<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Arte &#8211; le Rosse discendono dai Gatti</title>
	<atom:link href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/arte/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog</link>
	<description>LeRossediscendonodaiGatti è un blog di approfondimento culturale. Ogni  argomento avrà una matrice comune che è la Donna e laddove saranno presenti gli uomini saranno soltanto quelli che “amano le donne”</description>
	<lastBuildDate>Sun, 05 Jul 2026 19:15:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>

<image>
	<url>https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/05/cropped-48x48px_favicon-32x32.png</url>
	<title>Arte &#8211; le Rosse discendono dai Gatti</title>
	<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Florence Welch: l&#8217;ultima musa dei Preraffaeliti.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/florence-welch-lultima-musa-dei-preraffaeliti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 14:06:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[#concertoMilano2026]]></category>
		<category><![CDATA[#florenceWelch]]></category>
		<category><![CDATA[Preraffaelliti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lerossediscendonodaigatti.blog/?p=3002</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un concerto che diventa rito Due sere fa a Milano è andato in scena un concerto che mi ha emozionato fondendosi con ogni parte di me. Florence Welch &#38; The Machine si è esibita stregando e ammaliando la platea adorante, oltre che la sottoscritta. A piedi nudi, abito nero e una presenza magnetica, ha guidato &#8230;</p>
<p class="read-more"> <a class="" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/florence-welch-lultima-musa-dei-preraffaeliti/"> <span class="screen-reader-text">Florence Welch: l&#8217;ultima musa dei Preraffaeliti.</span> Leggi tutto »</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/florence-welch-lultima-musa-dei-preraffaeliti/">Florence Welch: l&#8217;ultima musa dei Preraffaeliti.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size">Un concerto che diventa rito</p>



<p class="has-normal-font-size">Due sere fa  a Milano è andato in scena un concerto che mi ha emozionato fondendosi con ogni parte di me.</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Florence Welch &amp; The Machine</strong> si è esibita stregando e ammaliando la platea adorante, oltre che la sottoscritta. A piedi nudi, abito nero e una presenza magnetica, ha guidato il pubblico dentro uno spettacolo-rituale che mescola teatralità, misticismo e ferite personali, alternando i brani del nuovo disco <em>Everybody Scream</em> alle hit che hanno reso Florence Welch una delle voci più riconoscibili della sua generazione: <em>Shake It Out</em>, <em>You Got The Love</em>, <em>What Kind Of Man</em>, <em>King</em> e <em>Which Witch</em>.</p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size">Una donna fuori dal tempo</p>



<p class="has-normal-font-size">Esistono donne che non appartengono al proprio tempo. Le si riconosce subito. Non seguono una moda, non rincorrono il consenso, non costruiscono un personaggio. Semplicemente abitano un universo che sembra provenire da un&#8217;altra epoca. Quando ho visto Florence Welch per la prima volta, non ho pensato a una cantante. <strong>Ho pensato a una sopravvissuta ai <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-caccia-alle-streghe-il-primo-sterminio-di-genere-della-storia/">roghi della caccia alle streghe.</a></strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Quelle<strong> chiome color rame, gli abiti che sembrano usciti da un atelier vittoriano, il corpo che sul palco fluttua e si muove con la gestualità di una sacerdotessa più che come una pop star, le ballerine — una congrega più che un corpo di ballo —, un cerchio magico intorno a lei.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Mi è bastato un istante per capire che quell&#8217;immagine mi era familiare.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/images.jpeg" alt="" class="wp-image-3007" width="262" height="329" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/images.jpeg 399w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/images-239x300.jpeg 239w" sizes="(max-width: 262px) 100vw, 262px" /><figcaption>Florence Welch &#8211; Concerto Milano _ 03/07/2026</figcaption></figure></div>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size">L’erede delle muse preraffaellite</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Era l&#8217;eco delle donne preraffaellite, in cui le figure femminili non erano semplici modelle per gli artisti, ma creature simboliche: Ofelia, Proserpina, Medea, Circe, Elena.  Figure sospese tra la terra e il divino.  Anche Florence Welch sembra appartenere a quella genealogia. Le sue canzoni non raccontano soltanto amori o delusioni. Parlano di rinascita, di morte simbolica, di desiderio di libertà, di ombre interiori. Il vento, l&#8217;acqua, il fuoco, il bosco, gli uccelli, il sangue e la luce diventano il lessico con cui costruisce la propria poetica. </strong> <strong>Non interpreta la natura. La incarna.</strong></p>



<p class="has-large-font-size"><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/evelyn-de-morgan-femmes-fatales-e-chiome-rosse-nei-quadri-preraffaelliti/">LEGGI PURE EVELYN DE MORGAN: FEMMES FATALES E CHIOME ROSSE </a>NEI QUADRI PRERAFFAELLITI</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/4421-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-3008" width="432" height="324" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/4421-1024x768.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/4421-300x225.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/4421-768x576.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/4421.jpg 1200w" sizes="(max-width: 432px) 100vw, 432px" /></figure></div>



<p class="has-normal-font-size">Ascoltandola si ha spesso la sensazione che la voce non provenga semplicemente dalla gola, ma da qualcosa di molto più antico. Come se il canto custodisse ancora la memoria dei miti.</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>La bellezza come memoria</strong></p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#d6dbdd">Ed è forse questo il motivo per cui la sua musica sfugge alle classifiche.</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#d6dbdd">Non è stata pensata per essere consumata.</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#d6dbdd">È stata pensata per essere attraversata.</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#d6dbdd">Viviamo in un tempo che ci chiede continuamente di semplificare tutto, di omologare tutto: le idee, le emozioni, perfino le persone.</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#d6dbdd">Florence Welch, invece, sceglie la complessità.</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#d6dbdd">Non teme il simbolo, non teme il silenzio, non teme di essere diversa e di manifestare la propria essenza.</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#d6dbdd">E soprattutto non teme di essere profondamente femminile senza adattarsi agli stereotipi della femminilità.</p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size">Sacerdotessa, strega, dea</p>



<p class="has-normal-font-size">Florence Welch incarna la strega, la sacerdotessa, la vestale, la maga, la dea. La sua forza non nasce semplicemente dal rifiuto dell&#8217;omologazione, ma dall&#8217;unicità che rappresenta. Nasce dalla capacità di trasformare il mistero e la magia in linguaggio artistico. Per questo motivo non riesco a considerarla soltanto una cantante. La vedo piuttosto come una moderna erede di quelle donne che i <strong>Preraffaelliti </strong>dipingevano immerse nell&#8217;acqua, circondate da fiori, avvolte da lunghi capelli ramati che sembravano trattenere il vento. È come se il pennello fosse diventato nota musicale.</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Florence Welch ci ricorda che la bellezza non è solo ornamento</strong>.</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>È memoria.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>È cultura.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>È mito.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>È il coraggio di custodire la propria identità anche quando il mondo chiede di diventare tutti uguali.</strong></p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size">&#8220;I am king&#8221;</p>



<p class="has-normal-font-size">La canzone <em><strong>King, </strong></em>pubblicata nel 2022 tratta dall’album Dance Fever ha una forza incredibile, il ritornello recita:</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center"><p>&nbsp;<em>“I am no mother. I am no bride. I am king.”</em></p><p><em>Io non sono madre. Io non sono sposa. Io sono un re”</em></p></blockquote>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#ead0ae">Questa è una delle canzoni più intime e potenti che Florence abbia mai scritto. Non è un rifiuto della maternità o dell’amore: è il racconto di un conflitto. Florence descrive il peso che molte donne sentono quando la società sembra chiedere loro di scegliere tra la realizzazione personale e quella familiare. Da un lato c’è la vocazione artistica, quasi divorante; dall’altro la possibilità di diventare madre. Lei stessa ha spiegato che il cuore della canzone è proprio questa tensione: la paura di non poter avere entrambe le cose. &nbsp; La frase<em>&nbsp;<strong>“I am no mother. I am no bride. I am king.”</strong></em>&nbsp;è potentissima anche sul piano simbolico. &#8220;La mia identità non è determinata dal diventare madre o moglie. Scelgo un&#8217;altra strada.&#8221; È una dichiarazione di autonomia, non un giudizio sulla maternità o sul matrimonio in sé.</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#ead0ae">Non dice:&nbsp;<em>“Sono una regina.”</em>&nbsp;Dice&nbsp;<strong>“Sono un re.”</strong></p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#ead0ae">La scelta del sostantivo maschile è deliberata. Per secoli il potere assoluto, la libertà di mettere il proprio destino e la propria opera al primo posto, sono stati privilegi attribuiti ai re. Le donne, invece, venivano identificate soprattutto come mogli, madri o figlie di qualcuno. Con quella dichiarazione Florence si appropria di uno spazio che storicamente è stato negato alle donne. &nbsp;</p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size">Tra magia e medicina</p>



<p class="has-normal-font-size">Ma c’è un ulteriore aspetto per cui questa frase è significativa: quando <strong>King</strong>&nbsp;uscì nel 2022, Florence non aveva ancora raccontato pubblicamente la sua <strong>esperienza della gravidanza extrauterina, che avvenne nel 2023 durante il tour di&nbsp;<em>Dance Fever</em>.</strong> Solo nel 2025 spiegò che quella vicenda aveva dato un significato quasi profetico ad alcuni versi già scritti, dicendo addirittura:&nbsp;<em>“Vorrei che le canzoni fossero state meno accurate nelle loro previsioni.”</em>&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="has-normal-font-size">Ed è dopo quell’esperienza che Florence ha parlato in modo esplicito del rapporto tra&nbsp;<strong>stregoneria, medicina e guarigione</strong>. In un’intervista ha detto una frase molto significativa:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“Modern medicine absolutely saved my life, but you can’t go anywhere about birth without finding witchcraft and magic and medicine.”&nbsp;&nbsp;</p><p>“La medicina moderna mi ha letteralmente salvato la vita, ma non si può parlare di nascita senza incontrare la stregoneria, la magia e la medicina.”</p></blockquote>



<p class="has-normal-font-size">Questa frase racconta perfettamente la sua visione. Florence non mette in contrapposizione la spiritualità e la scienza. Anzi, riconosce che:</p>



<ul class="has-normal-font-size"><li>la&nbsp;<strong>medicina</strong>&nbsp;è ciò che le ha salvato concretamente la vita grazie all’intervento d’urgenza per la gravidanza extrauterina;</li><li>la&nbsp;<strong>magia</strong>, la&nbsp;<strong>stregoneria</strong>&nbsp;e il simbolismo femminile sono invece il linguaggio con cui ha cercato di dare un significato spirituale a quell’esperienza. &nbsp;</li></ul>



<p class="has-normal-font-size">Questo, secondo me, è uno degli aspetti più affascinanti di Florence Welch: non idealizza un ritorno a un passato “magico” rifiutando la scienza. Al contrario, vede le antiche figure delle guaritrici e delle levatrici come parte della storia delle donne, ma riconosce con assoluta lucidità che&nbsp;<strong>la medicina moderna le ha permesso di essere ancora viva</strong>.</p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size">La corona e la spada: forse l’arte ha un prezzo da pagare?</p>



<p class="has-normal-font-size">C’è poi un’immagine che trovo straordinaria nel brano<em> King</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center"><p>“I need my golden crown of sorrow</p><p>My bloody sword to swing</p><p>My empty halls to echo with grand self-mythology.”&nbsp;</p><p>“Ho bisogno della mia corona d’oro di dolore,</p><p>della mia spada insanguinata da brandire,</p><p>delle mie sale vuote che riecheggino della mia grandiosa mitologia personale.”&nbsp;</p><cite>King &#8211; Florence Welch</cite></blockquote>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#f6eae0">Florence dice di avere bisogno della sua&nbsp;<strong>“corona d’oro di dolore”</strong>&nbsp;e della sua&nbsp;<strong>“spada insanguinata”</strong>&nbsp;per continuare a creare. È una delle immagini poetiche più potenti scritte da Florence Welch: la&nbsp;<strong>corona</strong>&nbsp;rappresenta il peso della vocazione artistica, la&nbsp;<strong>spada insanguinata</strong>&nbsp;la lotta e i sacrifici necessari per creare, mentre le&nbsp;<strong>sale vuote</strong>&nbsp;evocano la solitudine che spesso accompagna chi dedica la propria vita all’arte. &nbsp;</p>



