Sono profondamente sopraffatta, con l’anima in subbuglio, dalla visione di MARIA di Pablo Larraín. Un capolavoro struggente che ci immerge negli ultimi sette giorni di vita di Maria Callas, la divina tra le divine, la voce che ha incantato il mondo intero e che qui ci appare come un’icona fragile, intrappolata nella malinconia di un passato che mai più ritornerà.

Larraín ci conduce in un viaggio intimo e doloroso, dove la grandezza di un mito si scontra con la cruda realtà di una voce che non risponde più, e con una mente annebbiata dall’abuso di farmaci e da spietati fantasmi interiori. Il grande pianoforte, spostato incessantemente da una stanza all’altra, è più di un oggetto scenico: è il simbolo della sua inquietudine, del tentativo straziante di trovare un senso, un posto, un equilibrio fuori dal palcoscenico. Ma per Maria, la vita oltre il sipario è un labirinto senza uscita, un gioco crudele tra ricordi luminosi e allucinazioni che l’abbracciano come una morsa. Su tutti l’ombra nera di Aristotele Onassis, l’incontro del destino, che ha segnato l’inizio del declino della Divina.

LEGGI ANCHE C’È ANCORA DOMANI – RECENSIONE
Ogni momento è un’altalena di ragione e istinto, lucidità e follia, vissuto tra le mura lussuose del suo appartamento parigino, trasformato in una gabbia dorata. Pierfrancesco Favino e Alba Rohrwacher, nei panni dei suoi fidati domestici, con una recitazione magistrale, riescono a dipingere con delicati e intensi tratti gli stati d’animo mutevoli e devastanti della diva.
«C’è un istante in cui la sicurezza di sé diventa una sorta di follia…»
Che dire di Angelina Jolie? Straordinaria, ipnotica, eterea. Mai prima d’ora la sua bellezza e la sua bravura avevano toccato vette così sublimi. Nell’ultimo canto di Maria, una melodia che sembra sospendere il tempo e fermare il respiro di Parigi, Jolie sancisce la sua interpretazione definitivamente. È un momento che trafigge l’anima, in cui arte e vita si fondono in un addio che sa di eterno, consacrandola all’Olimpo, dimora delle dee.

Con Maria, Larraín ci regala un viaggio introspettivo nell’abisso dell’essere umano, nel dolore della perdita, nella forza terribile del ricordo. Arte allo stato puro, capace di far vibrare ogni corda dell’anima. Menzione di merito per l’eccezionale fotografia di Edward Lachman
Sento profumo di meritatissimo Oscar.
©LeRossediscendonodaigatti – Immagine di Anteprima realizzata dall’ufficio grafico di Excalibur Promo.
