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	<title>Pensieri e Parole &#8211; le Rosse discendono dai Gatti</title>
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	<description>LeRossediscendonodaiGatti è un blog di approfondimento culturale. Ogni  argomento avrà una matrice comune che è la Donna e laddove saranno presenti gli uomini saranno soltanto quelli che “amano le donne”</description>
	<lastBuildDate>Sat, 25 Apr 2026 16:01:53 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Pensieri e Parole &#8211; le Rosse discendono dai Gatti</title>
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		<title>Chi parla davvero di guerra dei sessi? Riflessioni per l&#8217;8 marzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 15:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni volta che si parla di femminismo, prima o poi compare la stessa accusa:&#160;“incita alla guerra dei sessi”. Una frase ripetuta con tale superficialità da sembrare quasi un riflesso automatico, più che un pensiero elaborato. Eppure, basta fermarsi un attimo, guardare la storia e osservare la realtà, per rendersi conto che è un’affermazione non solo &#8230;</p>
<p class="read-more"> <a class="" href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/chi-parla-davvero-di-guerra-dei-sessi-riflessioni-per-l8-marzo/"> <span class="screen-reader-text">Chi parla davvero di guerra dei sessi? Riflessioni per l&#8217;8 marzo</span> Leggi tutto »</a></p>
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<p class="has-normal-font-size">Ogni volta che si parla di femminismo, prima o poi compare la stessa accusa:&nbsp;<em>“incita alla guerra dei sessi”</em>. Una frase ripetuta con tale superficialità da sembrare quasi un riflesso automatico, più che un pensiero elaborato. Eppure, basta fermarsi un attimo, guardare la storia e osservare la realtà, per rendersi conto che <strong>è un’affermazione non solo sbagliata, ma capovolta.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Se esistesse davvero una guerra tra i sessi, bisognerebbe chiedersi chi ha imbracciato le armi, chi ha fatto le vittime, chi ha scritto le regole. <strong>Non sono state le femministe a UCCIDERE, STUPRARE, PICCHIARE, TORTURARE, TRAFFICARE, MOLESTARE, ABUSARE, INTERNARE o CONTROLLARE sistematicamente le donne. Queste violenze hanno un volto preciso, ripetuto nei secoli, in tutte le culture e in ogni continente: quello maschile.</strong></p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#edc9a1"><strong>La guerra contro le donne non è un’esagerazione retorica. È una struttura storica.</strong> Le donne sono state considerate proprietà, merce di scambio, bottino di guerra, strumenti riproduttivi, corpi da disciplinare. Sono state escluse dall’istruzione, private dei diritti civili, punite per la loro autonomia, colpevolizzate per la violenza subita. Dai roghi delle cosiddette<strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-caccia-alle-streghe-il-primo-sterminio-di-genere-della-storia/"> streghe (leggi l&#8217;articolo</a>), </strong>ai delitti d’onore, dalle<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/?s=le+svergognate"><strong> leggi che negavano il voto alla normalizzazione dello stupro coniugale (leggi l&#8217;articolo</strong>) ,</a> la storia parla con una chiarezza terrificante che non lascia spazio a equivoci.</p>



<p class="has-normal-font-size">E allora perché questa accusa ritorna? Perché a dirla, molto spesso, è chi non ha mai messo in discussione il contesto in cui è cresciuto , i suoi privilegi, né tantomeno se stesso. È l’uomo che pensa che il proprio desiderio per le donne equivalga automaticamente a possesso. È qualcuno che non comprende perché le donne vogliano liberarsi da catene che lui non vede, non vuole vedere e che non ha mai dovuto portare.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-1043" width="725" height="408" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf-1024x576.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf-300x169.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf-768x432.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf-1536x863.jpg 1536w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2021/06/Virginia_Woolf.jpg 1683w" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" /><figcaption>Virginia Woolf &#8211; Immagine di Anteprima </figcaption></figure></div>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#e8c8c8">Chi parla di “guerra dei sessi” spesso non comprende questo contesto. Sono uomini che amano le donne come idea astratta, fin tanto che corrisponde a quello che vogliono: una donna rassicurante e ubbidiente, in definitiva una donna addomesticata. Amano le donne che non disturbano, che confermano, che riflettono il loro ego: donne decorative. Ma quando le donne smettono di essere uno specchio, come diceva bene<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/virginia-woolf-la-forza-del-pensiero-femminista/"><strong> VIRGINIA WOOLF  in Una stanza tutta per sé, ( leggi l’articolo)</strong></a> e iniziano a essere soggetti — quando parlano, dissentono, criticano, mettono in discussione ruoli e privilegi, reclamano la propria libertà, — allora diventano improvvisamente “aggressive”, “divisive”, “estremiste”, “pazze” o “streghe”. Ancora oggi questo epiteto viene usato largamente quando si vuole offendere una donna!</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Ma attenzione: non sono solo gli uomini a farlo.</strong> Esiste una categoria altrettanto dannosa, composta da donne che si fanno strumento del sistema patriarcale stesso. Le chiamiamo, mutuando il termine dalla letteratura,<strong> </strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/il-racconto-dellancella-the-handmaids-tale-1985/"><strong>“ancelle del patriarcato, The Handmaid&#8217;s Tale”</strong></a> <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/il-racconto-dellancella-the-handmaids-tale-1985/"><strong>leggi l&#8217;articolo, </strong></a>anche se, personalmente, preferisco chiamarle  <strong>&#8221; serve del patriarcato&#8221;</strong>,  sovente affette da <em>gattamortismo</em>, donne che, per paura di perdere i privilegi — spesso piccoli, spesso illusori — che il sistema concede loro in cambio della sottomissione, diventano le sue più fedeli sostenitrici. <strong>Simone de Beauvoire</strong>, la grande filosofa femminista (nonché eterna compagna di&nbsp;<strong>Jean Paul Sartre</strong>) recitava: </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>“<em>L’oppressore non sarebbe così potente se non avesse delle&nbsp;fedeli collaboratrici tra le oppresse.</em>“</strong></p></blockquote>