<p class="has-background" style="background-color:#f6eae0"><strong>È quasi una sacerdotessa-guerriera che riconosce come la propria arte nasca anche dalle ferite, dalla solitudine e dal sacrificio. &nbsp;</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#f6eae0"><strong>È una di quelle canzoni che non parlano solo della vita di Florence: parlano di tutte le donne che hanno dovuto chiedersi quanto spazio fosse loro concesso per essere semplicemente se stesse.</strong></p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size">Le donne che cambiano il linguaggio del mondo</p>



<p class="has-normal-font-size">Forse è proprio questo il motivo per cui Florence Welch continua a esercitare un fascino così profondo su chi la ascolta.</p>



<p class="has-normal-font-size">Ci ricorda che la vera forza non consiste nell&#8217;assomigliare agli altri, ma nell&#8217;avere il coraggio di custodire la propria natura, anche quando questa appare fuori dal tempo, o  per molte menti chiuse, addirittura pazzia.</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Per questo continuo a vederla come l&#8217;ultima musa dei Preraffaelliti, perché ne raccoglie l&#8217;eredità spirituale: quella di donne che non sono mai semplici protagoniste della storia, ma custodi di un immaginario antico, capace ancora oggi di parlarci di libertà, identità e bellezza.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>E allora forse le Muse dei pittori  Preraffaelliti non sono mai scomparse.  Hanno semplicemente cambiato linguaggio. Oggi, invece di essere ritratte su una tela, salgono su un palco.  E continuano a raccontare la stessa storia.</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="335" height="597" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/images-1.jpeg" alt="" class="wp-image-3012" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/images-1.jpeg 335w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/07/images-1-168x300.jpeg 168w" sizes="(max-width: 335px) 100vw, 335px" /><figcaption>Florence Welch &#8211; Concerto Milano &#8211; 03/07/2026</figcaption></figure></div>



<p class="has-small-font-size"><strong>©leRossediscendonodaigatti &#8211; Testo ideato e scritto da Patrizia Zito &#8211; Immagine di Anteprima realizzata con IA</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/florence-welch-lultima-musa-dei-preraffaeliti/">Florence Welch: l&#8217;ultima musa dei Preraffaeliti.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Hilma Klint, la donna che catturò il futuro</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/hilma-klint-la-donna-che-catturo-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 08:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[astrattismo]]></category>
		<category><![CDATA[Hilma af Klint]]></category>
		<category><![CDATA[spiritismo]]></category>
		<category><![CDATA[Stoccolma]]></category>
		<category><![CDATA[testamento]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lerossediscendonodaigatti.blog/?p=2211</guid>

					<description><![CDATA[<p>I libri d’arte moderna che continuano a citare Wassily Kandinskij come padre dell’Astrattismo, mentono sapendo di mentire.  La prima opera astratta appartiene a Hilma af Klint e risale al 1906 mentre quella di Kandinsky, (primo Acquerello Astratto) del 1913 retrodatata dall’artista al 1910, per collegarla al momento della prima intuizione dell’Astrattismo. Appare ben evidente che Hilma &#8230;</p>
<p class="read-more"> <a class="" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/hilma-klint-la-donna-che-catturo-il-futuro/"> <span class="screen-reader-text">Hilma Klint, la donna che catturò il futuro</span> Leggi tutto »</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/hilma-klint-la-donna-che-catturo-il-futuro/">Hilma Klint, la donna che catturò il futuro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>I libri d’arte moderna che continuano a citare Wassily Kandinskij come padre dell’Astrattismo, mentono sapendo di mentire. </strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#e8ebec"><strong>La prima opera astratta appartiene a Hilma af Klint e risale al 1906</strong> mentre quella di Kandinsky, (primo Acquerello Astratto) del 1913 retrodatata dall’artista al 1910, per collegarla al momento della prima intuizione dell’Astrattismo. Appare ben evidente che Hilma af Klint fosse un’artista pioniera che,  all’interno della corrente dell’astrattismo, ha preceduto altri pittori universalmente riconosciuti.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a50409">Chi era Hilma af Klint?</p>



<p>Hilma af Klint (Stoccolma 1862- 1944) è stata una donna decisamente fuori dall’ordinario, specialmente dati i tempi che correvano. Innanzitutto, appartiene a una delle prime generazioni di donne ammesse alla <em>Royal Academy of Fine Arts</em> di Stoccolma, dove ha studiato tra il 1882 e il 1887 e imparato principalmente il disegno, il ritratto e la<strong> pittura paesaggistica. Ed è a quest’ultima che si dedica agli inizi del suo percorso artistico.&nbsp;</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="432" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-tarda-estate-1903-1024x432.jpg" alt="" class="wp-image-2223" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-tarda-estate-1903-1024x432.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-tarda-estate-1903-300x127.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-tarda-estate-1903-768x324.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-tarda-estate-1903-1536x648.jpg 1536w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-tarda-estate-1903.jpg 1880w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Tarda Estate, 1903 &#8211; Hilma af Klint</figcaption></figure>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il 1880. Anno emblematico</p>



<p><strong>Nel 1880 un triste accadimento la toccò nel profondo. Muore la sorella minore Herminia, </strong>il dolore spinge HILMA ad interessarsi al mondo spirituale. L’interesse per altre dimensioni era molto in voga tra la fine del diciannovesimo e l&#8217;inizio del ventesimo secolo. Come accadde a molti artisti e intellettuali suoi contemporanei, anche Hilma af Klint subì il fascino dello spiritismo e della teosofia, alla ricerca di un <em>Altrove</em>. Siamo negli anni in cui fa la sua comparsa la Meccanica Quantistica, Einstein formula la Teoria della Relatività e Freud pubblica i suoi primi saggi.  HILMA è convinta che a un mondo materiale si contrapponga un mondo parallelo di <strong>forze spirituali e concrete, un mondo oltre il visibile, e voleva riprodurre ciò che gli occhi non possono percepire.</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il Gruppo THE FIVE </p>



<p>Nel 1896, insieme ad altre quattro donne, fonda il gruppo “<strong>The Five</strong>”, che si riunisce ogni venerdì per&nbsp;<strong>sedute di meditazione ed esercizi spirituali</strong>.&nbsp;Si esercitano anche sul disegno automatico realizzato in condizioni di meditazione e ispirato da quelli che loro definiscono&nbsp;<em>Gli Alti</em>, (De Höga) spiriti celesti con cui entrano in contatto. I messaggi da questi ricevuti inducono Hilma a dedicarsi a un grande progetto da portare avanti. Inizia così, uno dei suoi lavori maggiori, la serie<strong>&nbsp;<em>Dipinti per il tempio</em> (<em>Paintings for the Temple</em>, 1906 – 1915),&nbsp;che la impegna dal 1906 al 1915 e che cambierà davvero il corso della sua vita.</strong></p>



<p>Le&nbsp;<strong>193 opere</strong>, tele di dimensioni imponenti, &nbsp;prodotte in questi anni sono i&nbsp;<strong>primi esempi di Arte Astratta</strong>&nbsp;del mondo moderno. E sono opere già mature e consapevoli. Nate da una mano d’artista originale e sicura. Lo stesso non si può dire per i primi lavori dei padri dell’astrattismo: tentativi più acerbi di avvicinamento alla nuova tecnica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="786" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-evoluzione-n.-13-gruppo-vi-1908-1024x786.jpg" alt="" class="wp-image-2225" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-evoluzione-n.-13-gruppo-vi-1908-1024x786.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-evoluzione-n.-13-gruppo-vi-1908-300x230.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-evoluzione-n.-13-gruppo-vi-1908-768x590.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-evoluzione-n.-13-gruppo-vi-1908-1536x1180.jpg 1536w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/hilma-af-klint-evoluzione-n.-13-gruppo-vi-1908.jpg 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Gruppo n°13 Evoluzione, 1908 &#8211; Hilma af Klint</figcaption></figure>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Perché allora questa pittrice è rimasta pressoché sconosciuta a tutti?</p>



<p class="has-background" style="background-color:#f1e4d0"><strong>Fu la stessa Hilma af Klint, che in vita ha sempre tenuto celata la sua produzione astrattista, conservando gelosamente le sue opere più innovative.</strong> Nascoste per decenni nello scantinato di una residenza di famiglia, i suoi capolavori, circa 1300 tele, saranno lasciati in eredità al nipote. Il&nbsp;testamento&nbsp;prevedeva due clausole inscindibili:&nbsp;non potranno mai essere venduti e non potranno essere esibiti prima dei vent’anni dalla morte della pittrice, avvenuta nel 1944.&nbsp;Un ragionamento strano e affascinante, che ci fa capire la sacralità che per lei rivestivano&nbsp;i suoi dipinti, dipinti destinati al futuro.&nbsp;</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La storia dell&#8217;arte deve essere riscritta</p>



<p><strong>L’establishment dell’arte deve smetterla di trasmettere una narrazione dominata dagli uomini, è necessario operare un lavoro di rivalutazione delle innumerevoli figure femminili di primo piano che hanno costellato la storia</strong>. </p>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#efefcf">LEGGI ANCHE <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/elisabetta-sirani-la-femme-savant-1638-1665/">ELISABETTA  SIRANI</a>, la &#8220;femme savant&#8221;</p>



<p>Basti pensare che nel 2012 il&nbsp;<strong>MOMA</strong>&nbsp;di New York presenta al pubblico la mostra&nbsp;<strong><em>Inventing Abstraction, 1910–1925</em></strong>&nbsp;per celebrare il centenario dalla nascita dell’<strong>Astrattismo</strong>&nbsp;e, con questo, i pionieri del movimento artistico, o ritenuti tali: da&nbsp;<strong>Kandinsky</strong>&nbsp;a&nbsp;<strong>Kupka</strong>, da&nbsp;<strong>Delaunay</strong>, a&nbsp;<strong>Francis Picabia</strong>, fino a&nbsp;<strong>Malevich</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Mondrian</strong>. Peccato, però, che un pezzo fondamentale della storia sia stato tagliato fuori. NON ERA PRESENTE NEANCHE UNA TELA DI HILMA, che di diritto è la MADRE DELL’ASTRATTISMO.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="684" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/21stockholm-af-klint5-promo-superJumbo-v2-1024x684.jpg" alt="" class="wp-image-2226" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/21stockholm-af-klint5-promo-superJumbo-v2-1024x684.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/21stockholm-af-klint5-promo-superJumbo-v2-300x200.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/21stockholm-af-klint5-promo-superJumbo-v2-768x513.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/21stockholm-af-klint5-promo-superJumbo-v2-1536x1025.jpg 1536w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/21stockholm-af-klint5-promo-superJumbo-v2.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Modern Museum di Stoccolma &#8211; Mostra del 2013 &#8211; Hilma af Klint</figcaption></figure>



<p>Il grande patrimonio di opere, taccuini appunti e disegni lasciati da Hilma af Klint continuano ad essere tradotti e analizzati. Ci vorranno anni per decifrare il mondo immaginifico e la cifra stilistica talmente moderna di <strong>un’artista straordinaria che fu l’antesignana del genere astratto e darle il giusto tributo e riconoscimento nella storia dell’Arte Moderna.&nbsp;</strong></p>



<p class="has-small-font-size"><strong>© leRossediscendonodaigatti. Testo elaborato e scritto da Patrizia Zito &#8211; Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo</strong></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/hilma-klint-la-donna-che-catturo-il-futuro/">Hilma Klint, la donna che catturò il futuro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“La strega di Kiev”. Anna Achmatova</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-strega-di-kiev-anna-achmatova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 08:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini che Amano le Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Amadeo Modigliani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lerossediscendonodaigatti.blog/?p=1972</guid>

