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	<title>Storia &#8211; le Rosse discendono dai Gatti</title>
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	<description>LeRossediscendonodaiGatti è un blog di approfondimento culturale. Ogni  argomento avrà una matrice comune che è la Donna e laddove saranno presenti gli uomini saranno soltanto quelli che “amano le donne”</description>
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	<title>Storia &#8211; le Rosse discendono dai Gatti</title>
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		<title>Chi parla davvero di guerra dei sessi? Riflessioni per l&#8217;8 marzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 15:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni volta che si parla di femminismo, prima o poi compare la stessa accusa:&#160;“incita alla guerra dei sessi”. Una frase ripetuta con tale superficialità da sembrare quasi un riflesso automatico, più che un pensiero elaborato. Eppure, basta fermarsi un attimo, guardare la storia e osservare la realtà, per rendersi conto che è un’affermazione non solo &#8230;</p>
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<p class="has-normal-font-size">Ogni volta che si parla di femminismo, prima o poi compare la stessa accusa:&nbsp;<em>“incita alla guerra dei sessi”</em>. Una frase ripetuta con tale superficialità da sembrare quasi un riflesso automatico, più che un pensiero elaborato. Eppure, basta fermarsi un attimo, guardare la storia e osservare la realtà, per rendersi conto che <strong>è un’affermazione non solo sbagliata, ma capovolta.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Se esistesse davvero una guerra tra i sessi, bisognerebbe chiedersi chi ha imbracciato le armi, chi ha fatto le vittime, chi ha scritto le regole. <strong>Non sono state le femministe a UCCIDERE, STUPRARE, PICCHIARE, TORTURARE, TRAFFICARE, MOLESTARE, ABUSARE, INTERNARE o CONTROLLARE sistematicamente le donne. Queste violenze hanno un volto preciso, ripetuto nei secoli, in tutte le culture e in ogni continente: quello maschile.</strong></p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#edc9a1"><strong>La guerra contro le donne non è un’esagerazione retorica. È una struttura storica.</strong> Le donne sono state considerate proprietà, merce di scambio, bottino di guerra, strumenti riproduttivi, corpi da disciplinare. Sono state escluse dall’istruzione, private dei diritti civili, punite per la loro autonomia, colpevolizzate per la violenza subita. Dai roghi delle cosiddette<strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-caccia-alle-streghe-il-primo-sterminio-di-genere-della-storia/"> streghe (leggi l&#8217;articolo</a>), </strong>ai delitti d’onore, dalle<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/?s=le+svergognate"><strong> leggi che negavano il voto alla normalizzazione dello stupro coniugale (leggi l&#8217;articolo</strong>) ,</a> la storia parla con una chiarezza terrificante che non lascia spazio a equivoci.</p>



<p class="has-normal-font-size">E allora perché questa accusa ritorna? Perché a dirla, molto spesso, è chi non ha mai messo in discussione il contesto in cui è cresciuto , i suoi privilegi, né tantomeno se stesso. È l’uomo che pensa che il proprio desiderio per le donne equivalga automaticamente a possesso. È qualcuno che non comprende perché le donne vogliano liberarsi da catene che lui non vede, non vuole vedere e che non ha mai dovuto portare.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-1043" width="725" height="408" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf-1024x576.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf-300x169.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf-768x432.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf-1536x863.jpg 1536w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf.jpg 1683w" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" /><figcaption>Virginia Woolf &#8211; Immagine di Anteprima </figcaption></figure></div>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#e8c8c8">Chi parla di “guerra dei sessi” spesso non comprende questo contesto. Sono uomini che amano le donne come idea astratta, fin tanto che corrisponde a quello che vogliono: una donna rassicurante e ubbidiente, in definitiva una donna addomesticata. Amano le donne che non disturbano, che confermano, che riflettono il loro ego: donne decorative. Ma quando le donne smettono di essere uno specchio, come diceva bene<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/virginia-woolf-la-forza-del-pensiero-femminista/"><strong> VIRGINIA WOOLF  in Una stanza tutta per sé, ( leggi l’articolo)</strong></a> e iniziano a essere soggetti — quando parlano, dissentono, criticano, mettono in discussione ruoli e privilegi, reclamano la propria libertà, — allora diventano improvvisamente “aggressive”, “divisive”, “estremiste”, “pazze” o “streghe”. Ancora oggi questo epiteto viene usato largamente quando si vuole offendere una donna!</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Ma attenzione: non sono solo gli uomini a farlo.</strong> Esiste una categoria altrettanto dannosa, composta da donne che si fanno strumento del sistema patriarcale stesso. Le chiamiamo, mutuando il termine dalla letteratura,<strong> </strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/il-racconto-dellancella-the-handmaids-tale-1985/"><strong>“ancelle del patriarcato, The Handmaid&#8217;s Tale”</strong></a> <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/il-racconto-dellancella-the-handmaids-tale-1985/"><strong>leggi l&#8217;articolo, </strong></a>anche se, personalmente, preferisco chiamarle  <strong>&#8221; serve del patriarcato&#8221;</strong>,  sovente affette da <em>gattamortismo</em>, donne che, per paura di perdere i privilegi — spesso piccoli, spesso illusori — che il sistema concede loro in cambio della sottomissione, diventano le sue più fedeli sostenitrici. <strong>Simone de Beauvoire</strong>, la grande filosofa femminista (nonché eterna compagna di&nbsp;<strong>Jean Paul Sartre</strong>) recitava: </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>“<em>L’oppressore non sarebbe così potente se non avesse delle&nbsp;fedeli collaboratrici tra le oppresse.</em>“</strong></p></blockquote>



<p class="has-normal-font-size">Queste donne non si limitano a non partecipare alla lotta: la osteggiano attivamente. Ridicolizzano chi scende in piazza, deridono chi denuncia la violenza, accusano le femministe di “vittimismo” o di voler “distruggere la famiglia”. In questo modo, discriminano e odiano — consapevolmente o meno — le stesse donne che lottano per i diritti di tutte. Gettano fango sulle donne che ce la fanno senza porgere il fianco al sistema, su coloro che dimostrano con il proprio status vincente che l&#8217;affermazione femminile è possibile anche senza essere patrocinate dall&#8217;uomo di turno. <br>È un meccanismo antico quanto l’oppressione stessa: dividere chi è oppresso per mantenere il potere. E funziona proprio perché colpisce dall’interno, con la voce di chi dovrebbe essere dalla stessa parte.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Ebbene, qui lo dico,  le serve del patriarcato sono il peggiore ostacolano all&#8217;emancipazione femminile</strong>!</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>L&#8217;8 MARZO È UN MOMENTO PER RICORDARE ANCHE QUESTO: CHE LA LIBERTÀ FEMMINILE NON È UN PRIVILEGIO NÉ TANTOMENO UNA CONCESSIONE, MA UN DIRITTO</strong>!</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-1024x536.jpg" alt="" class="wp-image-1828" width="544" height="285" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-1024x536.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-300x157.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-768x402.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-1536x804.jpg 1536w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-2048x1072.jpg 2048w" sizes="(max-width: 544px) 100vw, 544px" /><figcaption>Olympe de Gouges &#8211; Immagine di Anteprima </figcaption></figure></div>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#f2d77e">Celebrare la Giornata della Donna significa riconoscere la forza storica delle donne, dalle suffragette che conquistarono il voto alla modernità delle lotte contemporanee per la parità. Significa onorare e ringraziare ogni donna che ha lottato per l’emancipazione femminile, spesso rimettendoci la propria vita,<strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/olympe-de-gouges-una-femminista-al-patibolo/"> leggi ad esempio l&#8217;illuminista Olympe de Gouges</a></strong></p>



<p></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Significa ricordare che la guerra che produce vittime non è quella del femminismo, ma quella contro di esso. E significa continuare a dare spazio, voce e visibilità a chi ogni giorno lotta per vivere libera.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Eppure, i fatti restano. L’unica guerra dei sessi che ha prodotto morti, feriti, corpi violati e vite spezzate è quella combattuta storicamente dal genere maschile contro quello femminile.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Quest’ 8 marzo, dunque, non limitiamoci alle mimose  e ai regali simbolici. Celebriamo la memoria, la lotta e la libertà. Ricordiamo che il femminismo non ha mai scatenato la guerra dei sessi: l’ha contrastata.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">CURIOSITÀ</p>



<ol><li><strong>Il sintagma nominale &#8220;ancelle del patriarcato&#8221; ha origine dal romanzo distopico del 1985 di Margaret Atwood &#8220;<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/il-racconto-dellancella-the-handmaids-tale-1985/"> The Handmaid&#8217;s Tale&#8221;</a>,<a href="http://Fare la gattamorta in un paese pieno di stereotipi di genere è estremamente efficace. Senza mai dichiararlo, la gattamorta conforta l’uomo destabilizzato dal confronto con donne più autonome o comunque abbastanza impegnative da fargli temere di non esserne all’altezza. La gattamorta risolve l’ansia: lei non ti chiede alcuna altezza, devi persino chinarti."> l</a><a href="http://i stereotipi di genere è estremamente efficace. Senza mai dichiararlo, la gattamorta conforta l’uomo destabilizzato dal confronto con donne più autonome o comunque abbastanza impegnative da fargli temere di non esserne all’altezza. La gattamorta risolve l’ansia: lei non ti chiede alcuna altezza, devi persino chinarti.">e</a></strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/il-racconto-dellancella-the-handmaids-tale-1985/"><strong>ggi l&#8217;art</strong></a><strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/il-racconto-dellancella-the-handmaids-tale-1985/">icolo</a> che immagina  una società futura in cui i diritti delle donne sono stati quasi completamente aboliti.</strong> </li><li>Il neologismo gattamortismo prende origine dal gatto che si finge morto per ingannare le prede, così da farle avvicinare e poi colpirle, compare già nelle favole attribuite a Esopo. Da qui nella lingua italiana &#8220;fare la gattamorta&#8221; ha assunto il senso di mostrarsi passive e complici per ottenere qualcosa. Gattamortismo è un neologismo giornalistico e sociolinguistico diffuso soprattutto dagli anni 2000-2010, tra le figure che hanno contribuito a renderlo popolare c&#8217;è la scrittrice e intellettuale<strong> Michela Murgia</strong>.  Un altro contributo del termine è arrivato dalla narrativa pop: la scrittrice <strong>Chiara Moscardelli </strong>ha pubblicato un romanzo ironico &#8220;Volevo essere una gatta morta&#8221; costruito proprio sul tema del <em>gattamortismo</em></li></ol>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Fare la gattamorta in un paese pieno di stereotipi di genere è estremamente efficace. Senza mai dichiararlo, la gattamorta conforta l’uomo destabilizzato dal confronto con donne più autonome o comunque abbastanza impegnative da fargli temere di non esserne all’altezza. La gattamorta risolve l’ansia: lei non ti chiede alcuna altezza, devi persino chinarti.</p><cite><strong>Michela Murgia</strong></cite></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>C&#8217;è chi nasce podalica e chi gattamorta </p><cite><strong>Chiara Moscardelli</strong></cite></blockquote>



