Ching Shih, la regina dei pirati che ha sfidato l’Oceano.

Nel vasto e oscuro mondo dei pirati, appannaggio maschile , risplende con una fama senza eguali il nome di Ching Shih, una donna bellissima, coraggiosa e intraprendente. Ching Shih ha governato un vasto impero pirata nel XIX secolo, imponendosi come una delle figure più temute e rispettate del suo tempo. La sua storia avvincente è un testamento del suo ingegno tattico, della sua fermezza e del suo talento per il comando.

Chi era Ching Shih

Ching Shih noto anche come Cheng I Sao, è vissuta nella Cina del XIX secolo, durante la dinastia Qing. Ching Shih iniziò la sua carriera come prostituta nella città di Canton, tuttavia tutto cambiò quando si innamorò di Cheng I, famoso pirata che comandava la Flotta cinese della Bandiera Rossa. La coppia si unì in matrimonio e Ching Shih entrò di diritto a far parte del suo equipaggio, diventando una figura chiave nel suo regno pirata.

Il regno pirata di Ching Shih

Quando Cheng I morì nel 1807, Ching Shih dimostrò la sua straordinaria abilità di leadership prendendo il comando dell’intera flotta, che crebbe rapidamente in numero e potenza, raggiungendo un’organizzazione e una disciplina senza precedenti. La sua flotta era composta da centinaia di navi e migliaia di pirati, che saccheggiavano città costiere, navi commerciali e persino pattuglie navali, superando di gran lunga le forze della Marina Imperiale Cinese. Ching Shih fu in grado di unire diverse bande di pirati sotto la sua autorità e controllare le rotte commerciali del Mar Cinese Meridionale.

Per assicurarsi che i suoi pirati seguissero le sue regole, Ching Shih creò un codice di condotta rigoroso noto come “Il contratto dei pirati di Ching Shih”. Questo contratto imponeva pene severe, come la decapitazione per coloro che non rispettavano le regole, ma allo stesso tempo garantiva anche una sorta di sicurezza e uguaglianza tra i membri dell’equipaggio. Le donne rese prigioniere durante i saccheggi erano risparmiate e spesso reclutate nella flotta.

La flotta di Ching Shih divenne così temuta che le forze navali cinesi e le flotte straniere lottarono per anni per sconfiggerla. Tuttavia, Ching Shih fu in grado di resistere a tutti gli attacchi e alla pressione dei governi.

La fine dell’era pirata di Ching Shih

La fama di Ching Shih e del suo regno pirata cresceva sempre di più, tanto che i governi cinesi e stranieri iniziarono a considerarla una minaccia significativa. Nel 1810, l’Impero Cinese inviò una flotta di guerra per affrontare Ching Shih, ma le forze imperiali furono sconfitte, dimostrando ancora una volta la formidabile abilità strategica di Ching Shih.

Nonostante la sua audacia e le sue vittorie, Ching Shih si arrese il 17 aprile del  1810, consapevole che la sconfitta fosse prossima ad arrivare. Accettò l’amnistia offerta dall’Impero Cinese riuscendo  a  negoziare un accordo che garantì l’immunità per se stessa e i suoi pirati, conservando gran parte del tesoro accumulato durante la sua carriera. Trattò così alla pari con il governo e, in cambio della rinuncia alla pirateria, ottenne di mantenere una flotta personale e che nessun degli uomini che l’avevano servita fosse perseguito.

Riuscì a ritirarsi con la sua fortuna e a vivere una vita tranquilla fino alla sua morte, che avvenne intorno al 1844.

La storia di Ching Shih è rimasta una delle più affascinanti e leggendarie storie di pirateria. La sua abilità di comando, la sua determinazione e il suo spirito indomito l’hanno resa una figura iconica nel mondo della pirateria e una delle una delle poche donne pirata di spicco nella storia.

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Riproduzione Riservata. Testi di Patrizia Zito. Immagine di Anteprima realizzata dall’ufficio grafico di Excalibur Promo

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