					<description><![CDATA[<p>La sua bellezza, tramandata dalla storia dell&#8217;arte, &#8211; dagli schizzi di Modigliani, quasi tutti smarriti durante la Seconda Guerra Mondiale all&#8217;altero ritratto di Natan Altman del 1914 &#8211; era abbagliante. Un corpo rubato alla statuaria, occhi penetranti e malinconici e naso aristocratico contribuirono ad accrescere il suo fascino sensuale che si narra fece invaghire di lei &#8230;</p>
<p class="read-more"> <a class="" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-strega-di-kiev-anna-achmatova/"> <span class="screen-reader-text">“La strega di Kiev”. Anna Achmatova</span> Leggi tutto »</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-strega-di-kiev-anna-achmatova/">“La strega di Kiev”. Anna Achmatova</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La sua bellezza, tramandata dalla storia dell&#8217;arte,  &#8211; dagli schizzi di Modigliani, quasi tutti smarriti durante la Seconda Guerra Mondiale all&#8217;altero ritratto di Natan Altman del 1914 &#8211; era abbagliante. Un corpo rubato alla statuaria, occhi penetranti e malinconici e naso aristocratico contribuirono ad accrescere il suo fascino sensuale che si narra fece invaghire di lei anche lo zar Nicola II. </p>



<p class="has-background" style="background-color:#e7e5ba">Nasce da una famiglia aristocratica in un elegante quartiere di Odessa, il&nbsp;il 23 giugno 1889,&nbsp;Anna Andreevna Gorenko, assunse ben presto&nbsp;lo pseudonimo Achmatova, patronimico della bisnonna, come <em>nom de plume, </em>espediente suggerito dal padre per evitare che le sue poesie d&#8217;amore potessero dare scandalo alla sua famiglia. L&#8217;austero pudore interiorizzato nella sua infanzia le rimase cucito addosso</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>“Non ho mai amato vedere i miei versi stampati… mi sembrava una cosa sconveniente, come se avessi dimenticato sul tavolo una calza o un reggiseno…”</strong></p></blockquote>



<p>Da Odessa si trasferì a Kiev dove frequentò il liceo prima e poi la facoltà di giurisprudenza. Qui conobbe il suo futuro marito, lo scrittore&nbsp;&nbsp;<strong>Nikolaj Stepanovič Gumilëv </strong>che, come racconta Anna, in&nbsp;una <em>Biografia Immaginaria </em>abbozzata nel 1910 e raccolta nel libro Io sono&nbsp;<em>la vostra voce,&nbsp;</em>1990 – di lei dirà:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>Dalla città di Kiev,<br>dall’antro di Zmiev<br>non una moglie ho preso,<br>ma una strega…”.&nbsp;</strong></p></blockquote>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="661" height="800" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Akhmatova_by_Altman_1914.jpg" alt="" class="wp-image-1973" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Akhmatova_by_Altman_1914.jpg 661w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Akhmatova_by_Altman_1914-248x300.jpg 248w" sizes="(max-width: 661px) 100vw, 661px" /><figcaption>Ritratto di Anna Achmatova, Natan Altman, 1914</figcaption></figure></div>



<p>In una lettera indirizzata al marito della sorella Anna scrive</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>“Sposerò un amico di gioventù, Nikolaj S. Gumilëv. Mi ama da tre anni ormai e credo sia mio destino essere sua moglie. Non so se io lo ami, ma mi sembra di sì”</strong></p></blockquote>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">L&#8217;incontro con <em>Modì</em></p>



<p class="has-background" style="background-color:#ece4be">Durante il viaggio di nozze a Parigi, lo&nbsp;sguardo della poetessa incrocia per la prima volta quello di <strong>Amadeo Modigliani</strong> che ne rimane stregato. La Ville Lumière era animata da un grande fermento culturale e artistico, fervore che si riversava nei tanti boulevard e bistrot di Montparnasse.&nbsp;A quel tempo <em>Modì </em>è nel pieno del suo estro creativo, la pittura gli regala il successo, ma è la scultura che lo assorbe in maniera totale. &nbsp;<strong>Anna è già una poetessa, anzi un “poeta” come amava definirsi, temendo&nbsp;che l’appellativo poetessa, all’epoca limitasse il suo intelletto, i suoi sensi e la curiosità, di cui è sempre stata affamata</strong></p>



<p>Modigliani ritrasse Anna in diverse opere, sia pittoriche che scultoree. Appassionato dell&#8217;Antico Egitto, scolpì Anna nelle vestigia di una faraona. Purtroppo la Seconda Guerra Mondiale ha inghiottito molte opere d&#8217;arte, l&#8217;unica superstite è lo schizzo in cui è ritratta la silhouette di Anna col capo chino lateralmente, custodita a San Pietroburgo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Uno-schizzo-del-1911-di-Amedeo-Modigliani-che-ritrae-Anna-Achmatova-1024x713.jpg" alt="" class="wp-image-1976" width="466" height="324" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Uno-schizzo-del-1911-di-Amedeo-Modigliani-che-ritrae-Anna-Achmatova-1024x713.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Uno-schizzo-del-1911-di-Amedeo-Modigliani-che-ritrae-Anna-Achmatova-300x209.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Uno-schizzo-del-1911-di-Amedeo-Modigliani-che-ritrae-Anna-Achmatova-768x535.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Uno-schizzo-del-1911-di-Amedeo-Modigliani-che-ritrae-Anna-Achmatova.jpg 1300w" sizes="(max-width: 466px) 100vw, 466px" /><figcaption>Modigliani, Schizzo di Anna Achmatova, 1911</figcaption></figure></div>



<p>I due si avvicinano, ma la loro relazione, di qualsiasi genere essa sia, è sconveniente. Deve essere tenuta nascosta agli occhi indiscreti del loro mondo. Anna, incinta, è costretta a partire per ritornare in Russia, ma il ricordo del suo affascinante pittore viaggerà con lei, tanto da ispirarsi a lui per le sue liriche più famose. La separazione di queste giovani e passionali anime durerà poco. All’inizio dell’estate del 1911,  Anna torna a Parigi da sola, libera di rivedere quel giovane che tanto l’aveva affascinata.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>“<em>Tutto il divino scintillava in Modigliani solo attraverso una tenebra. Era diverso, del tutto diverso da chiunque al mondo. La sua voce mi rimase in qualche modo per sempre nella memoria”. </em></strong></p><p>&#8211; <strong><em>Le Rose di Modigliani, Anna Achmatova</em></strong></p></blockquote>



<p>Il titolo del volume prende spunto da un aneddoto raccontato da Anna</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>“<em>Una volta non fummo chiari nel fissare un appuntamento e, passando da lui, non lo trovai a casa. Decisi allora di aspettarlo. Tenevo tra le braccia un mazzo di rose rosse. Una finestra sopra le porte chiuse del laboratorio era aperta, e da lì iniziai a gettare rose nell’atelier. Poi, senza attendere il suo ritorno, me ne andai. Quando ci incontrammo, egli mi manifestò il suo stupore: come avevo potuto penetrare nella stanza chiusa, senza la chiave? Gli spiegai quello che avevo fatto. ‘Non è possibile: erano sparse per terra così bene!&#8217; ”.</em></strong></p><p><strong>&#8211; Le Rose di Modigliani, Anna Achmatova</strong></p></blockquote>



<p>Passarono insieme due mesi indimenticabili. Modigliani era molto povero e non potendo portare Anna da nessuna parte, la sera passeggiavano per le strade parigine. Sotto la pioggia, Modigliani prendeva il suo grande ombrello nero, sotto il quale avevano l’abitudine di sedersi su una panchina per leggere poesie ad alta voce. Avevano gli stessi gusti, entrambi amavano Verlaine, Mallarmé, Baudelaire.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong><br>“<em>Era così povero che nei Giardini del Lussemburgo ci sedevamo sempre su una panchina, e non su sedie a pagamento, come era consuetudine</em>”</strong></p><p>&#8211; <strong>Anna Achmatova</strong></p></blockquote>



<p>La loro fu una passione vissuta&nbsp;intensamente in ogni momento. Breve ma intensa e consegnata al tempo infinito. Nonostante le promesse, entrambi sapevano che non si sarebbero più rivisti. Il pittore morirà di tubercolosi nel 1920, mentre Anna avrà una vita lunga e piena, seppur costellata di lutti e dolori, legata al tragico destino della Russia.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="288" height="400" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Anna-Achmatova-Le-rose-di-Modigliani-Milano-Il.jpg" alt="" class="wp-image-1981" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Anna-Achmatova-Le-rose-di-Modigliani-Milano-Il.jpg 288w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/04/Anna-Achmatova-Le-rose-di-Modigliani-Milano-Il-216x300.jpg 216w" sizes="(max-width: 288px) 100vw, 288px" /></figure></div>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>Il canto dell’ultimo incontro</strong></p><p><strong>“<em>Così debole il petto intirizziva,<br>ma i miei passi erano lievi.<br>Nella mano destra infilai<br>Il guanto della sinistra.<br>Parevano molti i gradini,<br>ma io sapevo che erano tre soli!<br>Un bisbiglio autunnale tra gli aceri<br>Supplicò:  “Muori con me!”<br>Sono ingannato dalla mia sorte<br>Squallida, volubile, maligna”.<br>Risposi:  “Mio caro, mio caro!<br>Io pure. Morrò con te…”<br>Questo è il canto dell’ultimo incontro.<br>Volsi lo sguardo sulla casa buia.<br>Soltanto nella camera ardevano candele<br>D’una fiamma indifferentemente gialla.</em>“</strong></p></blockquote>



<p><br>Nel 1916 Anna divorzia dal marito che nel 1921 verrà fucilato con l’accusa, consueta, di “attività controrivoluzionaria” e il figlio Lev viene reiteratamente arrestato e deportato nei campi. . In seguito  l&#8217;Achmatova sposò lo storico  Silejko, ma anche questo matrimonio s&#8217;interruppe; il terzo marito, Punin, subirà a sua volta gli arresti. Nel 1913 Anna Achmatova fu privata del passaporto, riavuto solo nel 1964. Dal 1922 al 1940 le fu interdetta qualsiasi pubblicazione<em>.&nbsp;</em></p>



<p>Nel 1941 incontrò <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/marina-cvetaeva-una-donna-orgogliosamente-non-per-bene/"><strong>Marina Cvetaeva</strong>, ( LEGGI L&#8217;ARTICOLO) </a>in un intenso reciproco scambio di visioni e di umori. Come dirà di loro Vittorio Strada: “<em>Due poesie diverse, radicate nello stesso terreno sconvolto della Russia novecentesca, quella dell’Achmatova e quella della Cvetaeva: classica e apollinea la prima, trasgressiva e dionisiaca la seconda. E due vite diverse, anche se entrambe tempestose di amori e piagate di dolori”</em></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">CURIOSITÀ</p>



<p class="has-background" style="background-color:#eaeff1"> Anna era una chiaroveggente che leggeva il pensiero altrui, avendo pure visioni premonitrici. Non a caso era nata il 23 giugno nella notte di San Giovanni, nel mondo slavo pagano “la notte di Ivan Kupala”, nella quale si risvegliavano le streghe e le&nbsp;rusalki&nbsp;dai corsi d’acqua della Russia, notte di magie e di incantesimi.</p>



<p class="has-small-font-size"><strong>©leRossediscendonodaigatti &#8211; Testo elaborato e scritto da Patrizia Zito &#8211; Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-strega-di-kiev-anna-achmatova/">“La strega di Kiev”. Anna Achmatova</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Adelina Tattilo: da moglie nell’ombra a direttrice di Playmen</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/adelina-tattilo-da-moglie-nellombra-a-direttrice-di-playmen/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 18:07:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Adelina Tattilo]]></category>
		<category><![CDATA[casa editrice]]></category>
		<category><![CDATA[emancipazione femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Playmen]]></category>
		<category><![CDATA[rivista]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lerossediscendonodaigatti.blog/?p=2936</guid>

