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	<title>Mitologia &#8211; le Rosse discendono dai Gatti</title>
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	<description>LeRossediscendonodaiGatti è un blog di approfondimento culturale. Ogni  argomento avrà una matrice comune che è la Donna e laddove saranno presenti gli uomini saranno soltanto quelli che “amano le donne”</description>
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	<title>Mitologia &#8211; le Rosse discendono dai Gatti</title>
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	<item>
		<title>Didone ed Enea. Quando la donna intelligente si innamora dell&#8217;inetto.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cartagine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Improbe amor, quid non mortalia pectora cogis” &#8211; Amore crudele, a che cosa non costringi i cuori dei mortali &#8211; Virgilio, Enede, IV 412) Come sia stato possibile che una regina saggia, intelligente e con un piglio manageriale di tutto rispetto, si sia fatta abbindolare da Enea, che tra gli eroi greci, non è sicuramente &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote"><p>“Improbe amor<em>, quid non mortalia pectora cogis” &#8211;  Amore crudele, a che cosa non costringi i cuori dei mortali</em></p><p>&#8211; <em>Virgilio, Enede, IV 412)</em></p></blockquote>



<p class="has-background" style="background-color:#efe9d2">Come sia stato possibile che una regina saggia, intelligente e con un piglio manageriale di tutto rispetto, si sia fatta abbindolare da Enea, che tra gli eroi greci, non è sicuramente il più prestante, rimane ancora per me fonte di delusione. </p>



<p>Oltre che <em>Virgilio,</em> fu <strong>Ovidio </strong>nelle Heroides* <strong> a narrare la vicenda del loro tragico amore, &#8211; badate bene! &#8211; tragico per Didone non per Enea, che<em> bel bello, tomo</em> t<em>omo, cacchio cacchio</em> se ne andò a fondare la sua città. Le eroine tratteggiate da Ovidio, non sono mai vittime, infatti, sono donne forti, indipendenti e, talvolta a buon diritto, piuttosto arrabbiate. Tuttavia non prive di fierezza e dignità.</strong></p>



<p>Così parla Didone rivolgendosi a se stessa in terza persona:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«<em>Enea le ha dato la ragione di morte e una spada. </em></p><p><em>Didone è caduta di sua propria mano</em>.»</p></blockquote>



<p class="has-background" style="background-color:#eceff1">Ovidio ne traccia una caratterizzazione psicologica estremamente moderna. Il travaglio interiore oscilla&nbsp;tra la&nbsp;<strong>minaccia</strong>, il <strong>riserbo dignitoso</strong> e la&nbsp;<strong>supplica</strong>. Didone accusa Enea di empietà e codardia, scaglia più volte contro di lui anatemi e altrettante invoca gli dei di proteggerlo. Fino a raggiungere il climax nella morte che avviene per sua stessa mano con la spada che tiene in grembo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/20210120_201528-640x480-1.jpg" alt="" class="wp-image-1956" width="535" height="401" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/20210120_201528-640x480-1.jpg 640w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/20210120_201528-640x480-1-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 535px) 100vw, 535px" /></figure></div>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Vediamo a grandi linee chi fosse Didone prima dell&#8217;approdo di Enea.</p>



<p>Didone, bella, piena di fascino e aristocratica, era una principessa fenicia, figlia del re di Tiro e moglie di Sicheo. Alla morte del padre salì al trono insieme a suo fratello Pigmalione ma quest’ultimo, avido di potere e geloso delle ricchezze del cognato, uccise Sicheo.</p>



<p>Probabilmente con lo scopo di evitare la guerra civile, Didone lasciò <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tiro_(Libano)">Tiro</a> con buona parte della corte al suo seguito e, con l&#8217;oro del marito defunto,  cominciò una lunga peregrinazione, fin quando approda sulle coste dell&#8217;Africa settentrionale.</p>



<p>Qui ottiene dal re Iarba, di lei invaghitosi, il permesso di potersi stabilire ottenendo tanto terreno «quanto ne poteva contenere una pelle di bue». Che magnanimo questo re!<strong> Didone astuta come poche e dimostrando di avere doti di grande intraprendenza, tagliò la pelle di bue in striscioline talmente sottili, le mise in fila e delimitò con esse il territorio sul quale avrebbe fondato la nuova città Cartagine,</strong> il cui antico soprannome era Birsa “pelle di bue”. Ma non una Cartagine qualunque, quella che divenne la regina di tutte le rotte commerciali!</p>



<p><strong>Didone compie le sue imprese da sola, senza ricevere l&#8217;aiuto di nessuno. E&#8217; importante che  questo punto</strong> <strong>sia chiaro per tutti</strong>.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Chi era Enea?</p>



<p>Domanda retorica la mia, tutti ( si spera) conosceranno Enea. Eroe non particolarmente valoroso nell&#8217;epos greco, fin quando per sfuggire alla distruzione della guerra di Troia, scappa attraverso un passaggio segreto portando con se il figlio Ascanio e, sulle spalle,  il vecchio padre Anchise. Sicuramente un&#8217;azione che gli rende onore, se non fosse che nella fuga si dimentica di Creusa. Chi era Creusa direte voi: la moglie era, che vuoi che sia, una quisquilia, una bazzecola. Tuttavia<strong> Enea è figlio della “tessitrice d&#8217;inganni”*  Afrodite, la quale lo ha destinato a grandi onori. Dovrà fondare una nuova città sulle coste italiche e perpetrare così la discendenza troiana.</strong> Ne converrete che essere etichettati come “figli di Troia” non risulta poi così offensivo.&#x1f601;</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Perché si innamorano?</p>



<p>Nell&#8217;epos greco, dietro le tresche amorose dei mortali o quasi, ci sono le schermaglie di dee in competizione fra loro. La sorte di Didone è un danno mal calcolato degli orditi di due Dee rivali: Afrodite vs Giunone. Quest&#8217;ultima, invidiosa per la storia del Pomo-della-Discordia che un ingenuo Paride, principe troiano, assegnò ad Afrodite, decretando così la più bella fra le dee, fa imbattere Enea in una tempesta marina che lo fa naufragare sulle coste libiche. Afrodite invece, ritenendo che fosse necessario per il figlio riposarsi dignitosamente prima di riprendere il viaggio, cerca di sfruttare il naufragio a proprio vantaggio.  Manda Cupido sotto le sembianze del figlioletto di Enea, Ascanio, dalla regina Didone, la quale non appena prende in braccio il piccolo, rimane vittima dell&#8217;incantesimo che le accende il cuore per Enea; Giunone, v<strong>edendo la sua protetta presa da amore per Enea, propone a Venere di unire in matrimonio la regina della città fenicia e l’eroe troiano</strong>. Il suo disegno è sottile: <strong>la moglie di Giove</strong>, infatti, <strong>sa che la stirpe di Enea potrebbe distruggere Cartagine per volere del Fato</strong>. Un matrimonio tra Didone ed Enea, però, scongiurerebbe una tale eventualità. Didone ed Enea durante un violento temporale, trovano riparo in una grotta e si lasciano vincere dalla passione. Il loro amore,  nonostante all&#8217;epoca non ci fossero i social,&#x1f926;&#x200d;&#x2640;&#xfe0f; diventa di dominio pubblico e il re Iarba, già rifiutato dalla regina, per vendicarsi chiede aiuto al padre Giove ( Giove aveva figli in ogni dove), il quale conoscendo il Fato di Enea, manda subito Mercurio, il messaggero degli dei, a ricordare a Enea quale fosse il suo destino, invitandolo a riprendere il viaggio immantinente.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Quando un grande guerriero è anche un piccolo uomo</p>



<p>A Enea viene ordinato di partire. Non può disobbedire, non può sottrarsi. Qual è dunque, la colpa di Enea? Il suo comportamento. Enea appena è venuto a conoscenza che dovrà lasciare Cartagine, pensa di svignarsela nottetempo, come un codardo  all&#8217;insaputa della regina. E quando lei lo scopre e giustamente, si adira, lui raccatta alla meglio qualche frase in sua difesa, adducendo che si tratta di un ordine divino e che non ha altra scelta e conclude dicendo di non aver mai inteso celebrare nozze ufficiali perché non poteva privare né se stesso, né il proprio figlio, né i Troiani che lo avevano seguito, dal grande destino che li aspettava. E conclude il discorso così:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>Cessa di affliggere, perciò, te stessa</em></p><p><em> e me</em> <em>coi tuoi lamenti: non per mio volere </em></p><p><em>vado inseguendo le spiagge d’Italia. (Eneide, IV, vv. 558-562)</em></p></blockquote>



<p>Dopo aver ascoltato queste aride parole, in uno scatto di orgoglio, Didone maledice Enea e torna alla reggia voltandogli le spalle. Tuttavia, disperata, cerca ancora di convincere Enea, infatti, Didone, perso ormai l&#8217;orgoglio regale, manderà la sorella Anna, a implorarlo ancora di restare.&nbsp;<strong>Ma</strong>&nbsp;<strong>la mente di Enea ormai è fredda, lontana, viaggia verso i futuri allori&nbsp;e&nbsp;gli importa soltanto di partire. </strong>E così, quando Anna le comunica l’esito negativo dei suoi tentativi di conciliazione, <strong>l&#8217;animo di Didone si perde definitivamente.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>LEGGI ANCHE <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/arianna-la-prima-donna-piantata-in-n-asso/">ARIANNA, LA PRIMA DONNA PIANTATA IN (N) ASS</a></strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/arianna-la-prima-donna-piantata-in-n-asso/"><strong>O</strong></a></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="500" height="333" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/didone.jpg" alt="" class="wp-image-1957" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/didone.jpg 500w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/didone-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<p class="has-background" style="background-color:#ebf1f3">L&#8217;<em><strong>effera Dido</strong></em>, con gli occhi iniettati di sangue e la pelle pallida, nel vedere all’alba, le vele dei Troiani già lontane, si trafigge con la spada che Enea stesso le aveva donato.&nbsp;Lancia un feroce anatema all&#8217;amato fuggitivo che legherà le stirpi di Troiani e Cartaginesi nell’odio per i secoli a venire.(come non menzionare le Guerre Puniche)</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Perché tornare a rileggere il mito di Didone ed Enea?</p>



<p>Nei miti antichi possiamo trovare sempre grandissime lezioni. Essi spiegano la verità sulle debolezze umane. Passano i secoli ma le dinamiche amorose rimangono le stesse. Gli uomini rimangono gli stessi. Enea, intrepido eroe in battaglia diventa un pavido omuncolo quando si tratta di assumere le proprie responsabilità di fronte ad una donna. Esattamente come tanti uomini d&#8217;oggi che nonostante possano sembrare risolti e determinati in ambito lavorativo, risultano manchevoli e incapaci nei territori in cui è la sfera dei sentimenti a entrare in causa. E Didone,&nbsp;la regina che un tempo era forte, arguta, abile a fuggire i pericoli mortali e capace di far sorgere dal nulla un regno per sé e per il suo popolo, si trasforma in una donna che perde il ben dell&#8217;intelletto, smarrita e in preda alla follia. Risulta totalmente impreparata al sentimento, soccombe all’amore come una sprovveduta qualunque.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“quanto alla divina follia ne abbiamo distinto quattro forme […]. La quarta, la più eccelsa, è sotto l’influsso di Afrodite e di Amore” &#8211; Fedro, Platone</em></p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size"><strong>LEGGI ANCHE<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/medea-giasone-e-il-vello-doro-la-vendetta-distruttrice/"> MEDEA, LA VENDETTA DISTRUTTRICE</a></strong></p>



