Moglie in un mondo che parla al maschile
Raccontare la storia di Adelina Tattilo significa attraversare trent’anni di Italia, dal boom economico agli anni Novanta, passando per la rivoluzione dei costumi, il femminismo, le contraddizioni della libertà sessuale e il lento cambiamento del ruolo delle donne nella società.
Negli anni Sessanta l’Italia è un Paese che corre veloce sul piano economico, ma resta profondamente conservatore nella vita privata. La famiglia è ancora una struttura rigida, il matrimonio un’istituzione quasi intoccabile, e per molte donne il destino sembra già scritto: moglie, madre, presenza silenziosa. È in questo contesto che si muove Adelina Tattilo, allora lontana dall’immagine pubblica che avrebbe conquistato più tardi.

Per molti anni Adelina Tattilo è stata conosciuta soprattutto come la moglie del catanese Saro Balsamo, fondatore di Playmen, rivista simbolo della rivoluzione dei costumi degli anni Sessanta.
Il paradosso è evidente: mentre la rivista celebra il corpo femminile e la liberazione dei costumi, la donna che vive accanto al suo fondatore sperimenta una realtà molto diversa. Adelina Tattilo ha raccontato di un matrimonio segnato da sottomissione, solitudine e tradimenti, una condizione comune a molte donne dell’epoca, spesso prive di autonomia economica e di strumenti culturali per ribellarsi.
Chi era Saro Balsamo?
Un uomo ricco anzi ricchissimo e stramondano, arrogante e sopra le righe, protagonista della Milano che beveva ante litteram; amante dell’azzardo sul tavolo verde e nel quotidiano, con corollario di flotta di aerei ed elicotteri privati, ville deluxe ovunque e uno stile di vita da nababbo. Amico di certi politici e nemico di certa magistratura, coi basettoni d’ordinanza, la parlata lenta e squillante, i capelli impomatati, i completi sgargianti e litri di profumo spruzzato addosso. Insomma: un deficiente vanesio!
Playmen: una rivista sotto attacco
Playmen, la rivista che più di ogni altra incarna la trasgressione dell’epoca, nasce nel 1967 e diventa rapidamente un simbolo della nuova libertà sessuale maschile, in un’Italia ancora segnata dalla censura, dall’influenza della Chiesa e da una morale pubblica severa.
I primi otto numeri di Playmen vennero tutti sequestrati. Perché a un passo dal Sessantotto e dal referendum sul divorzio, il nostro era ancora un Paese retrogrado e sessuofobico, impregnato di moralismi fasulli.
Cominciò contestualmente in quel periodo un lungo braccio di ferro con i tribunali fatto di retate, maxisequestri e maxiprocessi, blitz, processi intitolati “Del giusto pene”. In gattabuia finirono direttori, responsabili, editori, stampatori, edicolanti.
Il business risentì della cattiva gestione nonché della vita dissoluta di Saro Balsamo che dilapidò le sostanze lasciando la moglie sommersa dai debiti. Codardo quale è sempre stato, abbandona famiglia, casa editrice e scappa in Francia dove convolerà a nuove nozze, diventando di fatto bigamo.
E Adelina Tattilo invece? Risorge dando inizio alla sua ricostruzione personale!

Gli anni Settanta: rotture, femminismo, divorzio
Gli anni Settanta portano una frattura profonda nella società italiana. Arrivano il femminismo, le battaglie per il divorzio e per l’aborto, la messa in discussione dell’autorità maschile e della famiglia tradizionale. Anche per Adelina Tattilo questo è un periodo di crisi e trasformazione.
Il divorzio non è solo la fine di un matrimonio, ma un gesto politico e personale insieme. In un Paese dove separarsi significa ancora subire stigma sociale, Adelina sceglie di uscire da una relazione che la soffoca. È un passaggio doloroso, ma necessario: il primo vero atto di emancipazione.
Da figura invisibile a editrice di Playmen
Negli anni Ottanta, in un’Italia che ha ormai attraversato le grandi ideologie e si avvia verso un nuovo individualismo, Adelina Tattilo compie il passaggio più sorprendente, una scelta controcorrente: entra pienamente in Playmen, non come figura decorativa, ma come editrice e direttrice, assumendosi la responsabilità di una testata complessa e controversa. In un ambiente dominato dagli uomini, dimostra determinazione, intelligenza editoriale e una visione autonoma.
Sotto la sua guida, Playmen cambia profondamente. La rivista perde progressivamente i tratti più volgari e provocatori per trasformarsi in un prodotto culturale sofisticato, dove erotismo, giornalismo, letteratura e fotografia convivono. Adelina Tattilo introduce un’idea di erotismo più consapevole, meno predatoria, più attenta allo sguardo femminile, contribuendo a elevarne il profilo culturale. Accanto ai servizi fotografici trovano spazio interviste, reportage, firme importanti del giornalismo e della cultura. È il riflesso di un’epoca che inizia a interrogarsi sul desiderio, sul potere dello sguardo, sulla rappresentazione del corpo femminile.
Gli anni Novanta: bilanci e consapevolezza
Negli anni Novanta, mentre l’Italia entra in una fase di disincanto e trasformazione mediatica, la parabola di Adelina Tattilo appare chiara nella sua complessità. Non è un’eroina senza ombre, né una figura ideologica: è una donna che ha attraversato il suo tempo, pagandone il prezzo, ma riuscendo a ritagliarsi uno spazio di autonomia e autorevolezza. La sua storia mostra tutte le ambiguità di un’epoca in cui la libertà sessuale non coincide sempre con la libertà femminile. E proprio per questo risulta ancora oggi attuale.
Adelina Tattilo rappresenta una generazione di donne che non hanno potuto emanciparsi da giovani, ma lo hanno fatto quando la vita lo ha reso inevitabile. La sua vicenda personale si intreccia con la storia sociale italiana, ricordandoci che il cambiamento culturale passa anche attraverso percorsi individuali, spesso silenziosi, spesso tardivi, ma profondamente reali.
Una storia di desiderio, potere, dolore e conquista. E, soprattutto, di parola ritrovata.
©lerossediscendonodaigatti – Testo ideato e scritto da Patrizia Zito – Immagine di Anteprima realizzata da Silvia Bresciani per Excalibur Promo.