<p class="has-normal-font-size">Queste donne non si limitano a non partecipare alla lotta: la osteggiano attivamente. Ridicolizzano chi scende in piazza, deridono chi denuncia la violenza, accusano le femministe di “vittimismo” o di voler “distruggere la famiglia”. In questo modo, discriminano e odiano — consapevolmente o meno — le stesse donne che lottano per i diritti di tutte. Gettano fango sulle donne che ce la fanno senza porgere il fianco al sistema, su coloro che dimostrano con il proprio status vincente che l&#8217;affermazione femminile è possibile anche senza essere patrocinate dall&#8217;uomo di turno. <br>È un meccanismo antico quanto l’oppressione stessa: dividere chi è oppresso per mantenere il potere. E funziona proprio perché colpisce dall’interno, con la voce di chi dovrebbe essere dalla stessa parte.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Ebbene, qui lo dico,  le serve del patriarcato sono il peggiore ostacolano all&#8217;emancipazione femminile</strong>!</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>L&#8217;8 MARZO È UN MOMENTO PER RICORDARE ANCHE QUESTO: CHE LA LIBERTÀ FEMMINILE NON È UN PRIVILEGIO NÉ TANTOMENO UNA CONCESSIONE, MA UN DIRITTO</strong>!</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-1024x536.jpg" alt="" class="wp-image-1828" width="544" height="285" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-1024x536.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-300x157.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-768x402.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-1536x804.jpg 1536w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/01/olympe_1200x628-2048x1072.jpg 2048w" sizes="(max-width: 544px) 100vw, 544px" /><figcaption>Olympe de Gouges &#8211; Immagine di Anteprima </figcaption></figure></div>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#f2d77e">Celebrare la Giornata della Donna significa riconoscere la forza storica delle donne, dalle suffragette che conquistarono il voto alla modernità delle lotte contemporanee per la parità. Significa onorare e ringraziare ogni donna che ha lottato per l’emancipazione femminile, spesso rimettendoci la propria vita,<strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/olympe-de-gouges-una-femminista-al-patibolo/"> leggi ad esempio l&#8217;illuminista Olympe de Gouges</a></strong></p>



<p></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Significa ricordare che la guerra che produce vittime non è quella del femminismo, ma quella contro di esso. E significa continuare a dare spazio, voce e visibilità a chi ogni giorno lotta per vivere libera.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Eppure, i fatti restano. L’unica guerra dei sessi che ha prodotto morti, feriti, corpi violati e vite spezzate è quella combattuta storicamente dal genere maschile contro quello femminile.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Quest’ 8 marzo, dunque, non limitiamoci alle mimose  e ai regali simbolici. Celebriamo la memoria, la lotta e la libertà. Ricordiamo che il femminismo non ha mai scatenato la guerra dei sessi: l’ha contrastata.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">CURIOSITÀ</p>



<ol><li><strong>Il sintagma nominale &#8220;ancelle del patriarcato&#8221; ha origine dal romanzo distopico del 1985 di Margaret Atwood &#8220;<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/il-racconto-dellancella-the-handmaids-tale-1985/"> The Handmaid&#8217;s Tale&#8221;</a>,<a href="http://Fare la gattamorta in un paese pieno di stereotipi di genere è estremamente efficace. Senza mai dichiararlo, la gattamorta conforta l’uomo destabilizzato dal confronto con donne più autonome o comunque abbastanza impegnative da fargli temere di non esserne all’altezza. La gattamorta risolve l’ansia: lei non ti chiede alcuna altezza, devi persino chinarti."> l</a><a href="http://i stereotipi di genere è estremamente efficace. Senza mai dichiararlo, la gattamorta conforta l’uomo destabilizzato dal confronto con donne più autonome o comunque abbastanza impegnative da fargli temere di non esserne all’altezza. La gattamorta risolve l’ansia: lei non ti chiede alcuna altezza, devi persino chinarti.">e</a></strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/il-racconto-dellancella-the-handmaids-tale-1985/"><strong>ggi l&#8217;art</strong></a><strong><a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/il-racconto-dellancella-the-handmaids-tale-1985/">icolo</a> che immagina  una società futura in cui i diritti delle donne sono stati quasi completamente aboliti.</strong> </li><li>Il neologismo gattamortismo prende origine dal gatto che si finge morto per ingannare le prede, così da farle avvicinare e poi colpirle, compare già nelle favole attribuite a Esopo. Da qui nella lingua italiana &#8220;fare la gattamorta&#8221; ha assunto il senso di mostrarsi passive e complici per ottenere qualcosa. Gattamortismo è un neologismo giornalistico e sociolinguistico diffuso soprattutto dagli anni 2000-2010, tra le figure che hanno contribuito a renderlo popolare c&#8217;è la scrittrice e intellettuale<strong> Michela Murgia</strong>.  Un altro contributo del termine è arrivato dalla narrativa pop: la scrittrice <strong>Chiara Moscardelli </strong>ha pubblicato un romanzo ironico &#8220;Volevo essere una gatta morta&#8221; costruito proprio sul tema del <em>gattamortismo</em></li></ol>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Fare la gattamorta in un paese pieno di stereotipi di genere è estremamente efficace. Senza mai dichiararlo, la gattamorta conforta l’uomo destabilizzato dal confronto con donne più autonome o comunque abbastanza impegnative da fargli temere di non esserne all’altezza. La gattamorta risolve l’ansia: lei non ti chiede alcuna altezza, devi persino chinarti.</p><cite><strong>Michela Murgia</strong></cite></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>C&#8217;è chi nasce podalica e chi gattamorta </p><cite><strong>Chiara Moscardelli</strong></cite></blockquote>



