#8221; È una dichiarazione di autonomia, non un giudizio sulla maternità o sul matrimonio in sé.</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#ead0ae">Non dice:&nbsp;<em>“Sono una regina.”</em>&nbsp;Dice&nbsp;<strong>“Sono un re.”</strong></p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#ead0ae">La scelta del sostantivo maschile è deliberata. Per secoli il potere assoluto, la libertà di mettere il proprio destino e la propria opera al primo posto, sono stati privilegi attribuiti ai re. Le donne, invece, venivano identificate soprattutto come mogli, madri o figlie di qualcuno. Con quella dichiarazione Florence si appropria di uno spazio che storicamente è stato negato alle donne. &nbsp;</p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size">Tra magia e medicina</p>



<p class="has-normal-font-size">Ma c’è un ulteriore aspetto per cui questa frase è significativa: quando <strong>King</strong>&nbsp;uscì nel 2022, Florence non aveva ancora raccontato pubblicamente la sua <strong>esperienza della gravidanza extrauterina, che avvenne nel 2023 durante il tour di&nbsp;<em>Dance Fever</em>.</strong> Solo nel 2025 spiegò che quella vicenda aveva dato un significato quasi profetico ad alcuni versi già scritti, dicendo addirittura:&nbsp;<em>“Vorrei che le canzoni fossero state meno accurate nelle loro previsioni.”</em>&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="has-normal-font-size">Ed è dopo quell’esperienza che Florence ha parlato in modo esplicito del rapporto tra&nbsp;<strong>stregoneria, medicina e guarigione</strong>. In un’intervista ha detto una frase molto significativa:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“Modern medicine absolutely saved my life, but you can’t go anywhere about birth without finding witchcraft and magic and medicine.”&nbsp;&nbsp;</p><p>“La medicina moderna mi ha letteralmente salvato la vita, ma non si può parlare di nascita senza incontrare la stregoneria, la magia e la medicina.”</p></blockquote>



<p class="has-normal-font-size">Questa frase racconta perfettamente la sua visione. Florence non mette in contrapposizione la spiritualità e la scienza. Anzi, riconosce che:</p>



<ul class="has-normal-font-size"><li>la&nbsp;<strong>medicina</strong>&nbsp;è ciò che le ha salvato concretamente la vita grazie all’intervento d’urgenza per la gravidanza extrauterina;</li><li>la&nbsp;<strong>magia</strong>, la&nbsp;<strong>stregoneria</strong>&nbsp;e il simbolismo femminile sono invece il linguaggio con cui ha cercato di dare un significato spirituale a quell’esperienza. &nbsp;</li></ul>



<p class="has-normal-font-size">Questo, secondo me, è uno degli aspetti più affascinanti di Florence Welch: non idealizza un ritorno a un passato “magico” rifiutando la scienza. Al contrario, vede le antiche figure delle guaritrici e delle levatrici come parte della storia delle donne, ma riconosce con assoluta lucidità che&nbsp;<strong>la medicina moderna le ha permesso di essere ancora viva</strong>.</p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size">La corona e la spada: forse l’arte ha un prezzo da pagare?</p>



<p class="has-normal-font-size">C’è poi un’immagine che trovo straordinaria nel brano<em> King</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center"><p>“I need my golden crown of sorrow</p><p>My bloody sword to swing</p><p>My empty halls to echo with grand self-mythology.”&nbsp;</p><p>“Ho bisogno della mia corona d’oro di dolore,</p><p>della mia spada insanguinata da brandire,</p><p>delle mie sale vuote che riecheggino della mia grandiosa mitologia personale.”&nbsp;</p><cite>King &#8211; Florence Welch</cite></blockquote>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#f6eae0">Florence dice di avere bisogno della sua&nbsp;<strong>“corona d’oro di dolore”</strong>&nbsp;e della sua&nbsp;<strong>“spada insanguinata”</strong>&nbsp;per continuare a creare. È una delle immagini poetiche più potenti scritte da Florence Welch: la&nbsp;<strong>corona</strong>&nbsp;rappresenta il peso della vocazione artistica, la&nbsp;<strong>spada insanguinata</strong>&nbsp;la lotta e i sacrifici necessari per creare, mentre le&nbsp;<strong>sale vuote</strong>&nbsp;evocano la solitudine che spesso accompagna chi dedica la propria vita all’arte. &nbsp;</p>



<p class="has-background" style="background-color:#f6eae0"><strong>È quasi una sacerdotessa-guerriera che riconosce come la propria arte nasca anche dalle ferite, dalla solitudine e dal sacrificio. &nbsp;</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#f6eae0"><strong>È una di quelle canzoni che non parlano solo della vita di Florence: parlano di tutte le donne che hanno dovuto chiedersi quanto spazio fosse loro concesso per essere semplicemente se stesse.</strong></p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size">Le donne che cambiano il linguaggio del mondo</p>



<p class="has-normal-font-size">Forse è proprio questo il motivo per cui Florence Welch continua a esercitare un fascino così profondo su chi la ascolta.</p>



<p class="has-normal-font-size">Ci ricorda che la vera forza non consiste nell&#8217;assomigliare agli altri, ma nell&#8217;avere il coraggio di custodire la propria natura, anche quando questa appare fuori dal tempo, o  per molte menti chiuse, addirittura pazzia.</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Per questo continuo a vederla come l&#8217;ultima musa dei Preraffaelliti, perché ne raccoglie l&#8217;eredità spirituale: quella di donne che non sono mai semplici protagoniste della storia, ma custodi di un immaginario antico, capace ancora oggi di parlarci di libertà, identità e bellezza.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>E allora forse le Muse dei pittori  Preraffaelliti non sono mai scomparse.  Hanno semplicemente cambiato linguaggio. Oggi, invece di essere ritratte su una tela, salgono su un palco.  E continuano a raccontare la stessa storia.</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="335" height="597" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/images-1.jpeg" alt="" class="wp-image-3012" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/images-1.jpeg 335w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/images-1-168x300.jpeg 168w" sizes="(max-width: 335px) 100vw, 335px" /><figcaption>Florence Welch &#8211; Concerto Milano &#8211; 03/07/2026</figcaption></figure></div>



<p class="has-small-font-size"><strong>©leRossediscendonodaigatti &#8211; Testo ideato e scritto da Patrizia Zito &#8211; Immagine di Anteprima realizzata con IA</strong></p>
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		<item>
		<title>Fulvio Tirrico e la rivoluzione gentile del riccio: quando la bellezza diventa riconoscimento.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/fulvio-tirrico-e-la-rivoluzione-gentile-del-riccio-quando-la-bellezza-diventa-riconoscimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 15:55:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uomini che Amano le Donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel panorama dell’hairstyling italiano esistono professionisti che seguono le tendenze e professionisti che riescono a creare una nuova cultura della bellezza. Fulvio Tirrico, ideatore del brand I Love Riccio, appartiene a questa seconda categoria. La sua storia professionale non è soltanto quella di un imprenditore di successo o di un hairstylist specializzato. È la storia &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size">Nel panorama dell’hairstyling italiano esistono professionisti che seguono le tendenze e professionisti che riescono a creare una nuova cultura della bellezza. <strong>Fulvio Tirrico</strong>, ideatore del brand <strong>I Love Riccio,</strong> appartiene a questa seconda categoria.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>La sua storia professionale</strong> non è soltanto quella di un imprenditore di successo o di un hairstylist specializzato.<strong> È la storia di una visione.</strong> Una visione nata dall’osservazione di una realtà che per troppo tempo è stata considerata normale: milioni di donne con capelli ricci vivevano il proprio aspetto come qualcosa da correggere.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Per decenni il mondo della bellezza ha proposto un modello dominante fatto di controllo, disciplina e uniformità. Il capello liscio è stato spesso elevato a ideale estetico, mentre il riccio veniva descritto come difficile, ingestibile, ribelle. Un linguaggio apparentemente innocuo che, nel tempo, ha contribuito a creare una forma di discriminazione estetica silenziosa.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Fulvio Tirrico ha avuto il merito di comprendere ciò che molti non vedevano: il problema non erano i capelli ricci. Il problema era lo sguardo con cui venivano osservati.</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/06/7309ae6b-7529-4713-a6a1-e99817a75b27.jpg" alt="" class="wp-image-2994" width="565" height="374" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/06/7309ae6b-7529-4713-a6a1-e99817a75b27.jpg 828w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/06/7309ae6b-7529-4713-a6a1-e99817a75b27-300x199.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/06/7309ae6b-7529-4713-a6a1-e99817a75b27-768x508.jpg 768w" sizes="(max-width: 565px) 100vw, 565px" /></figure></div>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#ced5db">Da questa consapevolezza nasce <strong>I Love Riccio</strong>, un progetto che va ben oltre il concetto tradizionale di salone di bellezza. <strong>Gli Atelier creati da Fulvio Tirrico in tutto il territorio nazionale sono luoghi pensati per accogliere, comprendere e valorizzare una caratteristica naturale che per anni è stata vissuta da molte donne come un limite. </strong>La sua intuizione è stata rivoluzionaria nella sua semplicità: smettere di modificare il riccio e iniziare ad ascoltarlo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Dietro questa scelta professionale emerge una sensibilità particolare verso il mondo femminile. Perché comprendere il riccio significa comprendere anche le storie che spesso vi si nascondono dietro: anni di piastre, trattamenti aggressivi, insicurezze, giudizi e tentativi di conformarsi a modelli che non appartengono alla propria natura</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Fulvio Tirrico</strong> ha saputo leggere  tutto questo</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Sì, certo, i ricci… quello lo sappiamo. Ma quello che per me conta davvero è l’amore per l’universo femminile e il desiderio di far sentire bene le donne. Ti dico la verità: non so spiegarti perché sia così, ma ho sempre trovato meraviglioso rendere felice una donna attraverso il mio lavoro. È una sensazione che mi ha sempre fatto sentire speciale. Pensa che proprio ieri ho seguito una donna che veniva da Vicenza con il marito, e lui mi raccontava che da quando io mi sono allontanato dal salone lei non si era più fatta toccare da nessuno&#8230; Il mio lavoro è difficile: ogni cliente è una performance, ogni volta devi esserci al massimo. Spesso hai a che fare con persone complesse, con aspettative, emozioni, fragilità. Ma in questi anni ho capito una cosa: questa è probabilmente la cosa più appagante che possa fare nella mia vita. Te lo dico con la massima sincerità.</p><cite>Fulvio Tirrico / Intervista del 24/06/26 </cite></blockquote></figure>



<p class="has-medium-font-size">Ha compreso che, per molte donne, il rapporto con i capelli non riguarda soltanto l’estetica. Riguarda l’identità, l’autostima e il diritto di sentirsi belle senza dover rinunciare a ciò che si è.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>In questo senso il suo lavoro assume una dimensione quasi culturale. Non si limita a valorizzare una tipologia di capello, ma contribuisce a ridefinire il concetto stesso di bellezza femminile, spostando l’attenzione dall’omologazione all’autenticità.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">È una forma di valorizzazione che nasce dal rispetto.</p>



<p class="has-medium-font-size">Perché amare le donne significa anche liberarle dall’obbligo di assomigliare a qualcun’altra.</p>



<p class="has-medium-font-size">Significa riconoscere valore a ciò che le rende uniche. Significa trasformare una caratteristica spesso considerata problematica in un elemento di forza, fascino e personalità.</p>



<p class="has-medium-font-size">Da cliente degli Atelier I Love Riccio, posso dire di aver compreso pienamente il significato di questa visione.</p>



<p class="has-medium-font-size">Per anni ho vissuto il mio riccio come qualcosa da nascondere. Fin da bambina mi veniva fatto capire che quei capelli erano eccessivi, troppo voluminosi, troppo ribelli. Mia madre mi portava regolarmente dal parrucchiere per disciplinarli, convinta che fossero un tratto da correggere. Arrivò persino a dirmi che mi conferivano un aspetto quasi demoniaco.</p>