<p><strong>Possiamo giungere alla conclusione che nella sofferenza e nel dolore, tutti ci assomigliamo, il dolore è molto democratico e accomuna regine, eroi in fuga, divinità, comuni mortali, uomini e donne.</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#ecddc1">Curiosità :  viene definito&nbsp;<em><strong>Complesso di Didone,</strong> ogni volta che una donna forte si invaghisce di un uomo&nbsp;</em>incapace, un inetto appunto. </p>



<p>*Heroides: lettere in versi che il poeta, tra il 25 a.C. e l’8 d.C., immaginò che le eroine più famose della mitologia inviassero agli amati. </p>



<p><strong>©leRossediscendonodaigatti &#8211; Testo ideato e scritto da Patrizia Zito -Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Prom</strong></p>



<p></p>
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		<title>L&#8217;arte dell&#8217;incanto: CIRCE, l&#8217;antesignana della femme fatale.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/larte-dellincanto-circe-lantesignana-della-femme-fatale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 16:36:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[cantoX Odissea]]></category>
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		<category><![CDATA[Circe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ormai il suo nome è entrato nel vocabolario come sinonimo di ammaliatrice e di spietata seduttrice.  Lei, la divina Circe, figlia del Sole e della ninfa Perseide, abitava l&#8217;isola di Eea, identificata dai geografi con il Circeo di oggi, il promontorio laziale. Circe, famosa per aver trasformato in porci i compagni di Ulisse, è l&#8217;emblema del &#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Ormai il suo nome è entrato nel vocabolario come sinonimo di ammaliatrice e di spietata seduttrice. </p>



<p>Lei, la divina <strong>Circe</strong>, figlia del Sole e della ninfa Perseide, abitava l&#8217;isola di Eea, identificata dai geografi con il Circeo di oggi, il promontorio laziale.  Circe, famosa per aver trasformato in porci i compagni di Ulisse, è l&#8217;emblema del fascino che da sempre esercita la femminilità. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="416" height="750" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/image.jpeg" alt="" class="wp-image-814" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/image.jpeg 416w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/image-166x300.jpeg 166w" sizes="(max-width: 416px) 100vw, 416px" /></figure></div>



<p class="has-text-align-center has-normal-font-size">Beatrice Offor_Circe_1913</p>



<p class="has-text-color has-large-font-size" style="color:#a30104"><strong>Il racconto di Omero</strong></p>



<p>Circe è la Signora dalla natura selvaggia a cui Omero, nel&nbsp;<strong>canto X dell&#8217;Odissea</strong>, dedica più di quattrocento versi, raccontandoci di come la dea-maga vivesse da creatura immortale sulla terra, tra cielo e mare, in un fiabesco palazzo, immerso in una natura lussureggiante, dove tesseva e cantava con voce leggiadra.</p>



<p class="has-text-color has-large-font-size" style="color:#a30909"><strong>Quali sono le arti di Circe?</strong></p>



<p>Circe, il cui aspetto – secondo l&#8217;Odissea di Omero – era impreziosito da una lunga chioma di ricci capelli, attirava gli uomini col suo canto melodioso, li accoglieva con cibo in quantità celando l’insidia; con l&#8217;ausilio di pozioni magiche tramuta i suoi ospiti in maiali,&nbsp;(ma la ceramografia attesta anche trasformazioni in cani, leoni, lupi, arieti)&nbsp;con una chiara allusione alla loro incontrollata bramosia sessuale.&nbsp;</p>



<p>Insomma Circe è una maga seriale che trasforma gli uomini in animali.&nbsp;Un po&#8217; come la&nbsp;<em>legge del contrappasso</em>&nbsp;di Dante</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«Αἰαίην δ&#8217; ἐς νῆσον ἀφικόμεθ&#8217;· ἔνθα δ&#8217; ἔναιε&nbsp;<br>Κίρκη ἐϋπλόκαμος, δεινὴ θεὸς αὐδήεσσα,»</p><p> «E arrivammo all&#8217;isola Eea: vi abitava<br>Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana»</p><p>(<em>Odissea</em>, X, 135-6; traduzione di G. Aurelio Privitera.)</p></blockquote>



<p>Omero la definisce  <em>theá</em>, dea discendente del Sole (e non come <em>pharmakís</em>, parola che indica propriamente le maghe). Era la sua, una bellezza insidiosa, il cui fascino le derivava anche dalle facoltà magiche: ella sa predire il futuro ed evocare i morti praticando la negromanzia;  ha una voce capace di sortilegi come le<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/sirene-il-mito-del-femminile-pericoloso/?fbclid=IwAR0i-26kFVi3RWvmFT5Ew2wcC7XULx8PRnuYuCrKiPWGtiRvoxrwUPCW5Ig"> Sirene</a> ( leggi l&#8217;articolo);  è in grado di controllare la natura, ammansendo le bestie e modificando le correnti di vento; sa preparare filtri magici e <strong>operare metamorfosi trasformando gli uomini </strong>che attraeva in animali, animali diversi a seconda della loro psicologia e del loro carattere. Non dimentichiamo che era la zia di <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/medea-giasone-e-il-vello-doro-la-vendetta-distruttrice/">Medea</a> (leggi l&#8217;articolo), la più potente maga dell&#8217;antica Grecia </p>



<p>Tutti tranne Ulisse, l&#8217;eroe per eccellenza che, come sempre gli capitava quando le cose si mettevano male – devo riconoscere pratica comune agli eroi greci &#8211; ricevette un aiutino dall’alto: un’erba magica, il “moly”, offertagli dal dio Mercurio, che lo rese immune alle seduzioni della maga. </p>



<p>Ulisse riuscirà a domare questa donna selvaggia conquistandone il talamo divino e lei finirà per innamorarsene trattenendolo per un anno  e dandogli un figlio.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="640" height="554" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/Circe_-RitrattodiTillaDurieux-_1913_FranzvonStuck.jpg" alt="" class="wp-image-815" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/Circe_-RitrattodiTillaDurieux-_1913_FranzvonStuck.jpg 640w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/Circe_-RitrattodiTillaDurieux-_1913_FranzvonStuck-300x260.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>



<p class="has-text-align-center">Ritratto di Tilla Durieux_ Circe_ 1913_Franz von Stuck</p>



<p class="has-text-color has-large-font-size" style="color:#a10824"><strong>Il significato nell&#8217;<em>epos</em></strong></p>



<p>Dobbiamo approfondire  il racconto omerico analizzandolo alla luce dell’idea che i greci avevano delle donne, di fatto considerate una razza diversa e – come scrive Eva Cantarella nel suo bel libro&nbsp;<em>Itaca&nbsp;</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p> “<em>le donne sono l’alterità che non si può comprendere. E come tutto quello che è incomprensibile e incontrollabile, sono pericolose</em>”. &#8211; Eva Canterella, Itaca</p></blockquote>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/Itaca_EvaCantarella.jpg" alt="" class="wp-image-816" width="256" height="404"/></figure></div>



<p class="has-text-align-center">Libro ITACA di Eva Cantarella</p>



<p>Circe quindi nell’<em>epos&nbsp;</em>greco rappresenta la divina&nbsp;<strong>incarnazione dello spirito femminile dominante che prende l’iniziativa</strong>, suscitando il desiderio al di fuori dei luoghi istituzionalmente deputati a tal fine.</p>



<p>Circe quindi fin dall’antichità si pone come emblema di una f<strong>emminilità non sottoposta al controllo maschile</strong>, di una donna conscia del suo potere seduttivo e per questo capace di esercitarlo, <strong>che vive libera e indipendente, non sottomessa ai vincoli coniugali della società civile.</strong></p>



<p>Certamente è lei la più illustre antenata delle tante circi che hanno popolato la letteratura e l’arte occidentale di tutti i tempi. Altre sue illustri colleghe nell’arte di preparare filtri e pozioni sono, nel Medioevo la fata&nbsp;<em>Morgana&nbsp;</em>del ciclo arturiano e nel Rinascimento l’<em>Alcina</em><strong>&nbsp;</strong>dell’<em>Orlando furioso</em>.</p>



<p>Tuttavia sono diverse le donne della mitologia, <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/didone-ed-enea-quando-la-donna-intelligente-si-innamora-dellinetto/">Didone</a>, <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/arianna-la-prima-donna-piantata-in-n-asso/">Arianna</a>, <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/medea-giasone-e-il-vello-doro-la-vendetta-distruttrice/">Medea</a> ( leggi gli articoli ) e perché no, anche Cleopatra, maghe sapienti e consapevoli, sedotte dall&#8217;eroe di turno e tutte destinate a tragica fine. Ognuna di loro è una storia a sé e merita la giusta dissertazione e le giuste pagine.</p>



<p class="has-text-color has-large-font-size" style="color:#a3000d"><strong>La domanda sorge spontanea</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#f3f7f9"><em><strong>Rimane l&#8217;arcano quesito: come mai donne sagge e consapevoli, esperte conoscitrici di arti magiche si siano fatte sedurre, manipolare e soprattutto sfruttare dal bell&#8217;imbusto di turno che aveva come fine il conseguimento della gloria?</strong></em></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/Cice.jpg" alt="" class="wp-image-817" width="463" height="743" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/Cice.jpg 319w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/Cice-187x300.jpg 187w" sizes="(max-width: 463px) 100vw, 463px" /></figure></div>



<p class="has-text-align-center">John William Waterhouse_Circe che offre la coppa ad Ulisse, 1891</p>



<p class="has-small-font-size"><strong>©leRossediscendonodaigatti &#8211; Testo elaborato e scritto da Patrizia Zito &#8211; Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di ExcaliburPromo</strong></p>
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		<title>Capelli ricci: simbolo di dolcezza o ribellione? Dal mito ai giorni nostri.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/capelli-ricci-simbolo-di-dolcezza-o-ribellione-dal-mito-ai-giorni-nostri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 19:24:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[#capelliricci]]></category>
		<category><![CDATA[#emancipazione]]></category>
		<category><![CDATA[#forza]]></category>
		<category><![CDATA[#ilovericcio]]></category>
		<category><![CDATA[#orgogliocurly]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I capelli ricci hanno attraversato secoli di interpretazioni simboliche nell’arte, nella cultura e nella società, naturali, selvaggi e imprevedibili, racchiudono una bellezza che sfida gli schemi e le convenzioni. Tuttavia, il modo in cui vengono percepiti varia profondamente a seconda del contesto e del genere. Questo dualismo si rivela in modo affascinante nell’iconografia classica e &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-normal-font-size">I capelli ricci hanno attraversato secoli di interpretazioni simboliche nell’arte, nella cultura e nella società,  naturali, selvaggi e imprevedibili, racchiudono una bellezza che sfida gli schemi e le convenzioni. Tuttavia, il modo in cui vengono percepiti varia profondamente a seconda del contesto e del genere. Questo dualismo si rivela in modo affascinante nell’iconografia classica e nei pregiudizi moderni.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="300" height="239" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/02/ANGE_01_672-458_resize.jpg" alt="" class="wp-image-2878"/><figcaption>Putto che suono, Rosso Fiorentino, 1521</figcaption></figure></div>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Capelli ricci e iconografia classica</p>