<p class="has-small-font-size"><strong>©leRossediscendonodaigatti &#8211; Testo ideato e scritto da Patrizia Zito &#8211; Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo </strong></p>
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		<item>
		<title>Capelli ricci: simbolo di dolcezza o ribellione? Dal mito ai giorni nostri.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/capelli-ricci-simbolo-di-dolcezza-o-ribellione-dal-mito-ai-giorni-nostri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 19:24:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I capelli ricci hanno attraversato secoli di interpretazioni simboliche nell’arte, nella cultura e nella società, naturali, selvaggi e imprevedibili, racchiudono una bellezza che sfida gli schemi e le convenzioni. Tuttavia, il modo in cui vengono percepiti varia profondamente a seconda del contesto e del genere. Questo dualismo si rivela in modo affascinante nell’iconografia classica e &#8230;</p>
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<p class="has-normal-font-size">I capelli ricci hanno attraversato secoli di interpretazioni simboliche nell’arte, nella cultura e nella società,  naturali, selvaggi e imprevedibili, racchiudono una bellezza che sfida gli schemi e le convenzioni. Tuttavia, il modo in cui vengono percepiti varia profondamente a seconda del contesto e del genere. Questo dualismo si rivela in modo affascinante nell’iconografia classica e nei pregiudizi moderni.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="300" height="239" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/02/ANGE_01_672-458_resize.jpg" alt="" class="wp-image-2878"/><figcaption>Putto che suono, Rosso Fiorentino, 1521</figcaption></figure></div>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Capelli ricci e iconografia classica</p>



<p class="has-normal-font-size">Nell’arte classica, i riccioli sono spesso associati a figure angeliche: <strong>putti e angioletti,</strong> rappresentati con soffici boccoli dorati, incarnano purezza, ingenuità e dolcezza. Questi ricci perfetti, ordinati e lucenti, diventano il simbolo di un’innocenza ideale, quasi eterea. È una raffigurazione che riflette la visione dell’epoca: i riccioli angelici erano l’emblema di ciò che è incontaminato e privo di malizia. Ma questa immagine idilliaca cambia radicalmente quando ad avere i capelli ricci è una donna. Lungi dall’essere associati alla dolcezza o all’innocenza, i ricci femminili sono spesso visti come il segno di un’indole ribelle, di una personalità indomabile. Questa contrapposizione apre una finestra sui pregiudizi culturali e di genere radicati nella nostra società.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La Donna dai ricci ribelli</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#f1e6cc">La donna con i capelli ricci, nella narrativa storica e moderna, è stata dipinta come un simbolo di forza, passione e indipendenza. I ricci rappresentano l’imprevedibilità e sembrano sfidare le norme di ordine e controllo a cui spesso il corpo femminile è stato sottoposto. Mentre i capelli lisci evocano compostezza e obbedienza, i ricci raccontano un’altra storia: quella di chi rifiuta di essere domata.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="476" height="594" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/1509643611-gettyimages-613497408-1.jpg" alt="" class="wp-image-2872" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/1509643611-gettyimages-613497408-1.jpg 476w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/1509643611-gettyimages-613497408-1-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 476px) 100vw, 476px" /><figcaption>Diana Ross</figcaption></figure></div>



<p class="has-normal-font-size">Questo pregiudizio si riflette anche nella moda e nella pubblicità, dove i capelli ricci sono talvolta etichettati come &#8220;disordinati&#8221; o &#8220;indisciplinati&#8221;, richiedendo &#8220;soluzioni&#8221; per essere gestiti o domati. Al contrario, per alcune figure iconiche della cultura pop, i ricci sono stati uno strumento per rappresentare donne audaci e anticonformiste: basti pensare a icone come <strong><em>Diana Ross</em></strong> o <strong><em>Whitney Houston</em>, </strong>che hanno trasformato i loro ricci in un simbolo di potere e orgoglio.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La contraddizione sociale</p>