<p class="has-medium-font-size">Parole che oggi mi fanno riflettere sul peso simbolico che il riccio ha avuto nella nostra cultura.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/06/d38265ad-35b0-43e8-8ebb-e21aca2cbae4-576x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-2995" width="349" height="620" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/06/d38265ad-35b0-43e8-8ebb-e21aca2cbae4-576x1024.jpeg 576w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/06/d38265ad-35b0-43e8-8ebb-e21aca2cbae4-169x300.jpeg 169w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/06/d38265ad-35b0-43e8-8ebb-e21aca2cbae4-768x1365.jpeg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/06/d38265ad-35b0-43e8-8ebb-e21aca2cbae4-864x1536.jpeg 864w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/06/d38265ad-35b0-43e8-8ebb-e21aca2cbae4.jpeg 1152w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /><figcaption>Fulvio Tirrico in Atelier </figcaption></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">Non è un caso che figure mitologiche come <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/medusa-il-mito-vendicato/">Medusa (leggi l&#8217;articolo)</a>  o archetipi femminili come <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/il-ritorno-di-lilith-joumana-haddad/">Lilith ( leggi l&#8217;articolo </a>) siano state spesso associate a chiome potenti, indomite, lontane dall’idea di una femminilità addomesticata e rassicurante.</p>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#e9d1ad"><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/capelli-ricci-simbolo-di-dolcezza-o-ribellione-dal-mito-ai-giorni-nostri/">LEGGI ANCHE : CAPELLI RICCI SIMBOLO DI DOLCEZZA O RIBELLIONE, DAL MITO AI GIORNI NOSTRI.</a></p>



<p class="has-medium-font-size">Per molti anni ho cercato di allontanarmi da quella immagine.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ho usato la piastra, ho inseguito capelli che non erano i miei, ho tentato di aderire a modelli estetici che mi facevano sentire più accettata.</p>



<p class="has-medium-font-size">Anche durante il matrimonio subivo pressioni affinché portassi i capelli lisci. Ogni volta che sceglievo di lasciarli ricci, percepivo disapprovazione e distanza. Come se la mia versione autentica fosse meno desiderabile di quella costruita per soddisfare le aspettative altrui.</p>



<p class="has-medium-font-size">Quando ho incontrato<strong> </strong><a href="https://www.ilovericcio.com/it/promo-ready-to-curl-2026/?gad_source=1&amp;gad_campaignid=20300519709&amp;gbraid=0AAAAADF1QQWfKIvZaFMrW0o4ztlVvleVI&amp;gclid=CjwKCAjwgO7RBhBKEiwAZNP85jFJg1-CiFZwHIj3-CX2mZ3mLs8wcfrv6U_uiBVPtnCxktVnia-4ohoCiREQAvD_BwE">I Love Riccio,</a> qualcosa è cambiato.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Per la prima volta non mi sono sentita una cliente da correggere, ma una donna da valorizzare.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Mi sono sentita ascoltata</p>



<p class="has-medium-font-size">Mi sono sentita compresa</p>



<p class="has-medium-font-size">Mi sono sentita riconosciuta.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>In questo senso, il lavoro di Fulvio Tirrico assume un significato che va oltre la professione. È una presa di posizione culturale. È la scelta di dare voce a una bellezza spesso trascurata e di sottrarre le donne ricce da quella sorta di “limbo estetico” in cui per troppo tempo sono state relegate.</strong></p>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#e8deb1">La sua visione racconta un uomo che ama le donne non attraverso stereotipi o slogan, ma attraverso gesti concreti. Un uomo che ha scelto di dedicare il proprio talento e le proprie competenze alla valorizzazione della loro autenticità, trasformando una caratteristica spesso considerata problematica in un simbolo di forza, fascino e personalità. Un uomo che ha trasferito con generosità il proprio know how ai curly expert: professionisti validissimi che lui stesso ha formato trasferendo la sua stessa visione di valorizzazione del femminile, di ascolto e di accoglienza. </p>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#e8deb1"><strong>E questa, prima ancora che una scelta professionale, è una dichiarazione d’amore verso l’unicità femminile.</strong> </p>



<p class="has-small-font-size"><strong>©leRossediscendonodaigatti &#8211; Testo di <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/chi-sono/">Patrizia Zito</a> &#8211; Immagine di Anteprima realizzata dal reparto grafico di Excalibur Promo</strong></p>
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		<title>Le lettere di Rainer Maria Rilke alla &#8220;gatta narcisista&#8221;</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/le-lettere-di-rainer-maria-rilke-alla-gatta-narcisista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 09:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini che Amano le Donne]]></category>
		<category><![CDATA[la gatta narcisista]]></category>
		<category><![CDATA[Lou Andreas Salomé]]></category>
		<category><![CDATA[Rainer Maria Rilke]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Così Freud amava chiamare colei che da allieva divenne una sua fidata collaboratrice e consigliera. Una delle donne che con il suo magnetismo fece capitolare la crème dei pensatori dell&#8217;epoca. Chi si cela dietro questo epiteto? Lou Andreas Salomè, dal nome evocativo e di fatto qualche testa l&#8217;ha fatta cadere anche lei, seppur in senso &#8230;</p>
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<p>Così Freud amava chiamare colei che da allieva divenne una sua fidata  collaboratrice e consigliera. Una delle donne che con il suo magnetismo fece capitolare la crème dei pensatori dell&#8217;epoca.</p>



<p class="has-text-color has-large-font-size" style="color:#a3000d">Chi si cela dietro questo epiteto?</p>



<p><strong>Lou Andreas Salomè,</strong> dal nome evocativo e di fatto qualche testa l&#8217;ha fatta cadere anche lei, seppur in senso simbolico.  Aristocratica russa<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/anna-karenina-una-donna-scandalosa/"> (leggi anche Anna Karenina)</a> nasce a San Pietroburgo nel 1871,  donna dalla personalità eclettica, anticonformista, ribelle, indipendente, arguta. Amante della cultura, all&#8217;età di diciannove anni ha già acquisito la perfetta conoscenza di filosofia, letteratura e teologia. Chiunque la conoscesse finiva catturato dalla ragnatela del suo indiscusso fascino. Il primo fu il suo precettore che arrivò persino a rompere il matrimonio per chiedere la sua mano, ma in cambio ebbe il suo diniego.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/LouSalome.jpg" alt="" class="wp-image-1224" width="479" height="670" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/LouSalome.jpg 367w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/LouSalome-215x300.jpg 215w" sizes="(max-width: 479px) 100vw, 479px" /></figure></div>



<p class="has-text-color has-large-font-size" style="color:#a3000d">Il periodo romano</p>



<p>Ma è quando si trasferisce a Roma che la sua vita ha una svolta.<strong>&nbsp;</strong>Qui conosce lo scrittore e filosofo tedesco&nbsp;<em>Paul Rée&nbsp;</em>e&nbsp;<em>Friedrich Nietzsche </em>che la definì<em>&nbsp;</em>«acuta come un’aquila e coraggiosa come un leone» (l&#8217;aquila, il leone e il serpente, sono gli animali simbolo di <em>Così parlò Zarathustra</em>). I tre vanno a convivere insieme, dando vita ad un insolito <em>ménage à trois</em> di stampo filosofico, in cui regnava il libero pensiero ma anche il libero sesso, come testimonia una foto documentale del 1880 che ritrae i tre amici completamente nudi e in pose licenziose. Una coabitazione di menti libere e affini &#8211; situazione assolutamente inusuale per l&#8217;epoca  Tuttavia i due pensatori, come tutti gli uomini che Lou incontra nella vita, fraintendono il suo interesse intellettuale scambiandolo per condiscendenza sentimentale. Entrambi le chiederanno la mano ed entrambi saranno rifiutati. Nietzsche cade nello sconforto, abbandona la comune e si ritira a scrivere quello che lei gli aveva già ispirato: <em>Così parlò Zarathustra</em></p>



<p class="has-background" style="background-color:#eef0f1">Lou Andreas Salomé incarna l&#8217;immagine archetipica della dea Athena, ammalia qualunque artista, filosofo, poeta, per attingerne conoscenza, la sua caratteristica è una seduzione mentale,  unita a un&#8217;audacia di pensiero.  Non rifiuta i piaceri della carne ma li pone in secondo piano,  prendendo il massimo godimento dagli arrovellamenti intellettuali.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>&#8220;Non conformerò mai la mia vita a dei modelli, e non lo faccio per principio, </p><p>ma c&#8217;è qualcosa dentro di me che brucia e quel qualcosa sono io&#8221;</p><p>&#8211; Lou Andreas Salomé</p></blockquote>



<p>Persino quando deciderà di sposarsi con<em>&nbsp;</em>lo scrittore e filosofo <em>Friedrich Carl Andreas,</em> il loro sarà un matrimonio bianco. Il marito la presentò, dopo la scomparsa di lei nel 1937, nel suo saggio&nbsp;<em>My sister, my spose</em>&nbsp;con queste parole : «Fu un Faust in gonnella, poco interessata a gingillarsi con parole vuote. Quello che voleva era scoprire la forza nascosta che regge il mondo e ne guida la corsa: conoscerla, farla propria, amarla. »</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container"><iframe loading="lazy" title="Lou Andreas- Salomé, The Audacity To Be Free | Trailer | Cinema Libre" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/e722D0mnxnw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p class="has-text-color has-large-font-size" style="color:#a30009">Eppure arrivò chi la fece innamorare!&nbsp;</p>



<p class="has-background" style="background-color:#e8edef"><br>Nel 1897 Lou ebbe una relazione sentimentale con <strong>Rainer Maria Rilke</strong>, definito il più grande poeta di lingua tedesca, durante un periodo in cui la poesia rappresentava ancora il culmine delle arti letterarie. Il suo incontro con Lou Andreas Salomé, a detta di molti, ha rappresentato la sua rinascita d’uomo.<br>Si conobbero durante una rappresentazione teatrale ma ancor prima il poeta le aveva inviato, in forma anonima, alcune poesie. Lou riconobbe l&#8217;autore dalla grafia della prima lettera che Rilke le scrisse. Salomè era già sposata ed era più grande di lui di quattordici anni.</p>



<p>Con lui intrattenne una relazione abbastanza turbolenta che durò quattro anni e che per Rainer Maria Rilke si trasformò in dipendenza affettiva. Fecero insieme due viaggi: in Russia nel 1899 e nel 1900. Alla fine del secondo viaggio,  Lou sente la necessità di sciogliere un legame diventato per lei opprimente e debilitante, tuttavia il sentimento di natura unica che lega i due non viene mai meno per un quarto di secolo. Sul letto di morte Rilke, che è stato sempre in relazione epistolare con l&#8217;amica, indirizza le sue ultime parole all&#8217;ex amante, memore della promessa da questa fattagli di essere con lui &#8220;nell&#8217;ora peggiore&#8221;.  Il  biglietto che Lou scrive a Rilke il 13 dicembre 1926, due settimane prima di spegnersi, è un documento sconvolgente: </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«Vai incontro al tuo dio oscuro. Egli potrà per te quello che io non posso più: egli ti può consacrare al sole ed alla maturità» Lou Salomé &#8211; 13 dicembre 1926</p></blockquote>



<p>Molte delle lettere scambiate sono andate perdute; quelle di lei in numero maggiore. La perdita è grave non solo per il senso di discontinuità che può ingenerare il carteggio (sopperita, fortunatamente da passi di diari, lettere e opere di Lou) ma per la qualità dei messaggi di questa donna che nel frattempo era diventata da allieva a collaboratrice di Freud e psicanalista ella stessa.</p>



<p class="has-background has-large-font-size" style="background-color:#eae2b9">Leggi anche la storia d&#8217;amore del poeta <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/una-musa-per-un-poeta-jane-cooney-baker-e-charles-bukowski/">Bukowski e della musa</a> che ha ispirato i suoi scritti più intensi</p>