					<description><![CDATA[<p>Moglie in un mondo che parla al maschile Raccontare la storia di Adelina Tattilo significa attraversare trent’anni di Italia, dal boom economico agli anni Novanta, passando per la rivoluzione dei costumi, il femminismo, le contraddizioni della libertà sessuale e il lento cambiamento del ruolo delle donne nella società. Negli anni Sessanta l’Italia è un Paese &#8230;</p>
<p class="read-more"> <a class="" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/adelina-tattilo-da-moglie-nellombra-a-direttrice-di-playmen/"> <span class="screen-reader-text">Adelina Tattilo: da moglie nell’ombra a direttrice di Playmen</span> Leggi tutto »</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/adelina-tattilo-da-moglie-nellombra-a-direttrice-di-playmen/">Adelina Tattilo: da moglie nell’ombra a direttrice di Playmen</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Moglie in un mondo che parla al maschile</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Raccontare la storia di Adelina Tattilo significa attraversare trent’anni di Italia, dal boom economico agli anni Novanta, passando per la rivoluzione dei costumi, il femminismo, le contraddizioni della libertà sessuale e il lento cambiamento del ruolo delle donne nella società.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Negli anni Sessanta l’Italia è un Paese che corre veloce sul piano economico, ma resta profondamente conservatore nella vita privata. La famiglia è ancora una struttura rigida, il matrimonio un’istituzione quasi intoccabile, e per molte donne il destino sembra già scritto: moglie, madre, presenza silenziosa. È in questo contesto che si muove <strong>Adelina Tattilo, </strong>allora lontana dall’immagine pubblica che avrebbe conquistato più tardi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/tattilo2-1.jpeg" alt="" class="wp-image-2939" width="417" height="627" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/tattilo2-1.jpeg 600w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/tattilo2-1-200x300.jpeg 200w" sizes="(max-width: 417px) 100vw, 417px" /><figcaption>immagine dal web </figcaption></figure></div>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Per molti anni Adelina Tattilo è stata conosciuta soprattutto come la moglie del catanese Saro Balsamo, fondatore di Playmen, rivista simbolo della rivoluzione dei costumi degli anni Sessanta.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Il paradosso è evidente: mentre la rivista celebra il corpo femminile e la liberazione dei costumi, la donna che vive accanto al suo fondatore sperimenta una realtà molto diversa. <strong>Adelina Tattilo</strong> ha raccontato di un matrimonio segnato da sottomissione, solitudine e tradimenti, una condizione comune a molte donne dell’epoca, spesso prive di autonomia economica e di strumenti culturali per ribellarsi.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Chi era Saro Balsamo?</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#ebeff1">Un uomo ricco anzi ricchissimo e stramondano, arrogante e sopra le righe, protagonista della Milano che beveva ante litteram; amante dell’azzardo sul tavolo verde e nel quotidiano, con corollario di flotta di aerei ed elicotteri privati, ville deluxe ovunque e uno stile di vita da nababbo. Amico di certi politici e nemico di certa magistratura, coi basettoni d’ordinanza, la parlata lenta e squillante, i capelli impomatati, i completi sgargianti e litri di profumo spruzzato addosso.  <strong>Insomma: un deficiente vanesio!</strong></p>



<p></p>



<p></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Playmen: una rivista sotto attacco</strong></p>



<p>Playmen, la rivista che più di ogni altra incarna la trasgressione dell’epoca, nasce nel 1967 e diventa rapidamente un simbolo della nuova libertà sessuale maschile, in un’Italia ancora segnata dalla censura, dall’influenza della Chiesa e da una morale pubblica severa.</p>



<p><strong>I primi otto numeri di Playmen vennero tutti sequestrati. Perché a un passo dal Sessantotto e dal referendum sul divorzio, il nostro era ancora un Paese retrogrado e sessuofobico, impregnato di moralismi fasulli.<br>Cominciò contestualmente in quel periodo un lungo braccio di ferro con i tribunali fatto di retate, maxisequestri e maxiprocessi, blitz, processi intitolati “Del giusto pene”. In gattabuia finirono direttori, responsabili, editori, stampatori, edicolanti</strong>.</p>



<p>Il business risentì della cattiva gestione nonché della vita dissoluta di Saro Balsamo che dilapidò le sostanze lasciando la moglie sommersa dai debiti.&nbsp;Codardo quale è sempre stato, abbandona famiglia, casa editrice e scappa in Francia dove convolerà a nuove nozze, diventando di fatto bigamo.<br>E Adelina Tattilo invece? Risorge dando inizio alla sua ricostruzione personale!</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/Schermata-2021-11-21-alle-17.34.10-2.png" alt="" class="wp-image-2942" width="452" height="434" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/Schermata-2021-11-21-alle-17.34.10-2.png 744w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2026/01/Schermata-2021-11-21-alle-17.34.10-2-300x288.png 300w" sizes="(max-width: 452px) 100vw, 452px" /><figcaption>Copertina Playmen &#8211; immagine dal web</figcaption></figure></div>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Gli anni Settanta: rotture, femminismo, divorzio</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#eee5e4">Gli anni Settanta portano una frattura profonda nella società italiana. Arrivano il femminismo, le battaglie per il divorzio e per l’aborto, la messa in discussione dell’autorità maschile e della famiglia tradizionale. Anche per Adelina Tattilo questo è un periodo di crisi e trasformazione.</p>



<p><strong>Il divorzio non è solo la fine di un matrimonio, ma un gesto politico e personale insieme. In un Paese dove separarsi significa ancora subire stigma sociale, Adelina sceglie di uscire da una relazione che la soffoca. È un passaggio doloroso, ma necessario: il primo vero atto di emancipazione.</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Da figura invisibile a editrice di&nbsp;Playmen</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#f1decc">Negli anni Ottanta, in un’Italia che ha ormai attraversato le grandi ideologie e si avvia verso un nuovo individualismo,<strong> Adelina Tattilo compie il passaggio più sorprendente, una scelta controcorrente: entra pienamente in Playmen, non come figura decorativa, ma come editrice e direttrice, </strong>assumendosi la responsabilità di una testata complessa e controversa. In un ambiente dominato dagli uomini, dimostra determinazione, intelligenza editoriale e una visione autonoma.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#f1decc">Sotto la sua guida, Playmen cambia profondamente.<strong> La rivista perde progressivamente i tratti più volgari e provocatori per trasformarsi in un prodotto culturale sofisticato, dove erotismo, giornalismo, letteratura e fotografia convivono. Adelina Tattilo introduce un’idea di erotismo più consapevole, meno predatoria, più attenta allo sguardo femminile, contribuendo a elevarne il profilo culturale</strong>. Accanto ai servizi fotografici trovano spazio interviste, reportage, firme importanti del giornalismo e della cultura. È il riflesso di un’epoca che inizia a interrogarsi sul desiderio, sul potere dello sguardo, sulla rappresentazione del corpo femminile.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Gli anni Novanta: bilanci e consapevolezza</strong></p>



<p>Negli anni Novanta, mentre l’Italia entra in una fase di disincanto e trasformazione mediatica, la parabola di Adelina Tattilo appare chiara nella sua complessità. Non è un’eroina senza ombre, né una figura ideologica: è una donna che ha attraversato il suo tempo, pagandone il prezzo, ma riuscendo a ritagliarsi uno spazio di autonomia e autorevolezza. La sua storia mostra tutte le ambiguità di un’epoca in cui la libertà sessuale non coincide sempre con la libertà femminile. E proprio per questo risulta ancora oggi attuale.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#ecb2ab"> Adelina Tattilo rappresenta una generazione di donne che non hanno potuto emanciparsi da giovani, ma lo hanno fatto quando la vita lo ha reso inevitabile. La sua vicenda personale si intreccia con la storia sociale italiana, ricordandoci che il cambiamento culturale passa anche attraverso percorsi individuali, spesso silenziosi, spesso tardivi, ma profondamente reali.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Una storia di desiderio, potere, dolore e conquista. E, soprattutto, di parola ritrovata.</strong></p>



<p class="has-small-font-size"><strong>©lerossediscendonodaigatti &#8211; Testo ideato e scritto da Patrizia Zito &#8211; Immagine di Anteprima realizzata da Silvia Bresciani per Excalibur Promo.</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/adelina-tattilo-da-moglie-nellombra-a-direttrice-di-playmen/">Adelina Tattilo: da moglie nell’ombra a direttrice di Playmen</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Carmen di Bizet: cronaca di un femminicidio dell&#8217;800</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/carmen-di-bizet-cronaca-di-un-femminicidio-dell800/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 13:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[#carmendibizet #operalirica #femminicidio #carmen #]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lerossediscendonodaigatti.blog/?p=2816</guid>

					<description><![CDATA[<p>https://www.youtube.com/watch?v=K2snTkaD64U La Prima L&#8217;opera Carmen di Georges Bizet è senza dubbio una delle composizioni più famose della storia della lirica, è andata in scena per la prima volta il 3 marzo del 1875 generando scandalo tra gli spettatori benpensanti dell&#8217;epoca, abituati al sentimentalismo dei libretti tradizionali. La figura di Carmen, rivoluzionaria per l’epoca e attuale &#8230;</p>
<p class="read-more"> <a class="" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/carmen-di-bizet-cronaca-di-un-femminicidio-dell800/"> <span class="screen-reader-text">Carmen di Bizet: cronaca di un femminicidio dell&#8217;800</span> Leggi tutto »</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/carmen-di-bizet-cronaca-di-un-femminicidio-dell800/">Carmen di Bizet: cronaca di un femminicidio dell&#8217;800</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=K2snTkaD64U">https://www.youtube.com/watch?v=K2snTkaD64U</a></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La Prima</p>



<p>L&#8217;opera <strong>Carmen di Georges Bizet</strong> è senza dubbio una delle composizioni più famose della storia della lirica, è andata in scena per la prima volta il 3 marzo del 1875 generando scandalo tra gli spettatori benpensanti dell&#8217;epoca, abituati al sentimentalismo dei libretti tradizionali. La figura di Carmen, rivoluzionaria per l’epoca e attuale ancora oggi, ha catalizzato l&#8217;attenzione del pubblico, sollevando temi ancora dibattuti, come la prevaricazione degli uomini sulle donne. Ambientata nella vivace Siviglia del XIX secolo, racconta la storia di Carmen, una donna di spirito libero, passionale e indipendente, con la conclusione drammatica della sua tragica fine per mano di Don José, un soldato incapace di accettare il rifiuto della protagonista. La brutalità di questo finale colpisce non solo per la sua forza emotiva, ma anche per la sua sorprendente attualità, poiché la vicenda si può interpretare come un esempio di femminicidio, un problema che purtroppo ancora oggi affligge la società.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Carmen: un simbolo di libertà e ribellione femminile e per questo stigmatizzata</p>



<p>Carmen è uno dei personaggi femminili più iconici del mondo dell&#8217;opera. Lontana dagli stereotipi di donna sottomessa o fragile che dominavano la narrativa ottocentesca, Carmen è una figura audace e anticonformista. Gitana, sigaraia e seduttrice, rappresenta una donna che rifiuta le convenzioni sociali e le restrizioni imposte al suo genere. La sua sensualità e il suo spirito libero fanno innamorare Don José, ma il loro amore si trasforma presto in una spirale distruttiva</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="520" height="620" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/09/carmen-2024-arena-di-verona_gallery_02-1.jpg" alt="" class="wp-image-2825" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/09/carmen-2024-arena-di-verona_gallery_02-1.jpg 520w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/09/carmen-2024-arena-di-verona_gallery_02-1-252x300.jpg 252w" sizes="(max-width: 520px) 100vw, 520px" /><figcaption>Carmen di Bizet, Atto I, Arena di Verona</figcaption></figure></div>



<p class="has-background" style="background-color:#f1e1b5">Il fascino di Carmen è paragonato a quello della donna ammaliatrice, della strega incantatrice, e Don José, incapace di liberarsi dall&#8217;incantesimo che lei esercita su di lui, arriva a ucciderla in un atto finale di impeto furioso. I benpensanti dell&#8217;epoca hanno stigmatizzato il personaggio di Carmen,  considerando il suo assassinio necessario per ristabilire ordine e controllo. Per la società patriarcale  Carmen è ritenuta colpevole di aver distrutto la vita di un uomo, non tenendo in considerazione che l&#8217;uomo ha agito di sua volontà.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">&#8220;L&#8217;amour est un oiseau rebelle&#8221;</p>