<p class="has-normal-font-size">È interessante notare come un tratto naturale possa essere percepito in modi così opposti a seconda del genere. <strong>Perché i ricci che simboleggiano dolcezza e innocenza negli angioletti diventano una &#8220;minaccia&#8221; o un segno di aggressività quando appartengono a una donna?</strong> La risposta  risiede in secoli di costruzione sociale che hanno cercato di plasmare l’immagine della femminilità secondo standard rigidi e controllabili. </p>



<p class="has-normal-font-size">La ribellione associata ai ricci femminili non è casuale. I capelli, in molte culture, rappresentano identità, espressione personale e libertà. Per una donna, scegliere di abbracciare i propri ricci è spesso un atto di sfida verso un sistema che impone la conformità e la sottomissione. I ricci diventano così una dichiarazione di sé, una rivendicazione di autenticità e unicità.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">I capelli ricci: un viaggio tra storia, cultura e significati simbolici</p>



<p class="has-normal-font-size">I capelli ricci hanno una storia ricca e affascinante che attraversa le epoche e le culture, rappresentando un elemento distintivo capace di riflettere bellezza, potere e identità. <strong>Nelle culture antiche, i capelli ricci erano spesso celebrati come un dono degli dei e un segno di fertilità, vitalità e potere. Nella mitologia greca, i capelli ricci erano associati a un femminile oscuro, ad esempio, la chioma della maga<em>&nbsp;Circe</em>&nbsp;rappresentava il fascino seduttivo e il potere magico </strong>di una donna capace di trasformare gli uomini in animali.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«E arrivammo all’isola Eea: vi abitava</p><p>Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana»</p><cite>Odissea, X, 135-6</cite></blockquote>



<p>&nbsp;Allo stesso modo, la figura di<em>&nbsp;<strong>Medusa</strong></em>, con la sua chioma di serpenti aggrovigliati simboleggiava la forza trasformativa, il pericolo e il mistero.&nbsp;</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Durante il Medioevo &#8230;</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong> l’epoca dei processi alle streghe, le donne dai ricci e di colore rosso venivano spesso considerate sospette e accusate di praticare arti magiche. </strong>Si credeva che i loro capelli ribelli fossero il segno visibile di una natura indomita e pericolosa, capace di sfidare le norme sociali e di collegarsi a poteri oscuri. Questa associazione tra capelli rossi, ricci e stregoneria ha alimentato secoli di superstizione, rendendo tali caratteristiche un simbolo sia di fascino che di inquietudine.</p>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#e7ecc3">LEGGI ANCHE<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-caccia-alle-streghe-il-primo-sterminio-di-genere-della-storia/"> LA CACCIA ALLE STREGHE, IL PRIMO STERMINIO DI GENERE DELLA STORIA </a></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Dal Rinascimento all’era vittoriana: cambiamenti di moda e tendenze</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Nel Rinascimento europeo, i capelli ricci tornarono alla ribalta come simbolo di bellezza aristocratica. Le donne della nobiltà sfoggiavano elaborate acconciature con riccioli naturali o artificiali, spesso decorati con pettini dorati, perle e nastri. </strong>Come non citare la famosa &nbsp;“<strong>capigliara</strong>”<strong> di <em>Isabella d’Este</em>, </strong>una parrucca di riccioli posticci e ciocche vere intrecciate con fili di perle e galloni di merletto, diventata un vero proprio&nbsp;<em>must have</em>&nbsp;del Rinascimento.&nbsp;Ne sono testimonianza i ritratti che l’hanno resa immortale.&nbsp;</p>



<p class="has-background has-medium-font-size" style="background-color:#eee0dd">LEGGI ANCHE <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/isabella-deste-uninfluencer-ante-litteram/">ISABELLA D&#8217;ESTE, UN&#8217;INFLUENCER ANTE LITTERAM </a></p>



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<div class="wp-block-column" style="flex-basis:100%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="650" height="670" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/isabella-deste-1.jpg" alt="" class="wp-image-2871" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/isabella-deste-1.jpg 650w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/isabella-deste-1-291x300.jpg 291w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></figure>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="248" height="204" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/01/images-3-1.jpeg" alt="" class="wp-image-2869"/></figure></div>



<p class="has-normal-font-size">La chioma riccia era considerata sinonimo di grazia e sensualità, come possiamo vedere nei ritratti di muse ispiratrici dell’epoca, tra cui la celebre&nbsp;<strong>Venere di Botticelli</strong>, con i suoi ricci ondulati che richiamano la vitalità e la bellezza divina.</p>



<p class="has-normal-font-size">Tuttavia, con l’avvento dell’epoca vittoriana, i canoni estetici cambiarono. I capelli lisci, raccolti e disciplinati, divennero la norma, rappresentando l’ideale di una donna sobria, controllata e conforme alle aspettative sociali del tempo. I ricci, percepiti come “ribelli,” passarono temporaneamente in secondo piano.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Movimenti di emancipazione e rivendicazione dell&#8217;identità</p>