<p class="has-text-color has-large-font-size" style="color:#a30012">Ed ecco una selezione dei loro scritti:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="263" height="400" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/LaCorrispondenza_Rainer_LouSalome_5.jpg" alt="" class="wp-image-1225" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/LaCorrispondenza_Rainer_LouSalome_5.jpg 263w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/LaCorrispondenza_Rainer_LouSalome_5-197x300.jpg 197w" sizes="(max-width: 263px) 100vw, 263px" /></figure></div>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><br>«Lei ama le rose? Per me è come se sulla terra fiorissero tutte per Lei e grazie a Lei – ed è semplicemente una Sua benevola concessione se la primavera può conservarle e fingerle sue.»<br>(Rilke a Lou, Monaco, 3 giugno 1897)</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«Ti ricordi ancora di Roma, cara Lou? Com’è nella tua memoria?Nella mia rimarranno un giorno solo le sue acque, queste limpide, stupende, mobili acque che vivono nelle sue piazze; e le sue scale, che sembrano modellate su acque cadenti, tanto stranamente un gradino scivola dall’altro come onda da onda; la festosità dei suoi giardini e la magnificenza delle grandi terrazze; e le sue notti, così lunghe, silenziose e colme di stelle.»<br>(Rilke a Lou, 3 novembre 1903)</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><br>«Questa gioia che aleggia sopra le tue lettere non è ancora scesa fino a te: ma è tua, e alla sua ombra ti riposerai di tutto ciò che fa male.»<br>(Lou a Rilke, Berlino, 7 Agosto 1903)</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><br>«Un giorno fra tanti anni tu capirai che cosa sei veramente per me. Ciò che una sorgente alpina è per l’assetato.»<br>(Rilke a Lou – Ibidem)</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><br>«Tu sei il mio giorno di festa. E quando in sogno vengo da te, porto sempre fiori tra i capelli. Vorrei metterti dei fiori tra i capelli. Quali? Nessuno è abbastanza semplice e commovente. Da quale maggio li prenderò?»<br>(Rilke a Lou – Ibidem)</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«Di tutti i miei pensieri, infatti, quello per te è l’unico in cui trovo riposo, talvolta mi distendo completamente in esso e in quello dormo e da quello mi alzo…&nbsp;Cammini nel vento che trasforma il mondo.»<br>(Rilke a Lou – Roma, 3 Novembre 1903)</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><br>«…il rivedere te è l’unico ponte verso tutto ciò che sarà, tu lo sai, Lou.»<br>(Rilke a Lou – Brema, 7 Gennaio 1905)</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«Fosti la più materna delle donne. Fosti un amico come lo sono gli uomini. Una donna, sotto il mio sguardo. E ancora più spesso una bambina. Fosti la più grande tenerezza che ho potuto incontrare. L’elemento più duro contro il quale ho lottato. Fosti il sublime che mi ha benedetto. E diventasti l’abisso che mi ha inghiottito». (Rilke a Lou, 1910)</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><br>«Tu mi hai regalato un frammento di vita e io ne avevo bisogno ancora più ardentemente di quanto tu non sappia.<br>Lou.»<br>(Lou a Rilke – Tutzing, 6 Giugno 1919)</p></blockquote>



<p class="has-background" style="background-color:#f6cf9d">Ah il potere delle parole! <em> Emily Dickinson</em> scrive: “Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere”.  Un&#8217;altra poetessa più contemporanea,  <em>Anne Sexton </em>scrive: “ Bisogna avere cura delle parole, le parole sono come le uova, una volta rotte non si possono più ricomporre”</p>



<p class="has-background" style="background-color:#f6cf9d">E quali parole sono più forti e potenti di quelle scritte nelle lettere d&#8217;amore. Quando poi a scriverle sono i poeti, le parole sono perle di rara bellezza e manifattura.</p>
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		<title>Hilma Klint, la donna che catturò il futuro</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/hilma-klint-la-donna-che-catturo-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 08:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[astrattismo]]></category>
		<category><![CDATA[Hilma af Klint]]></category>
		<category><![CDATA[spiritismo]]></category>
		<category><![CDATA[Stoccolma]]></category>
		<category><![CDATA[testamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I libri d’arte moderna che continuano a citare Wassily Kandinskij come padre dell’Astrattismo, mentono sapendo di mentire.  La prima opera astratta appartiene a Hilma af Klint e risale al 1906 mentre quella di Kandinsky, (primo Acquerello Astratto) del 1913 retrodatata dall’artista al 1910, per collegarla al momento della prima intuizione dell’Astrattismo. Appare ben evidente che Hilma &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>I libri d’arte moderna che continuano a citare Wassily Kandinskij come padre dell’Astrattismo, mentono sapendo di mentire. </strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#e8ebec"><strong>La prima opera astratta appartiene a Hilma af Klint e risale al 1906</strong> mentre quella di Kandinsky, (primo Acquerello Astratto) del 1913 retrodatata dall’artista al 1910, per collegarla al momento della prima intuizione dell’Astrattismo. Appare ben evidente che Hilma af Klint fosse un’artista pioniera che,  all’interno della corrente dell’astrattismo, ha preceduto altri pittori universalmente riconosciuti.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a50409">Chi era Hilma af Klint?</p>



<p>Hilma af Klint (Stoccolma 1862- 1944) è stata una donna decisamente fuori dall’ordinario, specialmente dati i tempi che correvano. Innanzitutto, appartiene a una delle prime generazioni di donne ammesse alla <em>Royal Academy of Fine Arts</em> di Stoccolma, dove ha studiato tra il 1882 e il 1887 e imparato principalmente il disegno, il ritratto e la<strong> pittura paesaggistica. Ed è a quest’ultima che si dedica agli inizi del suo percorso artistico.&nbsp;</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="432" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-tarda-estate-1903-1024x432.jpg" alt="" class="wp-image-2223" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-tarda-estate-1903-1024x432.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-tarda-estate-1903-300x127.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-tarda-estate-1903-768x324.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-tarda-estate-1903-1536x648.jpg 1536w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-tarda-estate-1903.jpg 1880w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Tarda Estate, 1903 &#8211; Hilma af Klint</figcaption></figure>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il 1880. Anno emblematico</p>



<p><strong>Nel 1880 un triste accadimento la toccò nel profondo. Muore la sorella minore Herminia, </strong>il dolore spinge HILMA ad interessarsi al mondo spirituale. L’interesse per altre dimensioni era molto in voga tra la fine del diciannovesimo e l&#8217;inizio del ventesimo secolo. Come accadde a molti artisti e intellettuali suoi contemporanei, anche Hilma af Klint subì il fascino dello spiritismo e della teosofia, alla ricerca di un <em>Altrove</em>. Siamo negli anni in cui fa la sua comparsa la Meccanica Quantistica, Einstein formula la Teoria della Relatività e Freud pubblica i suoi primi saggi.  HILMA è convinta che a un mondo materiale si contrapponga un mondo parallelo di <strong>forze spirituali e concrete, un mondo oltre il visibile, e voleva riprodurre ciò che gli occhi non possono percepire.</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il Gruppo THE FIVE </p>



<p>Nel 1896, insieme ad altre quattro donne, fonda il gruppo “<strong>The Five</strong>”, che si riunisce ogni venerdì per&nbsp;<strong>sedute di meditazione ed esercizi spirituali</strong>.&nbsp;Si esercitano anche sul disegno automatico realizzato in condizioni di meditazione e ispirato da quelli che loro definiscono&nbsp;<em>Gli Alti</em>, (De Höga) spiriti celesti con cui entrano in contatto. I messaggi da questi ricevuti inducono Hilma a dedicarsi a un grande progetto da portare avanti. Inizia così, uno dei suoi lavori maggiori, la serie<strong>&nbsp;<em>Dipinti per il tempio</em> (<em>Paintings for the Temple</em>, 1906 – 1915),&nbsp;che la impegna dal 1906 al 1915 e che cambierà davvero il corso della sua vita.</strong></p>



<p>Le&nbsp;<strong>193 opere</strong>, tele di dimensioni imponenti, &nbsp;prodotte in questi anni sono i&nbsp;<strong>primi esempi di Arte Astratta</strong>&nbsp;del mondo moderno. E sono opere già mature e consapevoli. Nate da una mano d’artista originale e sicura. Lo stesso non si può dire per i primi lavori dei padri dell’astrattismo: tentativi più acerbi di avvicinamento alla nuova tecnica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="786" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-evoluzione-n.-13-gruppo-vi-1908-1024x786.jpg" alt="" class="wp-image-2225" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-evoluzione-n.-13-gruppo-vi-1908-1024x786.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-evoluzione-n.-13-gruppo-vi-1908-300x230.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-evoluzione-n.-13-gruppo-vi-1908-768x590.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-evoluzione-n.-13-gruppo-vi-1908-1536x1180.jpg 1536w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-evoluzione-n.-13-gruppo-vi-1908.jpg 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Gruppo n°13 Evoluzione, 1908 &#8211; Hilma af Klint</figcaption></figure>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Perché allora questa pittrice è rimasta pressoché sconosciuta a tutti?</p>



<p class="has-background" style="background-color:#f1e4d0"><strong>Fu la stessa Hilma af Klint, che in vita ha sempre tenuto celata la sua produzione astrattista, conservando gelosamente le sue opere più innovative.</strong> Nascoste per decenni nello scantinato di una residenza di famiglia, i suoi capolavori, circa 1300 tele, saranno lasciati in eredità al nipote. Il&nbsp;testamento&nbsp;prevedeva due clausole inscindibili:&nbsp;non potranno mai essere venduti e non potranno essere esibiti prima dei vent’anni dalla morte della pittrice, avvenuta nel 1944.&nbsp;Un ragionamento strano e affascinante, che ci fa capire la sacralità che per lei rivestivano&nbsp;i suoi dipinti, dipinti destinati al futuro.&nbsp;</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La storia dell&#8217;arte deve essere riscritta</p>



<p><strong>L’establishment dell’arte deve smetterla di trasmettere una narrazione dominata dagli uomini, è necessario operare un lavoro di rivalutazione delle innumerevoli figure femminili di primo piano che hanno costellato la storia</strong>. </p>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#efefcf">LEGGI ANCHE <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/elisabetta-sirani-la-femme-savant-1638-1665/">ELISABETTA  SIRANI</a>, la &#8220;femme savant&#8221;</p>



<p>Basti pensare che nel 2012 il&nbsp;<strong>MOMA</strong>&nbsp;di New York presenta al pubblico la mostra&nbsp;<strong><em>Inventing Abstraction, 1910–1925</em></strong>&nbsp;per celebrare il centenario dalla nascita dell’<strong>Astrattismo</strong>&nbsp;e, con questo, i pionieri del movimento artistico, o ritenuti tali: da&nbsp;<strong>Kandinsky</strong>&nbsp;a&nbsp;<strong>Kupka</strong>, da&nbsp;<strong>Delaunay</strong>, a&nbsp;<strong>Francis Picabia</strong>, fino a&nbsp;<strong>Malevich</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Mondrian</strong>. Peccato, però, che un pezzo fondamentale della storia sia stato tagliato fuori. NON ERA PRESENTE NEANCHE UNA TELA DI HILMA, che di diritto è la MADRE DELL’ASTRATTISMO.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="684" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/21stockholm-af-klint5-promo-superJumbo-v2-1024x684.jpg" alt="" class="wp-image-2226" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/21stockholm-af-klint5-promo-superJumbo-v2-1024x684.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/21stockholm-af-klint5-promo-superJumbo-v2-300x200.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/21stockholm-af-klint5-promo-superJumbo-v2-768x513.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/21stockholm-af-klint5-promo-superJumbo-v2-1536x1025.jpg 1536w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/21stockholm-af-klint5-promo-superJumbo-v2.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Modern Museum di Stoccolma &#8211; Mostra del 2013 &#8211; Hilma af Klint</figcaption></figure>



<p>Il grande patrimonio di opere, taccuini appunti e disegni lasciati da Hilma af Klint continuano ad essere tradotti e analizzati. Ci vorranno anni per decifrare il mondo immaginifico e la cifra stilistica talmente moderna di <strong>un’artista straordinaria che fu l’antesignana del genere astratto e darle il giusto tributo e riconoscimento nella storia dell’Arte Moderna.&nbsp;</strong></p>



<p class="has-small-font-size"><strong>© leRossediscendonodaigatti. Testo elaborato e scritto da Patrizia Zito &#8211; Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo</strong></p>