<p class="has-small-font-size"><strong>©leRossediscendonodaigatti &#8211; Testo ideato e scritto da Patrizia Zito &#8211; Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo </strong></p>
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		<title>Adelina Tattilo: da moglie nell’ombra a direttrice di Playmen</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/adelina-tattilo-da-moglie-nellombra-a-direttrice-di-playmen/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 18:07:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Adelina Tattilo]]></category>
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		<category><![CDATA[emancipazione femminile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Moglie in un mondo che parla al maschile Raccontare la storia di Adelina Tattilo significa attraversare trent’anni di Italia, dal boom economico agli anni Novanta, passando per la rivoluzione dei costumi, il femminismo, le contraddizioni della libertà sessuale e il lento cambiamento del ruolo delle donne nella società. Negli anni Sessanta l’Italia è un Paese &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Moglie in un mondo che parla al maschile</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Raccontare la storia di Adelina Tattilo significa attraversare trent’anni di Italia, dal boom economico agli anni Novanta, passando per la rivoluzione dei costumi, il femminismo, le contraddizioni della libertà sessuale e il lento cambiamento del ruolo delle donne nella società.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Negli anni Sessanta l’Italia è un Paese che corre veloce sul piano economico, ma resta profondamente conservatore nella vita privata. La famiglia è ancora una struttura rigida, il matrimonio un’istituzione quasi intoccabile, e per molte donne il destino sembra già scritto: moglie, madre, presenza silenziosa. È in questo contesto che si muove <strong>Adelina Tattilo, </strong>allora lontana dall’immagine pubblica che avrebbe conquistato più tardi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/tattilo2-1.jpeg" alt="" class="wp-image-2939" width="417" height="627" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/tattilo2-1.jpeg 600w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/tattilo2-1-200x300.jpeg 200w" sizes="(max-width: 417px) 100vw, 417px" /><figcaption>immagine dal web </figcaption></figure></div>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Per molti anni Adelina Tattilo è stata conosciuta soprattutto come la moglie del catanese Saro Balsamo, fondatore di Playmen, rivista simbolo della rivoluzione dei costumi degli anni Sessanta.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Il paradosso è evidente: mentre la rivista celebra il corpo femminile e la liberazione dei costumi, la donna che vive accanto al suo fondatore sperimenta una realtà molto diversa. <strong>Adelina Tattilo</strong> ha raccontato di un matrimonio segnato da sottomissione, solitudine e tradimenti, una condizione comune a molte donne dell’epoca, spesso prive di autonomia economica e di strumenti culturali per ribellarsi.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Chi era Saro Balsamo?</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#ebeff1">Un uomo ricco anzi ricchissimo e stramondano, arrogante e sopra le righe, protagonista della Milano che beveva ante litteram; amante dell’azzardo sul tavolo verde e nel quotidiano, con corollario di flotta di aerei ed elicotteri privati, ville deluxe ovunque e uno stile di vita da nababbo. Amico di certi politici e nemico di certa magistratura, coi basettoni d’ordinanza, la parlata lenta e squillante, i capelli impomatati, i completi sgargianti e litri di profumo spruzzato addosso.  <strong>Insomma: un deficiente vanesio!</strong></p>



<p></p>



<p></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Playmen: una rivista sotto attacco</strong></p>



<p>Playmen, la rivista che più di ogni altra incarna la trasgressione dell’epoca, nasce nel 1967 e diventa rapidamente un simbolo della nuova libertà sessuale maschile, in un’Italia ancora segnata dalla censura, dall’influenza della Chiesa e da una morale pubblica severa.</p>



<p><strong>I primi otto numeri di Playmen vennero tutti sequestrati. Perché a un passo dal Sessantotto e dal referendum sul divorzio, il nostro era ancora un Paese retrogrado e sessuofobico, impregnato di moralismi fasulli.<br>Cominciò contestualmente in quel periodo un lungo braccio di ferro con i tribunali fatto di retate, maxisequestri e maxiprocessi, blitz, processi intitolati “Del giusto pene”. In gattabuia finirono direttori, responsabili, editori, stampatori, edicolanti</strong>.</p>



<p>Il business risentì della cattiva gestione nonché della vita dissoluta di Saro Balsamo che dilapidò le sostanze lasciando la moglie sommersa dai debiti.&nbsp;Codardo quale è sempre stato, abbandona famiglia, casa editrice e scappa in Francia dove convolerà a nuove nozze, diventando di fatto bigamo.<br>E Adelina Tattilo invece? Risorge dando inizio alla sua ricostruzione personale!</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/Schermata-2021-11-21-alle-17.34.10-2.png" alt="" class="wp-image-2942" width="452" height="434" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/Schermata-2021-11-21-alle-17.34.10-2.png 744w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/Schermata-2021-11-21-alle-17.34.10-2-300x288.png 300w" sizes="(max-width: 452px) 100vw, 452px" /><figcaption>Copertina Playmen &#8211; immagine dal web</figcaption></figure></div>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Gli anni Settanta: rotture, femminismo, divorzio</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#eee5e4">Gli anni Settanta portano una frattura profonda nella società italiana. Arrivano il femminismo, le battaglie per il divorzio e per l’aborto, la messa in discussione dell’autorità maschile e della famiglia tradizionale. Anche per Adelina Tattilo questo è un periodo di crisi e trasformazione.</p>



<p><strong>Il divorzio non è solo la fine di un matrimonio, ma un gesto politico e personale insieme. In un Paese dove separarsi significa ancora subire stigma sociale, Adelina sceglie di uscire da una relazione che la soffoca. È un passaggio doloroso, ma necessario: il primo vero atto di emancipazione.</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Da figura invisibile a editrice di&nbsp;Playmen</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#f1decc">Negli anni Ottanta, in un’Italia che ha ormai attraversato le grandi ideologie e si avvia verso un nuovo individualismo,<strong> Adelina Tattilo compie il passaggio più sorprendente, una scelta controcorrente: entra pienamente in Playmen, non come figura decorativa, ma come editrice e direttrice, </strong>assumendosi la responsabilità di una testata complessa e controversa. In un ambiente dominato dagli uomini, dimostra determinazione, intelligenza editoriale e una visione autonoma.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#f1decc">Sotto la sua guida, Playmen cambia profondamente.<strong> La rivista perde progressivamente i tratti più volgari e provocatori per trasformarsi in un prodotto culturale sofisticato, dove erotismo, giornalismo, letteratura e fotografia convivono. Adelina Tattilo introduce un’idea di erotismo più consapevole, meno predatoria, più attenta allo sguardo femminile, contribuendo a elevarne il profilo culturale</strong>. Accanto ai servizi fotografici trovano spazio interviste, reportage, firme importanti del giornalismo e della cultura. È il riflesso di un’epoca che inizia a interrogarsi sul desiderio, sul potere dello sguardo, sulla rappresentazione del corpo femminile.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Gli anni Novanta: bilanci e consapevolezza</strong></p>



<p>Negli anni Novanta, mentre l’Italia entra in una fase di disincanto e trasformazione mediatica, la parabola di Adelina Tattilo appare chiara nella sua complessità. Non è un’eroina senza ombre, né una figura ideologica: è una donna che ha attraversato il suo tempo, pagandone il prezzo, ma riuscendo a ritagliarsi uno spazio di autonomia e autorevolezza. La sua storia mostra tutte le ambiguità di un’epoca in cui la libertà sessuale non coincide sempre con la libertà femminile. E proprio per questo risulta ancora oggi attuale.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#ecb2ab"> Adelina Tattilo rappresenta una generazione di donne che non hanno potuto emanciparsi da giovani, ma lo hanno fatto quando la vita lo ha reso inevitabile. La sua vicenda personale si intreccia con la storia sociale italiana, ricordandoci che il cambiamento culturale passa anche attraverso percorsi individuali, spesso silenziosi, spesso tardivi, ma profondamente reali.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Una storia di desiderio, potere, dolore e conquista. E, soprattutto, di parola ritrovata.</strong></p>



<p class="has-small-font-size"><strong>©lerossediscendonodaigatti &#8211; Testo ideato e scritto da Patrizia Zito &#8211; Immagine di Anteprima realizzata da Silvia Bresciani per Excalibur Promo.</strong></p>
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		<title>Capelli ricci: simbolo di dolcezza o ribellione? Dal mito ai giorni nostri.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/capelli-ricci-simbolo-di-dolcezza-o-ribellione-dal-mito-ai-giorni-nostri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 19:24:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[#capelliricci]]></category>
		<category><![CDATA[#emancipazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I capelli ricci hanno attraversato secoli di interpretazioni simboliche nell’arte, nella cultura e nella società, naturali, selvaggi e imprevedibili, racchiudono una bellezza che sfida gli schemi e le convenzioni. Tuttavia, il modo in cui vengono percepiti varia profondamente a seconda del contesto e del genere. Questo dualismo si rivela in modo affascinante nell’iconografia classica e &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-normal-font-size">I capelli ricci hanno attraversato secoli di interpretazioni simboliche nell’arte, nella cultura e nella società,  naturali, selvaggi e imprevedibili, racchiudono una bellezza che sfida gli schemi e le convenzioni. Tuttavia, il modo in cui vengono percepiti varia profondamente a seconda del contesto e del genere. Questo dualismo si rivela in modo affascinante nell’iconografia classica e nei pregiudizi moderni.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="300" height="239" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/02/ANGE_01_672-458_resize.jpg" alt="" class="wp-image-2878"/><figcaption>Putto che suono, Rosso Fiorentino, 1521</figcaption></figure></div>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Capelli ricci e iconografia classica</p>



<p class="has-normal-font-size">Nell’arte classica, i riccioli sono spesso associati a figure angeliche: <strong>putti e angioletti,</strong> rappresentati con soffici boccoli dorati, incarnano purezza, ingenuità e dolcezza. Questi ricci perfetti, ordinati e lucenti, diventano il simbolo di un’innocenza ideale, quasi eterea. È una raffigurazione che riflette la visione dell’epoca: i riccioli angelici erano l’emblema di ciò che è incontaminato e privo di malizia. Ma questa immagine idilliaca cambia radicalmente quando ad avere i capelli ricci è una donna. Lungi dall’essere associati alla dolcezza o all’innocenza, i ricci femminili sono spesso visti come il segno di un’indole ribelle, di una personalità indomabile. Questa contrapposizione apre una finestra sui pregiudizi culturali e di genere radicati nella nostra società.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La Donna dai ricci ribelli</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#f1e6cc">La donna con i capelli ricci, nella narrativa storica e moderna, è stata dipinta come un simbolo di forza, passione e indipendenza. I ricci rappresentano l’imprevedibilità e sembrano sfidare le norme di ordine e controllo a cui spesso il corpo femminile è stato sottoposto. Mentre i capelli lisci evocano compostezza e obbedienza, i ricci raccontano un’altra storia: quella di chi rifiuta di essere domata.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="476" height="594" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/1509643611-gettyimages-613497408-1.jpg" alt="" class="wp-image-2872" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/1509643611-gettyimages-613497408-1.jpg 476w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/1509643611-gettyimages-613497408-1-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 476px) 100vw, 476px" /><figcaption>Diana Ross</figcaption></figure></div>