<p>Fin dall&#8217;inizio, Carmen afferma la propria indipendenza e la sua volontà di vivere secondo le proprie regole. La sua celebre aria <em>&#8220;L&#8217;amour est un oiseau rebelle</em>&#8221; (&#8220;L&#8217;amore è un uccello ribelle&#8221;) è una dichiarazione d&#8217;intenti: l&#8217;amore non può essere controllato o posseduto, e lei rifiuta categoricamente qualsiasi legame che la costringa. Questa affermazione di libertà la rende rivoluzionaria, ma anche vulnerabile all&#8217;ira degli uomini che desiderano controllarla.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>L&#8217;amour est un oiseau rebelle<br>Que nul ne peut apprivoiser<br>Et c&#8217;est bien en vain qu&#8217;on l&#8217;appelle<br>S&#8217;il lui convient de refuser<br>Rien n&#8217;y fait menace ou prière<br>L&#8217;un parle bien l&#8217;autre se tait<br>Et c&#8217;est l&#8217;autre que je préfère<br>Il n&#8217;a rien dit mais il me plaîtL&#8217;amour&nbsp;<br>L&#8217;amour est un oiseau rebelle<br>L&#8217;amour&nbsp;<br>Que nul ne peut apprivoiser<br>L&#8217;amour&nbsp;<br>Et c&#8217;est bien en vain qu&#8217;on l&#8217;appelle<br>L&#8217;amour&nbsp;<br>S&#8217;il lui convient de refuser</p></blockquote>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Don José: non vittima bensì colpevole</p>



<p>Don José, inizialmente un soldato onesto e devoto, si innamora perdutamente di Carmen, ma la sua passione si trasforma presto in un&#8217;ossessione distruttiva. Sebbene lasci la sua promessa sposa Micaëla e abbandoni il suo ruolo nell&#8217;esercito per seguirla, non è mai in grado di accettare la vera natura della donna che ama. Carmen non vuole essere posseduta, eppure Don José vede il suo rifiuto come un tradimento personale.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#ecd4ca"> <strong>Il mito della donna &#8220;tentatrice&#8221; che distrugge la vita di un uomo “innocente” è un costrutto culturale che si ripete storicamente, in diverse forme. Don José, nel corso dell&#8217;opera, non è una vittima passiva: fa scelte, cede alla gelosia e alla rabbia, che sono sentimenti umani, ma le sue azioni restano di sua responsabilità. </strong>Carmen, invece, viene giudicata per la sua libertà sessuale e per la sua decisione di non sottomettersi a un amore possessivo. È interessante notare come spesso, nel commento popolare, la responsabilità della tragedia venga attribuita a Carmen, mentre Don José viene dipinto come una vittima del suo fascino. Questa percezione riflette stereotipi di genere ancora profondamente radicati, anche tra persone colte. Evidenzia come, nonostante il progresso in molti ambiti, ci sia ancora molto da fare per smantellare le narrazioni patriarcali che colpevolizzano le donne per il loro desiderio di indipendenza e autodeterminazione. Carmen, in fin dei conti, rappresenta una donna che sceglie la libertà sopra ogni cosa, persino la vita stessa, e questo spesso disorienta o minaccia le visioni tradizionali sulle relazioni e sui ruoli di genere.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="520" height="620" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/09/carmen-2024-arena-di-verona_gallery_03-1.jpg" alt="" class="wp-image-2826" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/09/carmen-2024-arena-di-verona_gallery_03-1.jpg 520w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2024/09/carmen-2024-arena-di-verona_gallery_03-1-252x300.jpg 252w" sizes="(max-width: 520px) 100vw, 520px" /><figcaption>Carmen di Bizet, Atto IV, Arena di Verona </figcaption></figure></div>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il tragico finale</p>



<p class="has-background" style="background-color:#d1ced1">Il finale di <strong>Carmen</strong> è uno dei più potenti e tragici della storia dell&#8217;opera. Quando Carmen, ormai stanca delle continue attenzioni di Don José e innamorata di un altro uomo, il torero Escamillo, decide di porre fine alla relazione, José non accetta il rifiuto. La scena finale si svolge fuori dall&#8217;arena dove Escamillo sta combattendo. Carmen, ostinatamente ferma nella sua decisione, si rifiuta di tornare da Don José, e proprio in quel momento, lui la uccide, accecato dalla gelosia, la accoltella brutalmente.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il femminicidio: una riflessione sulla violenza contro le donne</p>



<p><strong>Questa scena può essere letta come un classico caso di femminicidio, un termine che descrive l&#8217;uccisione di una donna da parte di un uomo, spesso per motivi di gelosia, controllo o possesso.</strong> Carmen viene uccisa perché Don José non può sopportare di perdere il controllo su di lei, perché non accetta che lei abbia scelto la propria libertà sopra il suo amore. La sua morte non è solo il tragico epilogo di un dramma amoroso, ma un atto di violenza simbolica contro l&#8217;autonomia femminile.</p>



<p><strong>Bizet, nel presentare questo crimine, non giustifica in alcun modo l&#8217;atto di Don José. Al contrario, la musica e la drammaturgia sottolineano la brutalità e l&#8217;ingiustizia dell&#8217;uccisione di Carmen, che fino all&#8217;ultimo rimane fedele ai propri principi, pagando però con la vita il prezzo della sua indipendenza.</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il dramma nel dramma: l&#8217;attualità del tema</p>



<p class="has-background" style="background-color:#efe2d1">L&#8217;opera di Bizet, pur essendo stata scritta quasi 150 anni fa, rimane tragicamente attuale.<strong> Ed è questo il vero dramma, il femminicidio è ancora oggi una piaga sociale</strong>, e la storia di Carmen rappresenta un esempio lampante di come la violenza maschile sia spesso il risultato dell&#8217;impossibilità di controllo e della frustrazione per l&#8217;incapacità di accettare la libertà e l&#8217;autodeterminazione delle donne. <strong>Carmen, in questo senso, non è solo una vittima, ma anche un simbolo di resistenza: è uccisa perché si rifiuta di conformarsi alle aspettative patriarcali, perché rivendica il diritto di scegliere il proprio destino.</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il femminicidio di Carmen è un monito che non possiamo ignorare.</p>



<p class="has-background has-large-font-size" style="background-color:#d0d6df">LEGGI ANCHE<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-admin/post.php?post=1576&amp;action=edit"> </a><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/fernando-pessoa-e-ophelia-queiroz-un-amore-fantasmatico/">FERNANDO PESSOA E OPHELIA QUEIROZ: UN AMORE FANTASMATICO</a></p>



<p>©leRossediscendonodiagatti &#8211; Testo scritto da Patrizia Zito e immagine di anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di ExcaliburPromo</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/carmen-di-bizet-cronaca-di-un-femminicidio-dell800/">Carmen di Bizet: cronaca di un femminicidio dell&#8217;800</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Capelli ricci: simbolo di dolcezza o ribellione? Dal mito ai giorni nostri.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/capelli-ricci-simbolo-di-dolcezza-o-ribellione-dal-mito-ai-giorni-nostri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 19:24:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[#capelliricci]]></category>
		<category><![CDATA[#emancipazione]]></category>
		<category><![CDATA[#forza]]></category>
		<category><![CDATA[#ilovericcio]]></category>
		<category><![CDATA[#orgogliocurly]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lerossediscendonodaigatti.blog/?p=2867</guid>

					<description><![CDATA[<p>I capelli ricci hanno attraversato secoli di interpretazioni simboliche nell’arte, nella cultura e nella società, naturali, selvaggi e imprevedibili, racchiudono una bellezza che sfida gli schemi e le convenzioni. Tuttavia, il modo in cui vengono percepiti varia profondamente a seconda del contesto e del genere. Questo dualismo si rivela in modo affascinante nell’iconografia classica e &#8230;</p>
<p class="read-more"> <a class="" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/capelli-ricci-simbolo-di-dolcezza-o-ribellione-dal-mito-ai-giorni-nostri/"> <span class="screen-reader-text">Capelli ricci: simbolo di dolcezza o ribellione? Dal mito ai giorni nostri.</span> Leggi tutto »</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/capelli-ricci-simbolo-di-dolcezza-o-ribellione-dal-mito-ai-giorni-nostri/">Capelli ricci: simbolo di dolcezza o ribellione? Dal mito ai giorni nostri.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-normal-font-size">I capelli ricci hanno attraversato secoli di interpretazioni simboliche nell’arte, nella cultura e nella società,  naturali, selvaggi e imprevedibili, racchiudono una bellezza che sfida gli schemi e le convenzioni. Tuttavia, il modo in cui vengono percepiti varia profondamente a seconda del contesto e del genere. Questo dualismo si rivela in modo affascinante nell’iconografia classica e nei pregiudizi moderni.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="300" height="239" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/02/ANGE_01_672-458_resize.jpg" alt="" class="wp-image-2878"/><figcaption>Putto che suono, Rosso Fiorentino, 1521</figcaption></figure></div>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Capelli ricci e iconografia classica</p>



<p class="has-normal-font-size">Nell’arte classica, i riccioli sono spesso associati a figure angeliche: <strong>putti e angioletti,</strong> rappresentati con soffici boccoli dorati, incarnano purezza, ingenuità e dolcezza. Questi ricci perfetti, ordinati e lucenti, diventano il simbolo di un’innocenza ideale, quasi eterea. È una raffigurazione che riflette la visione dell’epoca: i riccioli angelici erano l’emblema di ciò che è incontaminato e privo di malizia. Ma questa immagine idilliaca cambia radicalmente quando ad avere i capelli ricci è una donna. Lungi dall’essere associati alla dolcezza o all’innocenza, i ricci femminili sono spesso visti come il segno di un’indole ribelle, di una personalità indomabile. Questa contrapposizione apre una finestra sui pregiudizi culturali e di genere radicati nella nostra società.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La Donna dai ricci ribelli</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#f1e6cc">La donna con i capelli ricci, nella narrativa storica e moderna, è stata dipinta come un simbolo di forza, passione e indipendenza. I ricci rappresentano l’imprevedibilità e sembrano sfidare le norme di ordine e controllo a cui spesso il corpo femminile è stato sottoposto. Mentre i capelli lisci evocano compostezza e obbedienza, i ricci raccontano un’altra storia: quella di chi rifiuta di essere domata.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="476" height="594" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/1509643611-gettyimages-613497408-1.jpg" alt="" class="wp-image-2872" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/1509643611-gettyimages-613497408-1.jpg 476w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/1509643611-gettyimages-613497408-1-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 476px) 100vw, 476px" /><figcaption>Diana Ross</figcaption></figure></div>



<p class="has-normal-font-size">Questo pregiudizio si riflette anche nella moda e nella pubblicità, dove i capelli ricci sono talvolta etichettati come &#8220;disordinati&#8221; o &#8220;indisciplinati&#8221;, richiedendo &#8220;soluzioni&#8221; per essere gestiti o domati. Al contrario, per alcune figure iconiche della cultura pop, i ricci sono stati uno strumento per rappresentare donne audaci e anticonformiste: basti pensare a icone come <strong><em>Diana Ross</em></strong> o <strong><em>Whitney Houston</em>, </strong>che hanno trasformato i loro ricci in un simbolo di potere e orgoglio.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La contraddizione sociale</p>



<p class="has-normal-font-size">È interessante notare come un tratto naturale possa essere percepito in modi così opposti a seconda del genere. <strong>Perché i ricci che simboleggiano dolcezza e innocenza negli angioletti diventano una &#8220;minaccia&#8221; o un segno di aggressività quando appartengono a una donna?</strong> La risposta  risiede in secoli di costruzione sociale che hanno cercato di plasmare l’immagine della femminilità secondo standard rigidi e controllabili. </p>



<p class="has-normal-font-size">La ribellione associata ai ricci femminili non è casuale. I capelli, in molte culture, rappresentano identità, espressione personale e libertà. Per una donna, scegliere di abbracciare i propri ricci è spesso un atto di sfida verso un sistema che impone la conformità e la sottomissione. I ricci diventano così una dichiarazione di sé, una rivendicazione di autenticità e unicità.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">I capelli ricci: un viaggio tra storia, cultura e significati simbolici</p>