<p></p>
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		<title>Chi parla davvero di guerra dei sessi? Riflessioni per l&#8217;8 marzo</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/chi-parla-davvero-di-guerra-dei-sessi-riflessioni-per-l8-marzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 15:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni volta che si parla di femminismo, prima o poi compare la stessa accusa:&#160;“incita alla guerra dei sessi”. Una frase ripetuta con tale superficialità da sembrare quasi un riflesso automatico, più che un pensiero elaborato. Eppure, basta fermarsi un attimo, guardare la storia e osservare la realtà, per rendersi conto che è un’affermazione non solo &#8230;</p>
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<p class="has-normal-font-size">Ogni volta che si parla di femminismo, prima o poi compare la stessa accusa:&nbsp;<em>“incita alla guerra dei sessi”</em>. Una frase ripetuta con tale superficialità da sembrare quasi un riflesso automatico, più che un pensiero elaborato. Eppure, basta fermarsi un attimo, guardare la storia e osservare la realtà, per rendersi conto che <strong>è un’affermazione non solo sbagliata, ma capovolta.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Se esistesse davvero una guerra tra i sessi, bisognerebbe chiedersi chi ha imbracciato le armi, chi ha fatto le vittime, chi ha scritto le regole. <strong>Non sono state le femministe a UCCIDERE, STUPRARE, PICCHIARE, TORTURARE, TRAFFICARE, MOLESTARE, ABUSARE, INTERNARE o CONTROLLARE sistematicamente le donne. Queste violenze hanno un volto preciso, ripetuto nei secoli, in tutte le culture e in ogni continente: quello maschile.</strong></p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#edc9a1"><strong>La guerra contro le donne non è un’esagerazione retorica. È una struttura storica.</strong> Le donne sono state considerate proprietà, merce di scambio, bottino di guerra, strumenti riproduttivi, corpi da disciplinare. Sono state escluse dall’istruzione, private dei diritti civili, punite per la loro autonomia, colpevolizzate per la violenza subita. Dai roghi delle cosiddette<strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-caccia-alle-streghe-il-primo-sterminio-di-genere-della-storia/"> streghe (leggi l&#8217;articolo</a>), </strong>ai delitti d’onore, dalle<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/?s=le+svergognate"><strong> leggi che negavano il voto alla normalizzazione dello stupro coniugale (leggi l&#8217;articolo</strong>) ,</a> la storia parla con una chiarezza terrificante che non lascia spazio a equivoci.</p>



<p class="has-normal-font-size">E allora perché questa accusa ritorna? Perché a dirla, molto spesso, è chi non ha mai messo in discussione il contesto in cui è cresciuto , i suoi privilegi, né tantomeno se stesso. È l’uomo che pensa che il proprio desiderio per le donne equivalga automaticamente a possesso. È qualcuno che non comprende perché le donne vogliano liberarsi da catene che lui non vede, non vuole vedere e che non ha mai dovuto portare.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-1043" width="725" height="408" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf-1024x576.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf-300x169.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf-768x432.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf-1536x863.jpg 1536w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf.jpg 1683w" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" /><figcaption>Virginia Woolf &#8211; Immagine di Anteprima </figcaption></figure></div>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#e8c8c8">Chi parla di “guerra dei sessi” spesso non comprende questo contesto. Sono uomini che amano le donne come idea astratta, fin tanto che corrisponde a quello che vogliono: una donna rassicurante e ubbidiente, in definitiva una donna addomesticata. Amano le donne che non disturbano, che confermano, che riflettono il loro ego: donne decorative. Ma quando le donne smettono di essere uno specchio, come diceva bene<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/virginia-woolf-la-forza-del-pensiero-femminista/"><strong> VIRGINIA WOOLF  in Una stanza tutta per sé, ( leggi l’articolo)</strong></a> e iniziano a essere soggetti — quando parlano, dissentono, criticano, mettono in discussione ruoli e privilegi, reclamano la propria libertà, — allora diventano improvvisamente “aggressive”, “divisive”, “estremiste”, “pazze” o “streghe”. Ancora oggi questo epiteto viene usato largamente quando si vuole offendere una donna!</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Ma attenzione: non sono solo gli uomini a farlo.</strong> Esiste una categoria altrettanto dannosa, composta da donne che si fanno strumento del sistema patriarcale stesso. Le chiamiamo, mutuando il termine dalla letteratura,<strong> </strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/il-racconto-dellancella-the-handmaids-tale-1985/"><strong>“ancelle del patriarcato, The Handmaid&#8217;s Tale”</strong></a> <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/il-racconto-dellancella-the-handmaids-tale-1985/"><strong>leggi l&#8217;articolo, </strong></a>anche se, personalmente, preferisco chiamarle  <strong>&#8221; serve del patriarcato&#8221;</strong>,  sovente affette da <em>gattamortismo</em>, donne che, per paura di perdere i privilegi — spesso piccoli, spesso illusori — che il sistema concede loro in cambio della sottomissione, diventano le sue più fedeli sostenitrici. <strong>Simone de Beauvoire</strong>, la grande filosofa femminista (nonché eterna compagna di&nbsp;<strong>Jean Paul Sartre</strong>) recitava: </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>“<em>L’oppressore non sarebbe così potente se non avesse delle&nbsp;fedeli collaboratrici tra le oppresse.</em>“</strong></p></blockquote>



<p class="has-normal-font-size">Queste donne non si limitano a non partecipare alla lotta: la osteggiano attivamente. Ridicolizzano chi scende in piazza, deridono chi denuncia la violenza, accusano le femministe di “vittimismo” o di voler “distruggere la famiglia”. In questo modo, discriminano e odiano — consapevolmente o meno — le stesse donne che lottano per i diritti di tutte. Gettano fango sulle donne che ce la fanno senza porgere il fianco al sistema, su coloro che dimostrano con il proprio status vincente che l&#8217;affermazione femminile è possibile anche senza essere patrocinate dall&#8217;uomo di turno. <br>È un meccanismo antico quanto l’oppressione stessa: dividere chi è oppresso per mantenere il potere. E funziona proprio perché colpisce dall’interno, con la voce di chi dovrebbe essere dalla stessa parte.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Ebbene, qui lo dico,  le serve del patriarcato sono il peggiore ostacolano all&#8217;emancipazione femminile</strong>!</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>L&#8217;8 MARZO È UN MOMENTO PER RICORDARE ANCHE QUESTO: CHE LA LIBERTÀ FEMMINILE NON È UN PRIVILEGIO NÉ TANTOMENO UNA CONCESSIONE, MA UN DIRITTO</strong>!</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-1024x536.jpg" alt="" class="wp-image-1828" width="544" height="285" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-1024x536.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-300x157.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-768x402.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-1536x804.jpg 1536w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-2048x1072.jpg 2048w" sizes="(max-width: 544px) 100vw, 544px" /><figcaption>Olympe de Gouges &#8211; Immagine di Anteprima </figcaption></figure></div>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#f2d77e">Celebrare la Giornata della Donna significa riconoscere la forza storica delle donne, dalle suffragette che conquistarono il voto alla modernità delle lotte contemporanee per la parità. Significa onorare e ringraziare ogni donna che ha lottato per l’emancipazione femminile, spesso rimettendoci la propria vita,<strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/olympe-de-gouges-una-femminista-al-patibolo/"> leggi ad esempio l&#8217;illuminista Olympe de Gouges</a></strong></p>



<p></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Significa ricordare che la guerra che produce vittime non è quella del femminismo, ma quella contro di esso. E significa continuare a dare spazio, voce e visibilità a chi ogni giorno lotta per vivere libera.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Eppure, i fatti restano. L’unica guerra dei sessi che ha prodotto morti, feriti, corpi violati e vite spezzate è quella combattuta storicamente dal genere maschile contro quello femminile.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Quest’ 8 marzo, dunque, non limitiamoci alle mimose  e ai regali simbolici. Celebriamo la memoria, la lotta e la libertà. Ricordiamo che il femminismo non ha mai scatenato la guerra dei sessi: l’ha contrastata.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">CURIOSITÀ</p>



<ol><li><strong>Il sintagma nominale &#8220;ancelle del patriarcato&#8221; ha origine dal romanzo distopico del 1985 di Margaret Atwood &#8220;<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/il-racconto-dellancella-the-handmaids-tale-1985/"> The Handmaid&#8217;s Tale&#8221;</a>,<a href="http://Fare la gattamorta in un paese pieno di stereotipi di genere è estremamente efficace. Senza mai dichiararlo, la gattamorta conforta l’uomo destabilizzato dal confronto con donne più autonome o comunque abbastanza impegnative da fargli temere di non esserne all’altezza. La gattamorta risolve l’ansia: lei non ti chiede alcuna altezza, devi persino chinarti."> l</a><a href="http://i stereotipi di genere è estremamente efficace. Senza mai dichiararlo, la gattamorta conforta l’uomo destabilizzato dal confronto con donne più autonome o comunque abbastanza impegnative da fargli temere di non esserne all’altezza. La gattamorta risolve l’ansia: lei non ti chiede alcuna altezza, devi persino chinarti.">e</a></strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/il-racconto-dellancella-the-handmaids-tale-1985/"><strong>ggi l&#8217;art</strong></a><strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/il-racconto-dellancella-the-handmaids-tale-1985/">icolo</a> che immagina  una società futura in cui i diritti delle donne sono stati quasi completamente aboliti.</strong> </li><li>Il neologismo gattamortismo prende origine dal gatto che si finge morto per ingannare le prede, così da farle avvicinare e poi colpirle, compare già nelle favole attribuite a Esopo. Da qui nella lingua italiana &#8220;fare la gattamorta&#8221; ha assunto il senso di mostrarsi passive e complici per ottenere qualcosa. Gattamortismo è un neologismo giornalistico e sociolinguistico diffuso soprattutto dagli anni 2000-2010, tra le figure che hanno contribuito a renderlo popolare c&#8217;è la scrittrice e intellettuale<strong> Michela Murgia</strong>.  Un altro contributo del termine è arrivato dalla narrativa pop: la scrittrice <strong>Chiara Moscardelli </strong>ha pubblicato un romanzo ironico &#8220;Volevo essere una gatta morta&#8221; costruito proprio sul tema del <em>gattamortismo</em></li></ol>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Fare la gattamorta in un paese pieno di stereotipi di genere è estremamente efficace. Senza mai dichiararlo, la gattamorta conforta l’uomo destabilizzato dal confronto con donne più autonome o comunque abbastanza impegnative da fargli temere di non esserne all’altezza. La gattamorta risolve l’ansia: lei non ti chiede alcuna altezza, devi persino chinarti.</p><cite><strong>Michela Murgia</strong></cite></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>C&#8217;è chi nasce podalica e chi gattamorta </p><cite><strong>Chiara Moscardelli</strong></cite></blockquote>



<p class="has-small-font-size"><strong>©leRossediscendonodaigatti &#8211; Testo ideato e scritto da Patrizia Zito &#8211; Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo </strong></p>
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		<title>“La strega di Kiev”. Anna Achmatova</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-strega-di-kiev-anna-achmatova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 08:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini che Amano le Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Amadeo Modigliani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sua bellezza, tramandata dalla storia dell&#8217;arte, &#8211; dagli schizzi di Modigliani, quasi tutti smarriti durante la Seconda Guerra Mondiale all&#8217;altero ritratto di Natan Altman del 1914 &#8211; era abbagliante. Un corpo rubato alla statuaria, occhi penetranti e malinconici e naso aristocratico contribuirono ad accrescere il suo fascino sensuale che si narra fece invaghire di lei &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La sua bellezza, tramandata dalla storia dell&#8217;arte,  &#8211; dagli schizzi di Modigliani, quasi tutti smarriti durante la Seconda Guerra Mondiale all&#8217;altero ritratto di Natan Altman del 1914 &#8211; era abbagliante. Un corpo rubato alla statuaria, occhi penetranti e malinconici e naso aristocratico contribuirono ad accrescere il suo fascino sensuale che si narra fece invaghire di lei anche lo zar Nicola II. </p>



<p class="has-background" style="background-color:#e7e5ba">Nasce da una famiglia aristocratica in un elegante quartiere di Odessa, il&nbsp;il 23 giugno 1889,&nbsp;Anna Andreevna Gorenko, assunse ben presto&nbsp;lo pseudonimo Achmatova, patronimico della bisnonna, come <em>nom de plume, </em>espediente suggerito dal padre per evitare che le sue poesie d&#8217;amore potessero dare scandalo alla sua famiglia. L&#8217;austero pudore interiorizzato nella sua infanzia le rimase cucito addosso</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>“Non ho mai amato vedere i miei versi stampati… mi sembrava una cosa sconveniente, come se avessi dimenticato sul tavolo una calza o un reggiseno…”</strong></p></blockquote>