<p class="has-normal-font-size">Questo pregiudizio si riflette anche nella moda e nella pubblicità, dove i capelli ricci sono talvolta etichettati come &#8220;disordinati&#8221; o &#8220;indisciplinati&#8221;, richiedendo &#8220;soluzioni&#8221; per essere gestiti o domati. Al contrario, per alcune figure iconiche della cultura pop, i ricci sono stati uno strumento per rappresentare donne audaci e anticonformiste: basti pensare a icone come <strong><em>Diana Ross</em></strong> o <strong><em>Whitney Houston</em>, </strong>che hanno trasformato i loro ricci in un simbolo di potere e orgoglio.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La contraddizione sociale</p>



<p class="has-normal-font-size">È interessante notare come un tratto naturale possa essere percepito in modi così opposti a seconda del genere. <strong>Perché i ricci che simboleggiano dolcezza e innocenza negli angioletti diventano una &#8220;minaccia&#8221; o un segno di aggressività quando appartengono a una donna?</strong> La risposta  risiede in secoli di costruzione sociale che hanno cercato di plasmare l’immagine della femminilità secondo standard rigidi e controllabili. </p>



<p class="has-normal-font-size">La ribellione associata ai ricci femminili non è casuale. I capelli, in molte culture, rappresentano identità, espressione personale e libertà. Per una donna, scegliere di abbracciare i propri ricci è spesso un atto di sfida verso un sistema che impone la conformità e la sottomissione. I ricci diventano così una dichiarazione di sé, una rivendicazione di autenticità e unicità.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">I capelli ricci: un viaggio tra storia, cultura e significati simbolici</p>



<p class="has-normal-font-size">I capelli ricci hanno una storia ricca e affascinante che attraversa le epoche e le culture, rappresentando un elemento distintivo capace di riflettere bellezza, potere e identità. <strong>Nelle culture antiche, i capelli ricci erano spesso celebrati come un dono degli dei e un segno di fertilità, vitalità e potere. Nella mitologia greca, i capelli ricci erano associati a un femminile oscuro, ad esempio, la chioma della maga<em>&nbsp;Circe</em>&nbsp;rappresentava il fascino seduttivo e il potere magico </strong>di una donna capace di trasformare gli uomini in animali.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«E arrivammo all’isola Eea: vi abitava</p><p>Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana»</p><cite>Odissea, X, 135-6</cite></blockquote>



<p>&nbsp;Allo stesso modo, la figura di<em>&nbsp;<strong>Medusa</strong></em>, con la sua chioma di serpenti aggrovigliati simboleggiava la forza trasformativa, il pericolo e il mistero.&nbsp;</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Durante il Medioevo &#8230;</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong> l’epoca dei processi alle streghe, le donne dai ricci e di colore rosso venivano spesso considerate sospette e accusate di praticare arti magiche. </strong>Si credeva che i loro capelli ribelli fossero il segno visibile di una natura indomita e pericolosa, capace di sfidare le norme sociali e di collegarsi a poteri oscuri. Questa associazione tra capelli rossi, ricci e stregoneria ha alimentato secoli di superstizione, rendendo tali caratteristiche un simbolo sia di fascino che di inquietudine.</p>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#e7ecc3">LEGGI ANCHE<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-caccia-alle-streghe-il-primo-sterminio-di-genere-della-storia/"> LA CACCIA ALLE STREGHE, IL PRIMO STERMINIO DI GENERE DELLA STORIA </a></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Dal Rinascimento all’era vittoriana: cambiamenti di moda e tendenze</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Nel Rinascimento europeo, i capelli ricci tornarono alla ribalta come simbolo di bellezza aristocratica. Le donne della nobiltà sfoggiavano elaborate acconciature con riccioli naturali o artificiali, spesso decorati con pettini dorati, perle e nastri. </strong>Come non citare la famosa &nbsp;“<strong>capigliara</strong>”<strong> di <em>Isabella d’Este</em>, </strong>una parrucca di riccioli posticci e ciocche vere intrecciate con fili di perle e galloni di merletto, diventata un vero proprio&nbsp;<em>must have</em>&nbsp;del Rinascimento.&nbsp;Ne sono testimonianza i ritratti che l’hanno resa immortale.&nbsp;</p>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#eee0dd">LEGGI ANCHE <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/isabella-deste-uninfluencer-ante-litteram/">ISABELLA D&#8217;ESTE, UN&#8217;INFLUENCER ANTE LITTERAM </a></p>



<div class="wp-block-columns">
<div class="wp-block-column" style="flex-basis:100%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="650" height="670" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/isabella-deste-1.jpg" alt="" class="wp-image-2871" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/isabella-deste-1.jpg 650w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/isabella-deste-1-291x300.jpg 291w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></figure>
</div>
</div>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="248" height="204" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/images-3-1.jpeg" alt="" class="wp-image-2869"/></figure></div>



<p class="has-normal-font-size">La chioma riccia era considerata sinonimo di grazia e sensualità, come possiamo vedere nei ritratti di muse ispiratrici dell’epoca, tra cui la celebre&nbsp;<strong>Venere di Botticelli</strong>, con i suoi ricci ondulati che richiamano la vitalità e la bellezza divina.</p>



<p class="has-normal-font-size">Tuttavia, con l’avvento dell’epoca vittoriana, i canoni estetici cambiarono. I capelli lisci, raccolti e disciplinati, divennero la norma, rappresentando l’ideale di una donna sobria, controllata e conforme alle aspettative sociali del tempo. I ricci, percepiti come “ribelli,” passarono temporaneamente in secondo piano.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Movimenti di emancipazione e rivendicazione dell&#8217;identità</p>



<p>Nel XX secolo, i capelli ricci hanno assunto un significato culturale e politico profondo. <strong>Durante gli anni ’60 e ’70, nell’era dei movimenti di liberazione e dei diritti civili, i ricci sono diventati un potente simbolo di autoespressione e resistenza.</strong> Le persone di colore, in particolare, hanno abbracciato i loro capelli naturali come segno di orgoglio culturale e opposizione agli standard di bellezza eurocentrici. Icone come&nbsp;<strong>Angela Davis</strong>, attivista del movimento afroamericano, hanno trasformato i capelli ricci in un messaggio di forza e ribellione. Parallelamente, anche il movimento hippie ha celebrato i capelli ricci e mossi come simbolo di libertà e rifiuto delle convenzioni sociali. <strong>Gli anni ’80 e ’90 hanno poi visto un ritorno al volume e alla texture naturale, con modelli e celebrità che esaltavano l’unicità di ogni chioma riccia</strong>.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Oggi: una celebrazione dell&#8217;identità</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Oggi, più che mai si  promuove la bellezza naturale e la diversità, i ricci stanno recuperando il loro posto come simbolo di forza e orgoglio, grazie anche a brand come<a href="https://www.ilovericcio.com/it/?gad_source=1&amp;gbraid=0AAAAADF1QQVackSRGvg9Ll_Fs7EMkmGyc&amp;gclid=Cj0KCQiA8q--BhDiARIsAP9tKI1jXQPQdYCHQdcwaKf2NYdW3LHBQuTWZOyhhbv2Cvaie4WnYcsTeA0aAhFfEALw_wcB"> </a></strong></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong><a href="https://www.ilovericcio.com/it/?gad_source=1&amp;gbraid=0AAAAADF1QQVackSRGvg9Ll_Fs7EMkmGyc&amp;gclid=Cj0KCQiA8q--BhDiARIsAP9tKI1jXQPQdYCHQdcwaKf2NYdW3LHBQuTWZOyhhbv2Cvaie4WnYcsTeA0aAhFfEALw_wcB">I&#x2764;&#xfe0f;RICCIO,  </a>che curano ed esaltano la bellezza naturale dei capelli ricci. Finalmente i capelli ricci sono riconosciuti per la loro bellezza intrinseca e celebrati come simbolo di unicità e autenticità. </strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Dalla mitologica Circe alle demoniache streghe dai capelli rossi delle leggende medievali, fino alle icone moderne, i capelli ricci continuano a raccontare storie di forza, ribellione e bellezza senza tempo.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#dee0e0">Forse è tempo di superare le contraddizioni e i pregiudizi legati ai ricci, di vederli per quello che sono: una manifestazione unica della bellezza umana, capace di incarnare dolcezza, forza, ribellione e molto altro. In fin dei conti, i ricci non si lasciano incasellare&nbsp;&nbsp;– proprio come le persone che li portano.</p>



<p><strong>Firmato: Patrizia Zito, fieramente e orgogliosamente riccia</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6075.jpg" alt="" class="wp-image-2877" width="284" height="327" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6075.jpg 525w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6075-261x300.jpg 261w" sizes="(max-width: 284px) 100vw, 284px" /><figcaption><strong>Patrizia Zito</strong></figcaption></figure></div>



<p class="has-small-font-size"><strong>©LeRossediscendonodaigatti &#8211; Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo </strong></p>
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		<title>Aspasia, la donna che governò Atene.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/aspasia-la-donna-che-governo-atene/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 07:06:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[amante di Pericle]]></category>
		<category><![CDATA[Aspasia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come fosse arrivata ad Atene questa donna, dotata di fascino e carisma non comuni e con un cervello politico di tutto rispetto, nessuno lo sa di preciso, e ancor meno come sia riuscita a divenire in breve tempo prima la concubina esclusiva e poi addirittura la moglie di Pericle. Di lei abbiamo notizie attraverso gli &#8230;</p>
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<p>Come fosse arrivata ad Atene questa donna, dotata di fascino e carisma non comuni e con un cervello politico di tutto rispetto, nessuno lo sa di preciso, e ancor meno come sia riuscita a divenire in breve tempo prima la concubina esclusiva e poi addirittura la moglie di Pericle.</p>



<p>Di lei abbiamo notizie attraverso gli storiografi Senofonte, Plutarco ma anche Aristofane, Platone e Socrate. Quest&#8217;ultimo l&#8217;ha definita “sua maestra” lodandone la saggezza e l&#8217;intuito politico.</p>



<p><strong>Aspasia di Mileto è uno dei personaggi più iconici del V secolo a.C. in Grecia in un contesto storico in cui l&#8217;unico ruolo della donna era quello di “ombra” del marito, lei si affermò come figura di spicco nel panorama culturale della democrazia ateniese</strong><em>.</em></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="440" height="557" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/08/MarieBouliard-1794_Aspasia_painting.jpg" alt="" class="wp-image-1513" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/08/MarieBouliard-1794_Aspasia_painting.jpg 440w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/08/MarieBouliard-1794_Aspasia_painting-237x300.jpg 237w" sizes="(max-width: 440px) 100vw, 440px" /><figcaption>Aspasia, Marie Bouliard, 1794</figcaption></figure></div>