<p>Nel XX secolo, i capelli ricci hanno assunto un significato culturale e politico profondo. <strong>Durante gli anni ’60 e ’70, nell’era dei movimenti di liberazione e dei diritti civili, i ricci sono diventati un potente simbolo di autoespressione e resistenza.</strong> Le persone di colore, in particolare, hanno abbracciato i loro capelli naturali come segno di orgoglio culturale e opposizione agli standard di bellezza eurocentrici. Icone come&nbsp;<strong>Angela Davis</strong>, attivista del movimento afroamericano, hanno trasformato i capelli ricci in un messaggio di forza e ribellione. Parallelamente, anche il movimento hippie ha celebrato i capelli ricci e mossi come simbolo di libertà e rifiuto delle convenzioni sociali. <strong>Gli anni ’80 e ’90 hanno poi visto un ritorno al volume e alla texture naturale, con modelli e celebrità che esaltavano l’unicità di ogni chioma riccia</strong>.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Oggi: una celebrazione dell&#8217;identità</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Oggi, più che mai si  promuove la bellezza naturale e la diversità, i ricci stanno recuperando il loro posto come simbolo di forza e orgoglio, grazie anche a brand come<a href="https://www.ilovericcio.com/it/?gad_source=1&amp;gbraid=0AAAAADF1QQVackSRGvg9Ll_Fs7EMkmGyc&amp;gclid=Cj0KCQiA8q--BhDiARIsAP9tKI1jXQPQdYCHQdcwaKf2NYdW3LHBQuTWZOyhhbv2Cvaie4WnYcsTeA0aAhFfEALw_wcB"> </a></strong></p>



<p class="has-normal-font-size"><strong><a href="https://www.ilovericcio.com/it/?gad_source=1&amp;gbraid=0AAAAADF1QQVackSRGvg9Ll_Fs7EMkmGyc&amp;gclid=Cj0KCQiA8q--BhDiARIsAP9tKI1jXQPQdYCHQdcwaKf2NYdW3LHBQuTWZOyhhbv2Cvaie4WnYcsTeA0aAhFfEALw_wcB">I&#x2764;&#xfe0f;RICCIO,  </a>che curano ed esaltano la bellezza naturale dei capelli ricci. Finalmente i capelli ricci sono riconosciuti per la loro bellezza intrinseca e celebrati come simbolo di unicità e autenticità. </strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Dalla mitologica Circe alle demoniache streghe dai capelli rossi delle leggende medievali, fino alle icone moderne, i capelli ricci continuano a raccontare storie di forza, ribellione e bellezza senza tempo.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#dee0e0">Forse è tempo di superare le contraddizioni e i pregiudizi legati ai ricci, di vederli per quello che sono: una manifestazione unica della bellezza umana, capace di incarnare dolcezza, forza, ribellione e molto altro. In fin dei conti, i ricci non si lasciano incasellare&nbsp;&nbsp;– proprio come le persone che li portano.</p>



<p><strong>Firmato: Patrizia Zito, fieramente e orgogliosamente riccia</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6075.jpg" alt="" class="wp-image-2877" width="284" height="327" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6075.jpg 525w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6075-261x300.jpg 261w" sizes="(max-width: 284px) 100vw, 284px" /><figcaption><strong>Patrizia Zito</strong></figcaption></figure></div>



<p class="has-small-font-size"><strong>©LeRossediscendonodaigatti &#8211; Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo </strong></p>
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		<title>8 Marzo 2024. Essere donna oggi.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/8-marzo-2024-essere-donna-oggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 20:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[8 Marzo]]></category>
		<category><![CDATA[essere donna oggi]]></category>
		<category><![CDATA[Festa della donna]]></category>
		<category><![CDATA[patriarcato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa significa essere donna oggi? È una domanda alla quale cercherò di dare risposta affermando innanzitutto che essere donna oggi significa&#160;indossare con orgoglio la gonna e manifestare tutte le capacità che sono racchiuse nel ruolo femminile, e che le sono proprie da sempre.&#160; Come si potrebbe definire una donna? Rispondo con le parole di una &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Cosa significa essere donna oggi?</strong> È una domanda alla quale cercherò di dare risposta affermando innanzitutto che essere donna oggi significa&nbsp;indossare con orgoglio la gonna e manifestare tutte le capacità che sono racchiuse nel ruolo femminile, e che le sono proprie da sempre.<strong>&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Come si potrebbe definire una donna?</strong> Rispondo con le parole di una scrittrice immensa  che è stata per molti versi controversa e rivoluzionaria, indipendente e controcorrente, intelligente e arguta al punto da incutere un referenziale timore&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esiste potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine, avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che chiede d’essere ascoltata.<br><em>Oriana Fallaci</em>,&nbsp;<em>La rabbia e l’orgoglio</em>, 2004</p></blockquote>



<p>In poche righe si concentrano il fascino e il coraggio delle donne che combattano per se stesse e per il proprio riconoscimento!</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/2640.png" alt="" class="wp-image-1937" width="-137" height="-137" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/2640.png 512w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/2640-300x300.png 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/2640-150x150.png 150w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



<p> Mettiamo da parte i cliché che sulle donne e sull’essere donna soprattutto, da secoli ci vengono attribuiti. <strong>Giudizi e pregiudizi, stigma sociali e stereotipi creati dagli uomini per gli uomini</strong> e che contrastano con quella che è la realtà dei fatti.<strong> Le nostre capacità sono da sempre esistite,</strong> tuttavia, boicottate e sabotate  da un sistema patriarcale, la cui egemonia si è imposta nella storia dell&#8217;umanità sin dai suoi albori,  supportato dalla Chiesa, per la quale le donne erano alla stregua di demoni. Una società creta dagli uomini per gli uomini con la volontà  di tenere le donne  sottomesse e prive di autonomia.</p>