<p class="has-normal-font-size">Nell’arte classica, i riccioli sono spesso associati a figure angeliche: <strong>putti e angioletti,</strong> rappresentati con soffici boccoli dorati, incarnano purezza, ingenuità e dolcezza. Questi ricci perfetti, ordinati e lucenti, diventano il simbolo di un’innocenza ideale, quasi eterea. È una raffigurazione che riflette la visione dell’epoca: i riccioli angelici erano l’emblema di ciò che è incontaminato e privo di malizia. Ma questa immagine idilliaca cambia radicalmente quando ad avere i capelli ricci è una donna. Lungi dall’essere associati alla dolcezza o all’innocenza, i ricci femminili sono spesso visti come il segno di un’indole ribelle, di una personalità indomabile. Questa contrapposizione apre una finestra sui pregiudizi culturali e di genere radicati nella nostra società.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La Donna dai ricci ribelli</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#f1e6cc">La donna con i capelli ricci, nella narrativa storica e moderna, è stata dipinta come un simbolo di forza, passione e indipendenza. I ricci rappresentano l’imprevedibilità e sembrano sfidare le norme di ordine e controllo a cui spesso il corpo femminile è stato sottoposto. Mentre i capelli lisci evocano compostezza e obbedienza, i ricci raccontano un’altra storia: quella di chi rifiuta di essere domata.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="476" height="594" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/1509643611-gettyimages-613497408-1.jpg" alt="" class="wp-image-2872" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/1509643611-gettyimages-613497408-1.jpg 476w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/1509643611-gettyimages-613497408-1-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 476px) 100vw, 476px" /><figcaption>Diana Ross</figcaption></figure></div>



<p class="has-normal-font-size">Questo pregiudizio si riflette anche nella moda e nella pubblicità, dove i capelli ricci sono talvolta etichettati come &#8220;disordinati&#8221; o &#8220;indisciplinati&#8221;, richiedendo &#8220;soluzioni&#8221; per essere gestiti o domati. Al contrario, per alcune figure iconiche della cultura pop, i ricci sono stati uno strumento per rappresentare donne audaci e anticonformiste: basti pensare a icone come <strong><em>Diana Ross</em></strong> o <strong><em>Whitney Houston</em>, </strong>che hanno trasformato i loro ricci in un simbolo di potere e orgoglio.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La contraddizione sociale</p>



<p class="has-normal-font-size">È interessante notare come un tratto naturale possa essere percepito in modi così opposti a seconda del genere. <strong>Perché i ricci che simboleggiano dolcezza e innocenza negli angioletti diventano una &#8220;minaccia&#8221; o un segno di aggressività quando appartengono a una donna?</strong> La risposta  risiede in secoli di costruzione sociale che hanno cercato di plasmare l’immagine della femminilità secondo standard rigidi e controllabili. </p>



<p class="has-normal-font-size">La ribellione associata ai ricci femminili non è casuale. I capelli, in molte culture, rappresentano identità, espressione personale e libertà. Per una donna, scegliere di abbracciare i propri ricci è spesso un atto di sfida verso un sistema che impone la conformità e la sottomissione. I ricci diventano così una dichiarazione di sé, una rivendicazione di autenticità e unicità.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">I capelli ricci: un viaggio tra storia, cultura e significati simbolici</p>



<p class="has-normal-font-size">I capelli ricci hanno una storia ricca e affascinante che attraversa le epoche e le culture, rappresentando un elemento distintivo capace di riflettere bellezza, potere e identità. <strong>Nelle culture antiche, i capelli ricci erano spesso celebrati come un dono degli dei e un segno di fertilità, vitalità e potere. Nella mitologia greca, i capelli ricci erano associati a un femminile oscuro, ad esempio, la chioma della maga<em>&nbsp;Circe</em>&nbsp;rappresentava il fascino seduttivo e il potere magico </strong>di una donna capace di trasformare gli uomini in animali.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«E arrivammo all’isola Eea: vi abitava</p><p>Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana»</p><cite>Odissea, X, 135-6</cite></blockquote>



<p>&nbsp;Allo stesso modo, la figura di<em>&nbsp;<strong>Medusa</strong></em>, con la sua chioma di serpenti aggrovigliati simboleggiava la forza trasformativa, il pericolo e il mistero.&nbsp;</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Durante il Medioevo &#8230;</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong> l’epoca dei processi alle streghe, le donne dai ricci e di colore rosso venivano spesso considerate sospette e accusate di praticare arti magiche. </strong>Si credeva che i loro capelli ribelli fossero il segno visibile di una natura indomita e pericolosa, capace di sfidare le norme sociali e di collegarsi a poteri oscuri. Questa associazione tra capelli rossi, ricci e stregoneria ha alimentato secoli di superstizione, rendendo tali caratteristiche un simbolo sia di fascino che di inquietudine.</p>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#e7ecc3">LEGGI ANCHE<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-caccia-alle-streghe-il-primo-sterminio-di-genere-della-storia/"> LA CACCIA ALLE STREGHE, IL PRIMO STERMINIO DI GENERE DELLA STORIA </a></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Dal Rinascimento all’era vittoriana: cambiamenti di moda e tendenze</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Nel Rinascimento europeo, i capelli ricci tornarono alla ribalta come simbolo di bellezza aristocratica. Le donne della nobiltà sfoggiavano elaborate acconciature con riccioli naturali o artificiali, spesso decorati con pettini dorati, perle e nastri. </strong>Come non citare la famosa &nbsp;“<strong>capigliara</strong>”<strong> di <em>Isabella d’Este</em>, </strong>una parrucca di riccioli posticci e ciocche vere intrecciate con fili di perle e galloni di merletto, diventata un vero proprio&nbsp;<em>must have</em>&nbsp;del Rinascimento.&nbsp;Ne sono testimonianza i ritratti che l’hanno resa immortale.&nbsp;</p>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#eee0dd">LEGGI ANCHE <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/isabella-deste-uninfluencer-ante-litteram/">ISABELLA D&#8217;ESTE, UN&#8217;INFLUENCER ANTE LITTERAM </a></p>



<div class="wp-block-columns">
<div class="wp-block-column" style="flex-basis:100%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="650" height="670" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/isabella-deste-1.jpg" alt="" class="wp-image-2871" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/isabella-deste-1.jpg 650w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/isabella-deste-1-291x300.jpg 291w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></figure>
</div>
</div>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="248" height="204" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/images-3-1.jpeg" alt="" class="wp-image-2869"/></figure></div>



<p class="has-normal-font-size">La chioma riccia era considerata sinonimo di grazia e sensualità, come possiamo vedere nei ritratti di muse ispiratrici dell’epoca, tra cui la celebre&nbsp;<strong>Venere di Botticelli</strong>, con i suoi ricci ondulati che richiamano la vitalità e la bellezza divina.</p>



<p class="has-normal-font-size">Tuttavia, con l’avvento dell’epoca vittoriana, i canoni estetici cambiarono. I capelli lisci, raccolti e disciplinati, divennero la norma, rappresentando l’ideale di una donna sobria, controllata e conforme alle aspettative sociali del tempo. I ricci, percepiti come “ribelli,” passarono temporaneamente in secondo piano.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Movimenti di emancipazione e rivendicazione dell&#8217;identità</p>



<p>Nel XX secolo, i capelli ricci hanno assunto un significato culturale e politico profondo. <strong>Durante gli anni ’60 e ’70, nell’era dei movimenti di liberazione e dei diritti civili, i ricci sono diventati un potente simbolo di autoespressione e resistenza.</strong> Le persone di colore, in particolare, hanno abbracciato i loro capelli naturali come segno di orgoglio culturale e opposizione agli standard di bellezza eurocentrici. Icone come&nbsp;<strong>Angela Davis</strong>, attivista del movimento afroamericano, hanno trasformato i capelli ricci in un messaggio di forza e ribellione. Parallelamente, anche il movimento hippie ha celebrato i capelli ricci e mossi come simbolo di libertà e rifiuto delle convenzioni sociali. <strong>Gli anni ’80 e ’90 hanno poi visto un ritorno al volume e alla texture naturale, con modelli e celebrità che esaltavano l’unicità di ogni chioma riccia</strong>.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Oggi: una celebrazione dell&#8217;identità</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Oggi, più che mai si  promuove la bellezza naturale e la diversità, i ricci stanno recuperando il loro posto come simbolo di forza e orgoglio, grazie anche a brand come<a href="https://www.ilovericcio.com/it/?gad_source=1&amp;gbraid=0AAAAADF1QQVackSRGvg9Ll_Fs7EMkmGyc&amp;gclid=Cj0KCQiA8q--BhDiARIsAP9tKI1jXQPQdYCHQdcwaKf2NYdW3LHBQuTWZOyhhbv2Cvaie4WnYcsTeA0aAhFfEALw_wcB"> </a></strong></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong><a href="https://www.ilovericcio.com/it/?gad_source=1&amp;gbraid=0AAAAADF1QQVackSRGvg9Ll_Fs7EMkmGyc&amp;gclid=Cj0KCQiA8q--BhDiARIsAP9tKI1jXQPQdYCHQdcwaKf2NYdW3LHBQuTWZOyhhbv2Cvaie4WnYcsTeA0aAhFfEALw_wcB">I&#x2764;&#xfe0f;RICCIO,  </a>che curano ed esaltano la bellezza naturale dei capelli ricci. Finalmente i capelli ricci sono riconosciuti per la loro bellezza intrinseca e celebrati come simbolo di unicità e autenticità. </strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Dalla mitologica Circe alle demoniache streghe dai capelli rossi delle leggende medievali, fino alle icone moderne, i capelli ricci continuano a raccontare storie di forza, ribellione e bellezza senza tempo.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#dee0e0">Forse è tempo di superare le contraddizioni e i pregiudizi legati ai ricci, di vederli per quello che sono: una manifestazione unica della bellezza umana, capace di incarnare dolcezza, forza, ribellione e molto altro. In fin dei conti, i ricci non si lasciano incasellare&nbsp;&nbsp;– proprio come le persone che li portano.</p>



<p><strong>Firmato: Patrizia Zito, fieramente e orgogliosamente riccia</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6075.jpg" alt="" class="wp-image-2877" width="284" height="327" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6075.jpg 525w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6075-261x300.jpg 261w" sizes="(max-width: 284px) 100vw, 284px" /><figcaption><strong>Patrizia Zito</strong></figcaption></figure></div>



<p class="has-small-font-size"><strong>©LeRossediscendonodaigatti &#8211; Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo </strong></p>
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		<title>CIRCE di Madeline Miller</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/circe-di-madeleine-miller/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2024 09:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Circe]]></category>
		<category><![CDATA[Madeleine Miller]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;approcciare questo romanzo, dimentichiamoci la tradizione scolastica che ci ha abituati a vedere Circe come l&#8217;antagonista di Ulisse, come l&#8217;ammaliatrice che per un suo capriccio ha tenuto l&#8217;eroe greco lontano da Itaca, trasformando i suoi compagni in porci.&#160;Ma qual è la vera storia della&#160;pharmakis&#160;(maga) omerica? Da dove nascono i suoi poteri?&#160;L&#8217;autrice poggia la stesura del &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nell&#8217;approcciare questo romanzo, dimentichiamoci la tradizione scolastica che ci ha abituati a vedere Circe come l&#8217;antagonista di Ulisse, come l&#8217;ammaliatrice che per un suo capriccio ha tenuto l&#8217;eroe greco lontano da Itaca, trasformando i suoi compagni in porci.&nbsp;<strong>Ma qual è la vera storia della&nbsp;</strong><em><strong>pharmakis&nbsp;</strong></em><strong>(maga) omerica? Da dove nascono i suoi poteri?&nbsp;</strong>L&#8217;autrice poggia la stesura del suo romanzo sull&#8217;esperta conoscenza della mitologia e dei testi greci, e traccia una Circe inaspettata che rende giustizia al mondo femminile.&nbsp;&nbsp;Lo stile è coinvolgente tanto con i dialoghi quanto con la narrazione piena di intrighi e di colpi di teatro. E&#8217; la stessa Circe che si racconta in prima persona. Mirabilmente.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em><br>“Nacqui quando ancora non esisteva nome per ciò che ero. Mi chiamarono ninfa, presumendo che sarei stata come mia madre, le zie e le migliaia di cugine. Ultime fra le dee minori, i nostri poteri erano così modesti da garantirci a malapena l’immortalità.”</em></p></blockquote>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="480" height="640" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/06/IMG_5740-rotated.jpg" alt="" class="wp-image-2168" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/06/IMG_5740-rotated.jpg 480w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/06/IMG_5740-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></figure></div>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#9d0003"><strong>La &#8220;voce umana&#8221;</strong></p>