<p>Da Mileto, terra che aveva dato i natali ai primi filosofi Talete, Anassimandro e Anassimene,si era portata dietro lo spirito indagatore e libero, la capacità di spaziare con la mente e oltrepassare gli steccati del conformismo e della tradizione. Donne toste, le Milesie, e così Aspasia, il cui nome significa “colei che accoglie” (aspasios- da aspazesthai,&#8221;accogliere&#8221;), arrivata ad Atene, nella fulgida Atene del V secolo, non le passava neanche per l&#8217;anticamera del cervello di stare a casa a filare i pepli e ad accudire la famiglia, di non ricevere istruzione e di essere sottomessa al marito. Ad Aspasia la libertà le era più preziosa della vita. E allora sceglie di essere non moglie ma <em>etera</em>: libera protetta da un uomo libero, o magari da più d&#8217;uno.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>&#8220;per poter filosofare in libertà, aveva scelta la professione di etera” _Umberto Eco</em></p></blockquote>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30012"><em><strong>Chi erano le Etere?</strong></em></p>



<p>A differenza delle <em>pornai</em> (prostitute di basso ceto destinate a uomini volgari e senza potere), le etere appartenevano a una ristretta cerchia di cortigiane molto colte e rispettate per la loro saggezza. Nell&#8217;antica Grecia la professione delle etere era molto lontana dal concetto di prostituzione. Erano in realtà donne molto colte e sofisticate che offrivano agli uomini oltre al piacere dei sensi, un divertimento intellettuale. Erano le uniche donne veramente libere del tempo. Le etere, infatti, potevano uscire, partecipavano ai banchetti al fianco degli uomini e, addirittura, potevano ricevere in casa e se fossero state abbastanza fortunate avrebbero potuto essere mantenute da un uomo potente. I privilegi di cui godevano erano in netto contrasto con la situazione femminile dell&#8217;epoca, donne sottomesse e senza alcun grado culturale, fedeli, devote, capaci di accudire il marito e i figli e soprattutto silenziose.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30016"><strong>Aspasia e Pericle. Due parti della stessa mela</strong></p>



<p>Chissà come si incontrarono Aspasia e Pericle, entrambi belli, affascinanti e fieri, chissà chi avrà abbassato per prima lo sguardo. Eppure, per lei Pericle perse la testa, ne fece la sua concubina esclusiva, per poi lasciare la moglie legittima e unirsi in matrimonio con Aspasia nonostante fosse una straniera. Il concubinato ad Atene era una pratica ben vista, usuale, incoraggiata dalla società fortemente maschilista dell’epoca. La storica dell’antichità <em>Eva Cantarella</em> racconta che nella Grecia antica gli uomini potevano avere tre tipi di donne: moglie (per la discendenza preferibilmente di figli maschi), concubina (per le relazioni sessuali) ed etera (per il piacere, inteso però come soddisfazione generale di maggiore necessità). Pertanto, Pericle fu osteggiato non perché avesse un’amante bensì perché nutriva un sentimento d’amore autentico per una straniera tanto da abbandonare la moglie e convivere con lei.  <strong>Fu la sua saggia consigliera; lui governava in politica e lei la vita culturale.</strong> <strong>Mai Atene fu più splendida, era quella l&#8217;Atene di Fidia, di Socrate, di Platone, di Euripide.</strong></p>



<p><strong>Aristofane sosteneva ironicamente che fosse Aspasia a scrivere i discorsi di Pericle e a indirizzarne la politica </strong>come quando, ad esempio, Atene intervenne in una controversia tra la città di Samo e Mileto<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_di_Samo"> </a>schierandosi a favore di quest’ultima.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="800" height="427" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/08/aspasia.jpg" alt="" class="wp-image-1514" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/08/aspasia.jpg 800w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/08/aspasia-300x160.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/08/aspasia-768x410.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></div>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Una femminista ante litteram</strong></p>



<p>Condurre una vita libera e indipendente all&#8217;epoca significava andare incontro ad attacchi personali, difatti subì un processo per empietà in cui rischiò la pena di morte. Le accuse a cui Aspasia fu sottoposta erano finalizzate a coprirla d’infamia, ma l’obiettivo principale era, evidentemente quello di indebolire il potere politico di Pericle</p>



<p>Posso definirla una femminista ante litteram, incarnando il principio della “sorellanza” proprio dei nostri anni. Pensate che Aspasia fu insegnante di retorica e filosofia in uno dei più famosi circoli intellettuali di Atene! Con la sua &#8220;scuola” spiegava i principi dell&#8217;etica, dell&#8217;economia e soprattutto dell&#8217;arte erotica, per cui &#8220;l&#8217;amore&#8221; doveva essere il principio primo di tutte le cose. Insegnando la cultura alle giovani donne ateniesi, <strong>svolse un ruolo importante nell’emancipazione femminile e rivendicò la dignità delle donne in ogni suo discorso.</strong></p>



<p>Non si sa come morì, ma la scomparsa di Aspasia dalla scena ateniese, così come la sconfitta della città e la morte di Socrate, segnò la fine del secolo più brillante nella storia di Atene. Con lei spariva una grande personalità femminile, un esempio unico nella Grecia classica e non soltanto “l&#8217;amante straniera di Pericle”, come viene liquidata nei testi scolastici.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Aspasia nella letteratura moderna</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#eff3f4">Il nome di Aspasia è stato ripreso da <strong>Giacomo Leopardi</strong> nell&#8217;opera <strong>Ciclo di Aspasia</strong>, dedicata alla traumatica vicenda d&#8217;amore vissuta dal poeta per la nobildonna sposata <em>Fanny Targioni Tozzetti,</em> a cui il poeta fa riferimento utilizzando lo pseudonimo di Aspasia. Un totale di cinque componimenti che hanno come tematiche principali l&#8217;amore e la morte, il disincanto e la caduta delle illusioni.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Aspasia e la Medea di Euripide. Similitudini</strong></p>



<p>Alcuni studiosi si sono domandati se sia possibile che Euripide abbia tratto ispirazione dall&#8217;Aspasia storica per rappresentare la sua più grande eroina tragica: <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/medea-giasone-e-il-vello-doro-la-vendetta-distruttrice/">Medea.</a>( leggi l&#8217;articolo) </p>



<p>In effetti i trait d’union fra le due donne, storica e letteraria sono molti e congrui.</p>



<p><strong>H. Konish</strong>i sottolinea le caratteristiche comuni ad Aspasia e a Medea.</p>



<p>a) sono entrambe straniere in Atene, legate sentimentalmente al leader della città, e famose per la loro saggezza.</p>



<p>b) entrambe sono in esilio dalla loro patria.</p>



<p>c) entrambe hanno figli illegittimi minacciati dalla presenza di eredi legittimi.</p>



<p><em>H. Konishi&nbsp;&nbsp;&nbsp;parte dal presupposto che il pubblico delle rappresentazioni tragiche doveva avere ben presenti i fatti di politica contemporanea avvenuti nella primavera del 431 a. C., quando la Medea venne rappresentata per la prima volta.&nbsp;&nbsp;La preoccupazione per la guerra imminente era sicuramente dominante in ogni spettatore. Pericle era bersaglio da parte dell&#8217;opposizione per la sua intransigente decisione di muovere guerra a Sparta, ed era stato duramente attaccato tramite i processi a persone del suo entourage, Anassagora, Fidia e Aspasia. Quest&#8217;ultima si trovava dunque nell&#8217;occhio del ciclone, additata come colei che ha sobillato l&#8217;idea di muovere guerra a Sparta.&nbsp;&nbsp;Come non pensare, allora, che l&#8217;eroina perseguitata protagonista della tragedia di Euripide non prendesse spunto dalle vicissitudini di un personaggio reale?</em></p>
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		<title>Grete Hermann. La brillante Matematica che ha superato i confini del tempo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 May 2025 09:58:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Grete Hermann]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Grete Hermann, ( 2 marzo 1901 Brema &#8211; 15 aprile 1984 Brema) è stata una matematica e filosofa straordinaria il cui lavoro ha aperto nuove prospettive nella logica matematica, nell&#8217;intelligenza artificiale e nella filosofia della scienza. La sua intuizione e la sua visione hanno anticipato molte delle idee che sono state sviluppate negli anni successivi, &#8230;</p>
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<p class="has-background" style="background-color:#efebe1"><strong>Grete Hermann,</strong> ( 2 marzo 1901 Brema &#8211; 15 aprile 1984 Brema)  è stata una matematica e filosofa straordinaria il cui lavoro ha aperto nuove prospettive nella logica matematica, nell&#8217;intelligenza artificiale e nella filosofia della scienza. La sua intuizione e la sua visione hanno anticipato molte delle idee che sono state sviluppate negli anni successivi, dimostrando la sua genialità e la sua capacità di andare oltre i confini del tempo. Nonostante i suoi notevoli contributi, Grete Hermann è rimasta relativamente sconosciuta al di fuori degli ambienti accademici durante la sua vita. Solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1984, il suo lavoro ha iniziato ad essere riconosciuto a livello internazionale. Oggi, il suo nome è associato a importanti teoremi matematici e al pionierismo nell&#8217;intelligenza artificiale e nella fisica quantistica.  L&#8217;eredità di Grete Hermann continua a ispirare e influenzare le future generazioni di matematici e scienziati.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="847" height="272" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/Grete_Henry-Hermann_sd.jpeg" alt="" class="wp-image-2593" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/Grete_Henry-Hermann_sd.jpeg 847w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/Grete_Henry-Hermann_sd-300x96.jpeg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/Grete_Henry-Hermann_sd-768x247.jpeg 768w" sizes="(max-width: 847px) 100vw, 847px" /></figure></div>



<p class="has-background has-large-font-size" style="background-color:#d8eaad">LEGGI ANCHE <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/cecilia-payne-una-scienziata-cancellata-dai-libri-di-scuola/">CECILIA PAYNE</a>. UNA SCIENZIATA CANCELLATA DAI LIBRI DI SCUOLA </p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Gioventù e Formazione</strong></p>



<p>Nasce a Brema da una famiglia di intellettuali, Hermann  sin da bambina dimostra un talento precoce per le materie scientifiche e matematiche,  frequenta la prestigiosa Università di Göttingen, sotto la guida di noti professori. Durante gli anni universitari, Hermann matura uno spiccato interesse  per la logica matematica e la filosofia della scienza, tematiche sulle quali confluirà il suo lavoro futuro.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Contributi alla logica matematica </strong></p>



<p>Dopo aver completato il suo dottorato di ricerca nel 1926, Hermann ha iniziato a concentrarsi sulla logica matematica. Ha sviluppato importanti teoremi nel campo, tra cui <strong>il teorema di Hermann-Mauger, sulle  proprietà delle relazioni di equivalenza.</strong> Il suo lavoro ha gettato le basi per ulteriori ricerche nel campo della teoria degli insiemi e delle relazioni.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Contributi alla fisica quantistica</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="424" height="608" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/9788837229726_0_424_0_75.jpeg" alt="" class="wp-image-2592" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/9788837229726_0_424_0_75.jpeg 424w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/9788837229726_0_424_0_75-209x300.jpeg 209w" sizes="(max-width: 424px) 100vw, 424px" /></figure></div>