<p>Da Odessa si trasferì a Kiev dove frequentò il liceo prima e poi la facoltà di giurisprudenza. Qui conobbe il suo futuro marito, lo scrittore&nbsp;&nbsp;<strong>Nikolaj Stepanovič Gumilëv </strong>che, come racconta Anna, in&nbsp;una <em>Biografia Immaginaria </em>abbozzata nel 1910 e raccolta nel libro Io sono&nbsp;<em>la vostra voce,&nbsp;</em>1990 – di lei dirà:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>Dalla città di Kiev,<br>dall’antro di Zmiev<br>non una moglie ho preso,<br>ma una strega…”.&nbsp;</strong></p></blockquote>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="661" height="800" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Akhmatova_by_Altman_1914.jpg" alt="" class="wp-image-1973" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Akhmatova_by_Altman_1914.jpg 661w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Akhmatova_by_Altman_1914-248x300.jpg 248w" sizes="(max-width: 661px) 100vw, 661px" /><figcaption>Ritratto di Anna Achmatova, Natan Altman, 1914</figcaption></figure></div>



<p>In una lettera indirizzata al marito della sorella Anna scrive</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>“Sposerò un amico di gioventù, Nikolaj S. Gumilëv. Mi ama da tre anni ormai e credo sia mio destino essere sua moglie. Non so se io lo ami, ma mi sembra di sì”</strong></p></blockquote>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">L&#8217;incontro con <em>Modì</em></p>



<p class="has-background" style="background-color:#ece4be">Durante il viaggio di nozze a Parigi, lo&nbsp;sguardo della poetessa incrocia per la prima volta quello di <strong>Amadeo Modigliani</strong> che ne rimane stregato. La Ville Lumière era animata da un grande fermento culturale e artistico, fervore che si riversava nei tanti boulevard e bistrot di Montparnasse.&nbsp;A quel tempo <em>Modì </em>è nel pieno del suo estro creativo, la pittura gli regala il successo, ma è la scultura che lo assorbe in maniera totale. &nbsp;<strong>Anna è già una poetessa, anzi un “poeta” come amava definirsi, temendo&nbsp;che l’appellativo poetessa, all’epoca limitasse il suo intelletto, i suoi sensi e la curiosità, di cui è sempre stata affamata</strong></p>



<p>Modigliani ritrasse Anna in diverse opere, sia pittoriche che scultoree. Appassionato dell&#8217;Antico Egitto, scolpì Anna nelle vestigia di una faraona. Purtroppo la Seconda Guerra Mondiale ha inghiottito molte opere d&#8217;arte, l&#8217;unica superstite è lo schizzo in cui è ritratta la silhouette di Anna col capo chino lateralmente, custodita a San Pietroburgo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Uno-schizzo-del-1911-di-Amedeo-Modigliani-che-ritrae-Anna-Achmatova-1024x713.jpg" alt="" class="wp-image-1976" width="466" height="324" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Uno-schizzo-del-1911-di-Amedeo-Modigliani-che-ritrae-Anna-Achmatova-1024x713.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Uno-schizzo-del-1911-di-Amedeo-Modigliani-che-ritrae-Anna-Achmatova-300x209.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Uno-schizzo-del-1911-di-Amedeo-Modigliani-che-ritrae-Anna-Achmatova-768x535.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Uno-schizzo-del-1911-di-Amedeo-Modigliani-che-ritrae-Anna-Achmatova.jpg 1300w" sizes="(max-width: 466px) 100vw, 466px" /><figcaption>Modigliani, Schizzo di Anna Achmatova, 1911</figcaption></figure></div>



<p>I due si avvicinano, ma la loro relazione, di qualsiasi genere essa sia, è sconveniente. Deve essere tenuta nascosta agli occhi indiscreti del loro mondo. Anna, incinta, è costretta a partire per ritornare in Russia, ma il ricordo del suo affascinante pittore viaggerà con lei, tanto da ispirarsi a lui per le sue liriche più famose. La separazione di queste giovani e passionali anime durerà poco. All’inizio dell’estate del 1911,  Anna torna a Parigi da sola, libera di rivedere quel giovane che tanto l’aveva affascinata.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>“<em>Tutto il divino scintillava in Modigliani solo attraverso una tenebra. Era diverso, del tutto diverso da chiunque al mondo. La sua voce mi rimase in qualche modo per sempre nella memoria”. </em></strong></p><p>&#8211; <strong><em>Le Rose di Modigliani, Anna Achmatova</em></strong></p></blockquote>



<p>Il titolo del volume prende spunto da un aneddoto raccontato da Anna</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>“<em>Una volta non fummo chiari nel fissare un appuntamento e, passando da lui, non lo trovai a casa. Decisi allora di aspettarlo. Tenevo tra le braccia un mazzo di rose rosse. Una finestra sopra le porte chiuse del laboratorio era aperta, e da lì iniziai a gettare rose nell’atelier. Poi, senza attendere il suo ritorno, me ne andai. Quando ci incontrammo, egli mi manifestò il suo stupore: come avevo potuto penetrare nella stanza chiusa, senza la chiave? Gli spiegai quello che avevo fatto. ‘Non è possibile: erano sparse per terra così bene!&#8217; ”.</em></strong></p><p><strong>&#8211; Le Rose di Modigliani, Anna Achmatova</strong></p></blockquote>



<p>Passarono insieme due mesi indimenticabili. Modigliani era molto povero e non potendo portare Anna da nessuna parte, la sera passeggiavano per le strade parigine. Sotto la pioggia, Modigliani prendeva il suo grande ombrello nero, sotto il quale avevano l’abitudine di sedersi su una panchina per leggere poesie ad alta voce. Avevano gli stessi gusti, entrambi amavano Verlaine, Mallarmé, Baudelaire.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong><br>“<em>Era così povero che nei Giardini del Lussemburgo ci sedevamo sempre su una panchina, e non su sedie a pagamento, come era consuetudine</em>”</strong></p><p>&#8211; <strong>Anna Achmatova</strong></p></blockquote>



<p>La loro fu una passione vissuta&nbsp;intensamente in ogni momento. Breve ma intensa e consegnata al tempo infinito. Nonostante le promesse, entrambi sapevano che non si sarebbero più rivisti. Il pittore morirà di tubercolosi nel 1920, mentre Anna avrà una vita lunga e piena, seppur costellata di lutti e dolori, legata al tragico destino della Russia.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="288" height="400" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Anna-Achmatova-Le-rose-di-Modigliani-Milano-Il.jpg" alt="" class="wp-image-1981" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Anna-Achmatova-Le-rose-di-Modigliani-Milano-Il.jpg 288w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Anna-Achmatova-Le-rose-di-Modigliani-Milano-Il-216x300.jpg 216w" sizes="(max-width: 288px) 100vw, 288px" /></figure></div>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>Il canto dell’ultimo incontro</strong></p><p><strong>“<em>Così debole il petto intirizziva,<br>ma i miei passi erano lievi.<br>Nella mano destra infilai<br>Il guanto della sinistra.<br>Parevano molti i gradini,<br>ma io sapevo che erano tre soli!<br>Un bisbiglio autunnale tra gli aceri<br>Supplicò:  “Muori con me!”<br>Sono ingannato dalla mia sorte<br>Squallida, volubile, maligna”.<br>Risposi:  “Mio caro, mio caro!<br>Io pure. Morrò con te…”<br>Questo è il canto dell’ultimo incontro.<br>Volsi lo sguardo sulla casa buia.<br>Soltanto nella camera ardevano candele<br>D’una fiamma indifferentemente gialla.</em>“</strong></p></blockquote>



<p><br>Nel 1916 Anna divorzia dal marito che nel 1921 verrà fucilato con l’accusa, consueta, di “attività controrivoluzionaria” e il figlio Lev viene reiteratamente arrestato e deportato nei campi. . In seguito  l&#8217;Achmatova sposò lo storico  Silejko, ma anche questo matrimonio s&#8217;interruppe; il terzo marito, Punin, subirà a sua volta gli arresti. Nel 1913 Anna Achmatova fu privata del passaporto, riavuto solo nel 1964. Dal 1922 al 1940 le fu interdetta qualsiasi pubblicazione<em>.&nbsp;</em></p>



<p>Nel 1941 incontrò <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/marina-cvetaeva-una-donna-orgogliosamente-non-per-bene/"><strong>Marina Cvetaeva</strong>, ( LEGGI L&#8217;ARTICOLO) </a>in un intenso reciproco scambio di visioni e di umori. Come dirà di loro Vittorio Strada: “<em>Due poesie diverse, radicate nello stesso terreno sconvolto della Russia novecentesca, quella dell’Achmatova e quella della Cvetaeva: classica e apollinea la prima, trasgressiva e dionisiaca la seconda. E due vite diverse, anche se entrambe tempestose di amori e piagate di dolori”</em></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">CURIOSITÀ</p>



<p class="has-background" style="background-color:#eaeff1"> Anna era una chiaroveggente che leggeva il pensiero altrui, avendo pure visioni premonitrici. Non a caso era nata il 23 giugno nella notte di San Giovanni, nel mondo slavo pagano “la notte di Ivan Kupala”, nella quale si risvegliavano le streghe e le&nbsp;rusalki&nbsp;dai corsi d’acqua della Russia, notte di magie e di incantesimi.</p>



<p class="has-small-font-size"><strong>©leRossediscendonodaigatti &#8211; Testo elaborato e scritto da Patrizia Zito &#8211; Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo </strong></p>
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		<title>Adelina Tattilo: da moglie nell’ombra a direttrice di Playmen</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/adelina-tattilo-da-moglie-nellombra-a-direttrice-di-playmen/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 18:07:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Adelina Tattilo]]></category>
		<category><![CDATA[casa editrice]]></category>
		<category><![CDATA[emancipazione femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Playmen]]></category>
		<category><![CDATA[rivista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Moglie in un mondo che parla al maschile Raccontare la storia di Adelina Tattilo significa attraversare trent’anni di Italia, dal boom economico agli anni Novanta, passando per la rivoluzione dei costumi, il femminismo, le contraddizioni della libertà sessuale e il lento cambiamento del ruolo delle donne nella società. Negli anni Sessanta l’Italia è un Paese &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Moglie in un mondo che parla al maschile</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Raccontare la storia di Adelina Tattilo significa attraversare trent’anni di Italia, dal boom economico agli anni Novanta, passando per la rivoluzione dei costumi, il femminismo, le contraddizioni della libertà sessuale e il lento cambiamento del ruolo delle donne nella società.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Negli anni Sessanta l’Italia è un Paese che corre veloce sul piano economico, ma resta profondamente conservatore nella vita privata. La famiglia è ancora una struttura rigida, il matrimonio un’istituzione quasi intoccabile, e per molte donne il destino sembra già scritto: moglie, madre, presenza silenziosa. È in questo contesto che si muove <strong>Adelina Tattilo, </strong>allora lontana dall’immagine pubblica che avrebbe conquistato più tardi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/tattilo2-1.jpeg" alt="" class="wp-image-2939" width="417" height="627" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/tattilo2-1.jpeg 600w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/tattilo2-1-200x300.jpeg 200w" sizes="(max-width: 417px) 100vw, 417px" /><figcaption>immagine dal web </figcaption></figure></div>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Per molti anni Adelina Tattilo è stata conosciuta soprattutto come la moglie del catanese Saro Balsamo, fondatore di Playmen, rivista simbolo della rivoluzione dei costumi degli anni Sessanta.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Il paradosso è evidente: mentre la rivista celebra il corpo femminile e la liberazione dei costumi, la donna che vive accanto al suo fondatore sperimenta una realtà molto diversa. <strong>Adelina Tattilo</strong> ha raccontato di un matrimonio segnato da sottomissione, solitudine e tradimenti, una condizione comune a molte donne dell’epoca, spesso prive di autonomia economica e di strumenti culturali per ribellarsi.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Chi era Saro Balsamo?</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#ebeff1">Un uomo ricco anzi ricchissimo e stramondano, arrogante e sopra le righe, protagonista della Milano che beveva ante litteram; amante dell’azzardo sul tavolo verde e nel quotidiano, con corollario di flotta di aerei ed elicotteri privati, ville deluxe ovunque e uno stile di vita da nababbo. Amico di certi politici e nemico di certa magistratura, coi basettoni d’ordinanza, la parlata lenta e squillante, i capelli impomatati, i completi sgargianti e litri di profumo spruzzato addosso.  <strong>Insomma: un deficiente vanesio!</strong></p>