<p class="has-normal-font-size">I capelli ricci hanno una storia ricca e affascinante che attraversa le epoche e le culture, rappresentando un elemento distintivo capace di riflettere bellezza, potere e identità. <strong>Nelle culture antiche, i capelli ricci erano spesso celebrati come un dono degli dei e un segno di fertilità, vitalità e potere. Nella mitologia greca, i capelli ricci erano associati a un femminile oscuro, ad esempio, la chioma della maga<em>&nbsp;Circe</em>&nbsp;rappresentava il fascino seduttivo e il potere magico </strong>di una donna capace di trasformare gli uomini in animali.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«E arrivammo all’isola Eea: vi abitava</p><p>Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana»</p><cite>Odissea, X, 135-6</cite></blockquote>



<p>&nbsp;Allo stesso modo, la figura di<em>&nbsp;<strong>Medusa</strong></em>, con la sua chioma di serpenti aggrovigliati simboleggiava la forza trasformativa, il pericolo e il mistero.&nbsp;</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Durante il Medioevo &#8230;</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong> l’epoca dei processi alle streghe, le donne dai ricci e di colore rosso venivano spesso considerate sospette e accusate di praticare arti magiche. </strong>Si credeva che i loro capelli ribelli fossero il segno visibile di una natura indomita e pericolosa, capace di sfidare le norme sociali e di collegarsi a poteri oscuri. Questa associazione tra capelli rossi, ricci e stregoneria ha alimentato secoli di superstizione, rendendo tali caratteristiche un simbolo sia di fascino che di inquietudine.</p>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#e7ecc3">LEGGI ANCHE<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-caccia-alle-streghe-il-primo-sterminio-di-genere-della-storia/"> LA CACCIA ALLE STREGHE, IL PRIMO STERMINIO DI GENERE DELLA STORIA </a></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Dal Rinascimento all’era vittoriana: cambiamenti di moda e tendenze</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Nel Rinascimento europeo, i capelli ricci tornarono alla ribalta come simbolo di bellezza aristocratica. Le donne della nobiltà sfoggiavano elaborate acconciature con riccioli naturali o artificiali, spesso decorati con pettini dorati, perle e nastri. </strong>Come non citare la famosa &nbsp;“<strong>capigliara</strong>”<strong> di <em>Isabella d’Este</em>, </strong>una parrucca di riccioli posticci e ciocche vere intrecciate con fili di perle e galloni di merletto, diventata un vero proprio&nbsp;<em>must have</em>&nbsp;del Rinascimento.&nbsp;Ne sono testimonianza i ritratti che l’hanno resa immortale.&nbsp;</p>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#eee0dd">LEGGI ANCHE <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/isabella-deste-uninfluencer-ante-litteram/">ISABELLA D&#8217;ESTE, UN&#8217;INFLUENCER ANTE LITTERAM </a></p>



<div class="wp-block-columns">
<div class="wp-block-column" style="flex-basis:100%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="650" height="670" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/isabella-deste-1.jpg" alt="" class="wp-image-2871" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/isabella-deste-1.jpg 650w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/isabella-deste-1-291x300.jpg 291w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></figure>
</div>
</div>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="248" height="204" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/images-3-1.jpeg" alt="" class="wp-image-2869"/></figure></div>



<p class="has-normal-font-size">La chioma riccia era considerata sinonimo di grazia e sensualità, come possiamo vedere nei ritratti di muse ispiratrici dell’epoca, tra cui la celebre&nbsp;<strong>Venere di Botticelli</strong>, con i suoi ricci ondulati che richiamano la vitalità e la bellezza divina.</p>



<p class="has-normal-font-size">Tuttavia, con l’avvento dell’epoca vittoriana, i canoni estetici cambiarono. I capelli lisci, raccolti e disciplinati, divennero la norma, rappresentando l’ideale di una donna sobria, controllata e conforme alle aspettative sociali del tempo. I ricci, percepiti come “ribelli,” passarono temporaneamente in secondo piano.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Movimenti di emancipazione e rivendicazione dell&#8217;identità</p>



<p>Nel XX secolo, i capelli ricci hanno assunto un significato culturale e politico profondo. <strong>Durante gli anni ’60 e ’70, nell’era dei movimenti di liberazione e dei diritti civili, i ricci sono diventati un potente simbolo di autoespressione e resistenza.</strong> Le persone di colore, in particolare, hanno abbracciato i loro capelli naturali come segno di orgoglio culturale e opposizione agli standard di bellezza eurocentrici. Icone come&nbsp;<strong>Angela Davis</strong>, attivista del movimento afroamericano, hanno trasformato i capelli ricci in un messaggio di forza e ribellione. Parallelamente, anche il movimento hippie ha celebrato i capelli ricci e mossi come simbolo di libertà e rifiuto delle convenzioni sociali. <strong>Gli anni ’80 e ’90 hanno poi visto un ritorno al volume e alla texture naturale, con modelli e celebrità che esaltavano l’unicità di ogni chioma riccia</strong>.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Oggi: una celebrazione dell&#8217;identità</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Oggi, più che mai si  promuove la bellezza naturale e la diversità, i ricci stanno recuperando il loro posto come simbolo di forza e orgoglio, grazie anche a brand come<a href="https://www.ilovericcio.com/it/?gad_source=1&amp;gbraid=0AAAAADF1QQVackSRGvg9Ll_Fs7EMkmGyc&amp;gclid=Cj0KCQiA8q--BhDiARIsAP9tKI1jXQPQdYCHQdcwaKf2NYdW3LHBQuTWZOyhhbv2Cvaie4WnYcsTeA0aAhFfEALw_wcB"> </a></strong></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong><a href="https://www.ilovericcio.com/it/?gad_source=1&amp;gbraid=0AAAAADF1QQVackSRGvg9Ll_Fs7EMkmGyc&amp;gclid=Cj0KCQiA8q--BhDiARIsAP9tKI1jXQPQdYCHQdcwaKf2NYdW3LHBQuTWZOyhhbv2Cvaie4WnYcsTeA0aAhFfEALw_wcB">I&#x2764;&#xfe0f;RICCIO,  </a>che curano ed esaltano la bellezza naturale dei capelli ricci. Finalmente i capelli ricci sono riconosciuti per la loro bellezza intrinseca e celebrati come simbolo di unicità e autenticità. </strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Dalla mitologica Circe alle demoniache streghe dai capelli rossi delle leggende medievali, fino alle icone moderne, i capelli ricci continuano a raccontare storie di forza, ribellione e bellezza senza tempo.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#dee0e0">Forse è tempo di superare le contraddizioni e i pregiudizi legati ai ricci, di vederli per quello che sono: una manifestazione unica della bellezza umana, capace di incarnare dolcezza, forza, ribellione e molto altro. In fin dei conti, i ricci non si lasciano incasellare&nbsp;&nbsp;– proprio come le persone che li portano.</p>



<p><strong>Firmato: Patrizia Zito, fieramente e orgogliosamente riccia</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6075.jpg" alt="" class="wp-image-2877" width="284" height="327" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6075.jpg 525w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6075-261x300.jpg 261w" sizes="(max-width: 284px) 100vw, 284px" /><figcaption><strong>Patrizia Zito</strong></figcaption></figure></div>



<p class="has-small-font-size"><strong>©LeRossediscendonodaigatti &#8211; Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/capelli-ricci-simbolo-di-dolcezza-o-ribellione-dal-mito-ai-giorni-nostri/">Capelli ricci: simbolo di dolcezza o ribellione? Dal mito ai giorni nostri.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Letizia Battaglia. Una donna, una palermitana, una fotografa.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/letizia-battaglia-una-donna-una-palermitana-una-fotografa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2025 07:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Letizia Battaglia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lerossediscendonodaigatti.blog/?p=2050</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fotografo le donne, questo sì, anche perché in loro ritrovo me stessa; non fotografo quasi mai gli uomini (non mi vengono bene) Le sue foto hanno fatto il giro del mondo. Nessuno come lei ha fotografato la sua città. Una città, Palermo che acceca per i colori abbaglianti, il giallo e l’arancione dei suoi frutteti, il &#8230;</p>
<p class="read-more"> <a class="" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/letizia-battaglia-una-donna-una-palermitana-una-fotografa/"> <span class="screen-reader-text">Letizia Battaglia. Una donna, una palermitana, una fotografa.</span> Leggi tutto »</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/letizia-battaglia-una-donna-una-palermitana-una-fotografa/">Letizia Battaglia. Una donna, una palermitana, una fotografa.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote"><p>Fotografo le donne, questo sì, anche perché in loro ritrovo me stessa;</p><p> non fotografo quasi mai gli uomini (non mi vengono bene)</p></blockquote>



<p>Le sue foto hanno fatto il giro del mondo. Nessuno come lei ha fotografato la sua città. Una città, <strong>Palermo </strong>che acceca per i colori abbaglianti, il giallo e l’arancione dei suoi frutteti, il bianco dei marmi, l’azzurro del cielo e il blu intenso del mare. Eppure, <strong>Letizia Battaglia </strong>sceglierà di fotografare solo in <strong>bianco e nero</strong>. Una scelta dettata dal rigore, dal senso di responsabilità e dalla gravità delle scene ritratte. </p>



<p>Una vita spesa interamente tra impegno civile e ricerca della bellezza, dove le donne sono protagoniste. I suoi scatti fotografici sono intrisi di poesia, sicuramente l’amicizia con&nbsp;il poeta <em>Ezra</em> <em>Pound</em>, conosciuto quando Letizia aveva ventisette anni, divenne fonte di ispirazione per la sua arte.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Unica donna in un mondo di uomini</p>



<p class="has-background" style="background-color:#ecf1f3">Letizia Battaglia inizia le sue prime esperienze lavorative con “l’Ora”, un giornale locale di Palermo. Quindi si trasferirà a Milano dove perfezionerà lo studio della fotografia, ma viene richiamata a Palermo dal “l’Ora” che le offre la posizione di responsabile per la fotografia. Prima donna- fotografo a lavorare per un giornale italiano.&nbsp;</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La verità&nbsp;è la sua missione</p>



<p>Siamo nel periodo degli “Anni di Piombo”, delle speculazioni edilizie del “Sacco di Palermo”, delle faide fra cosche e degli assassinii mafiosi, quali quello di <em>Peppino Impastato </em>o quello di <em>Piersanti Mattarella </em>(fratello del nostro Presidente della Repubblica).&nbsp;</p>



<p>Letizia dovrà confrontarsi con la dura realtà di una città, di una regione, ammorbata dalla mafia, dal clientelismo, dalla politica viziata, dalla povertà: lei non si tira indietro, la fotografia diverrà la sua vocazione a tempo pieno, il suo costante impegno volto a denunciare la dura realtà.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>I&nbsp;morti di mafia? L’odore del sangue non mi ha più abbandonato.</p></blockquote>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/05/13-Letizia-Battaglia_62803138-758x505-1.jpg" alt="" class="wp-image-2053" width="699" height="465" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/05/13-Letizia-Battaglia_62803138-758x505-1.jpg 758w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/05/13-Letizia-Battaglia_62803138-758x505-1-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 699px) 100vw, 699px" /><figcaption>Letizia Battaglia, assassinio di Piersanti Mattarella, Palermo, 6 gennaio 1980</figcaption></figure>



<p>Letizia ha un mestiere scomodo, ma continua imperterrita a fotografare. Non si lascia intimorire. Sono sue le foto che hanno contrassegnata un’epoca, Palermo in un fermo immagine:<strong> l’Hotel Zagarella &#8211; in cui Andreotti fu ritratto mentre tratta con esponenti dei clan-, il corpo di Piersanti Mattarella dentro l’auto, quello del giudice Terranova, i funerali del Generale Dalla Chiesa.</strong></p>