<p class="has-background" style="background-color:#eae1cd">Grete Hermann concentrò le sue ricerche sui fondamenti filosofici e sulla causalità della meccanica quantistica. Il suo punto di partenza fu la ricerca di parametri aggiuntivi per trovare una via d’uscita all’imprevedibilità nelle misurazioni di oggetti microfisici. <strong> Capì che nella teoria quantistica postulata nel 1932 da&nbsp;John von Neumann c&#8217;era un errore nel sistema,  nel 1935 pubblicò uno studio in cui motivava e provava il suo punto di vista. L&#8217;approccio filosofico di Hermann, che da molti colleghi fu ritenuto oltraggioso, soprattutto perché formulato da una donna, puntava invece a offrire un nuovo approccio per comprendere la relazione causa-effetto in fisica. Solo  trent&#8217;anni dopo, nel 1966, grazie agli studi di John Bell fu confermata dalla comunità scientifica, l&#8217;esistenza di una &#8220;<em>variabile nascosta&#8221;</em> nella Meccanica dei Quanti.</strong> </p>



<p></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Contributi all&#8217;Intelligenza Artificiale</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#ebf0f3"> Uno dei contributi più noti di Grete Hermann riguarda il suo lavoro pionieristico nell&#8217;intelligenza artificiale. Nel 1935, Hermann ha scritto un articolo intitolato <em>&#8220;La macchina di calcolo come strumento di ricerca scientifica&#8221;,</em> in cui ha esplorato le possibilità dell&#8217;automazione dei calcoli matematici. In questo articolo, ha discusso dell&#8217;idea che le macchine di calcolo avrebbero potuto superare l&#8217;abilità umana nella risoluzione di problemi complessi.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#ebf0f3">Le sue intuizioni sull&#8217;intelligenza artificiale sono state notevoli per l&#8217;epoca e hanno anticipato molte delle idee che sono state sviluppate decenni dopo. Ad esempio, Hermann ha riconosciuto l&#8217;importanza dell&#8217;algoritmo diagnostico e ha proposto che le macchine potessero essere utilizzate per l&#8217;analisi di dati complessi. Queste idee sono diventate fondamentali nello sviluppo dei moderni sistemi di intelligenza artificiale.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Filosofia della Scienza</strong></p>



<p><strong>Oltre alla sua attività accademica nel campo della matematica, Grete Hermann ha anche contribuito alla filosofia della scienza. Ha scritto diversi saggi sulla natura della realtà scientifica e sul ruolo delle teorie scientifiche nella spiegazione del mondo naturale. Hermann ha sostenuto che la scienza non dovrebbe essere solo una questione di calcoli e formule, ma dovrebbe anche prendere in considerazione gli aspetti filosofici e interpretativi.</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Impegno politico e sociale</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#ecd8d3">Quando&nbsp;Hitler salì al potere,<strong> Grete Hermann</strong> <strong>partecipò al movimento clandestino contro i nazisti </strong>e prese parte all’Internazionale Socialista (ISK),  con la pedagoga <em>Minna Spech</em>t crea un movimento educativo in opposizione al nazismo. Costretta a lasciare  la Germania, si rifugiò prima in Danimarca, poi in&nbsp;Francia e in Inghilterra.  A Londra sposò per convenienza Edward Henry nel 1938, ottenendo la cittadinanza inglese,  matrimonio che le impedì  di essere perseguitata per motivi politici&nbsp;e mandata nei campi di concentramento. Dopo la guerra,&nbsp;<strong>rientrata in Germania si dedicò a un progetto rivoluzionario, la creazione di una&nbsp;scuola&nbsp;per formare persone consapevoli</strong>. <strong>Nella sua scuola metteva in atto il metodo socratico o maieutico, basato sul dialogo in cui ognuno sperimentava le proprie capacità per una crescita  evolutiva. Un progetto illuminato che sarebbe utile e auspicabile anche ai giorni nostri.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Grete Hermann è stata una donna meravigliosa, capace di comprendere l&#8217;importanza della filosofia per far evolvere le menti, è riuscita ad applicarla alla scienza, grande amore della sua vita, realizzando un unicum nel mondo accademico scientifico.</p>



<p class="has-small-font-size"><strong>Riproduzione Riservata: testi di Patrizia Zito. Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo </strong></p>
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		<title>Cecilia Payne. Una scienziata cancellata dai libri di scuola.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/cecilia-payne-una-scienziata-cancellata-dai-libri-di-scuola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 May 2025 04:51:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Cecilia Payne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La vera ricompensa per un giovane scienziato è l’emozione che prova nell’essere la prima persona nella storia del mondo a vedere o capire qualcosa di nuovo. Niente può essere paragonato a questa esperienza”. Cecilia Payne è la donna che ha scoperto la composizione dell’Universo, nientepopodimenochè!&#160;&#160;Eppure, non è stata minimamente riconosciuta. I libri scrivono che l’atomo &#8230;</p>
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<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>“La vera ricompensa per un giovane scienziato è l’emozione che prova nell’essere la prima persona nella storia del mondo a vedere o capire qualcosa di nuovo. Niente può essere paragonato a questa esperienza”.</p></blockquote></figure>



<p class="has-background" style="background-color:#e4e9ea"><strong>Cecilia Payne è la donna che ha scoperto la composizione dell’Universo, nientepopodimenochè!&nbsp;</strong>&nbsp;Eppure, non è stata minimamente riconosciuta. I libri scrivono che l’atomo presente in maggiore quantità  nell’Universo è l’idrogeno, ma non dicono a chi dobbiamo la scoperta.</p>



<p>È veramente assurdo, se consideriamo che ogni anno le famiglie italiane si fanno carico dell’acquisto di nuovi testi scolastici. Una spesa totalmente inutile dato che,  gli argomenti trattati non vengono aggiornati alla luce dei nuovi riconoscimenti alle molteplici donne che si sono distinte e che sono state per troppo tempo oscurate.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/09/IMG_6588.jpg" alt="" class="wp-image-2282" width="671" height="535" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/09/IMG_6588.jpg 960w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/09/IMG_6588-300x239.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/09/IMG_6588-768x612.jpg 768w" sizes="(max-width: 671px) 100vw, 671px" /></figure></div>



<p class="has-background has-large-font-size" style="background-color:#f1f0ca">LEGGI ANCHE<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/rachel-carson-pioniera-dellambientalismo/"> RACHEL CARSON,</a> PIONIERA DELL&#8217;AMBIENTALISMO</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Le difficoltà dei primi anni</p>



<p>Fin dai primi anni di scuola, l’amore e le attitudini per la scienza in C. Payne erano manifesti. La madre, tuttavia, si rifiutò di investire soldi per la sua istruzione universitaria, ma lei riuscì nel 1919, a vincere <strong>una borsa di studio a Cambridge dove completò i suoi studi in chimica e botanica. La laurea non le fu riconosciuta perché donna;&nbsp;a Cambridge le studentesse dovranno infatti aspettare il 1948 per poter veder riconosciuta la loro laurea al pari dei colleghi uomini.&nbsp;</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Come nasce la passione per l&#8217;astrofisica.</p>



<p>In quegli stessi anni C. Payne riesce ad assistere alla conferenza del più illustre astrofisico britannico, Sir Arthur Eddington,  e ne rimase folgorata: non riesce a dormire per tre notti e infine realizza che il suo futuro deve essere nell&#8217;astrofisica. Sorgono ancora impedimenti: nel Regno Unito è impossibile che una donna possa proseguire gli studi con un dottorato di ricerca. Tuttavia, <strong>riesce a ottenere una borsa di studio, grazie anche a una lettera di raccomandazione scritta da Sir Arthur Eddington, così abbandona Cambridge per trasferirsi a Harvard negli Stati Uniti. </strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La grande scoperta</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/09/images.jpg" alt="" class="wp-image-2281" width="298" height="397"/></figure></div>



<p class="has-background" style="background-color:#ece0d1">Il primo gennaio 1925, a soli venticinque anni,  consegue il dottorato di ricerca<strong>, prima donna ad Harvard, con una tesi intitolata “Atmosfere stellari”,</strong> un lavoro che sarà definito dall’astrofisico Otto Struve come “il lavoro più brillante mai scritto in astronomia”. Cecilia, applicando metodi di analisi innovativi che aveva approfondito da sola, riuscì a dimostrare che le stelle sono formate principalmente da idrogeno ed elio. Questa era davvero una scoperta rivoluzionaria! Fino ad allora si riteneva fossero composti degli elementi della crosta terreste, cioè dagli atomi dei metalli pesanti quali ferro, silicio, alluminio.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Consigli o intimidazioni?</p>



<p class="has-background" style="background-color:#eeded2">Questa scoperta era di una portata immensa e per di più ad opera di una giovane donna. Il mondo accademico scientifico americano non poteva certa accettare che una ragazzina proveniente dall’Europa sconvolgesse le loro certezze sostenendo che il Sole e le stelle fossero formati al 98% da idrogeno! Così il professor Henry Norris Russel (proprio quello che dà il nome al noto diagramma di classificazione delle stelle, il diagramma Hertzsprung-Russell), durante la fase di revisione della tesi, la “consigliò” di rivedere le conclusioni del lavoro &#8211; aveva altra scelta?</p>



<p><strong>Il suddetto professore è lo scienziato&nbsp;accreditato alla scoperta che la composizione del sole è diversa da quella della Terra, ma giunse alle sue conclusioni quattro anni dopo Payne, dopo averle fortemente consigliato di non pubblicare le sue.</strong>&nbsp;</p>



<p>Cecilia aveva trasformato un Universo composto da metalli pesanti, in un Universo leggero e gassoso: una scoperta rivoluzionaria! Che però le fu negata&nbsp;<strong>per lo scetticismo di colleghi più famosi e convinti delle loro certezze.</strong></p>



<p>Cecilia Payne è stata la prima donna ad essere promossa a professoressa ordinaria a Harvard, a lei va il merito di aver tracciato la strada per le donne nel dipartimento di scienze di Harvard e in Astronomia, oltre ad aver ispirato intere generazioni di ragazze a intraprendere lo studio delle scienze. </p>



<p>©leRossediscendonodaigatti ©Immagine di copertina realizzata dal reparto grafico di <a href="https://excaliburpromo.com">Excalibur Promo </a></p>
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		<title>Letizia Battaglia. Una donna, una palermitana, una fotografa.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/letizia-battaglia-una-donna-una-palermitana-una-fotografa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2025 07:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Letizia Battaglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fotografo le donne, questo sì, anche perché in loro ritrovo me stessa; non fotografo quasi mai gli uomini (non mi vengono bene) Le sue foto hanno fatto il giro del mondo. Nessuno come lei ha fotografato la sua città. Una città, Palermo che acceca per i colori abbaglianti, il giallo e l’arancione dei suoi frutteti, il &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote"><p>Fotografo le donne, questo sì, anche perché in loro ritrovo me stessa;</p><p> non fotografo quasi mai gli uomini (non mi vengono bene)</p></blockquote>