<p>Circe, figlia del dio Sole Elios e della ninfa Perseide, sin da bambina rivela caratteristiche diverse dalla sua stessa stirpe, ha una <strong>“voce umana”</strong>. Particolarità questa, che ne farà la linea portante del libro dall&#8217;inizio alla fine del tutto inaspettata.  <strong>La giovane Circe </strong>avverte una forte curiosità e pietas nei confronti della fragilità degli uomini. La loro misera condizione le scatena <strong>compassione</strong>, sentimento del tutto innaturale per una creatura come lei. Si sente diversa e la sua stessa famiglia divina la emargina. Le scelte compiute in questa prima fase della vita le riveleranno che in lei c’è molta più <strong>forza e potere </strong>di quanto potesse mai immaginare. </p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>L&#8217;esilio</strong></p>



<p><br>Per un motivo ben preciso, legato ai suoi poteri magici, Circe su volere di suo padre, Elios il dio sole, <strong>viene esiliata sull&#8217;isola di Eea.&nbsp;</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>«“Eea”. Ne assaporai il suono. Lieve, si spiegava sommesso come ali nell&#8217;aria buia»</em></p></blockquote>



<p>Finalmente libera di essere se stessa Circe inizierà a sviluppare il suo grande dono<strong>: la magia</strong>, frutto di studio e sacrificio.<br>Circe ha un carattere che presenta notevoli contraddizioni: è spietata ma è anche fragile, ostile ma anche amica. Tiene testa agli dei dell’Olimpo che a turno si recano sull&#8217;isola. Prova sensi di colpa per la sua furia.&nbsp;<strong>Rimette in discussione ogni certezza, fa della sua solitudine il mezzo per arrivare a diventare chi vuole essere davvero.</strong>&nbsp;La sua isola dalla vegetazione selvaggia e indomita, rappresenta l’animo della sua padrona.</p>



<p>Nelle lunghe ere della sua vita saranno molti i&nbsp;<strong>personaggi epici&nbsp;</strong>che busseranno alla sua porta.&nbsp;Conosciamo insieme a lei i personaggi spesso raffigurati dalla tradizione come sconfitti per aver osato andare oltre sfidando il volere divino: Prometeo e Dedalo. Ma anche <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/medea-giasone-e-il-vello-doro-la-vendetta-distruttrice/">Medea, </a><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/arianna-la-prima-donna-piantata-in-n-asso/">Arianna,</a>( LEGGI GLI ARTICOLI) il Minotauro e molti altri. Con ognuno di loro Circe rivelerà grandi capacità umane e introspettive. <strong>Si rivelerà l&#8217;amica che tutti vorremmo avere.</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>La pharmakìs</strong></p>



<p>Da questi incontri, Circe inizierà a prendere consapevolezza di sé,<em>&nbsp;</em><strong>comprenderà che è prima di tutto una donna, tenace e valorosa, che man mano acquista sicurezza nelle proprie capacità. Una donna che impara a difendersi anche dai soprusi maschili, da sola, con le sue arti magiche. Diventerà la regina indiscussa delle metamorfosi.</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«<em>la magia non può essere insegnata. La scopri da sola, o non la scopri affatto</em>»</p></blockquote>



<p>Dono straordinario, la magia, che tutela Circe dall&#8217;arrivo di marinai pronti ad approfittarsi di lei e a depredare le sue ricchezze; ecco che allora la trasformazione in porci viene attuata con un sottile e spietato compiacimento&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“Era quello il momento che preferivo … Le loro schiene si piegavano, obbligandoli a quattro zampe, le facce si gonfiavano come cadaveri di annegati. Si dimenavano e rovesciavano le panche, e il vino imbrattava il pavimento. Le grida esplodevano in gemito acuti. Doveva essere doloroso, ne sono certa.<br>Tenevo il capo per ultimo, così che potesse assistere. Si sottraeva, si addossava al muro. Ti prego. Risparmiami, risparmiami, risparmiami.<br>No, rispondevo io. Oh, no.”</p></blockquote>



<p>Arriverà, come da tradizione, anche <strong>Odisseo</strong> e lascerà un segno indelebile su Circe: un figlio, <strong>Telegono.</strong> Circe diventa una <strong>mamma single</strong> alle prese con il suo lavoro da maga e la crescita di un neonato.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>“Non mi calai comodamente nella maternità. L’affrontai come i soldati affrontano il nemico, pronta e in allerta, brandendo la spada contro i colpi in arrivo […]</p></blockquote>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Odisseo. Giù la maschera!</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#e9eeef">Tuttavia la vera rivoluzione del romanzo è nella figura di Odisseo.<strong> L&#8217;eroe greco a cui Omero aveva dedicato altisonanti epiteti, viene da Madeline Miller fatto a pezzi. Demolito umanamente, moralmente ed eticamente. </strong>Per bocca di Penelope e Telemaco, fuggitivi da Itaca e approdati sull&#8217;isola di Circe, si delinea un uomo, Odisseo, dalla <em><strong>“vita grama”.</strong></em></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/06/IMG_5739-rotated.jpg" alt="" class="wp-image-2169" width="373" height="498" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/06/IMG_5739-rotated.jpg 480w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/06/IMG_5739-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 373px) 100vw, 373px" /></figure></div>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em>“Ha reso miserevole la vita degli altri&#8230;Tutti quegli anni di dolore e di vagare. Perchè? Per la vanità di un istante. Avrebbe preferito essere maledetto dagli dei piuttosto che essere nessuno&#8230;Tornato a Itaca, non si è mai sentito appagato, non faceva che scrutare l&#8217;orizzonte. Ora che ci aveva riavuti, voleva qualcos&#8217;altro. Che cosa può essere se non una vita grama? Attrarre altri a te e poi abbandonarli?”</em></p></blockquote>



<p></p>



<p class="has-background" style="background-color:#f0f3f4">Un uomo, Odisseo, che senza il patrocinio della dea Athena e senza gli aiuti ricevuti da Circe sarebbe un uomo comune, non di certo il fulgido eroe della tradizione omerica. Ne viene fuori il ritratto di un uomo che ha reso infelice la vita di tutte le persone a lui vicine. Un essere perverso e affamato di gloria, che vuole superare ad ogni costo le Colonne d’Ercole.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Circe, un&#8217;eroina moderna</strong>.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#f1dfc3">La Circe di Madeleine Miller è quanto mai moderna. E&#8217; il simbolo di una donna che diventa quello che vuole essere senza l’aiuto di nessuno, se non della propria consapevolezza e dell’amore. La storia mitologica di Circe non si discosta molto dai destini di molte altre donne realmente esistite. Pur nella sua essenza divina, ha dovuto sottostare ai diktat imposti dal patriarcato, incarnato nella figura del padre Elios, e accettare l&#8217;esilio. Sorge spontaneo il triste confronto con le donne che fino a qualche secolo fa, nei più libertari paesi, venivano arse vive sul rogo, perché non si conformavano alle regole che una società androcentrica aveva deciso per loro. In epoche più recenti, spenti i roghi,  venivano rinchiuse nei manicomi con la scusa dell&#8217;isteria o della pazzia, mentre alle più &#8220;fortunate&#8221; veniva imposto di prendere i voti destinandole a una vita di clausura. </p>



<p class="has-large-font-size"><strong>E allora aveva ragione Circe a trasformarli in porci, o no?</strong></p>
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		<title>Ching Shih, la regina dei pirati che ha sfidato l&#8217;Oceano.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/ching-shih-la-regina-dei-pirati-che-ha-sfidato-loceano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jul 2023 20:16:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Ching Shih]]></category>
		<category><![CDATA[donna pirata]]></category>
		<category><![CDATA[regina dei pirati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel vasto e oscuro mondo dei pirati, appannaggio maschile , risplende con una fama senza eguali il nome di Ching Shih, una donna bellissima, coraggiosa e intraprendente. Ching Shih ha governato un vasto impero pirata nel XIX secolo, imponendosi come una delle figure più temute e rispettate del suo tempo. La sua storia avvincente è &#8230;</p>
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<p>Nel vasto e oscuro mondo dei pirati, appannaggio maschile ,  risplende con una fama senza eguali il nome di Ching Shih, una donna bellissima, coraggiosa e intraprendente. Ching Shih  ha governato un vasto impero pirata nel XIX secolo, imponendosi come una delle figure più temute e rispettate del suo tempo. La sua storia avvincente è un testamento del suo ingegno tattico, della sua fermezza e del suo talento per il comando. </p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Chi era Ching Shih</p>



<p>Ching Shih noto anche come Cheng I Sao, è vissuta nella Cina del XIX secolo, durante la dinastia Qing. Ching Shih iniziò la sua carriera come prostituta nella città di Canton, tuttavia  tutto cambiò quando si innamorò di <em><strong>Cheng I,</strong></em>  famoso pirata che comandava la <em>Flotta cinese della Bandiera Rossa</em>.  La coppia si unì in matrimonio e Ching Shih  entrò di diritto a far parte del suo equipaggio, diventando una figura chiave nel suo regno pirata. </p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il regno pirata di Ching Shih</p>



<p class="has-background" style="background-color:#e7dccb"><strong>Quando Cheng I morì nel 1807, Ching Shih dimostrò la sua straordinaria abilità di leadership prendendo il comando dell&#8217;intera flotta, che crebbe  rapidamente in numero e potenza, raggiungendo un&#8217;organizzazione e una disciplina senza precedenti</strong>. La sua flotta era composta da centinaia di navi e migliaia di pirati, che saccheggiavano città costiere, navi commerciali e persino pattuglie navali, superando di gran lunga le forze della Marina Imperiale Cinese.  Ching Shih  fu in grado di unire diverse bande di pirati sotto la sua autorità e controllare le rotte commerciali del Mar Cinese Meridionale. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/07/ching-shih.jpg" alt="" class="wp-image-2644" width="611" height="458" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/07/ching-shih.jpg 800w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/07/ching-shih-300x225.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/07/ching-shih-768x577.jpg 768w" sizes="(max-width: 611px) 100vw, 611px" /></figure></div>



<p><strong>Per assicurarsi che i suoi pirati seguissero le sue regole, Ching Shih creò un codice di condotta rigoroso noto come &#8220;Il contratto dei pirati di Ching Shih&#8221;. Questo contratto imponeva pene severe, come la decapitazione per coloro che non rispettavano le regole, ma allo stesso tempo garantiva anche una sorta di sicurezza e uguaglianza tra i membri dell&#8217;equipaggio. Le donne rese prigioniere durante i saccheggi  erano risparmiate e spesso reclutate nella flotta.</strong></p>