<p></p>



<p></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Playmen: una rivista sotto attacco</strong></p>



<p>Playmen, la rivista che più di ogni altra incarna la trasgressione dell’epoca, nasce nel 1967 e diventa rapidamente un simbolo della nuova libertà sessuale maschile, in un’Italia ancora segnata dalla censura, dall’influenza della Chiesa e da una morale pubblica severa.</p>



<p><strong>I primi otto numeri di Playmen vennero tutti sequestrati. Perché a un passo dal Sessantotto e dal referendum sul divorzio, il nostro era ancora un Paese retrogrado e sessuofobico, impregnato di moralismi fasulli.<br>Cominciò contestualmente in quel periodo un lungo braccio di ferro con i tribunali fatto di retate, maxisequestri e maxiprocessi, blitz, processi intitolati “Del giusto pene”. In gattabuia finirono direttori, responsabili, editori, stampatori, edicolanti</strong>.</p>



<p>Il business risentì della cattiva gestione nonché della vita dissoluta di Saro Balsamo che dilapidò le sostanze lasciando la moglie sommersa dai debiti.&nbsp;Codardo quale è sempre stato, abbandona famiglia, casa editrice e scappa in Francia dove convolerà a nuove nozze, diventando di fatto bigamo.<br>E Adelina Tattilo invece? Risorge dando inizio alla sua ricostruzione personale!</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/Schermata-2021-11-21-alle-17.34.10-2.png" alt="" class="wp-image-2942" width="452" height="434" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/Schermata-2021-11-21-alle-17.34.10-2.png 744w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/Schermata-2021-11-21-alle-17.34.10-2-300x288.png 300w" sizes="(max-width: 452px) 100vw, 452px" /><figcaption>Copertina Playmen &#8211; immagine dal web</figcaption></figure></div>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Gli anni Settanta: rotture, femminismo, divorzio</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#eee5e4">Gli anni Settanta portano una frattura profonda nella società italiana. Arrivano il femminismo, le battaglie per il divorzio e per l’aborto, la messa in discussione dell’autorità maschile e della famiglia tradizionale. Anche per Adelina Tattilo questo è un periodo di crisi e trasformazione.</p>



<p><strong>Il divorzio non è solo la fine di un matrimonio, ma un gesto politico e personale insieme. In un Paese dove separarsi significa ancora subire stigma sociale, Adelina sceglie di uscire da una relazione che la soffoca. È un passaggio doloroso, ma necessario: il primo vero atto di emancipazione.</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Da figura invisibile a editrice di&nbsp;Playmen</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#f1decc">Negli anni Ottanta, in un’Italia che ha ormai attraversato le grandi ideologie e si avvia verso un nuovo individualismo,<strong> Adelina Tattilo compie il passaggio più sorprendente, una scelta controcorrente: entra pienamente in Playmen, non come figura decorativa, ma come editrice e direttrice, </strong>assumendosi la responsabilità di una testata complessa e controversa. In un ambiente dominato dagli uomini, dimostra determinazione, intelligenza editoriale e una visione autonoma.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#f1decc">Sotto la sua guida, Playmen cambia profondamente.<strong> La rivista perde progressivamente i tratti più volgari e provocatori per trasformarsi in un prodotto culturale sofisticato, dove erotismo, giornalismo, letteratura e fotografia convivono. Adelina Tattilo introduce un’idea di erotismo più consapevole, meno predatoria, più attenta allo sguardo femminile, contribuendo a elevarne il profilo culturale</strong>. Accanto ai servizi fotografici trovano spazio interviste, reportage, firme importanti del giornalismo e della cultura. È il riflesso di un’epoca che inizia a interrogarsi sul desiderio, sul potere dello sguardo, sulla rappresentazione del corpo femminile.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Gli anni Novanta: bilanci e consapevolezza</strong></p>



<p>Negli anni Novanta, mentre l’Italia entra in una fase di disincanto e trasformazione mediatica, la parabola di Adelina Tattilo appare chiara nella sua complessità. Non è un’eroina senza ombre, né una figura ideologica: è una donna che ha attraversato il suo tempo, pagandone il prezzo, ma riuscendo a ritagliarsi uno spazio di autonomia e autorevolezza. La sua storia mostra tutte le ambiguità di un’epoca in cui la libertà sessuale non coincide sempre con la libertà femminile. E proprio per questo risulta ancora oggi attuale.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#ecb2ab"> Adelina Tattilo rappresenta una generazione di donne che non hanno potuto emanciparsi da giovani, ma lo hanno fatto quando la vita lo ha reso inevitabile. La sua vicenda personale si intreccia con la storia sociale italiana, ricordandoci che il cambiamento culturale passa anche attraverso percorsi individuali, spesso silenziosi, spesso tardivi, ma profondamente reali.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Una storia di desiderio, potere, dolore e conquista. E, soprattutto, di parola ritrovata.</strong></p>



<p class="has-small-font-size"><strong>©lerossediscendonodaigatti &#8211; Testo ideato e scritto da Patrizia Zito &#8211; Immagine di Anteprima realizzata da Silvia Bresciani per Excalibur Promo.</strong></p>
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		<title>Didone ed Enea. Quando la donna intelligente si innamora dell&#8217;inetto.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/didone-ed-enea-quando-la-donna-intelligente-si-innamora-dellinetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cartagine]]></category>
		<category><![CDATA[Didone]]></category>
		<category><![CDATA[Enea]]></category>
		<category><![CDATA[inetto]]></category>
		<category><![CDATA[Troia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Improbe amor, quid non mortalia pectora cogis” &#8211; Amore crudele, a che cosa non costringi i cuori dei mortali &#8211; Virgilio, Enede, IV 412) Come sia stato possibile che una regina saggia, intelligente e con un piglio manageriale di tutto rispetto, si sia fatta abbindolare da Enea, che tra gli eroi greci, non è sicuramente &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote"><p>“Improbe amor<em>, quid non mortalia pectora cogis” &#8211;  Amore crudele, a che cosa non costringi i cuori dei mortali</em></p><p>&#8211; <em>Virgilio, Enede, IV 412)</em></p></blockquote>



<p class="has-background" style="background-color:#efe9d2">Come sia stato possibile che una regina saggia, intelligente e con un piglio manageriale di tutto rispetto, si sia fatta abbindolare da Enea, che tra gli eroi greci, non è sicuramente il più prestante, rimane ancora per me fonte di delusione. </p>



<p>Oltre che <em>Virgilio,</em> fu <strong>Ovidio </strong>nelle Heroides* <strong> a narrare la vicenda del loro tragico amore, &#8211; badate bene! &#8211; tragico per Didone non per Enea, che<em> bel bello, tomo</em> t<em>omo, cacchio cacchio</em> se ne andò a fondare la sua città. Le eroine tratteggiate da Ovidio, non sono mai vittime, infatti, sono donne forti, indipendenti e, talvolta a buon diritto, piuttosto arrabbiate. Tuttavia non prive di fierezza e dignità.</strong></p>



<p>Così parla Didone rivolgendosi a se stessa in terza persona:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«<em>Enea le ha dato la ragione di morte e una spada. </em></p><p><em>Didone è caduta di sua propria mano</em>.»</p></blockquote>



<p class="has-background" style="background-color:#eceff1">Ovidio ne traccia una caratterizzazione psicologica estremamente moderna. Il travaglio interiore oscilla&nbsp;tra la&nbsp;<strong>minaccia</strong>, il <strong>riserbo dignitoso</strong> e la&nbsp;<strong>supplica</strong>. Didone accusa Enea di empietà e codardia, scaglia più volte contro di lui anatemi e altrettante invoca gli dei di proteggerlo. Fino a raggiungere il climax nella morte che avviene per sua stessa mano con la spada che tiene in grembo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/20210120_201528-640x480-1.jpg" alt="" class="wp-image-1956" width="535" height="401" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/20210120_201528-640x480-1.jpg 640w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/20210120_201528-640x480-1-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 535px) 100vw, 535px" /></figure></div>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Vediamo a grandi linee chi fosse Didone prima dell&#8217;approdo di Enea.</p>



<p>Didone, bella, piena di fascino e aristocratica, era una principessa fenicia, figlia del re di Tiro e moglie di Sicheo. Alla morte del padre salì al trono insieme a suo fratello Pigmalione ma quest’ultimo, avido di potere e geloso delle ricchezze del cognato, uccise Sicheo.</p>



<p>Probabilmente con lo scopo di evitare la guerra civile, Didone lasciò <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tiro_(Libano)">Tiro</a> con buona parte della corte al suo seguito e, con l&#8217;oro del marito defunto,  cominciò una lunga peregrinazione, fin quando approda sulle coste dell&#8217;Africa settentrionale.</p>



<p>Qui ottiene dal re Iarba, di lei invaghitosi, il permesso di potersi stabilire ottenendo tanto terreno «quanto ne poteva contenere una pelle di bue». Che magnanimo questo re!<strong> Didone astuta come poche e dimostrando di avere doti di grande intraprendenza, tagliò la pelle di bue in striscioline talmente sottili, le mise in fila e delimitò con esse il territorio sul quale avrebbe fondato la nuova città Cartagine,</strong> il cui antico soprannome era Birsa “pelle di bue”. Ma non una Cartagine qualunque, quella che divenne la regina di tutte le rotte commerciali!</p>



<p><strong>Didone compie le sue imprese da sola, senza ricevere l&#8217;aiuto di nessuno. E&#8217; importante che  questo punto</strong> <strong>sia chiaro per tutti</strong>.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Chi era Enea?</p>



<p>Domanda retorica la mia, tutti ( si spera) conosceranno Enea. Eroe non particolarmente valoroso nell&#8217;epos greco, fin quando per sfuggire alla distruzione della guerra di Troia, scappa attraverso un passaggio segreto portando con se il figlio Ascanio e, sulle spalle,  il vecchio padre Anchise. Sicuramente un&#8217;azione che gli rende onore, se non fosse che nella fuga si dimentica di Creusa. Chi era Creusa direte voi: la moglie era, che vuoi che sia, una quisquilia, una bazzecola. Tuttavia<strong> Enea è figlio della “tessitrice d&#8217;inganni”*  Afrodite, la quale lo ha destinato a grandi onori. Dovrà fondare una nuova città sulle coste italiche e perpetrare così la discendenza troiana.</strong> Ne converrete che essere etichettati come “figli di Troia” non risulta poi così offensivo.&#x1f601;</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Perché si innamorano?</p>



<p>Nell&#8217;epos greco, dietro le tresche amorose dei mortali o quasi, ci sono le schermaglie di dee in competizione fra loro. La sorte di Didone è un danno mal calcolato degli orditi di due Dee rivali: Afrodite vs Giunone. Quest&#8217;ultima, invidiosa per la storia del Pomo-della-Discordia che un ingenuo Paride, principe troiano, assegnò ad Afrodite, decretando così la più bella fra le dee, fa imbattere Enea in una tempesta marina che lo fa naufragare sulle coste libiche. Afrodite invece, ritenendo che fosse necessario per il figlio riposarsi dignitosamente prima di riprendere il viaggio, cerca di sfruttare il naufragio a proprio vantaggio.  Manda Cupido sotto le sembianze del figlioletto di Enea, Ascanio, dalla regina Didone, la quale non appena prende in braccio il piccolo, rimane vittima dell&#8217;incantesimo che le accende il cuore per Enea; Giunone, v<strong>edendo la sua protetta presa da amore per Enea, propone a Venere di unire in matrimonio la regina della città fenicia e l’eroe troiano</strong>. Il suo disegno è sottile: <strong>la moglie di Giove</strong>, infatti, <strong>sa che la stirpe di Enea potrebbe distruggere Cartagine per volere del Fato</strong>. Un matrimonio tra Didone ed Enea, però, scongiurerebbe una tale eventualità. Didone ed Enea durante un violento temporale, trovano riparo in una grotta e si lasciano vincere dalla passione. Il loro amore,  nonostante all&#8217;epoca non ci fossero i social,&#x1f926;&#x200d;&#x2640;&#xfe0f; diventa di dominio pubblico e il re Iarba, già rifiutato dalla regina, per vendicarsi chiede aiuto al padre Giove ( Giove aveva figli in ogni dove), il quale conoscendo il Fato di Enea, manda subito Mercurio, il messaggero degli dei, a ricordare a Enea quale fosse il suo destino, invitandolo a riprendere il viaggio immantinente.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Quando un grande guerriero è anche un piccolo uomo</p>