<p>Le sue foto hanno fatto il giro del mondo. Nessuno come lei ha fotografato la sua città. Una città, <strong>Palermo </strong>che acceca per i colori abbaglianti, il giallo e l’arancione dei suoi frutteti, il bianco dei marmi, l’azzurro del cielo e il blu intenso del mare. Eppure, <strong>Letizia Battaglia </strong>sceglierà di fotografare solo in <strong>bianco e nero</strong>. Una scelta dettata dal rigore, dal senso di responsabilità e dalla gravità delle scene ritratte. </p>



<p>Una vita spesa interamente tra impegno civile e ricerca della bellezza, dove le donne sono protagoniste. I suoi scatti fotografici sono intrisi di poesia, sicuramente l’amicizia con&nbsp;il poeta <em>Ezra</em> <em>Pound</em>, conosciuto quando Letizia aveva ventisette anni, divenne fonte di ispirazione per la sua arte.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Unica donna in un mondo di uomini</p>



<p class="has-background" style="background-color:#ecf1f3">Letizia Battaglia inizia le sue prime esperienze lavorative con “l’Ora”, un giornale locale di Palermo. Quindi si trasferirà a Milano dove perfezionerà lo studio della fotografia, ma viene richiamata a Palermo dal “l’Ora” che le offre la posizione di responsabile per la fotografia. Prima donna- fotografo a lavorare per un giornale italiano.&nbsp;</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La verità&nbsp;è la sua missione</p>



<p>Siamo nel periodo degli “Anni di Piombo”, delle speculazioni edilizie del “Sacco di Palermo”, delle faide fra cosche e degli assassinii mafiosi, quali quello di <em>Peppino Impastato </em>o quello di <em>Piersanti Mattarella </em>(fratello del nostro Presidente della Repubblica).&nbsp;</p>



<p>Letizia dovrà confrontarsi con la dura realtà di una città, di una regione, ammorbata dalla mafia, dal clientelismo, dalla politica viziata, dalla povertà: lei non si tira indietro, la fotografia diverrà la sua vocazione a tempo pieno, il suo costante impegno volto a denunciare la dura realtà.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>I&nbsp;morti di mafia? L’odore del sangue non mi ha più abbandonato.</p></blockquote>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/05/13-Letizia-Battaglia_62803138-758x505-1.jpg" alt="" class="wp-image-2053" width="699" height="465" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/05/13-Letizia-Battaglia_62803138-758x505-1.jpg 758w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/05/13-Letizia-Battaglia_62803138-758x505-1-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 699px) 100vw, 699px" /><figcaption>Letizia Battaglia, assassinio di Piersanti Mattarella, Palermo, 6 gennaio 1980</figcaption></figure>



<p>Letizia ha un mestiere scomodo, ma continua imperterrita a fotografare. Non si lascia intimorire. Sono sue le foto che hanno contrassegnata un’epoca, Palermo in un fermo immagine:<strong> l’Hotel Zagarella &#8211; in cui Andreotti fu ritratto mentre tratta con esponenti dei clan-, il corpo di Piersanti Mattarella dentro l’auto, quello del giudice Terranova, i funerali del Generale Dalla Chiesa.</strong></p>



<p>Diventa una fotografa acclamata a livello internazionale, vincendo alcuni tra i premi più prestigiosi: è la prima fotografa europea ad essere insignita nel 1985 del <strong>Premio Eugene Smith.</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#eceff1"><strong>Ha a cuore i diritti delle donne,</strong> per le quali&nbsp;si è battuta anche attraverso la fondazione della rivista <strong>MEZZOCIELO</strong>&nbsp;, fatta&nbsp;soltanto&nbsp;da donne.&nbsp;E ha affermato la sua libertà, facendo parlare di sé tutti i perbenisti che gridarono allo scandalo, quando decise di lasciare&nbsp;il marito&nbsp;pur&nbsp;&nbsp;non essendo ancora&nbsp;lecito farlo.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Non solo mafia</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/05/001116448-8d41d2e5-2449-4bf0-8e38-e126fc601514.jpg" alt="" class="wp-image-2051" width="513" height="769" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/05/001116448-8d41d2e5-2449-4bf0-8e38-e126fc601514.jpg 641w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/05/001116448-8d41d2e5-2449-4bf0-8e38-e126fc601514-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 513px) 100vw, 513px" /></figure></div>



<p><strong>Nella sua ricerca di bellezza, lo sguardo di Letizia Battaglia, attraverso l’obiettivo è rivolto alle donne della sua Palermo</strong>, il suo interesse mira a scrutare i volti.&nbsp;&nbsp;Immortala con la sua fotografia, donne e bambine, la disillusione, l’incanto e la determinazione. Quella determinazione che ritroviamo nello sguardo della celeberrima fotografia della “<strong>bambina col pallone”</strong>&nbsp;nel quartiere della Cala. La determinazione delle donne siciliane! Tutte immagini che nonostante il bianco e nero sono capaci di emanare una luce unica che solo la fotografa palermitana ci mostra come nessun altro prima di lei.&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Ho fotografato in tutto il mondo, ma fuori da Palermo le foto mi vengono diverse. Qui c’è qualcosa che mi appartiene, o io forse le appartengo. Ho fotografato la cronaca di questa città, io non ho fatto arte, ho fatto un lavoro, duro, anche spietato.</p></blockquote>



<p>I suoi soggetti sono ritratti tra le strade lastricate della città, nei vicoli di araba memoria. Il suo occhio non è invadente, i ritratti mantengono intatta l’autenticità. Ricchi e poveri si mescolano, sfarzo e lusso si contrappongono alla semplicità e alla povertà. Le sue fotografie ritraggono uno spaccato sociale che si sofferma di più sui reietti, sugli ultimi, su chi vive veramente la strada,  la Palermo più vera.&nbsp;</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">L&#8217;impegno sociale</p>



<p>Il suo impegno per il giornale sarà totale fino al <strong>1992,</strong> anno in cui vengono uccisi i giudici <strong>Falcone e Borsellino.</strong> Col cuore a pezzi ed esausta interromperà la sua carriera da fotoreporter ma non per questo abbandonerà <strong>la lotta preferendo invece concentrarsi sulle sue attività cooperative di sensibilizzazione e divulgazione rivolte al sociale.</strong>&nbsp;</p>



<p>Letizia Battaglia ha sempre infatti sostenuto e collaborato con diverse agenzie e diversi laboratori per diffondere le proprie conoscenze ed esperienze a tutti coloro i quali desiderassero fare della fotografia la propria missione. Il suo impegno culminerà&nbsp;con l’inaugurazione, nel <strong>2017,</strong> del “<strong>Centro Internazionale di Fotografia di Palermo</strong>” un archivio storico che raccoglie gli scatti di oltre 150 fotografi, professionisti ed amatori, affinché queste testimonianze possano essere conservate per sempre.</p>



<p><strong>Grazie Letizia Battaglia, intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, per averci donato la luce attraverso i volti delle donne.</strong></p>



<p>©Riproduzione Riservata</p>



<p>Le immagini di Anteprima sono realizzate dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Palmiro Togliatti e Nilde Iotti, storia di un amore</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/palmiro-togliatti-e-nilde-iotti-storia-di-un-amore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 May 2024 16:32:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini che Amano le Donne]]></category>
		<category><![CDATA[#palmiroTogliatti #NildeIotti #costituzione #partitocomuniista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia d&#8217;amore tra Palmiro Togliatti e Nilde Iotti è una delle vicende più affascinanti e controverse della politica italiana del XX secolo. Si tratta di una relazione che ha saputo unire passione e impegno politico, superando convenzioni sociali e pregiudizi in un&#8217;epoca in cui l&#8217;intreccio tra vita privata e vita pubblica era spesso oggetto &#8230;</p>
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<p>La storia d&#8217;amore tra <strong>Palmiro Togliatti e Nilde Iotti </strong>è una delle vicende più affascinanti e controverse della politica italiana del XX secolo. Si tratta di una relazione che ha saputo unire passione e impegno politico, superando convenzioni sociali e pregiudizi in un&#8217;epoca in cui l&#8217;intreccio tra vita privata e vita pubblica era spesso oggetto di giudizio e scandalo. </p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Gli inizi </p>



<p>Palmiro Togliatti, nato nel 1893 a Genova, è uno dei fondatori del Partito Comunista Italiano e uno dei protagonisti della politica italiana del dopoguerra. È un uomo con una personalità carismatica e una vasta cultura politica, tanto da essere chiamato &#8220;Il Migliore&#8221; dai suoi compagni di partito e il “Migliore fra gli uomini” dalla stessa Nilde Iotti.&nbsp;</p>



<p>Nilde Iotti, nata a Reggio Emilia nel 1920, partigiana, è stata una delle figure più importanti del movimento femminile e della politica italiana. Laureata in lettere e filosofia, fin da giovane si distingue per il suo impegno nella lotta antifascista e per i diritti delle donne. Nel dopoguerra, entra a far parte del Partito Comunista Italiano dove incontra Palmiro Togliatti.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">L&#8217;Incontro e la Relazione</p>



<p class="has-background" style="background-color:#ebecd6">Il loro incontro avviene nel 1946, durante i lavori della Costituente. Nilde ha 26 anni, è giovane, determinata e con una carriera politica promettente. Togliatti, invece, ha 53 anni, è sposato e ha un figlio. Nonostante ci fossero 27 anni di differenza d’età e le complicazioni personali, tra i due nasce una forte attrazione che si trasforma presto in un legame profondo.&nbsp;&nbsp;Il tormentato rapporto di Palmiro e Nilde è rivelato attraverso quaranta lettere che si scambiarono al principio della relazione. Dal carteggio si evince il racconto del primo anno di segreta passione, dall&#8217;incontro a Montecitorio nell&#8217;estate del 1946 fino alla convivenza nell&#8217;abbaino di Botteghe Oscure.  Lettere appassionate e tormentate, colme di un amore forte e indissolubile.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="560" height="315" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/07/131144147-a176767a-fd35-47a5-a768-728051b102d7.jpeg" alt="" class="wp-image-2805" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/07/131144147-a176767a-fd35-47a5-a768-728051b102d7.jpeg 560w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/07/131144147-a176767a-fd35-47a5-a768-728051b102d7-300x169.jpeg 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></figure></div>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“Forse è bene che tronchiamo – scriveva lei nel 1947, quando la loro storia era appena agli albori – I problemi che si pongono fra noi sono ormai troppi e troppo grandi” –&nbsp;&nbsp;Nilde Iotti</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“Siamo già andati troppo avanti: anche se lo volessimo non potremmo più farlo” </p><p>“Non ti lascio andare via, neanche se me lo chiede il partito.” – Togliatti&nbsp;</p></blockquote>