<p>La flotta di Ching Shih divenne così temuta che le forze navali cinesi e le flotte straniere lottarono per anni per sconfiggerla. Tuttavia, Ching Shih fu in grado di resistere a tutti gli attacchi e alla pressione dei governi.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La fine dell&#8217;era pirata di Ching Shih</p>



<p>La fama di Ching Shih e del suo regno pirata cresceva sempre di più, tanto che i governi cinesi e stranieri iniziarono a considerarla una minaccia significativa. Nel 1810, l&#8217;Impero Cinese inviò una flotta di guerra per affrontare Ching Shih, ma le forze imperiali furono sconfitte, dimostrando ancora una volta la formidabile abilità strategica di Ching Shih.</p>



<p>Nonostante la sua audacia e le sue vittorie, Ching Shih si arrese il 17 aprile del&nbsp;&nbsp;1810, consapevole che la sconfitta fosse prossima ad arrivare. Accettò l&#8217;amnistia offerta dall&#8217;Impero Cinese riuscendo&nbsp;&nbsp;a&nbsp;&nbsp;negoziare un accordo che garantì l&#8217;immunità per se stessa e i suoi pirati, conservando gran parte del tesoro accumulato durante la sua carriera.&nbsp;Trattò così alla pari con il governo e, in cambio della rinuncia alla pirateria, ottenne di mantenere una flotta personale e che nessun degli uomini che l&#8217;avevano servita fosse perseguito. </p>



<p>Riuscì a ritirarsi con la sua fortuna e a vivere una vita tranquilla fino alla sua morte, che avvenne intorno al 1844.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#e4e9ea">La storia di Ching Shih è rimasta una delle più affascinanti e leggendarie storie di pirateria. La sua abilità di comando, la sua determinazione e il suo spirito indomito l&#8217;hanno resa una figura iconica nel mondo della pirateria e una delle una delle poche donne pirata di spicco nella storia.</p>



<p class="has-background has-large-font-size" style="background-color:#e9e5a6">LEGGI PURE <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/sarah-bernardht-una-tigre-fra-le-belve/">SARAH BERNARDHT</a>, UNA TIGRE FRA LE BELVE </p>



<p class="has-small-font-size">Riproduzione Riservata. Testi di<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/chi-sono/"> Patrizia Zito</a>. Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di <a href="https://excaliburpromo.com">Excalibur Promo</a></p>
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		<title>Aretusa. Un mito di prevaricazione maschile</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/aretusa-un-mito-di-prevaricazione-maschile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2022 10:23:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Aretusa]]></category>
		<category><![CDATA[Artemide]]></category>
		<category><![CDATA[fonte Aretusa]]></category>
		<category><![CDATA[Ortigia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Giace della Sicania al golfo avantiun’isoletta che a Plemmirio ondosoè posta incontro, e dagli antichi è dettaper nome Ortigia. A quest’isola è fama,che per vie sotto il mare il greco Alfeovien, da Doride intatto, infin d’Arcadiaper bocca d’Aretusa a mescolarsicon l’onde di Sicilia.”__Virgilio, Eneide, libro III Molti potrebbero obiettare che il mito sia illusorio, perché &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote"><p>“Giace della Sicania al golfo avanti<br>un’isoletta che a Plemmirio ondoso<br>è posta incontro, e dagli antichi è detta<br>per nome Ortigia. A quest’isola è fama,<br>che per vie sotto il mare il greco Alfeo<br>vien, da Doride intatto, infin d’Arcadia<br>per bocca d’Aretusa a mescolarsi<br>con l’onde di Sicilia.”<br>__Virgilio, Eneide, libro III</p></blockquote>



<p class="has-background" style="background-color:#eff1f3">Molti potrebbero obiettare che il mito sia illusorio, perché frutto di un’invenzione, in realtà proprio perché mito è sempre vivente e offre spunti per argomenti di grande attualità. Il mito di Aretusa è quanto mai moderno, la sua è una storia di prevaricazione e di soprusi, mascherati dall’amore. <strong>Quell’amore che spinge dei, uomini ed eroi a viaggi arditi e imprese mirabolanti, a incredibili metamorfosi, noncuranti talvolta, del volere dell’amata. Dunque, possiamo parlare di amore in questi casi? No. Se si impone non è amore</strong>!</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Chi era Aretusa?</p>



<p><strong>Era una ninfa al seguito della dea Artemide,</strong> alla quale aveva fatto voto di castità, era tra le sue predilette, e viveva con le sorelle nei boschi. Di irresistibile bellezza, ma talmente timida che mostrarsi agli uomini le generava turbamento. <br><strong>Aretusa, dopo una battuta di caccia e in cerca di refrigerio, certa di non essere vista, si tolse le vesti e si immerse nuda  nelle acque del fiume Alfeo</strong>. <br><strong>L’acqua cominciò improvvisamente a ribollire </strong>e, proprio mentre Aretusa tentava di raggiungere la riva, <strong>le apparve Alfeo, figlio di Oceano.</strong> Lo spirito del fiume  si mostrò a lei con sembianze umane: bello, biondo e <strong>con gli occhi colmi di desiderio. </strong><br><strong>Aretusa però non ricambiava il suo sentimento, anzi lo rifuggiva</strong>, e impaurita si affrettò a uscire correndo.  <strong>Alfeo invaghitosi  follemente della ninfa e iniziò a inseguirla. </strong></p>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#eee5d6">Vi ricorda qualcosa? A me ricorda tristemente gli innumerevoli casi di stalking di cui è impregnata la cronaca quotidiana.</p>



<p>Stremata dalla fuga e violata dagli occhi bramosi di Alfeo, invocò&nbsp;&nbsp;l&#8217;aiuto di&nbsp;&nbsp;Artemide che per proteggerla prima la avvolse in una nube per nasconderla alla sua vista e poi la trasformò in una fonte nella lontana isola di Ortigia.</p>



<p>Riuscii dunque, a sottrarla ad Alfeo, che non intendeva rassegnarsi, il suo desiderio era troppo grande e chiese l’aiuto di Zeus, notoriamente stinco di santo, e del padre Oceano che gli permisero di allontanarsi dal Peloponneso, di attraversare il mare, e di mescolarsi con le acque di Aretusa, suo malgrado e per sempre. </p>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#ece6c8">Lo definite innamorato  o desideroso di possesso colui che  agisce noncurante del volere dell’amata? Ha forse chiesto Alfeo, se Aretusa gradisse accogliere il suo amore o se amasse di più la sua libertà?&nbsp;</p>



<p class="has-background has-large-font-size" style="background-color:#e5e9d5">LEGGI IL MITO DI <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/artemide-quando-larchetipo-chiama-la-determinazione-si-palesa/">ARTEMIDE. QUANDO L&#8217;ARCHETIPO CHIAMA, LA DETERMINAZIONE SI PALESA</a> </p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La Fonte Aretusa. Curiosità</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/11/fonte_aretusa_siracusa_ortigia-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-2340" width="594" height="396" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/11/fonte_aretusa_siracusa_ortigia-1024x682.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/11/fonte_aretusa_siracusa_ortigia-300x200.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/11/fonte_aretusa_siracusa_ortigia-768x511.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/11/fonte_aretusa_siracusa_ortigia-1536x1022.jpg 1536w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/11/fonte_aretusa_siracusa_ortigia.jpg 1600w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /><figcaption>Fonte Aretusa, Ortigia, Siracusa</figcaption></figure></div>



<p>La fonte Aretusa si trova a Ortigia, primo nucleo abitato di Siracusa e sfocia nel porto Grande della città siciliana. Per tradizione locale, la Fonte Aretusa viene chiamata anche&nbsp;<strong>“a funtana re papiri”&nbsp;</strong>( la fontana dei papiri) a causa della rigogliosa e verde vegetazione che cresce al suo interno. A citare questa&nbsp;<strong>fonte di indiscusso fascino</strong>, furono nei secoli&nbsp;<strong>numerosi scrittori e poeti</strong>.</p>



<p><strong>Cicerone</strong>&nbsp;nelle sue &#8220;<em>Verrine&#8221;</em>&nbsp;ne parlava come di&nbsp;“una fonte incredibilmente grande, brulicante di pesci e così situata che le onde del mare la sommergerebbero se non fosse protetta da un massiccio muro di pietra”.</p>



<p>Hanno menzionato questa sorgente anche autori classici&nbsp;come&nbsp;<strong>Virgilio, Ovidio, Pindaro</strong>, e, in tempi più recenti,&nbsp;colossi  letterari del calibro di&nbsp;<strong>John Milton</strong>,&nbsp;<strong>André Gide</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Gabriele D’Annunzio</strong>, <strong>Montale e Quasimodo.</strong></p>



<p>Tutt’intorno al laghetto spuntano&nbsp;<strong>rigogliosi e verdissimi papiri</strong>, che rendono la fonte un vero spettacolo per gli occhi.</p>



<p>Oltre ogni leggenda, una cosa è certa: la Fonte Aretusa è un posto magico che da millenni permette passeggiate romantiche e la vista di favolosi tramonti come solo la Sicilia, terra degli dei e delle dee, può offrire.&nbsp;</p>
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		<title>ARTEMIDE. Quando l&#8217;archetipo chiama, la determinazione si palesa.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/artemide-quando-larchetipo-chiama-la-determinazione-si-palesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Sep 2022 03:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[archetipo]]></category>
		<category><![CDATA[Artemide]]></category>
		<category><![CDATA[Bolen]]></category>
		<category><![CDATA[dea Artemide]]></category>
		<category><![CDATA[determinazione]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Jung]]></category>
		<category><![CDATA[sorellanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho sempre pensato al mito come qualcosa che non è mai accaduto, ma che accade sempre.&#8211;&#160;Jean Houston, The Possible Human&#160; Io sono&#160;Artemide,&#160;Diana per i Latini, figlia prediletta di Zeus, sorella gemella di Apollo, nato parecchie ore dopo di me, ho aiutato mia madre la dea Latona nel parto, così mi hanno proclamata la protettrice delle &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>Ho sempre pensato al mito come qualcosa che non è mai accaduto, ma che accade sempre.<br>&#8211;&nbsp;Jean Houston, The Possible Human&nbsp;</em></p></blockquote>



<p>Io sono&nbsp;<em><strong>Artemide</strong>,&nbsp;</em>Diana per i Latini, figlia prediletta di Zeus, sorella gemella di Apollo, nato parecchie ore dopo di me, ho aiutato mia madre la dea Latona nel parto, così mi hanno proclamata la protettrice delle partorienti e dei loro nascituri. Mio padre mi prese sulle ginocchia e rimase folgorato dal mio spirito indomito e fiero e volle esaudire ogni mio desiderio. Gli chiesi di poter avere tanti nomi quanti ne avesse mio fratello, di portare la luce, avere arco e frecce, essere libera, avere come regno il bosco e la natura. Ottenni tutto ciò che gli chiesi, anche di avere sessanta ninfe come damigelle d&#8217;onore e venti ninfe dei fiumi. Le amo tutte, sono le mie sorelle, le difendo e le proteggo da chiunque voglia oltraggiarle. <strong>Chiunque osi toccare le mie sorelle deve vedersela con me, si manifesterebbe la mia indole spietata e feroce. </strong>Alcuni li ho accecati, altri li ho fatti diventare pazzi, altri lebbrosi. Non concedo il perdono e non ammetto debolezze! Invece chi mi è fedele viene ricompensato da una benevolenza senza limiti. <strong>Mi definiscono vergine perché́, a differenza di altre divinità̀, non sono stata mai rapita né violata; tuttavia, la mia verginità̀ è legata alla mia personalità̀ intesa come “non influenzabile”, una femminilità̀ indipendente e selvaggia, che basta a se stessa, che non necessita della relazione con un uomo.</strong> Il mio arco tramuta le frecce in pensieri che centrano l&#8217;obiettivo senza indugi, il mio capo è circondato dalle stelle e dalla luna crescente che rendono il mio intuito infallibile.&nbsp;</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La Sorellanza è potere!</p>