<p>A Enea viene ordinato di partire. Non può disobbedire, non può sottrarsi. Qual è dunque, la colpa di Enea? Il suo comportamento. Enea appena è venuto a conoscenza che dovrà lasciare Cartagine, pensa di svignarsela nottetempo, come un codardo  all&#8217;insaputa della regina. E quando lei lo scopre e giustamente, si adira, lui raccatta alla meglio qualche frase in sua difesa, adducendo che si tratta di un ordine divino e che non ha altra scelta e conclude dicendo di non aver mai inteso celebrare nozze ufficiali perché non poteva privare né se stesso, né il proprio figlio, né i Troiani che lo avevano seguito, dal grande destino che li aspettava. E conclude il discorso così:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>Cessa di affliggere, perciò, te stessa</em></p><p><em> e me</em> <em>coi tuoi lamenti: non per mio volere </em></p><p><em>vado inseguendo le spiagge d’Italia. (Eneide, IV, vv. 558-562)</em></p></blockquote>



<p>Dopo aver ascoltato queste aride parole, in uno scatto di orgoglio, Didone maledice Enea e torna alla reggia voltandogli le spalle. Tuttavia, disperata, cerca ancora di convincere Enea, infatti, Didone, perso ormai l&#8217;orgoglio regale, manderà la sorella Anna, a implorarlo ancora di restare.&nbsp;<strong>Ma</strong>&nbsp;<strong>la mente di Enea ormai è fredda, lontana, viaggia verso i futuri allori&nbsp;e&nbsp;gli importa soltanto di partire. </strong>E così, quando Anna le comunica l’esito negativo dei suoi tentativi di conciliazione, <strong>l&#8217;animo di Didone si perde definitivamente.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>LEGGI ANCHE <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/arianna-la-prima-donna-piantata-in-n-asso/">ARIANNA, LA PRIMA DONNA PIANTATA IN (N) ASS</a></strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/arianna-la-prima-donna-piantata-in-n-asso/"><strong>O</strong></a></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="500" height="333" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/didone.jpg" alt="" class="wp-image-1957" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/didone.jpg 500w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/didone-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<p class="has-background" style="background-color:#ebf1f3">L&#8217;<em><strong>effera Dido</strong></em>, con gli occhi iniettati di sangue e la pelle pallida, nel vedere all’alba, le vele dei Troiani già lontane, si trafigge con la spada che Enea stesso le aveva donato.&nbsp;Lancia un feroce anatema all&#8217;amato fuggitivo che legherà le stirpi di Troiani e Cartaginesi nell’odio per i secoli a venire.(come non menzionare le Guerre Puniche)</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Perché tornare a rileggere il mito di Didone ed Enea?</p>



<p>Nei miti antichi possiamo trovare sempre grandissime lezioni. Essi spiegano la verità sulle debolezze umane. Passano i secoli ma le dinamiche amorose rimangono le stesse. Gli uomini rimangono gli stessi. Enea, intrepido eroe in battaglia diventa un pavido omuncolo quando si tratta di assumere le proprie responsabilità di fronte ad una donna. Esattamente come tanti uomini d&#8217;oggi che nonostante possano sembrare risolti e determinati in ambito lavorativo, risultano manchevoli e incapaci nei territori in cui è la sfera dei sentimenti a entrare in causa. E Didone,&nbsp;la regina che un tempo era forte, arguta, abile a fuggire i pericoli mortali e capace di far sorgere dal nulla un regno per sé e per il suo popolo, si trasforma in una donna che perde il ben dell&#8217;intelletto, smarrita e in preda alla follia. Risulta totalmente impreparata al sentimento, soccombe all’amore come una sprovveduta qualunque.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“quanto alla divina follia ne abbiamo distinto quattro forme […]. La quarta, la più eccelsa, è sotto l’influsso di Afrodite e di Amore” &#8211; Fedro, Platone</em></p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size"><strong>LEGGI ANCHE<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/medea-giasone-e-il-vello-doro-la-vendetta-distruttrice/"> MEDEA, LA VENDETTA DISTRUTTRICE</a></strong></p>



<p><strong>Possiamo giungere alla conclusione che nella sofferenza e nel dolore, tutti ci assomigliamo, il dolore è molto democratico e accomuna regine, eroi in fuga, divinità, comuni mortali, uomini e donne.</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#ecddc1">Curiosità :  viene definito&nbsp;<em><strong>Complesso di Didone,</strong> ogni volta che una donna forte si invaghisce di un uomo&nbsp;</em>incapace, un inetto appunto. </p>



<p>*Heroides: lettere in versi che il poeta, tra il 25 a.C. e l’8 d.C., immaginò che le eroine più famose della mitologia inviassero agli amati. </p>



<p><strong>©leRossediscendonodaigatti &#8211; Testo ideato e scritto da Patrizia Zito -Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Prom</strong></p>



<p></p>
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		<title>L&#8217;arte dell&#8217;incanto: CIRCE, l&#8217;antesignana della femme fatale.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/larte-dellincanto-circe-lantesignana-della-femme-fatale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 16:36:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[cantoX Odissea]]></category>
		<category><![CDATA[capelli rossi]]></category>
		<category><![CDATA[Circe]]></category>
		<category><![CDATA[dea]]></category>
		<category><![CDATA[filtri]]></category>
		<category><![CDATA[maga]]></category>
		<category><![CDATA[Omero]]></category>
		<category><![CDATA[porci]]></category>
		<category><![CDATA[Ulisse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ormai il suo nome è entrato nel vocabolario come sinonimo di ammaliatrice e di spietata seduttrice.  Lei, la divina Circe, figlia del Sole e della ninfa Perseide, abitava l&#8217;isola di Eea, identificata dai geografi con il Circeo di oggi, il promontorio laziale. Circe, famosa per aver trasformato in porci i compagni di Ulisse, è l&#8217;emblema del &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Ormai il suo nome è entrato nel vocabolario come sinonimo di ammaliatrice e di spietata seduttrice. </p>



<p>Lei, la divina <strong>Circe</strong>, figlia del Sole e della ninfa Perseide, abitava l&#8217;isola di Eea, identificata dai geografi con il Circeo di oggi, il promontorio laziale.  Circe, famosa per aver trasformato in porci i compagni di Ulisse, è l&#8217;emblema del fascino che da sempre esercita la femminilità. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="416" height="750" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/image.jpeg" alt="" class="wp-image-814" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/image.jpeg 416w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/image-166x300.jpeg 166w" sizes="(max-width: 416px) 100vw, 416px" /></figure></div>



<p class="has-text-align-center has-normal-font-size">Beatrice Offor_Circe_1913</p>



<p class="has-text-color has-large-font-size" style="color:#a30104"><strong>Il racconto di Omero</strong></p>



<p>Circe è la Signora dalla natura selvaggia a cui Omero, nel&nbsp;<strong>canto X dell&#8217;Odissea</strong>, dedica più di quattrocento versi, raccontandoci di come la dea-maga vivesse da creatura immortale sulla terra, tra cielo e mare, in un fiabesco palazzo, immerso in una natura lussureggiante, dove tesseva e cantava con voce leggiadra.</p>



<p class="has-text-color has-large-font-size" style="color:#a30909"><strong>Quali sono le arti di Circe?</strong></p>



<p>Circe, il cui aspetto – secondo l&#8217;Odissea di Omero – era impreziosito da una lunga chioma di ricci capelli, attirava gli uomini col suo canto melodioso, li accoglieva con cibo in quantità celando l’insidia; con l&#8217;ausilio di pozioni magiche tramuta i suoi ospiti in maiali,&nbsp;(ma la ceramografia attesta anche trasformazioni in cani, leoni, lupi, arieti)&nbsp;con una chiara allusione alla loro incontrollata bramosia sessuale.&nbsp;</p>



<p>Insomma Circe è una maga seriale che trasforma gli uomini in animali.&nbsp;Un po&#8217; come la&nbsp;<em>legge del contrappasso</em>&nbsp;di Dante</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«Αἰαίην δ&#8217; ἐς νῆσον ἀφικόμεθ&#8217;· ἔνθα δ&#8217; ἔναιε&nbsp;<br>Κίρκη ἐϋπλόκαμος, δεινὴ θεὸς αὐδήεσσα,»</p><p> «E arrivammo all&#8217;isola Eea: vi abitava<br>Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana»</p><p>(<em>Odissea</em>, X, 135-6; traduzione di G. Aurelio Privitera.)</p></blockquote>



<p>Omero la definisce  <em>theá</em>, dea discendente del Sole (e non come <em>pharmakís</em>, parola che indica propriamente le maghe). Era la sua, una bellezza insidiosa, il cui fascino le derivava anche dalle facoltà magiche: ella sa predire il futuro ed evocare i morti praticando la negromanzia;  ha una voce capace di sortilegi come le<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/sirene-il-mito-del-femminile-pericoloso/?fbclid=IwAR0i-26kFVi3RWvmFT5Ew2wcC7XULx8PRnuYuCrKiPWGtiRvoxrwUPCW5Ig"> Sirene</a> ( leggi l&#8217;articolo);  è in grado di controllare la natura, ammansendo le bestie e modificando le correnti di vento; sa preparare filtri magici e <strong>operare metamorfosi trasformando gli uomini </strong>che attraeva in animali, animali diversi a seconda della loro psicologia e del loro carattere. Non dimentichiamo che era la zia di <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/medea-giasone-e-il-vello-doro-la-vendetta-distruttrice/">Medea</a> (leggi l&#8217;articolo), la più potente maga dell&#8217;antica Grecia </p>



<p>Tutti tranne Ulisse, l&#8217;eroe per eccellenza che, come sempre gli capitava quando le cose si mettevano male – devo riconoscere pratica comune agli eroi greci &#8211; ricevette un aiutino dall’alto: un’erba magica, il “moly”, offertagli dal dio Mercurio, che lo rese immune alle seduzioni della maga. </p>



<p>Ulisse riuscirà a domare questa donna selvaggia conquistandone il talamo divino e lei finirà per innamorarsene trattenendolo per un anno  e dandogli un figlio.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="640" height="554" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/Circe_-RitrattodiTillaDurieux-_1913_FranzvonStuck.jpg" alt="" class="wp-image-815" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/Circe_-RitrattodiTillaDurieux-_1913_FranzvonStuck.jpg 640w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/Circe_-RitrattodiTillaDurieux-_1913_FranzvonStuck-300x260.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>



<p class="has-text-align-center">Ritratto di Tilla Durieux_ Circe_ 1913_Franz von Stuck</p>



<p class="has-text-color has-large-font-size" style="color:#a10824"><strong>Il significato nell&#8217;<em>epos</em></strong></p>



<p>Dobbiamo approfondire  il racconto omerico analizzandolo alla luce dell’idea che i greci avevano delle donne, di fatto considerate una razza diversa e – come scrive Eva Cantarella nel suo bel libro&nbsp;<em>Itaca&nbsp;</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p> “<em>le donne sono l’alterità che non si può comprendere. E come tutto quello che è incomprensibile e incontrollabile, sono pericolose</em>”. &#8211; Eva Canterella, Itaca</p></blockquote>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/Itaca_EvaCantarella.jpg" alt="" class="wp-image-816" width="256" height="404"/></figure></div>



<p class="has-text-align-center">Libro ITACA di Eva Cantarella</p>



<p>Circe quindi nell’<em>epos&nbsp;</em>greco rappresenta la divina&nbsp;<strong>incarnazione dello spirito femminile dominante che prende l’iniziativa</strong>, suscitando il desiderio al di fuori dei luoghi istituzionalmente deputati a tal fine.</p>



<p>Circe quindi fin dall’antichità si pone come emblema di una f<strong>emminilità non sottoposta al controllo maschile</strong>, di una donna conscia del suo potere seduttivo e per questo capace di esercitarlo, <strong>che vive libera e indipendente, non sottomessa ai vincoli coniugali della società civile.</strong></p>