<p>Diventa una fotografa acclamata a livello internazionale, vincendo alcuni tra i premi più prestigiosi: è la prima fotografa europea ad essere insignita nel 1985 del <strong>Premio Eugene Smith.</strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#eceff1"><strong>Ha a cuore i diritti delle donne,</strong> per le quali&nbsp;si è battuta anche attraverso la fondazione della rivista <strong>MEZZOCIELO</strong>&nbsp;, fatta&nbsp;soltanto&nbsp;da donne.&nbsp;E ha affermato la sua libertà, facendo parlare di sé tutti i perbenisti che gridarono allo scandalo, quando decise di lasciare&nbsp;il marito&nbsp;pur&nbsp;&nbsp;non essendo ancora&nbsp;lecito farlo.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Non solo mafia</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/05/001116448-8d41d2e5-2449-4bf0-8e38-e126fc601514.jpg" alt="" class="wp-image-2051" width="513" height="769" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/05/001116448-8d41d2e5-2449-4bf0-8e38-e126fc601514.jpg 641w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/05/001116448-8d41d2e5-2449-4bf0-8e38-e126fc601514-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 513px) 100vw, 513px" /></figure></div>



<p><strong>Nella sua ricerca di bellezza, lo sguardo di Letizia Battaglia, attraverso l’obiettivo è rivolto alle donne della sua Palermo</strong>, il suo interesse mira a scrutare i volti.&nbsp;&nbsp;Immortala con la sua fotografia, donne e bambine, la disillusione, l’incanto e la determinazione. Quella determinazione che ritroviamo nello sguardo della celeberrima fotografia della “<strong>bambina col pallone”</strong>&nbsp;nel quartiere della Cala. La determinazione delle donne siciliane! Tutte immagini che nonostante il bianco e nero sono capaci di emanare una luce unica che solo la fotografa palermitana ci mostra come nessun altro prima di lei.&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Ho fotografato in tutto il mondo, ma fuori da Palermo le foto mi vengono diverse. Qui c’è qualcosa che mi appartiene, o io forse le appartengo. Ho fotografato la cronaca di questa città, io non ho fatto arte, ho fatto un lavoro, duro, anche spietato.</p></blockquote>



<p>I suoi soggetti sono ritratti tra le strade lastricate della città, nei vicoli di araba memoria. Il suo occhio non è invadente, i ritratti mantengono intatta l’autenticità. Ricchi e poveri si mescolano, sfarzo e lusso si contrappongono alla semplicità e alla povertà. Le sue fotografie ritraggono uno spaccato sociale che si sofferma di più sui reietti, sugli ultimi, su chi vive veramente la strada,  la Palermo più vera.&nbsp;</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">L&#8217;impegno sociale</p>



<p>Il suo impegno per il giornale sarà totale fino al <strong>1992,</strong> anno in cui vengono uccisi i giudici <strong>Falcone e Borsellino.</strong> Col cuore a pezzi ed esausta interromperà la sua carriera da fotoreporter ma non per questo abbandonerà <strong>la lotta preferendo invece concentrarsi sulle sue attività cooperative di sensibilizzazione e divulgazione rivolte al sociale.</strong>&nbsp;</p>



<p>Letizia Battaglia ha sempre infatti sostenuto e collaborato con diverse agenzie e diversi laboratori per diffondere le proprie conoscenze ed esperienze a tutti coloro i quali desiderassero fare della fotografia la propria missione. Il suo impegno culminerà&nbsp;con l’inaugurazione, nel <strong>2017,</strong> del “<strong>Centro Internazionale di Fotografia di Palermo</strong>” un archivio storico che raccoglie gli scatti di oltre 150 fotografi, professionisti ed amatori, affinché queste testimonianze possano essere conservate per sempre.</p>



<p><strong>Grazie Letizia Battaglia, intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, per averci donato la luce attraverso i volti delle donne.</strong></p>



<p>©Riproduzione Riservata</p>



<p>Le immagini di Anteprima sono realizzate dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo</p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/letizia-battaglia-una-donna-una-palermitana-una-fotografa/">Letizia Battaglia. Una donna, una palermitana, una fotografa.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>MARIA di Pablo Larraín. Recensione</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/maria-di-pablo-larrain-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 14:49:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lerossediscendonodaigatti.blog/?p=2848</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono profondamente sopraffatta, con l’anima in subbuglio, dalla visione di MARIA di Pablo Larraín. Un capolavoro struggente che ci immerge negli ultimi sette giorni di vita di Maria Callas, la divina tra le divine, la voce che ha incantato il mondo intero e che qui ci appare come un’icona fragile, intrappolata nella malinconia di un &#8230;</p>
<p class="read-more"> <a class="" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/maria-di-pablo-larrain-recensione/"> <span class="screen-reader-text">MARIA di Pablo Larraín. Recensione</span> Leggi tutto »</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/maria-di-pablo-larrain-recensione/">MARIA di Pablo Larraín. Recensione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sono profondamente sopraffatta, con l’anima in subbuglio, dalla visione d<strong>i <em>MARIA </em>di Pablo Larraín. </strong>Un capolavoro struggente che ci immerge negli ultimi sette giorni di vita di Maria Callas, la divina tra le divine, la voce che ha incantato il mondo intero e che qui ci appare come un’icona fragile, intrappolata nella malinconia di un passato che mai più ritornerà. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="420" height="600" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/locandina.jpeg" alt="" class="wp-image-2852" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/locandina.jpeg 420w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/locandina-210x300.jpeg 210w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /><figcaption>MARIA. Locandina</figcaption></figure></div>



<p class="has-background" style="background-color:#e4c1c2">Larraín ci conduce in un viaggio intimo e doloroso, dove la grandezza di un mito si scontra con la cruda realtà di una voce che non risponde più, e con una mente annebbiata dall&#8217;abuso di farmaci e da spietati fantasmi interiori. Il grande pianoforte, spostato incessantemente da una stanza all’altra, è più di un oggetto scenico: è il simbolo della sua inquietudine, del tentativo straziante di trovare un senso, un posto, un equilibrio fuori dal palcoscenico. Ma per Maria, la vita oltre il sipario è un labirinto senza uscita, un gioco crudele tra ricordi luminosi e allucinazioni che l’abbracciano come una morsa. Su tutti l’ombra nera di Aristotele Onassis, l’incontro del destino, che ha segnato l’inizio del declino della Divina.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="640" height="400" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/foto-maria-14-recensione.jpg" alt="" class="wp-image-2850" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/foto-maria-14-recensione.jpg 640w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/foto-maria-14-recensione-300x188.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption>MARIA. Angelina Jolie as Maria Callas in Maria. Cr. Courtesy of Netflix © 2024.</figcaption></figure></div>



<p class="has-background has-large-font-size" style="background-color:#e0e4e5"><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/ce-ancora-domani-recensione/">LEGGI ANCHE  C&#8217;È ANCORA DOMANI &#8211; RECENSIONE </a></p>



<p>Ogni momento è un’altalena di ragione e istinto, lucidità e follia, vissuto tra le mura lussuose del suo appartamento parigino, trasformato in una gabbia dorata. Pierfrancesco Favino e Alba Rohrwacher, nei panni dei suoi fidati domestici, con una recitazione magistrale, riescono a dipingere con delicati e intensi tratti gli stati d’animo mutevoli e devastanti della diva.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>«C’è un istante in cui la sicurezza di sé diventa una sorta di follia…»</p></blockquote>



<p></p>



<p class="has-background" style="background-color:#f3c3a3">Che dire di<strong> Angelina Jolie</strong>? Straordinaria, ipnotica, eterea. Mai prima d’ora la sua bellezza e la sua bravura avevano toccato vette così sublimi. Nell’ultimo canto di Maria, una melodia che sembra sospendere il tempo e fermare il respiro di Parigi, Jolie sancisce la sua interpretazione definitivamente. È un momento che trafigge l’anima, in cui arte e vita si fondono in un addio che sa di eterno, consacrandola all’Olimpo, dimora delle dee. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="686" height="386" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/hq720.jpeg" alt="" class="wp-image-2853" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/hq720.jpeg 686w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/hq720-300x169.jpeg 300w" sizes="(max-width: 686px) 100vw, 686px" /><figcaption>MARIA, Angelina Jolie as Maria Callas in Maria, Courtesy YouTube </figcaption></figure></div>



<p>Con<em> Maria</em>, Larraín ci regala un viaggio introspettivo nell’abisso dell’essere umano, nel dolore della perdita, nella forza terribile del ricordo. Arte allo stato puro, capace di far vibrare ogni corda dell’anima. Menzione di merito per l’eccezionale fotografia di <strong>Edward Lachman</strong></p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color"><strong>Sento profumo di meritatissimo Oscar.</strong></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p class="has-small-font-size"><strong>©LeRossediscendonodaigatti &#8211; Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo. </strong></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/maria-di-pablo-larrain-recensione/">MARIA di Pablo Larraín. Recensione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sarah Bernardht. Una tigre fra le belve</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/sarah-bernardht-una-tigre-fra-le-belve/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2024 09:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[#sarahbernardht #belleepoque #attrice]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lerossediscendonodaigatti.blog/?p=1869</guid>

					<description><![CDATA[<p>Qualche sera fa ho visto uno spettacolo teatrale sulla vita dell’attrice Sarah Bernardht interpretata dalla magnifica Laura Morante. La performance della Morante è stata superlativa, è riuscita a infondere vita e passione ad una delle figure più affascinanti che siano mai esistite nel mondo teatrale. Rientrata a casa, ero talmente entusiasta da scrivere di getto &#8230;</p>
<p class="read-more"> <a class="" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/sarah-bernardht-una-tigre-fra-le-belve/"> <span class="screen-reader-text">Sarah Bernardht. Una tigre fra le belve</span> Leggi tutto »</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/sarah-bernardht-una-tigre-fra-le-belve/">Sarah Bernardht. Una tigre fra le belve</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Qualche sera fa ho visto uno spettacolo teatrale sulla vita dell’attrice Sarah Bernardht interpretata dalla magnifica Laura Morante. La performance della Morante è stata superlativa, è riuscita a infondere vita e passione ad una delle figure più affascinanti che siano mai esistite nel mondo teatrale. Rientrata a casa, ero talmente entusiasta da scrivere di getto l’articolo.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#ebf0f3"><strong>Sarah è stata davvero una donna scandalosa e tra critiche ed elogi, rimase costantemente al centro della scena, grazie al temperamento ferino che l’ha accompagnata fino alla morte. Di padre ignoto, madre cortigiana ed ebrea non si può dire che fosse messa bene per l’epoca.</strong> Eppure, questa donna ebbe dalla sua un carattere degno di una tigre e un orgoglio indomabile che non concesse sconti a nessuno. Il suo bisogno di indipendenza era lì ad attenderla alla nascita pronto per essere indossato.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ai suoi piedi si prostrarono uomini del calibro di <strong>Oscar Wilde</strong> che alla fine di una prima le fece ricadere sui piedi una cascata di gigli bianchi, di <strong>Freud </strong>che in una lettera le scrisse: “<em>recita con ogni giuntura del suo corpo</em>”, di <strong>Victor Hugo</strong> che le dedicò pagine del suo diario, di contro fu detestata da Anton Čechov al quale la “<em>divina</em>” stava cordialmente antipatica.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/02/Morante-in-Sarah-Bernhardt-2-768x713-1.jpg" alt="" class="wp-image-1871" width="531" height="493" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/02/Morante-in-Sarah-Bernhardt-2-768x713-1.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/02/Morante-in-Sarah-Bernhardt-2-768x713-1-300x279.jpg 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /><figcaption>Laura Morante interpreta Sarah Bernardht</figcaption></figure></div>



<p>Nonostante le origini non proprio fortunate, Sarah ricevette una buona educazione sponsorizzata dal <strong>duca di Morny,</strong> fratellastro di Napoleone III e amante della madre. Studiò in un collegio di suore dove durante una recita maturò l’idea di diventare un’attrice. Seguì corsi di pittura e scultura all’École des Beaux Arts, per poi accedere al prestigioso Conservatorio.</p>



<p>Siamo nella Parigi nel XIX secolo, durante la Belle Époque e Sarah fedele al suo bisogno di indipendenza, rifiuta di sposarsi, così viene avviata alla carriera di attrice; nessuno è disposto a scommettere un soldo su di lei, non ha certo il <em>physique du rôle </em>per fare l’attrice, era magra come un chiodo in un’epoca in cui le donne le si preferiva molto in carne, inoltre aveva una testa di capelli crespi e un naso marcatamente ebreo. Spiccavano gli occhi e la voce, entrambi pregevoli. Agli esordi finì impietosamente sotto le saette di una critica aspra ma Sarah non fece un <em>plié</em> e rispose:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«<em>quand même»</em>,<br>«malgrado tutto»</p></blockquote>