<p>Nel Medioevo sono diventata simbolo di tutte le donne libere che non vollero adattarsi al modello stereotipato femminile e per questo punite con il fuoco. Alle danze sacre intorno al fuoco venne dato il nome “<em>Gioco di Diana”</em>. Si sentivano sorelle e fra di loro vigeva il mutuo soccorso. Durante i secoli successivi, le donne, purtroppo, si allontanarono da questo ideale; <em><strong>Simone de Beauvoir</strong> </em>ne “<em>Il secondo sesso” </em>scriverà <strong>“Le donne non dicono Noi</strong>”, toccando un punto focale: la mancanza di unione fra donne. Le donne patiscono un&#8217;insicurezza atavica, il senso di inferiorità a cui il patriarcato le ha assoggettate dà origine a una bassa autostima, alla difficoltà di armarsi di coraggio per poter fare le cose da sole. Le donne devono sottoporsi a sforzi notevoli per raggiungere la sicurezza psicologica, in mancanza della quale, la determinazione non può̀ manifestarsi. Purtroppo, questa assertività assume spesso connotazioni di accanimento rancoroso nei confronti delle altre donne: una delle conseguenze negative che va assolutamente evitata. </p>



<p>Finalmente, tra le femministe della seconda ondata, negli anni Settanta, nasce il termine sorellanza &#8211; ho esultato quando l&#8217;ho sentito pronunciare! &#8211; proposto dall’attivista femminista e scrittrice <strong><em>Kate Millett </em></strong><em>– </em>lei sì che incarna il mio Archetipo! <em>&#8211; </em>con il fine di creare alleanze fra donne senza distinzione di classe, di etnia o di religione. È un termine ancor più forte dell’amicizia che assume il significato di impegno e alleanza con responsabilità etica per un importante obiettivo comune di crescita e di evoluzione. Viene coniato lo slogan “<strong><em>Sisterhood is power</em>” </strong>&#8211; “La sorellanza è potere” in nome del quale si affrontano battaglie a sostegno dell&#8217;uguaglianza dei diritti fra i generi, per l&#8217;autonomia e l&#8217;indipendenza femminile. In tutte loro si manifesta vibrante il mio <strong>archetipo</strong>, un <em>daimon </em>forte, anarchico, istintivo e irrefrenabile che le anima e non può essere fermato. Gli alti ideali devono trovare la compiutezza, quella dell&#8217;autorealizzazione, il femminile deve essere autentico, scevro dall&#8217;idea malsana di dipendenza, di sentirsi non complete senza un uomo, un pensiero illuminista che va nutrito sempre di più. Il mio archetipo si manifesta ogni volta che le azioni intraprese sono svincolate al giudizio altrui. Scrive <em><strong>Jean Shinoda Bolen</strong></em>, analista Junghiana e autrice del best seller <strong><em>“Le Dee dentro la Donna</em>&#8220;</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>L’archetipo della dea vergine Artemide può esprimersi in un&#8217;ambizione che le donne vengono in genere scoraggiate dal perseguire: come, ad esempio, il desiderio dell&#8217;aviatrice Amelia Earhart, di volare dove nessun pilota si era mai spinto prima. Oppure può essere la creatività della donna come poetessa, pittrice, musicista, che trasforma in arte tutto quanto emerge dalla sua esperienza personale di donna &#8230; Oppure ancora può esprimersi in una pratica meditativa, o nell&#8217;esercizio della professione di levatrice &#8230;</em></p></blockquote>



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<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Vietato dire “Non ce la faccio!”<strong>&nbsp;</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>“</strong><em>Non sprecare tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene”<br>&#8211;&nbsp;Franz Kafka&nbsp;</em></p></blockquote>



<p><strong>Il livello di autostima è alla base della nostra affermazione e condiziona molte altre caratteristiche, quali l&#8217;inadeguatezza, il non sentirsi in-diritto-di, l&#8217;assertività, la gestione del conflitto, la capacità di dire “No&#8221; e la propensione ad avvertire eccessivi sensi di colpa; tutti fattori limitanti che nelle donne ostacolano le ambizioni carrieristiche</strong>. Inoltre, le donne cadono spesso vittime di un auto-goal, quella che viene definita in psicologia, <em><strong>Sindrome dell&#8217;Impostora,</strong> </em>che si manifesta non percependosi all&#8217;altezza dell&#8217;incarico che viene loro attribuito, faticano a credere che i ruoli di responsabilità siano collegati alle competenze acquisite, ma piuttosto da attribuirsi alla buona sorte o alla benevolenza di qualche amica. Pur di non correre il rischio di essere giudicate incompetenti rinunciano all&#8217;incarico, pregiudicando la possibilità di vedere realizzato il proprio potenziale e i propri sogni, accusando insoddisfazioni e frustrazioni postume a causa delle scelte fatte. <strong>A differenza degli uomini che, dominati dall&#8217;effetto <em>Dunning-Kruger, </em>pur essendo talvolta, incompetenti e incapaci, sono indotti a sovrastimarsi e ad accettare senza scrupoli incarichi e ruoli che non rientrano nelle loro competenze.</strong> Diciamolo chiaramente: il confronto con le capacità e abilità non è storicamente appannaggio maschile, hanno sempre ottenuto la leadership per il semplice diritto di essere maschi! È importante per noi donne uscire dagli schemi stabiliti, dalle strade già tracciate che non ci appartengono realmente, liberarci dai condizionamenti ereditati dai genitori o da retaggi di generazioni passate. </p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Donne di successo, donne arciere, donne <em>artemidee. </em></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>“</strong><em>Quello che per te è impegno, sudore e sacrificio, gli altri lo chiameranno successo”<br>&#8211; Gina Palmucci in arte Nera Marmora, cantante lirica </em></p></blockquote>



<p>Grandi donne dalla mente non convenzionale e dalla personalità prorompente hanno lottato per affermarsi, affrontando le difficoltà delle diverse epoche e le restrizioni della società in cui ognuna di loro ha vissuto. Si sono cimentate nella duplice impresa di esprimere il proprio talento e di emergere in un mondo di uomini. Hanno affrontato ostacoli e superato pregiudizi per consegnarci un esempio di determinazione, coraggio e indipendenza. Dobbiamo guardare a loro con grande riconoscenza, consapevoli che i loro sacrifici hanno spianato la strada che oggi noi, nient&#8217;altro che loro epigoni, percorriamo. I loro insegnamenti devono essere una preziosa eredità di cui fare tesoro. Impegniamoci tutte per puntare un obiettivo comune e fare centro! <strong>Navigando tra le pagine del Blog troverete fulgidi esempi di determinazione femminile in ogni categoria</strong>. </p>



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<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Siamo tutte divine (?)</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“L’uomo è “in possesso” di molte cose che non ha mai acquisito, ma che ha ereditato dai suoi antenati. Quando nasce non è una tabula rasa: è solo inconsapevole. Ma porta con sé sistemi organizzati in modo specificamente umano, pronti a funzionare, che sono il risultato di milioni di anni di evoluzione umana. Come nell’uccello l’istinto migratorio e l’istinto di costruire il nido non sono mai appresi o acquisiti individualmente, così anche l’uomo alla sua nascita racchiude in sé la trama fonda- mentale del suo essere, non solo della sua natura individuale ma anche di quella collettiva.” &#8211; C.G. Jung &#8211; Opere 4 Freud e la psicoanalisi </em></p></blockquote>



<p><strong>Jung e buona parte della psicologia da lui derivata ritiene che gli archetipi siano presenti nell&#8217;inconscio umano e in quello collettivo e che essi possano condizionare la πρᾶξις (l&#8217;agire) e il νοῦς (il pensiero) delle persone grazie alla loro carica emotiva. </strong>Jung, attraverso gli studi effettuati su pazienti schizofrenici, sperimentò che, in preda ai deliri e alle allucinazioni, le immagini che ricorrevano erano quelle legate al mondo delle fiabe, ai miti o alle religioni di ogni tempo. Jung le definì dapprima “immagini primordiali”, poi “dominanti dell&#8217;inconscio collettivo”. In seguito, con l&#8217;evolversi degli studi comprese che le visioni non erano soltanto immagini, ma erano anche accompagnate da sentimenti e comportamenti universali, pertanto,<strong> fissò il concetto nel termine “Archetipo”</strong>. Jung ampliò il concetto di “inconscio collettivo” già elaborato da Freud, distinguendo l&#8217;<em>inconscio individuale </em>da quello <em>collettivo; </em>nel primo risiedono le esperienze personali rimosse dalla coscienza, nel secondo si trovano i contenuti, non a carattere personale, ma ereditario</p>



<p>J.S. Bolen, psichiatra e analista junghiana, nel suo libro “Le Dee dentro la donna” collega la psicologia femminile ai miti greci che diventano modelli di riferimento utili per conoscere noi stesse. La Bolen ci suggerisce come riconoscere la dea che agisce come archetipo dominante in ognuna di noi e quale aspetto della femminilità potenzia. È pur vero che nelle personalità̀ complesse femminili agisce più di una dea, e questo aiuta a spiegare gli aspetti contraddittori, fonte di grande fascino, presenti nella psiche delle donne. L&#8217;archetipo <em>agisce “numinosamente, ossia come </em><br><em>forza fascinatrice o come incitamento all’azione” </em>&#8211; <em>C.G. Jung – Opere 7 Due testi di psicologia analitica</em></p>



<p class="has-background" style="background-color:#ecddd0"><em> </em><strong>Artemide come archetipo si incarna in ogni donna che lotta per la difesa delle altre donne e per l’affermazione della propria indipendenza, </strong>combatte per una giusta causa o per il riconoscimento dei propri diritti di genere o ancora in difesa dei più deboli. Il suo spirito è competitivo e coraggioso e reca in sé l&#8217;ardore della giovinezza. <strong>Artemide non invecchia mai, lei rimane la “<em>puella aeterna”. </em></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>hai a malapena scalfito la superficie di ciò di cui sei capace<br>hai decenni<br>di vittorie davanti a te </em>&#8211; rupi kaur</p></blockquote>



<p>Una donna può fare quello che fa un uomo. Spesso meglio.</p>



<p> Alle mie <em>sorelle</em>, con amore</p>



<p>©lerossediscendonodaigatti ©immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di <a href="https://excaliburpromo.com">Excalibur Promo</a></p>