<p class="has-background" style="background-color:#e9cead">Palmiro e Nilde dopo essersi amati in maniera platonica sfidano le convenzioni e i pregiudizi che si erano sviluppati all’interno del loro stesso partito ed escono allo scoperto, decidendo di iniziare una convivenza nell&#8217;abbaino all&#8217;ultimo piano di Botteghe Oscure, sede del PCI. Decisione che si è resa necessaria In seguito all&#8217;attentato subito da Togliatti nel  1948. . La loro rimase una relazione more uxorio per tutta la sua durata, a entrambi non importava avere una fede al dito per considerarsi marito e moglie, tanto che insieme adottano anche una bambina, Marisa Malagoli, la sorella minore di uno dei sei operai rimasti uccisi negli scontri seguenti alla manifestazione modenese del 9 gennaio 1950.</p>



<p class="has-text-align-left has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Una vita di impegno comune</p>



<p>La storia d&#8217;amore tra Togliatti e Iotti non è solo una vicenda sentimentale, ma anche una collaborazione politica intensa. I due condividono ideali e obiettivi, lavorano insieme per rafforzare il PCI e per promuovere riforme sociali ed economiche in Italia. Nilde Iotti, in particolare, si impegna nella battaglia per i diritti delle donne e per il miglioramento delle condizioni di vita dei ceti meno abbienti. La relazione tra  Palmiro Togliatti e Nilde Iotti è stata molto più di una semplice storia d&#8217;amore: è stata un sodalizio che ha segnato la storia della politica italiana, dimostrando che l&#8217;amore e l&#8217;impegno politico possono andare di pari passo, influenzando positivamente il corso degli eventi storici. Uniti hanno saputo superare le barriere del loro tempo, lasciando un&#8217;eredità di coraggio, libertà  e impegno che continua a ispirare.</p>



<p><strong>Palmiro Togliatti muore nel 1964, lasciando Nilde Iotti a proseguire il suo impegno politico. Nilde continua a essere una figura di primo piano nella politica italiana, diventando la prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei Deputati nel 1979, ruolo che mantiene fino al 1992.</strong></p>



<p class="has-background has-large-font-size" style="background-color:#f1d6b5">LEGGI PURE <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/cecilia-payne-una-scienziata-cancellata-dai-libri-di-scuola/">CECILIA PAYNE. UNA SCIENZIATA CANCELLATA DAI LIBRI DI SCUOLA </a></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Nilde Iotti e il suo impegno per i diritti delle donne.</p>



<p>Nilde Iotti entra in politica in un periodo cruciale per l&#8217;Italia. Nel 1946, viene eletta all&#8217;<strong>Assemblea Costituente, </strong>un organismo incaricato di redigere la nuova Costituzione italiana dopo la caduta del fascismo e la fine della Seconda Guerra Mondiale.  In questo contesto, Iotti si distingue subito per il suo impegno sui temi dei diritti civili e sociali delle donne. Una delle sue prime battaglie è l&#8217;inclusione del principio di uguaglianza tra uomini e donne nella Costituzione. Grazie anche al suo contributo, l&#8217;articolo 3 della Costituzione italiana afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso. Questo principio rappresenta una base fondamentale per tutte le successive legislazioni a favore delle donne. Negli anni &#8217;50 e &#8217;60, Nilde Iotti continua la sua lotta per i diritti delle donne, focalizzandosi su temi come il lavoro femminile, la maternità e l&#8217;educazione. Sostiene la necessità di politiche che favoriscano l&#8217;ingresso delle donne nel mercato del lavoro, promuovendo leggi che garantiscano la parità salariale e la protezione della maternità. Uno dei suoi obiettivi principali è l&#8217;istituzione di un sistema di welfare che supporti le donne lavoratrici. Lavora per l&#8217;introduzione di congedi di maternità retribuiti e di servizi per l&#8217;infanzia, come asili nido, che permettano alle donne di conciliare meglio la vita familiare con quella professionale.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Nilde Iotti Presidente alla Camera dei Deputati</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/07/nilde-iotti-scaled-1.jpeg" alt="" class="wp-image-2804" width="313" height="468" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/07/nilde-iotti-scaled-1.jpeg 534w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/07/nilde-iotti-scaled-1-200x300.jpeg 200w" sizes="(max-width: 313px) 100vw, 313px" /></figure></div>



<p>Nel 1979, Nilde Iotti diventa la prima donna a essere eletta Presidente della Camera dei Deputati, una posizione che le permette di avere un&#8217;influenza ancora maggiore nella promozione dei diritti delle donne. Durante i suoi mandati, fino al 1992, utilizza la sua carica per sostenere leggi che favoriscano l&#8217;uguaglianza di genere. Uno dei successi più importanti di questo periodo è l&#8217;approvazione della legge sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro (Legge 9 dicembre 1977, n. 903). Questa legge sancisce il divieto di discriminazione di genere in ambito lavorativo, includendo norme sulla parità salariale e sull&#8217;accesso a tutte le professioni e posizioni.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il Divorzio</p>



<p class="has-background" style="background-color:#e7eef1">Nilde Iotti partecipa attivamente alle campagne per la legalizzazione del divorzio e dell&#8217;aborto, due battaglie che segnano profondamente la società italiana degli anni &#8217;70.  Nel 1974, il referendum sul divorzio conferma la legge che lo permette, nonostante l&#8217;opposizione di molte forze conservatrici e dalla Chiesa cattolica,  Iotti, con il suo impegno, contribuisce a sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica sull&#8217;importanza di questa conquista per la libertà e l&#8217;autonomia delle donne. La legge sull&#8217;aborto del 1978 è un&#8217;altra pietra miliare nella legislazione italiana. Nilde Iotti sostiene fortemente il diritto delle donne di decidere sul proprio corpo, e la legge 194 del 22 maggio 1978 rappresenta una vittoria significativa per il movimento femminista italiano.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/07/storia-divorzio-italia-1.jpeg" alt="" class="wp-image-2807" width="344" height="244" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/07/storia-divorzio-italia-1.jpeg 700w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/07/storia-divorzio-italia-1-300x213.jpeg 300w" sizes="(max-width: 344px) 100vw, 344px" /></figure></div>



<p>Prima dell&#8217;introduzione della legge sul divorzio, il matrimonio in Italia era considerato indissolubile, in linea con la tradizione cattolica che ha profondamente influenzato la legislazione italiana. Questo significava che le coppie in crisi non avevano la possibilità legale di sciogliere il loro matrimonio, indipendentemente dalle circostanze. La situazione era particolarmente difficile per le donne, che spesso si trovavano intrappolate in matrimoni infelici costrette a subire ogni tipo di violenza o sopruso. Iotti riteneva che il divorzio fosse una questione di giustizia sociale, in particolare per le donne che subivano le conseguenze di matrimoni falliti.</p>



<p>Negli anni &#8217;60, il dibattito sul divorzio inizia a prendere piede in Italia, riflettendo i cambiamenti sociali e culturali in corso. Nilde Iotti, insieme ad altri parlamentari e attivisti, diventa una delle voci più autorevoli e appassionate a favore del divorzio. Per Iotti, il divorzio non era solo una questione di libertà individuale, ma anche di giustizia sociale, in particolare per le donne che subivano le conseguenze di matrimoni falliti.</p>



<p><strong>L&#8217;impegno di Nilde Iotti per i diritti delle donne ha lasciato un&#8217;impronta indelebile nella storia italiana. Grazie al suo lavoro, molte delle conquiste ottenute hanno posto le basi per una società più giusta e equa. La sua dedizione e il suo coraggio continuano a essere fonte di ispirazione per tutte le donne che lottano per i propri diritti e per una maggiore uguaglianza.</strong></p>



<p class="has-background has-large-font-size" style="background-color:#e5eaaf">LEGGI PURE<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/andre-gorz-e-dorine-keir-uniti-in-vita-e-in-morte/"> ANDRÈ GORZ E DORINE KEIR: UNITI IN VIA E IN MORTE </a></p>



<p class="has-small-font-size"><strong>©leRossediscendonodaigatti.  Testo scritto da Patrizia Zito. Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo.</strong></p>
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		<title>Aleksandra Kollontaj la rivoluzionaria alata</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/aleksandra-kollontaj-la-rivoluzionaria-alata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 15:35:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Aleksandra Kollontaj]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nota per la sua imperitura bellezza ed eleganza, nasce nel 1872, in una famiglia aristocratica russa. Figlia di un generale dello zar, è giovanissima quando, insieme al matrimonio rifiuta la vita che la famiglia aveva pensato per lei. Questo fu il primo di una serie di atti di ribellione con i quali Aleksandra Kollontaj nemica &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nota per la sua imperitura bellezza ed eleganza, nasce nel 1872, in una famiglia aristocratica russa. Figlia di un generale dello zar, è giovanissima quando, insieme al matrimonio rifiuta la vita che la famiglia aveva pensato per lei. Questo fu il primo di una serie di atti di ribellione con i quali Aleksandra Kollontaj nemica giurata delle istituzioni patriarcali, pone la propria determinazione per spezzare le catene che opprimono il popolo. Dotata di un’ars oratoria multilingue, sarà sempre dalla parte degli oppressi con irriducibile passione.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" width="350" height="265" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/02/350px-68875_Alexandra_Kollontai_at_legation_in_Oslo.jpeg" alt="" class="wp-image-2740 size-full" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/02/350px-68875_Alexandra_Kollontai_at_legation_in_Oslo.jpeg 350w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/02/350px-68875_Alexandra_Kollontai_at_legation_in_Oslo-300x227.jpeg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="has-large-font-size">Prima donna al mondo  a diventare ministra al fianco di Lenin. Prima donna ambasciatrice del suo paese. </p>
</div></div>



<p></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Da aristocratica a rivoluzionaria</p>



<p>Aleksandra Kollontaj rifiuta presto il suo ambiente e sceglie la rivoluzione. <strong> Prima donna al mondo a diventare ministra, al fianco di Lenin. Prima donna ambasciatrice del suo Paese. Si tratta di un mandato come ministra degli esteri dell’Unione Sovietica, che ha dal ’26 al ’45 prima in Messico e poi in Svezia, dove successivamente diventa ambasciatrice dell’URSS. Ruoli, questi, importantissimi e di spicco, che Kollontaj ricopre per conto di uno stato che ha attivamente contribuito a creare, </strong>essendo una rivoluzionaria marxista che ha giocato un ruolo non di secondo piano nella preparazione della Rivoluzione del 1917 e nelle vicende che, da quell’anno in poi, segnano la vita del Partito comunista russo, di cui fu membro ma anche aspra critica, lungi dall’essere una mera esecutrice della linea politica dettata dai leader del partito.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">L&#8217;impegno a favore delle donne</p>