<p>Che diventerà il suo motto, il suo vessillo e con il quale tappezzerà ogni angolo della sua casa: un’opulenta dimora nel centro di Parigi, nella quale conviveva circondata da animali esotici e bestie feroci – scimmie, pappagalli, alligatori, serpenti, puma, ghepardi.  Stravagante lo era davvero, gli aneddoti sulle sue manie si sprecano, si narra che fosse estremamente superstiziosa e che ad ogni tournée intrapresa all&#8217;estero, tornasse con nuovi riti apotropaici acquisiti e che sempre per scaramanzia tenesse in casa la propria bara e che fosse solita trascorrere parecchie ore al suo interno.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="271" height="240" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/02/Sceau_Sarah_Bernhardt.jpg" alt="" class="wp-image-1872"/><figcaption>Motto di Sarah Bernardht</figcaption></figure></div>



<p>Ebbe diversi amanti tra i quali,  artisti, scrittori, generali, il principe di Galles, regnanti di passaggio, uomini politici, ministri e deputati dell’opposizione. Nel 1864, dalla sua relazione col<strong> principe belga Eugène</strong> <strong>de Ligne</strong>, nacque il suo unico figlio, <strong>Maurice</strong>, mai riconosciuto dal padre e che diventerà uno scrittore.</p>



<p>Sarah, ebbe l’ardire di abbandonare&nbsp;la&nbsp;<em>Comédie-Française</em>&nbsp;– il sacro tempio del teatro francese istituito per volere del Re Sole in persona – per ben due volte sbattendo la porta. Rinacque dalle sue ceneri all’Odeon, aveva 24 anni e riscosse il suo primo clamoroso trionfo. Era il febbraio del 1868. Da lì in avanti godrà dell’epiteto di “<em>Divine</em>” e “<em>Voix d’or</em>”. Quando sale sul palco, scrive:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“l’attore lascia in camerino la sua personalità, spoglia l’anima dalle sue sensazioni… non può dividersi tra sé e il proprio ruolo; finché resta in scena perde il suo io”</em></p></blockquote>



<p>Sarah da comunicatrice quale era, irriverente certo, ma di grande impatto, comprese che per coltivare la sua immagine da diva doveva affidarsi alla <em>réclame</em>. Considerate che all’epoca la pubblicità non era vista di buon occhio&nbsp;</p>



<p><em>“Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario… lei mi crede pianista in un bordello” – Jacques Séguéla</em></p>



<p>Vendette la sua immagine per la moda, le belle arti, la profumeria e il suo nome comparve su miriadi di prodotti, dai saponi alle biciclette.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/02/Sarah_Bernhardt-e1515144357244-922x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1873" width="471" height="523" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/02/Sarah_Bernhardt-e1515144357244-922x1024.jpg 922w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/02/Sarah_Bernhardt-e1515144357244-270x300.jpg 270w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/02/Sarah_Bernhardt-e1515144357244-768x853.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/02/Sarah_Bernhardt-e1515144357244-1382x1536.jpg 1382w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/02/Sarah_Bernhardt-e1515144357244.jpg 1521w" sizes="(max-width: 471px) 100vw, 471px" /></figure></div>



<p class="has-background" style="background-color:#f5f8f9">LEGGI ANCHE <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/colette-la-scrittrice-che-ha-sfidato-tutte-le-convenzioni/">COLETTE, LA SCRITTRICE CHE HA SFIDATO TUTTE LE CONVENZIONI</a></p>



<p>Il pittore ceco&nbsp;<strong>Alfons Mucha</strong>&nbsp;ebbe l’incarico di disegnare i suoi <strong>Manifesti </strong>sublimandone la sua immagine di femme fatale e lanciando l’Art Nouveau. Collaborarono per sei anni, e furono anni di grande splendore</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/02/la-samaritaine.jpg" alt="" class="wp-image-1878" width="197" height="575" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/02/la-samaritaine.jpg 342w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/02/la-samaritaine-103x300.jpg 103w" sizes="(max-width: 197px) 100vw, 197px" /><figcaption>La Samaritaine, Alphonse Mucha, Sarah Bernardht</figcaption></figure></div>



<p><strong><br></strong>Sul letto di morte, seppe che attorno alla sua villa la folla si accalcava da una settimana&nbsp;e disse:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“li farò aspettare, mi hanno torturata tutta la vita, adesso li torturo io”.</p></blockquote>



<p class="has-background" style="background-color:#eef2f4">Eclettica, stravagante, libera, generosa, Sarah visse in maniera spregiudicata la sua vita facendo sempre e soltanto quello che desiderava&nbsp;&nbsp;al grido <strong>“J’adore la bataille”</strong>(adoro la battaglia)</p>



<p><strong>© Riproduzione Riservata</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/sarah-bernardht-una-tigre-fra-le-belve/">Sarah Bernardht. Una tigre fra le belve</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Elisabetta Sirani. La &#8220;femme savant&#8221; ( 1638 &#8211; 1665)</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/elisabetta-sirani-la-femme-savant-1638-1665/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 May 2024 08:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[donne artiste]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta Sirani]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditrice]]></category>
		<category><![CDATA[pittrice]]></category>
		<category><![CDATA[professoressa]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di disegno]]></category>
		<category><![CDATA[seicento arte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lerossediscendonodaigatti.blog/?p=2185</guid>

					<description><![CDATA[<p>Elisabetta Sirani è conosciuta nel mondo intero come pioniera del femminismo nell&#8217;arte. Nonostante la sua vita sia stata molto breve, lasciò un segno importante che la fece contraddistinguere con l&#8217;epiteto di “femme savant”, artista e donna sapiente. Il&#160;suo lavoro lascia un’impronta profonda sullo sviluppo della pittura bolognese della seconda metà del Seicento. La forza delle &#8230;</p>
<p class="read-more"> <a class="" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/elisabetta-sirani-la-femme-savant-1638-1665/"> <span class="screen-reader-text">Elisabetta Sirani. La &#8220;femme savant&#8221; ( 1638 &#8211; 1665)</span> Leggi tutto »</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/elisabetta-sirani-la-femme-savant-1638-1665/">Elisabetta Sirani. La &#8220;femme savant&#8221; ( 1638 &#8211; 1665)</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Elisabetta Sirani è conosciuta nel mondo intero come pioniera del femminismo nell&#8217;arte.</p>



<p> Nonostante la sua vita sia stata molto breve, lasciò un segno importante che la fece contraddistinguere con l&#8217;epiteto di “<em>femme savant</em>”, artista e donna sapiente. Il&nbsp;suo lavoro lascia un’impronta profonda sullo sviluppo della pittura bolognese della seconda metà del Seicento.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La forza delle donne ritratte</p>



<p>Elisabetta era  figlia  dell’affermato artista e mercante d’arte bolognese Giovanni Andrea Sirani (1610-1670), primo assistente di <em>Guido Reni</em>, e divenne negli anni pittrice professionista e acquafortista.&nbsp;Le opere della Sirani erano basate stilisticamente su Guido Reni e Caravaggio e raggiungevano risultati di elevatissima qualità.&nbsp;La Sirani utilizzava contrasti più drammatici di luce e ombra, pennellate virtuose e colori più vividi. Prendeva ispirazione dai temi biblici e mitologici, ma in forma assolutamente originale.<strong> La predominanza delle sue opere avevano come protagonisti soggetti femminili, secondo una chiave di lettura di forza e di indipendenza. Donne risolte e capaci di difendersi da sole.</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/timocleauccideilsuostupratore-775x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2193" width="634" height="837" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/timocleauccideilsuostupratore-775x1024.jpg 775w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/timocleauccideilsuostupratore-227x300.jpg 227w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/timocleauccideilsuostupratore-768x1015.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/timocleauccideilsuostupratore.jpg 900w" sizes="(max-width: 634px) 100vw, 634px" /><figcaption>Timoclea uccide il suo stupratore, Elisabetta Sirani, 1663</figcaption></figure></div>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Diede scacco matto ai suoi detrattori</p>



<p class="has-background" style="background-color:#efe2cf">Gli uomini dell&#8217;epoca dubitavano, tuttavia, che a dipingere fosse davvero la sua mano e per far tacere le maldicenze, Elisabetta<strong> si trasferì in uno studio aperto </strong>che divenne presto un&#8217;attrazione per viaggiatori e visitatori. Per stroncare queste voci sul nascere, <strong>decise inoltre che avrebbe sempre firmato le sue opere.</strong> In un contesto storico in cui le donne non avevano diritto di firma sui documenti,&nbsp;l’uso della firma, come mezzo per l’identificazione delle sue opere fu una vera innovazione. Elaborò un tipo di firma molto originale, che dipingeva sui ricami delle stoffe rappresentate nelle opere, ricamata sulle passamanerie, sugli abiti, nascoste sulle  conchiglie o sugli strumenti musicali. Elisabetta volle sottolineare la validità del suo talento, in una professione ufficiale, riservata fino allora solo agli uomini.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/Porziachesiferisceallacoscia_Sirani_1664.jpg" alt="" class="wp-image-2194" width="655" height="472" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/Porziachesiferisceallacoscia_Sirani_1664.jpg 900w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/Porziachesiferisceallacoscia_Sirani_1664-300x216.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/Porziachesiferisceallacoscia_Sirani_1664-768x554.jpg 768w" sizes="(max-width: 655px) 100vw, 655px" /><figcaption>Porzia che si ferisce alla coscia, Elisabetta Sirani, 1664</figcaption></figure></div>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#eedfcf">LEGGI ANCHE <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/leonor-fini-la-furia-italiana-di-parigi/">LEONOR FINI,</a> la furia italiana di Parigi</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Divenne Imprenditrice&#8230;</p>



<p>Quando il padre si ammalò, nel 1663, Elisabetta Sirani aveva 24 anni e si incaricò di gestire la bottega-studio portando avanti tutte le opere del padre malato. <strong>Divenne imprenditrice e mantenne con i compensi ricevuti apprendisti e assistenti. </strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">&#8230; e fondò una scuola </p>



<p class="has-background" style="background-color:#f3f5f6">Fu la prima Artista donna in Europa a fondare una scuola femminile di pittura,  l’Accademia del Disegno di sole donne, la prima scuola europea in assoluto per donne che volevano avviarsi alla professione di pittrice. Di fatto ha promosso un nuovo modello didattico che si affiancava a quello tradizionale.&nbsp;</p>



<p><strong>In un periodo in cui le donne non potevano istruirsi liberamente alla pari degli uomini, Elisabetta aveva aperto la strada a un nuovo capitolo nell’emancipazione femminile e lo ha fatto con grande stile.</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/Cleopatra_Sirani_1664.jpg" alt="" class="wp-image-2195" width="595" height="717" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/Cleopatra_Sirani_1664.jpg 849w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/Cleopatra_Sirani_1664-249x300.jpg 249w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/Cleopatra_Sirani_1664-768x926.jpg 768w" sizes="(max-width: 595px) 100vw, 595px" /><figcaption>Cleopatra, Elisabetta Sirani, 1664</figcaption></figure></div>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Curiosità</strong></p>



<p>Nell&#8217;ottobre del 1994 un francobollo della «United States Postal Service» , utilizzò il quadro  Madonna con il bambino, di Elisabetta Sirani, commemorando  per la prima volta una pittura di un’artista donna. Nello stesso anno, un cratere del diametro di 28 km sul pianeta Venere è stato battezzato con il suo nome.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Chissà cos&#8217;altro ci avrebbe riservato Elisabetta Sirani se fosse vissuta più a lungo</strong>. </p>



<p>Riproduzione riservata / © leRossediscendonodaigatti</p>



<p>Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di <a href="https://excaliburpromo.com">Excalibur Promo</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/elisabetta-sirani-la-femme-savant-1638-1665/">Elisabetta Sirani. La &#8220;femme savant&#8221; ( 1638 &#8211; 1665)</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog">le Rosse discendono dai Gatti</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