<p></p>
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		<title>La Fenice. Post Fata Resurgo</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-fenice-post-fata-resurgo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 May 2022 01:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[La Fenice]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dedicata a tutte le donne e alla loro capacità di superare le difficoltà e di rinascere guardando al futuro con fiducia e ottimismo. Consapevoli che in loro si concentra una forza unica e preziosa, la forza di dare la vita! Ti farò asciugare al soleDei tuoi capelli dove cade in trappola la fenice. _____André Breton &#8230;</p>
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<p>Dedicata a tutte le donne e alla loro capacità di superare le difficoltà  e di rinascere guardando  al futuro con fiducia e ottimismo. Consapevoli che in loro si concentra una forza unica e preziosa, la forza di dare la vita! </p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center"><p><em>Ti farò asciugare al sole<br>Dei tuoi capelli dove cade in trappola la fenice.</em></p><p>_____André Breton</p><p></p></blockquote>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">I poteri e la magia dell&#8217;elemento Fuoco</p>



<p>Ogni mattina all’alba la Fenice si immerge nell&#8217;acqua e intona una melodia arcana così meravigliosa che il dio Sole arresta il carro per ascoltarla. Il suo canto accresce il coraggio dei giusti e accende la paura nel cuore dei malvagi.</p>



<p>Il suo volo è alto in cielo, alto come quello di un&#8217;aquila reale, fino ad altezze impossibili per l&#8217;uomo, il suo librarsi è simbolico, un movimento ascensionale dalla terra al cielo, dal mondo materiale al mondo spirituale, dalla morte alla vita, incarnando la potenza cosmica dell&#8217;elemento fuoco, il rosso – regale. Il suo nome deriva dal greco Φοῖνιξ in latino Phoenix, phoenicis, ossia &#8220;rosso porpora&#8221;, simbolo di nobiltà, onore e sovranità.</p>



<p>Ha la capacità di padroneggiare il fuoco, può sparire e riapparire in esplosioni di luce.&nbsp;<strong><em>Post fata</em>&nbsp;<em>resurgo</em>&nbsp;= dopo la morte mi rialzo, è il suo motto.</strong></p>



<p><strong>La Fenice è energia inesauribile, la sua capacità primaria è l’auto-rigenerazione</strong>; quando il suo corpo invecchia e raggiunge l’apice dopo 500 anni nel giorno del&nbsp;<em>Burning day,</em>&nbsp;esplode in fiamme incandescenti e dalle stesse scintille rinasce un pulcino. La sua morte è profumata, sprigiona un inebriante aroma balsamico di mirra e cannella.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center"><p><em>La fenice, con la sua bellezza assoluta,&nbsp;</em></p><p><em>crea un’incredibile esaltazione unita al sogno dell’immortalità.</em><br>_______Il libro del Feng Shui</p></blockquote>



<p><strong>Il fuoco è il suo elemento, ne possiede le caratteristiche primarie, quali luminosità, giustizia, coraggio, impeto, ardore, iniziativa. Il suo è un fuoco altamente simbolico, un Fuoco Spirituale capace di liberare e purificare il mondo dal male. </strong>Mediante la combustione che ne determina la morte, l’uomo purifica sé stesso dai propri errori per rinascere cosciente dalle proprie ceneri e affrontare un nuovo ciclo di vita e una nuova consapevolezza.<br>Corrisponde alla simbologia buddista della reincarnazione, con il nome di&nbsp;<em>Garuda,</em>&nbsp;presiede al raggiungimento della suprema coscienza, in cui in ogni rinascita avviene un processo evolutivo&nbsp;<strong>derivato da una comprensione, pertanto una scelta cosciente, la quale porta a raggiungere un grado superiore di conoscenza e sapere. Una liberazione che affranca da atteggiamenti, situazioni e modi di pensare, schiavi di esigenze emotive o di retaggi culturali ormai obsoleti e lontani dal grado di maturità acquisito.</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Origine divina</p>



<p>La Fenice non soltanto risorge dalle proprie ceneri, ma lei stessa è in grado di ridare la vita agli altri, le sue lacrime sono curative e terapeutiche. Sono l’unico antidoto contro il veleno del Basilisco e possono recuperare una vita in punto di morte.<strong>&nbsp;Simboleggiano il dissolvimento delle conflittualità interiore, sono&nbsp;la cura delle ferite dell’anima e la capacità di risorgere dopo le lotte intestine, illuminati ad una nuova consapevolezza</strong></p>



<p>Un uccello, la Fenice, favoloso e sacro agli Egizi, i quali gli hanno dedicato quattro piramidi</p>



<ul><li>Cheope, presso Giza, detta &#8220;dove il sole sorge e tramonta&#8221;</li><li>Sahura, ad Abusir, detta “splendente come lo spirito Fenice”</li><li>Neferikare, detta “dello spirito Fenice”</li><li>Reneferef, detta “divina come lo spirito Fenice”</li></ul>



<p>Il colore delle sue piume è di origine divina; il collo è dorato, il corpo è rosso, la lunga coda è azzurro intenso, le ali tinte d’oro e di porpora, le zampe sono due lunghe piume, una è rosa come il colore dell’aurora e l’altra è azzurra come la Volta Celeste e tre lunghe e voluttuose piume incoronano il suo capo. Ovidio nelle Metamorfosi dice:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>«&#8230; si ciba non di frutta o di fiori, ma di incenso e resine odorose. Dopo aver vissuto 500 anni, con le fronde di una quercia si costruisce un nido sulla sommità di una palma, ci ammonticchia cannella, spigonardo e mirra, e ci s&#8217;abbandona sopra morendo, esalando il suo ultimo respiro fra gli aromi. Dal corpo del genitore esce una giovane Fenice destinata a vivere tanto a lungo quanto il suo predecessore. Una volta cresciuta e divenuta abbastanza forte, solleva dall&#8217;albero il nido (la sua propria culla e il sepolcro del genitore) e lo porta alla città di Eliopoli in Egitto, dove lo deposita nel tempio del Sole.»</em></p></blockquote>



<p>Gli Egizi associavano la Fenice al sole, all’anima del dio Sole&nbsp;<em>Ra</em>&nbsp;che gli egizi chiamavano “<em>Ba</em>”, quale simbolo del sole che sorge e tramonta. E viene associata alla Stella del Mattino che è il pianeta Venere chiamato “la stella della nave del&nbsp;<em>Bennu-Asar</em>”</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">L&#8217;Archetipo Fenice</p>



<p class="has-background" style="background-color:#f4b7b8">La Fenice nella sua simbologia archetipica è stata studiata da&nbsp;<strong>Carl Gustav Jung</strong>. Nel suo <strong>libro&nbsp;<em>Simboli della Trasformazione</em></strong>&nbsp;, Jung evidenzia come gli esseri umani abbiano molte caratteristiche in comune con l’uccello sacro. Grazie alla capacità di elevarsi maestosamente dalle ceneri della propria morte, simboleggia il potere della resilienza, l’attitudine a far fronte in maniera positiva a eventi traumatici e riorganizzare positivamente la propria vita dopo un fallimento. La capacità di controllare la passione attraverso la ragione derivata dalla saggezza al fine di creare nuove possibilità di comprensione e infondere al proprio percorso di vita nuova linfa.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>&#8211; <em>E ancora la sacerdotessa parlò e disse:<br>Parlaci della Ragione e della Passione.<br>&#8211; E lui rispose dicendo:<br>La vostra anima è sovente un campo di battaglia<br>dove giudizio e ragione muovono guerra all&#8217;avidità e alla passione.<br>Potessi io essere il pacificatore dell&#8217;anima vostra,<br>che converte rivalità e discordia in unione e armonia.<br>Ma come potrò, se non sarete voi stessi i pacificatori,<br>anzi gli amanti di ogni vostro elemento?<br>La ragione e la passione sono il timone e la vela<br>di quel navigante che è l&#8217;anima vostra.<br>Se il timone e la vela si spezzano,<br>non potete far altro che, sbandati, andare alla deriva,<br>o arrestarvi nel mezzo del mare.<br>Poiché se la ragione domina da sola, è una forza che imprigiona,<br>e la passione è una fiamma che, incustodita,<br>brucia fino alla sua distruzione.<br>Perciò la vostra anima innalzi la ragione fino alla passione più alta,<br>affinché essa canti,<br>E con la ragione diriga la passione,<br>affinché questa viva in quotidiana resurrezione,<br>e come la fenice sorga dalle proprie ceneri.</em></p><p>________Khalil Gibran, Su ragione e passione, Il Profeta 1923</p></blockquote>



<p><strong> Tratto da RESURGO FENIX, Aurea Nox, Patrizia Zito</strong></p>



<p>© RIPRODUZIONE VIETATA</p>



<p>IMMAGINE  di ANTEPRIMA realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo</p>
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		<title>Medusa. Il mito vendicato.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/medusa-il-mito-vendicato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2022 10:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano garbati]]></category>
		<category><![CDATA[Medusa]]></category>
		<category><![CDATA[Perseo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho sempre ritenuto, sin dai banchi di scuola, che&#160;MEDUSA&#160;avesse subito una profonda ingiustizia e pertanto ho accolto con grande gioia la statua realizzata nel 2008 dell’artista italo-argentino&#160;Luciano Garbati, perché finalmente rende giustizia e pareggia i conti in sospeso da migliaia di anni. Tutti conoscono Medusa come mostro, il mostro dalla testa di serpenti, ma le &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ho sempre ritenuto, sin dai banchi di scuola, che&nbsp;<strong>MEDUSA&nbsp;</strong>avesse subito una profonda ingiustizia e pertanto ho accolto con grande gioia la statua realizzata nel 2008 dell’artista italo-argentino&nbsp;<strong>Luciano Garbati</strong>, perché finalmente rende giustizia e pareggia i conti in sospeso da migliaia di anni. Tutti conoscono Medusa come mostro, il mostro dalla testa di serpenti, ma le cose non stanno proprio così.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Vediamo innanzitutto gli antefatti del mito</p>



<p><br>Medusa, Μέδουσα, Médousa, in greco antico significa &#8220;protettrice&#8221;, &#8220;guardiana&#8221;, da μέδω, médō, &#8220;proteggere&#8221;, è una giovane e bellissima donna, talmente bella da competere  persino con le dee dell&#8217;Olimpo. Poseidone, invaghitosi di lei, cerca di sedurla, ma Medusa lo respinge e lui in preda all’ira la violenta all’interno del tempio di Atena.<br>Atena, vedendo il suo tempio così barbaramente profanato si infuria e le sue ire aumentano ancor di più sentendosi umiliata in bellezza dalla giovane. Quindi vuole vendetta, ma non si vendica su Poseidone, come sarebbe giusto – d&#8217;altronde Atena è sempre stata schierata dalla parte del potere maschile &#8211; bensì su Medusa, trasformandola nel mostro dai capelli di serpente che tutti conosciamo. Inoltre, affinché nessuno possa più ammirare la sua bellezza, rende gli occhi di Medusa capaci di pietrificare chiunque la guardi. Stabilisce la sua dimora alle isole “Gorgades” dove risiedono le altre Gorgoni, di cui diviene la terza sorella, senza tuttavia acquisire il dono dell&#8217;immortalità.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#e8edef"><br><strong>Medusa quindi, non nasce mostro, viene resa tale da una doppia crudele ingiustizia: la bramosia maschile e l&#8217;invidia femminile.</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30004">Perché Perseo uccide Medusa?</p>



<p><br><strong>Polidette</strong>, re di Serifo, vuole sposare<strong> Danae</strong>, madre di<strong> PERSEO</strong> – figlio di Danae e Zeus &#8211; il quale si oppone alla nozze. Allora Polidette, venuto a conoscenza che in un&#8217;isola vicina risiedeva un mostro, decise di stimolare l&#8217;orgoglio di Perseo proponendogli di catturare e uccidere la Gorgone Medusa. In realtà l&#8217;unico obiettivo di Polidette era di mandare a morte Perseo al fine di poter sposare, senza più ostacoli, Danae.</p>