<p>Alle donne è stata tolta la possibilità di studiare e di acculturarsi per essere relegate al ruolo di <em>angelo del focolare</em> subordinate all’uomo, padre o marito poco importa, e ubbidienti e dedite alla famiglia – l’imperativo “occhi bassi e mente a Dio” era un dictat.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">La bellezza femminile: un&#8217;arma a doppio taglio</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Fra le tante ingiustizie e i numerosi paradossi di cui il femminile  è vittima, l&#8217;assurdità peggiore riguarda il compito che il corso della storia gli ha assegnato: la necessità per una donna di essere bella. L&#8217;ingiustizia viene in primo luogo determinata da un paragone importante, ove il termine di confronto è costituito dal ruolo che, invece, spetterebbe al maschile: la conquista del potere e del successo.  Aldo Carotenuto, L&#8217;Anima delle Donne</p></blockquote>



<p class="has-background" style="background-color:#e6ebee">Ancora oggi gli uomini faticano a confrontarsi con le donne di successo e ancor di più quando le stesse hanno dalla loro un aspetto gradevole. Cercano di delegittimare i meriti e le competenze femminili dietro frasi meschine che non vanno al di là dell’estetica perché, tanto si sa,&nbsp;<strong>se una è bella allora è stupida</strong>&nbsp;e se è arrivata a ricoprire una certa carica, invece, significa che è finita nel letto di qualcuno. Le donne di bell’aspetto faticano di più a essere apprezzate per le proprie abilità, a meno che non siano compiacenti, nel qual caso si spalancano tutte le porte. Di contro in un uomo rifiutato si possono innescare sentimenti talmente intensi da sfociare in azioni insensate, bellicose o <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/25-novembre-giornata-mondiale-contro-la-violenza-sulla-donna/">addirittura violente</a>. La cronaca quotidiana ne è triste testimonianza. &#8211; <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/25-novembre-giornata-mondiale-contro-la-violenza-sulla-donna/">LEGGI L&#8217;ARTICOLO</a></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="420" height="300" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/pacchetto-fiori-di-mimosa.jpg" alt="" class="wp-image-1935" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/pacchetto-fiori-di-mimosa.jpg 420w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/03/pacchetto-fiori-di-mimosa-300x214.jpg 300w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></figure></div>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Una rivoluzione in cammino</p>



<p><strong>Ancora oggi la nostra indipendenza è limitata</strong>: a un uomo è consentito viaggiare da solo in qualunque Paese del mondo mentre alle donne si dice che “in certi posti te la vai a cercare”.</p>



<p><strong>Ancora oggi il nostro valore nelle retribuzioni non è paritario </strong>a quello degli uomini, le donne sono sottopagate; il gender pay gap non è un mito, è una triste realtà.&nbsp;</p>



<p><strong>Ancora oggi sono le donne a rimetterci il posto di lavoro</strong> e  in caso di crisi o emergenza, le prime a essere licenziate.</p>



<p><strong>Ancora oggi le Quote Rose sono fantomatiche.</strong>  Nella maggior parte dei ruoli decisionali è il culo di un uomo a occupare la poltrona.</p>



<p><strong>Ancora oggi la nostra libertà di scegliere cosa indossare  è condizionata </strong>da pensieri che spingono a reagire con frasi simili “però anche tu, se vai in giro vestita così”</p>



<p><strong>Ancora oggi, una donna non può uscire da sola la sera</strong> senza correre il rischio di venire stuprata.</p>



<p><strong>Ancora oggi, se una donna non intende</strong> fidanzarsi, convivere o <strong>sposarsi,</strong> la società la colpevolizza per avere una vita sessuale piena e soddisfacente marchiandola come puttana, mentre l’uomo che vive la sessualità in maniera libera è considerato un gran figo.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#f3e7db"><strong>Questo purtroppo è un terreno spinoso perché spesso sono le stesse donne a condannare le altre donne. Cresciute a suon di fiabe, nel mito del matrimonio e del principe azzurro, educate a diventare brave mogli e brave madri, guardano in cagnesco chi si discosta da questo modello. Il modello socio-culturale imposto alla donna, &#8211; modello, badate bene, creato dagli uomini a loro esclusivo  vantaggio – fa ritenere sconveniente se non addirittura immorale chi vuole condurre la propria vita in maniera differente. La “lettera scarlatta” viene attribuita ugualmente alle donne che non hanno figli, alle donne che rinunciano consapevolmente alla maternità, definite dalla società donne “incomplete, donne a metà”. </strong></p>



<p class="has-background" style="background-color:#ece0d5"><strong>Eppure è assolutamente indispensabile che le donne comprendano che l&#8217;affermazione e il consolidamento dei nostri diritti può avvenire soltanto se supportato da tutte noi unite e coalizzate. Purtroppo ci sono molte donne che pur dichiarandosi solidali, nel momento in cui devono schierarsi, non lo fanno mai apertamente, preferendo prendere le difese dell&#8217;uomo o scegliendo deliberatamente di tacere. Guardiamoci le spalle da costoro. Non saranno mai nostre amiche. </strong></p>