<p>Certamente è lei la più illustre antenata delle tante circi che hanno popolato la letteratura e l’arte occidentale di tutti i tempi. Altre sue illustri colleghe nell’arte di preparare filtri e pozioni sono, nel Medioevo la fata&nbsp;<em>Morgana&nbsp;</em>del ciclo arturiano e nel Rinascimento l’<em>Alcina</em><strong>&nbsp;</strong>dell’<em>Orlando furioso</em>.</p>



<p>Tuttavia sono diverse le donne della mitologia, <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/didone-ed-enea-quando-la-donna-intelligente-si-innamora-dellinetto/">Didone</a>, <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/arianna-la-prima-donna-piantata-in-n-asso/">Arianna</a>, <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/medea-giasone-e-il-vello-doro-la-vendetta-distruttrice/">Medea</a> ( leggi gli articoli ) e perché no, anche Cleopatra, maghe sapienti e consapevoli, sedotte dall&#8217;eroe di turno e tutte destinate a tragica fine. Ognuna di loro è una storia a sé e merita la giusta dissertazione e le giuste pagine.</p>



<p class="has-text-color has-large-font-size" style="color:#a3000d"><strong>La domanda sorge spontanea</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#f3f7f9"><em><strong>Rimane l&#8217;arcano quesito: come mai donne sagge e consapevoli, esperte conoscitrici di arti magiche si siano fatte sedurre, manipolare e soprattutto sfruttare dal bell&#8217;imbusto di turno che aveva come fine il conseguimento della gloria?</strong></em></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/Cice.jpg" alt="" class="wp-image-817" width="463" height="743" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/Cice.jpg 319w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/Cice-187x300.jpg 187w" sizes="(max-width: 463px) 100vw, 463px" /></figure></div>



<p class="has-text-align-center">John William Waterhouse_Circe che offre la coppa ad Ulisse, 1891</p>



<p class="has-small-font-size"><strong>©leRossediscendonodaigatti &#8211; Testo elaborato e scritto da Patrizia Zito &#8211; Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di ExcaliburPromo</strong></p>
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		<title>Carmen di Bizet: cronaca di un femminicidio dell&#8217;800</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/carmen-di-bizet-cronaca-di-un-femminicidio-dell800/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 13:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[#carmendibizet #operalirica #femminicidio #carmen #]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>https://www.youtube.com/watch?v=K2snTkaD64U La Prima L&#8217;opera Carmen di Georges Bizet è senza dubbio una delle composizioni più famose della storia della lirica, è andata in scena per la prima volta il 3 marzo del 1875 generando scandalo tra gli spettatori benpensanti dell&#8217;epoca, abituati al sentimentalismo dei libretti tradizionali. La figura di Carmen, rivoluzionaria per l’epoca e attuale &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=K2snTkaD64U">https://www.youtube.com/watch?v=K2snTkaD64U</a></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La Prima</p>



<p>L&#8217;opera <strong>Carmen di Georges Bizet</strong> è senza dubbio una delle composizioni più famose della storia della lirica, è andata in scena per la prima volta il 3 marzo del 1875 generando scandalo tra gli spettatori benpensanti dell&#8217;epoca, abituati al sentimentalismo dei libretti tradizionali. La figura di Carmen, rivoluzionaria per l’epoca e attuale ancora oggi, ha catalizzato l&#8217;attenzione del pubblico, sollevando temi ancora dibattuti, come la prevaricazione degli uomini sulle donne. Ambientata nella vivace Siviglia del XIX secolo, racconta la storia di Carmen, una donna di spirito libero, passionale e indipendente, con la conclusione drammatica della sua tragica fine per mano di Don José, un soldato incapace di accettare il rifiuto della protagonista. La brutalità di questo finale colpisce non solo per la sua forza emotiva, ma anche per la sua sorprendente attualità, poiché la vicenda si può interpretare come un esempio di femminicidio, un problema che purtroppo ancora oggi affligge la società.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Carmen: un simbolo di libertà e ribellione femminile e per questo stigmatizzata</p>



<p>Carmen è uno dei personaggi femminili più iconici del mondo dell&#8217;opera. Lontana dagli stereotipi di donna sottomessa o fragile che dominavano la narrativa ottocentesca, Carmen è una figura audace e anticonformista. Gitana, sigaraia e seduttrice, rappresenta una donna che rifiuta le convenzioni sociali e le restrizioni imposte al suo genere. La sua sensualità e il suo spirito libero fanno innamorare Don José, ma il loro amore si trasforma presto in una spirale distruttiva</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="520" height="620" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/09/carmen-2024-arena-di-verona_gallery_02-1.jpg" alt="" class="wp-image-2825" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/09/carmen-2024-arena-di-verona_gallery_02-1.jpg 520w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/09/carmen-2024-arena-di-verona_gallery_02-1-252x300.jpg 252w" sizes="(max-width: 520px) 100vw, 520px" /><figcaption>Carmen di Bizet, Atto I, Arena di Verona</figcaption></figure></div>



<p class="has-background" style="background-color:#f1e1b5">Il fascino di Carmen è paragonato a quello della donna ammaliatrice, della strega incantatrice, e Don José, incapace di liberarsi dall&#8217;incantesimo che lei esercita su di lui, arriva a ucciderla in un atto finale di impeto furioso. I benpensanti dell&#8217;epoca hanno stigmatizzato il personaggio di Carmen,  considerando il suo assassinio necessario per ristabilire ordine e controllo. Per la società patriarcale  Carmen è ritenuta colpevole di aver distrutto la vita di un uomo, non tenendo in considerazione che l&#8217;uomo ha agito di sua volontà.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">&#8220;L&#8217;amour est un oiseau rebelle&#8221;</p>



<p>Fin dall&#8217;inizio, Carmen afferma la propria indipendenza e la sua volontà di vivere secondo le proprie regole. La sua celebre aria <em>&#8220;L&#8217;amour est un oiseau rebelle</em>&#8221; (&#8220;L&#8217;amore è un uccello ribelle&#8221;) è una dichiarazione d&#8217;intenti: l&#8217;amore non può essere controllato o posseduto, e lei rifiuta categoricamente qualsiasi legame che la costringa. Questa affermazione di libertà la rende rivoluzionaria, ma anche vulnerabile all&#8217;ira degli uomini che desiderano controllarla.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>L&#8217;amour est un oiseau rebelle<br>Que nul ne peut apprivoiser<br>Et c&#8217;est bien en vain qu&#8217;on l&#8217;appelle<br>S&#8217;il lui convient de refuser<br>Rien n&#8217;y fait menace ou prière<br>L&#8217;un parle bien l&#8217;autre se tait<br>Et c&#8217;est l&#8217;autre que je préfère<br>Il n&#8217;a rien dit mais il me plaîtL&#8217;amour&nbsp;<br>L&#8217;amour est un oiseau rebelle<br>L&#8217;amour&nbsp;<br>Que nul ne peut apprivoiser<br>L&#8217;amour&nbsp;<br>Et c&#8217;est bien en vain qu&#8217;on l&#8217;appelle<br>L&#8217;amour&nbsp;<br>S&#8217;il lui convient de refuser</p></blockquote>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Don José: non vittima bensì colpevole</p>



<p>Don José, inizialmente un soldato onesto e devoto, si innamora perdutamente di Carmen, ma la sua passione si trasforma presto in un&#8217;ossessione distruttiva. Sebbene lasci la sua promessa sposa Micaëla e abbandoni il suo ruolo nell&#8217;esercito per seguirla, non è mai in grado di accettare la vera natura della donna che ama. Carmen non vuole essere posseduta, eppure Don José vede il suo rifiuto come un tradimento personale.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#ecd4ca"> <strong>Il mito della donna &#8220;tentatrice&#8221; che distrugge la vita di un uomo “innocente” è un costrutto culturale che si ripete storicamente, in diverse forme. Don José, nel corso dell&#8217;opera, non è una vittima passiva: fa scelte, cede alla gelosia e alla rabbia, che sono sentimenti umani, ma le sue azioni restano di sua responsabilità. </strong>Carmen, invece, viene giudicata per la sua libertà sessuale e per la sua decisione di non sottomettersi a un amore possessivo. È interessante notare come spesso, nel commento popolare, la responsabilità della tragedia venga attribuita a Carmen, mentre Don José viene dipinto come una vittima del suo fascino. Questa percezione riflette stereotipi di genere ancora profondamente radicati, anche tra persone colte. Evidenzia come, nonostante il progresso in molti ambiti, ci sia ancora molto da fare per smantellare le narrazioni patriarcali che colpevolizzano le donne per il loro desiderio di indipendenza e autodeterminazione. Carmen, in fin dei conti, rappresenta una donna che sceglie la libertà sopra ogni cosa, persino la vita stessa, e questo spesso disorienta o minaccia le visioni tradizionali sulle relazioni e sui ruoli di genere.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="520" height="620" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/09/carmen-2024-arena-di-verona_gallery_03-1.jpg" alt="" class="wp-image-2826" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/09/carmen-2024-arena-di-verona_gallery_03-1.jpg 520w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/09/carmen-2024-arena-di-verona_gallery_03-1-252x300.jpg 252w" sizes="(max-width: 520px) 100vw, 520px" /><figcaption>Carmen di Bizet, Atto IV, Arena di Verona </figcaption></figure></div>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il tragico finale</p>



<p class="has-background" style="background-color:#d1ced1">Il finale di <strong>Carmen</strong> è uno dei più potenti e tragici della storia dell&#8217;opera. Quando Carmen, ormai stanca delle continue attenzioni di Don José e innamorata di un altro uomo, il torero Escamillo, decide di porre fine alla relazione, José non accetta il rifiuto. La scena finale si svolge fuori dall&#8217;arena dove Escamillo sta combattendo. Carmen, ostinatamente ferma nella sua decisione, si rifiuta di tornare da Don José, e proprio in quel momento, lui la uccide, accecato dalla gelosia, la accoltella brutalmente.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il femminicidio: una riflessione sulla violenza contro le donne</p>



<p><strong>Questa scena può essere letta come un classico caso di femminicidio, un termine che descrive l&#8217;uccisione di una donna da parte di un uomo, spesso per motivi di gelosia, controllo o possesso.</strong> Carmen viene uccisa perché Don José non può sopportare di perdere il controllo su di lei, perché non accetta che lei abbia scelto la propria libertà sopra il suo amore. La sua morte non è solo il tragico epilogo di un dramma amoroso, ma un atto di violenza simbolica contro l&#8217;autonomia femminile.</p>



<p><strong>Bizet, nel presentare questo crimine, non giustifica in alcun modo l&#8217;atto di Don José. Al contrario, la musica e la drammaturgia sottolineano la brutalità e l&#8217;ingiustizia dell&#8217;uccisione di Carmen, che fino all&#8217;ultimo rimane fedele ai propri principi, pagando però con la vita il prezzo della sua indipendenza.</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il dramma nel dramma: l&#8217;attualità del tema</p>



<p class="has-background" style="background-color:#efe2d1">L&#8217;opera di Bizet, pur essendo stata scritta quasi 150 anni fa, rimane tragicamente attuale.<strong> Ed è questo il vero dramma, il femminicidio è ancora oggi una piaga sociale</strong>, e la storia di Carmen rappresenta un esempio lampante di come la violenza maschile sia spesso il risultato dell&#8217;impossibilità di controllo e della frustrazione per l&#8217;incapacità di accettare la libertà e l&#8217;autodeterminazione delle donne. <strong>Carmen, in questo senso, non è solo una vittima, ma anche un simbolo di resistenza: è uccisa perché si rifiuta di conformarsi alle aspettative patriarcali, perché rivendica il diritto di scegliere il proprio destino.</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il femminicidio di Carmen è un monito che non possiamo ignorare.</p>



<p class="has-background has-large-font-size" style="background-color:#d0d6df">LEGGI ANCHE<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-admin/post.php?post=1576&amp;action=edit"> </a><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/fernando-pessoa-e-ophelia-queiroz-un-amore-fantasmatico/">FERNANDO PESSOA E OPHELIA QUEIROZ: UN AMORE FANTASMATICO</a></p>



<p>©leRossediscendonodiagatti &#8211; Testo scritto da Patrizia Zito e immagine di anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di ExcaliburPromo</p>
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