<p class="has-background" style="background-color:#e4e9ea">Durante la Rivoluzione, Aleksandra  Kollontaj svolse un ruolo chiave nella promulgazione di leggi progressiste a favore delle donne. Fu tra i principali promotori del decreto che garantiva alle donne il diritto di voto, una mossa audace e rivoluzionaria che riconosceva finalmente l&#8217;importante contributo femminile alla società. Questa iniziativa fece di Kollontaj una figura di spicco nel panorama politico russo e una voce autorevole nella lotta per l&#8217;uguaglianza di genere.</p>



<p>Dopo la Rivoluzione, Kollontaj mantenne il suo impegno per l&#8217;uguaglianza di genere anche nelle sfide diplomatiche. In veste di ambasciatrice sovietica in Norvegia, portò avanti la sua missione di sensibilizzazione sui diritti delle donne, cercando di estendere l&#8217;influenza delle idee progressiste anche al di là dei confini russi. </p>



<p><strong>Aleksandra Kollontaj è un’intellettuale marxista colta e attivista femminista che ha molto da dire,&nbsp;&nbsp;i suoi testi sono un interessante visione del periodo storico e politico.</strong>&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Scrive di lei <em>Paul Ginsborg</em>, in Famiglia Novecento: «Pose interrogativi scomodi ma essenziali sul sesso e l’amore, su come donne e uomini potessero condividere il loro naturale erotismo nel contesto della vita quotidiana di una società nuova».</p></blockquote>



<p>Tra i vari testi, il più interessante è <strong><em>“Largo all’Eros alato”</em></strong>, una lettera che nel 1923 Kollontaj indirizza alla gioventù proletaria.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="300" height="400" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/02/s-l400-1.jpeg" alt="" class="wp-image-2742" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/02/s-l400-1.jpeg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/02/s-l400-1-225x300.jpeg 225w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure></div>



<p>Questi i principi dell’EROS ALATO</p>



<p>1. Uguaglianza reciproca (nessuna predominanza maschile né schiavitù e annullamento della personalità della donna nei rapporti d&#8217;amore).</p>



<p>2. Riconoscimento reciproco dei diritti dell&#8217;altro, il che esclude la pretesa di possedere interamente il cuore e la anima del partner (sentimento di proprietà creato e conservato dalla cultura borghese).</p>



<p>3. Sollecitudine da compagni, attitudine ad ascoltare e comprendere i moti dell&#8217;animo dell&#8217;essere caro (la cultura borghese esigeva questa sollecitudine nell&#8217;amore unicamente da parte della donna).</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>La morale ipocrita della cultura borghese ha strappato senza pietà le piume dalle ali multicolori e sgargianti di Eros, obbligandolo a frequentare unicamente le «coppie legittime». Al di fuori del matrimonio, l&#8217;ideologia borghese lascia posto unicamente ad un Eros senza piume e senza ali: l&#8217;unione sessuale momentanea, sotto forma di carezze comperate (prostituzione) o rubate (adulterio)</p></blockquote>



<p><strong>&#8220;Largo all&#8217;eros alato!&#8221; di Aleksandra Kollontaj </strong>è un saggio che si colloca nel contesto della sua attività nel movimento femminista e socialista. Scritto nel 1923, questo racconto riflette l&#8217;ardente impegno di Kollontaj per l&#8217;emancipazione delle donne, compresa la loro liberazione sessuale.</p>



<p>Il titolo stesso, &#8220;Largo all&#8217;eros alato!&#8221;, suggerisce un invito a una liberazione erotica, un&#8217;apertura all&#8217;amore e alla passione&nbsp;</p>



<p>Kollontaj mette in discussione le norme sociali rigide e le convenzioni patriarcali che opprimono le donne e le loro scelte personali. Il testo&nbsp;&nbsp;esplora temi come l&#8217;autodeterminazione, la libertà individuale e la lotta per una sessualità senza vincoli. Kollontaj utilizza la narrazione per promuovere un&#8217;idea di amore e di intimità basata sulla reciproca volontà e sulla consapevolezza delle proprie esigenze emotive e fisiche.</p>



<p>&#8220;Largo all&#8217;eros alato!&#8221; si inserisce nel più ampio contesto del pensiero di Kollontaj sull&#8217;emancipazione delle donne e sulla trasformazione della società attraverso la liberazione sessuale e la piena parità di genere. Questo testo rimane un importante contributo alla letteratura femminista e un esempio del coraggio e della determinazione di Kollontaj nel promuovere un mondo più equo e libero.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Eredità</p>



<p>La sua eredità è ancora viva oggi, poiché il suo impegno per i diritti delle donne e la sua audacia nel campo della diplomazia continuano a ispirare le generazioni successive. Il suo contributo al progresso sociale e alle relazioni internazionali non può essere sottovalutato, e la sua storia rimane un capitolo significativo nella storia del movimento femminista e della Rivoluzione Russa.</p>



<p>In conclusione, Aleksandra Kollontaj rimane un&#8217;icona del suo tempo, una donna coraggiosa e visionaria che ha aperto la strada per le generazioni future. La sua vita e le sue realizzazioni sono un monito costante della forza e della determinazione necessarie per sfidare le norme sociali e aprire nuovi orizzonti, sia nell&#8217;ambito politico che in quello sociale.</p>



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<p>Diritti Riservati. Testo di<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/chi-sono/"> Patrizia Zito</a>. Immagine di Anteprima realizzata da <a href="https://excaliburpromo.com/">Excalibur Promo </a></p>
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		<title>Ching Shih, la regina dei pirati che ha sfidato l&#8217;Oceano.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/ching-shih-la-regina-dei-pirati-che-ha-sfidato-loceano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jul 2023 20:16:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Ching Shih]]></category>
		<category><![CDATA[donna pirata]]></category>
		<category><![CDATA[regina dei pirati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel vasto e oscuro mondo dei pirati, appannaggio maschile , risplende con una fama senza eguali il nome di Ching Shih, una donna bellissima, coraggiosa e intraprendente. Ching Shih ha governato un vasto impero pirata nel XIX secolo, imponendosi come una delle figure più temute e rispettate del suo tempo. La sua storia avvincente è &#8230;</p>
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<p>Nel vasto e oscuro mondo dei pirati, appannaggio maschile ,  risplende con una fama senza eguali il nome di Ching Shih, una donna bellissima, coraggiosa e intraprendente. Ching Shih  ha governato un vasto impero pirata nel XIX secolo, imponendosi come una delle figure più temute e rispettate del suo tempo. La sua storia avvincente è un testamento del suo ingegno tattico, della sua fermezza e del suo talento per il comando. </p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Chi era Ching Shih</p>



<p>Ching Shih noto anche come Cheng I Sao, è vissuta nella Cina del XIX secolo, durante la dinastia Qing. Ching Shih iniziò la sua carriera come prostituta nella città di Canton, tuttavia  tutto cambiò quando si innamorò di <em><strong>Cheng I,</strong></em>  famoso pirata che comandava la <em>Flotta cinese della Bandiera Rossa</em>.  La coppia si unì in matrimonio e Ching Shih  entrò di diritto a far parte del suo equipaggio, diventando una figura chiave nel suo regno pirata. </p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il regno pirata di Ching Shih</p>



<p class="has-background" style="background-color:#e7dccb"><strong>Quando Cheng I morì nel 1807, Ching Shih dimostrò la sua straordinaria abilità di leadership prendendo il comando dell&#8217;intera flotta, che crebbe  rapidamente in numero e potenza, raggiungendo un&#8217;organizzazione e una disciplina senza precedenti</strong>. La sua flotta era composta da centinaia di navi e migliaia di pirati, che saccheggiavano città costiere, navi commerciali e persino pattuglie navali, superando di gran lunga le forze della Marina Imperiale Cinese.  Ching Shih  fu in grado di unire diverse bande di pirati sotto la sua autorità e controllare le rotte commerciali del Mar Cinese Meridionale. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/07/ching-shih.jpg" alt="" class="wp-image-2644" width="611" height="458" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/07/ching-shih.jpg 800w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/07/ching-shih-300x225.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/07/ching-shih-768x577.jpg 768w" sizes="(max-width: 611px) 100vw, 611px" /></figure></div>



<p><strong>Per assicurarsi che i suoi pirati seguissero le sue regole, Ching Shih creò un codice di condotta rigoroso noto come &#8220;Il contratto dei pirati di Ching Shih&#8221;. Questo contratto imponeva pene severe, come la decapitazione per coloro che non rispettavano le regole, ma allo stesso tempo garantiva anche una sorta di sicurezza e uguaglianza tra i membri dell&#8217;equipaggio. Le donne rese prigioniere durante i saccheggi  erano risparmiate e spesso reclutate nella flotta.</strong></p>



<p>La flotta di Ching Shih divenne così temuta che le forze navali cinesi e le flotte straniere lottarono per anni per sconfiggerla. Tuttavia, Ching Shih fu in grado di resistere a tutti gli attacchi e alla pressione dei governi.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La fine dell&#8217;era pirata di Ching Shih</p>



<p>La fama di Ching Shih e del suo regno pirata cresceva sempre di più, tanto che i governi cinesi e stranieri iniziarono a considerarla una minaccia significativa. Nel 1810, l&#8217;Impero Cinese inviò una flotta di guerra per affrontare Ching Shih, ma le forze imperiali furono sconfitte, dimostrando ancora una volta la formidabile abilità strategica di Ching Shih.</p>



<p>Nonostante la sua audacia e le sue vittorie, Ching Shih si arrese il 17 aprile del&nbsp;&nbsp;1810, consapevole che la sconfitta fosse prossima ad arrivare. Accettò l&#8217;amnistia offerta dall&#8217;Impero Cinese riuscendo&nbsp;&nbsp;a&nbsp;&nbsp;negoziare un accordo che garantì l&#8217;immunità per se stessa e i suoi pirati, conservando gran parte del tesoro accumulato durante la sua carriera.&nbsp;Trattò così alla pari con il governo e, in cambio della rinuncia alla pirateria, ottenne di mantenere una flotta personale e che nessun degli uomini che l&#8217;avevano servita fosse perseguito. </p>



<p>Riuscì a ritirarsi con la sua fortuna e a vivere una vita tranquilla fino alla sua morte, che avvenne intorno al 1844.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#e4e9ea">La storia di Ching Shih è rimasta una delle più affascinanti e leggendarie storie di pirateria. La sua abilità di comando, la sua determinazione e il suo spirito indomito l&#8217;hanno resa una figura iconica nel mondo della pirateria e una delle una delle poche donne pirata di spicco nella storia.</p>



<p class="has-background has-large-font-size" style="background-color:#e9e5a6">LEGGI PURE <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/sarah-bernardht-una-tigre-fra-le-belve/">SARAH BERNARDHT</a>, UNA TIGRE FRA LE BELVE </p>



<p class="has-small-font-size">Riproduzione Riservata. Testi di<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/chi-sono/"> Patrizia Zito</a>. Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di <a href="https://excaliburpromo.com">Excalibur Promo</a></p>
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