<p><strong>Le donne devono smetterla di farsi la guerra tra di loro! E lo devono fare subito! </strong></p>



<p>Il primo passo da fare è quello di liberarci dal senso di colpa che ci assale se siamo diverse da ciò che la società ha deciso per noi. Impariamo a dire NO ogni volta che riteniamo una richiesta eccessiva, arbitraria o approfittatrice o semplicemente ogni volta che non ci va di fare qualcosa.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Essere donna oggi significa lottare con fierezza per affermare i propri diritti e la propria libertà.&nbsp;Siamo artefici di una rivoluzione senza armi, che ci vedrà trionfare!</p>



<p><strong>&nbsp;Io ringrazio ogni santo giorno le donne che mi hanno preceduto e che hanno portato avanti istanze estremamente difficili rapportate all&#8217;epoca in cui hanno vissuto, rischiando spesso la propria vita!  Combatto la mia rivoluzione brandendo la penna come una spada e vivendo come più mi aggrada, sui tacchi, con la gonna e senza neanche spettinarmi. </strong></p>



<p class="has-text-color has-large-font-size" style="color:#a30003">Buon 8 Marzo a tutte noi! &#x2764;&#xfe0f;</p>



<p><strong>© Riproduzione Riservata</strong></p>
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		<title>In Nome di Giulia.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/in-nome-di-giulia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Nov 2023 16:13:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[educazione sentimentale-]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Cecchettin]]></category>
		<category><![CDATA[patriarcato]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non si può affrontare la morte di Giulia Cecchettin,&#160;&#160;103ª vittima di femminicidio, senza affrontare un&#8217;analisi del contesto storico e sociale in cui viviamo. Nascere donna oggi, significa nascere con una missione, quella di liberarci e liberare le future generazioni da un sistema oppressivo maschilista, maschilista e patriarcale, esistente in tutto il mondo. Le fondamenta del &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non si può affrontare la morte di <em><strong>Giulia Cecchettin,</strong></em>&nbsp;&nbsp;103ª vittima di femminicidio, senza affrontare un&#8217;analisi del contesto storico e sociale in cui viviamo.</p>



<p>Nascere donna oggi, significa nascere con una missione, quella di liberarci e liberare le future generazioni da un sistema oppressivo maschilista, maschilista e patriarcale, esistente in tutto il mondo. Le fondamenta del sistema patriarcale si basano sulla sottomissione della donna all’uomo e sulla concentrazione del potere in mano maschile, entrambi acquisiti con la violenza e con l’esercizio della paura. Si tratta di un sistema ancestrale radicato nell’inconscio collettivo e tramandato nel DNA.&nbsp;</p>



<p>Pertanto, capite che è una missione biblica quella che siamo chiamate ad affrontare!</p>



<p>Come si perpetua il patriarcato? Assicurandosi una discendenza che mantenga lo status quo.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#e5ecef"><strong>Per il patriarcato è indispensabile avere il controllo assoluto sulle donne e sui loro corpi,</strong> ecco perché è sempre esistita una particolare ferocia nelle sanzioni sociali verso i comportamenti femminili che hanno trasgredito questo ordine di base, praticando magari libertà relazionali e maternità fuori dal controllo maschile dell&#8217;istituzione matrimoniale, o decidendo di non volere mettere al mondo figli. Lapidazioni, allontanamento dalla cerchia familiare, reclusioni nei manicomi, sono state azioni criminali che nel corso dei secoli hanno sempre cercato di impedire alle donne di mettere in crisi lo schema del possesso ed esproprio dei loro corpi da parte dei maschi, necessario al mantenimento del loro potere sociale basato sulla violenza. Lo ribadisco sulla v i o l e n z a!</p>



<p>Un Maestro di Diritto Penale, <em>Tullio Padovan</em>i, sostiene che </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“sulla tutela delle donne l’Italia è più vicina a un regno saudita che all’Occidente” </p></blockquote>