<p>Perseo, parte alla conquista patrocinato da Atena – ma va? &#8211; e dal dio Ermes che gli indicano la via e elargiscono doni utili a portare a compimento l&#8217;impresa. Mi chiedo se esista un eroe greco che sia stato vittorioso contando soltanto sulle proprie forze.&nbsp;</p>



<p class="has-background" style="background-color:#f9edcd">Leggi a tal riguardo anche&nbsp;<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/medea-giasone-e-il-vello-doro-la-vendetta-distruttrice/">Medea, Giasone e il Vello d&#8217;oro</a>  e &nbsp;<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/arianna-la-prima-donna-piantata-in-n-asso/">Arianna, la prima donna piantata in asso</a></p>



<p class="has-background" style="background-color:#eff4f6"><br>Perseo, consigliato dalla dea, <strong>usa uno scudo come specchio affinché Medusa riflettendosi fosse paralizzata dalla sua stessa immagine.</strong><br><strong>Ed è sempre la mano di Atena che guida Perseo nell&#8217;atto di tagliare la testa di Medusa.</strong> <strong>Fu così che sostenuto e supportato dalla protezione di Atena, riesce ad uccidere Medusa.</strong> Dalla ferita fuoriesce il cavallo alato Pegaso, sul quale Perseo vincitore vola e con la testa della Gorgone pietrifica Polidette. Alla fine dona la testa di Medusa ad Atena che la incastona al centro dello scudo di Zeus, la terrificante Egida.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Siete ancora convinti che Medusa fosse un mostro?</p>



<p class="has-background" style="background-color:#fbf4e4">Che sia ben chiaro che Medusa rappresenta l&#8217;apoteosi dell&#8217;ingiustizia. Paga per colpe non sue; paga perché la sua bellezza suscita la libido animalesca di Poseidone inducendolo allo stupro, paga perché la sua bellezza è invisa ad Atena, paga perché Perseo vinto dalla vanagloria vuole ucciderla per dimostrare di essere degno figlio di Zeus. Medusa non ha scampo, non può opporsi né difendersi.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#fbf4e4">E quindi ben venga la statua in questione che sovverte il mito, Medusa riesce a vendicarsi e ad avere giustizia, quella giustizia che le è stata negata. Medusa decapitando Perseo si libera del ruolo di vittima e diventa artefice della sua giustizia. Anche se in realtà la vera carnefice è Atena, una donna traditrice del principio della sorellanza, caro invece ad Artemide. Ma questa è un&#8217;altra storia.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">E nell&#8217;arte?</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="700" height="524" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/img-Scudo-Medusa-Caravaggio.jpg" alt="" class="wp-image-1822" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/img-Scudo-Medusa-Caravaggio.jpg 700w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/img-Scudo-Medusa-Caravaggio-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Medusa, Caravaggio, 1598 &#8211; Galleria degli Uffizi, Firenze</figcaption></figure></div>



<p><br>Una delle opere più belle su questo mito la dobbiamo sicuramente a Caravaggio che l&#8217;ha dipinta nel 1598</p>



<p>La <em><strong>Medusa di Caravaggio </strong></em>è ipnotica. La sua espressione terrificante, sprigiona tutto il suo dolore; uno sguardo terribile, un urlo agghiacciante, un rovo di serpenti e un fiume di sangue che sgorga dalla testa appena recisa. Caravaggio dipinge quest&#8217;opera proprio su uno scudo e noi possiamo ammirarla esposta presso la Galleria degli Uffizi a Firenze.</p>



<p></p>



<p></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">CURIOSITÀ</p>



<p class="has-background" style="background-color:#f1e1c9"><strong>Atena</strong> <strong>è la dea sostenitrice dei diritti e dei valori patriarcali </strong>che esaltano la tradizione e la legittimità dell&#8217;affermazione maschile. Atena è  protettrice, alleata e sostenitrice degli uomini di potere. Sono molteplici gli eroi da lei sostenuti: Perseo, Giasone, Eracle, Odisseo, Achille. Non vedremo mai Atena schierata dalla parte delle donne.<strong>  Il suo archetipo si manifesta in molte donne nella società moderna: la donna Atena sceglie un matrimonio o una relazione vantaggiosa ed è fedele e presente, sempre pronta ad aiutare il partner, finché questo le garantisca la posizione sociale che con quel matrimonio si è conquistata</strong> . La donna Atena si oppone all&#8217;emancipazione femminile giudicando con toni aspri le donne libere,  ostacolando il normale fluire della donna verso il proprio riconoscimento sociale.  </p>
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		<title>Ippolita, la regina delle Amazzoni.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2021 09:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ippolia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo la tradizione, le Amazzoni(leggi l&#8217;articolo) obbedivano alla regina che indossava la cintura d&#8217;oro di Ares, simbolo di potere e superiorità. La regina più importante fu&#160;Ippolita,&#160;famosa nel mito perché protagonista della nona fatica di Eracle. Così la descrive&#160;Virgilio&#160;nell&#8217;Eneide: “guerriera ardita,che succinta, e ristretta in fregio d&#8217;orol&#8217;adusta mamma, ardente e furiosatra mille e mille, ancor che &#8230;</p>
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<p>Secondo la tradizione, le<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/le-amazzoni-figlie-di-ares/"> Amazzon</a>i(leggi l&#8217;articolo)  obbedivano alla regina che indossava la cintura d&#8217;oro di Ares, simbolo di potere e superiorità. La regina più importante fu&nbsp;<strong>Ippolita,</strong>&nbsp;famosa nel mito perché protagonista della nona fatica di Eracle. Così la descrive&nbsp;<em>Virgilio</em>&nbsp;nell&#8217;Eneide:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“guerriera ardita,<br>che succinta, e ristretta in fregio d&#8217;oro<br>l&#8217;adusta mamma, ardente e furiosa<br>tra mille e mille, ancor che donna e vergine,<br>di qual sia cavalier non teme intoppo.”</p><p>Publio Virgilio Marone, Eneide, libro I, 491.493 – traduzione di Annibal Caro</p></blockquote>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La cintura di Ares</p>



<p><strong>Ippolita è la più famosa fra le regine delle </strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/le-amazzoni-figlie-di-ares/"><strong>Amazzoni,</strong> </a>(leggi l&#8217;articolo) l&#8217;unica su cui si tramandano numerose leggende spesso contrastanti fra di loro. Anche la genealogia è piuttosto confusa, l&#8217;unico dato comune a tutte le versioni è che sia la figlia prediletta da Ares, il quale a dimostrazione del suo affetto e della sua stima, le donò la sua&nbsp;<strong>cintura,&nbsp;</strong>simbolo del comando.</p>



<p><em>Giulio Igino<strong>,</strong></em><strong>&nbsp;</strong>scrittore e bibliotecario latino nella<strong>&nbsp;</strong>fab. 21. 30 tit.,10<br>racconta che la fama di questo dono si diffuse per tutta la Grecia, e&nbsp;<em>Admeta</em>&nbsp;di Micene era disposta a tutto per ottenerla, così supplicò il padre&nbsp;<em>Euristeo</em>, il quale incapace da solo di compiere l&#8217;ardita missione, convocò l&#8217;eroe<em>&nbsp;Eracle.</em> Eracle radunò i migliori eroi della Grecia per aiutarlo nell&#8217;impresa, fra cui&nbsp;<em>Teseo,</em> e con loro si recò in Tracia.&nbsp;</p>



<p>La leggenda narra che Ippolita, regina feroce in guerra ma dal cuore generoso, accolse benevolmente la delegazioni di eroi e fosse disposta a donare il prezioso ornamento. Si intromise<em>&nbsp;Era</em>&nbsp;che odiava la regina&nbsp;<strong>Ippolita perché rappresentava la trasgressione al “normale” ruolo della donna fedele e devota che Era incarnava, di conseguenza voleva annientarla.</strong></p>



<p>Era,&nbsp;assunto l’aspetto di un’Amazzone, seminò fra le guerriere la voce che Ercole in realtà covava il reo proposito di rapire la regina e che la conquista della regale cintura fosse soltanto una tesi pretestuosa.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Scoppia la guerra</p>



<p><strong>Le Amazzoni allora insorsero in difesa della loro regina Ippolita,&nbsp;</strong>Ercole e gli altri sospettarono che la benevola accoglienza celasse invece un inganno; si accese un&#8217;aspra battaglia durante la quale scese in campo la stessa Era, le Amazzoni furono sconfitte, la regina Ippolita perì per mano di Ercole che impadronitosi della cintura, prese la via del ritorno.</p>



<p>Le Amazzoni non si diedero per vinte e tentarono di invadere Atene ma furono sconfitte da Teseo che sposò Antiope, una delle superstiti e dalla loro unione nacque Ippolito.</p>



<p>Un&#8217;altra versione della leggenda vuole Ippolita rapita da Teseo, il quale condotta la regina ad Atene, la prende in sposa e dalla loro unione nasce Ippolito. Questa seconda ipotesi è stata utilizzata dalla commedia di&nbsp;<em>Shakespeare</em>&nbsp;“Sogno di una notte di mezza estate” la cui trama ha inizio durante i preparativi per le nozze di Teseo e Ippolita.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Ippolita nella diffusione di massa</p>



<p>La figura eroica di Ippolita ha affascinato registi, sceneggiatori, compositori, ed è stata utilizzata in tutte le forme artistiche. Fra le più conosciute ed apprezzate anche dal grande pubblico cito&nbsp;<em>Wonder Woman</em>, eroina dell&#8217;omonimo fumetto nato dalla fantasia di&nbsp;<em>William Moulton Marston</em>. La bellissima donna, dai capelli corvini e dalla vita sottile ornata dalla preziosa cintura, è difatti la figlia di Ippolita, la quale si era rivolta alla dea Afrodite per soddisfare il proprio desiderio di maternità.&nbsp;<em>Wonder Woman</em>&nbsp;tolte le sue vesti da super eroina e riassunte le sembianze umane si chiama Diana (nome latino di Artemide)</p>



<p>Dal fumetto è stata tratta nel 2017 la pellicola cinematografica diretta dalla regista Patty Jenkins</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Ippolita come archetipo</p>



<p class="has-background" style="background-color:#eff2f3">Jung e buona parte della psicologia da lui derivata ritiene che gli archetipi siano presenti nell&#8217;inconscio umano e in quello collettivo e che essi possano condizionare la&nbsp;πρᾶξις&nbsp;(l&#8217;agire) e il&nbsp;νοῦς(il pensiero) delle persone grazie alla loro carica emotiva. Ippolita è immortale, il suo archetipo sopravvive ai secoli e si incarna in ogni donna che lotta oggi per un ideale, per una giusta causa, per il riconoscimento dei propri diritti di genere. Il suo spirito combattivo ama competere con nemici alla pari, terrà alla larga avversari lamentevoli. È una donna che ama comandare, la sua cifra è l&#8217;orgoglio, quella forza motrice che la farà diventare paladina a sostegno del Gruppo e che la spingerà alla auto-affermazione. E in quanto tale rappresenta l&#8217;archetipo di ogni donna appartenente al segno dell&#8217;Ariete, di cui io ne sono una fiera esponente.</p>
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