<p>e difatti nonostante viviamo nell’occidente civilizzato la donna non è tutelata, non c’è uno stato di diritto che ci tuteli dal non subire violenza. Questo accade perché le leggi in essere non sono sufficientemente punitive,<strong> si tratta di leggi create dagli uomini per gli uomini, </strong>tant’è che spesso a finire ammazzate sono le donne che denunciano il proprio aguzzino con la speranza di ricevere protezione e aiuto e invece, anziché ricevere sostegno e supporto, iniziano il calvario di trovare giustizia, fra chi non ti crede, chi minimizza, chi trova scuse, chi ti dice che te la sei cercata, che hai avuto atteggiamenti provocatori, chi ti fa sentire inadeguata per non saper proteggere la coppia e il padre dei propri figli.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#eae0c8">Ecco tutto ciò va sconfitto a tutti i costi, e con la stessa determinazione dobbiamo sconfiggere il mondo delle donne patriarcali, cresciute con quella mentalità, per cui il ruolo della donna è stare sotto, essere paziente, quella mentalità tossica che ti inculca fin da bambina che ti devi sposare, di essere felice di avere una famiglia, un uomo che pensa a te, che se è geloso è perché è un uomo innamorato, che ti suggerisce la pazienza. Tutte balle colossali, ciò che conta è la propria autonomia ed emancipazione, che sia ben chiaro! <strong>Una madre che ama la propria figlia le dice innanzitutto di studiare e di essere autonoma economicamente ed emotivamente.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>È necessario che il sistema cambi,&nbsp;&nbsp;serve&nbsp;il coraggio di una riforma radicale della normativa, in ambito di tutela della libertà personale;&nbsp;che si inserisca negli istituti scolastici fin dalla prima elementare la materia Educazione Sentimentale &#8211; il libro di&nbsp;<em>Daniel Goleman</em>,&nbsp;<em>Intelligenza emotiva</em>, dovrebbe diventare libro di testo; che si insegni a comprendere&nbsp;&nbsp;gli atteggiamenti prevaricatori; che si insegni a comprendere l’amore vero da ciò che è soltanto desiderio di possesso e controllo; che si puniscano le testate giornalistiche e i giornalisti che pubblicano articoli ambigui, con terminologie sessiste; che si introduca l’utilizzo del braccialetto elettronico con il divieto di avvicinamento per i soggetti sottoposti a denuncia; che non ci siano sconti di pena, una volta appurata la colpevolezza dell’indagato.&nbsp;</strong></p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Il femminicidio non è frutto di un impulso emotivo, di un raptus, ha un significato simbolico molto più profondo, è un omicidio per affermare il proprio potere di possesso sulla donna: “tu sei mia e io faccio di te quello che voglio e se non vuoi essere di mia proprietà non sarai di nessun altro”. Ogni donna che decide di chiudere una relazione sentimentale oggi corre il rischio di Giulia e di tutte le altre 102 vittime registrate in Italia dall’inizio dell’anno.</p><p> In nome di Giulia e di ognuna di loro, chiediamo a gran voce che sia fatta </p><p>G I U S T I Z I A!</p></blockquote></figure>



<p>Teresa Spanò 2 Gennaio</p>



<p>Giulia Donato 4 Gennaio</p>



<p>Martina Scialdone 13 Gennaio</p>



<p>Oriana Brunelli 14 Gennaio</p>



<p>Teresa Di Tondo 15 Gennaio</p>



<p>Alina Cristina Cozac 22 Gennaio</p>



<p>Giuseppina Faiella 28 Gennaio</p>



<p>Yana Malayko 1 Febbraio</p>



<p>Margherita Margani 4 Febbraio</p>



<p>Antonia Vacchelli 6 Febbraio</p>



<p>Melina Marino 11 Febbraio</p>



<p>Santa Castorina 11 Febbraio</p>



<p>Cesina Bambina Damiani 12 Febbraio</p>



<p>Rosina Rossi 16 Febbraio</p>



<p>Chiara Carta 18 Febbraio</p>



<p>Sigrid Grober 19 Febbraio</p>



<p>Maria Luisa Sassoli 23 Febbraio</p>



<p>Giuseppina Traini 25 Febbraio</p>



<p>Caterina Martucci 1 Marzo</p>



<p>Rosalba Dell’Albani 4 Marzo</p>



<p>Iolanda Pierazzo 6 Marzo</p>



<p>Iulia Astafieya 7 Marzo</p>



<p>Rossella Maggi 8 Marzo</p>



<p>Petronilla De Santis 9 Marzo</p>



<p>Rubina Kousar 9 Marzo</p>



<p>Maria Febronia Buttò 10 Marzo</p>



<p>Pinuccia Contin 16 Marzo</p>



<p>Francesca Giornelli 28 Marzo</p>



<p>Agnese Oliva 29 Marzo</p>



<p>Zenepe Uruci 30 Marzo</p>



<p>Carla Pasqua 31 Marzo</p>



<p>Alessandra Vicentini 31 Marzo</p>



<p>Sara Ruschi 13 Aprile</p>



<p>Brunetta Ridolf 13 Aprile</p>



<p>Rosa Gigante 18 Aprile</p>



<p>Anila Ruci 19 Aprile</p>



<p>Stefania Rota 21 Aprile</p>



<p>Barbara Capovani 23 Aprile</p>



<p>Wilma Vezzaro 25 Aprile</p>



<p>Antonella Lopardo 2 Maggio</p>



<p>Rosanna Trento 3 Maggio</p>



<p>Danjela Neza 6 Maggio</p>



<p>Jessica Malaj 7 Maggio</p>



<p>Anica Panfile 21 Maggio</p>



<p>Yirel Natividad Peña Santana 27 Maggio</p>



<p>Ottavina Maestripieri 1 Giugno</p>



<p>Giulia Tramontano 1 Giugno</p>



<p>Pierpaolo Romano 1 Giugno</p>



<p>Giuseppina De Francesco 8 Giugno</p>



<p>Maria Brigida Pesacane 8 Giugno</p>



<p>Floriana Floris 9 Giugno</p>



<p>Cettina De Bormida 10 Giugno</p>



<p>Rosa Moscatiello 12 Giugno</p>



<p>Svetlana Ghenciu 19 Giugno</p>



<p>Margherita Ceschin 24 Giugno</p>



<p>Laura Pin 28 Giugno</p>



<p>Maria Michelle Causo 28 Giugno</p>



<p>Ilenia Bonanno 6 Luglio</p>



<p>Benita Gasparini 19 Luglio</p>



<p>Mariella Marino 20 Luglio</p>



<p>Norma 22 Luglio</p>



<p>Vera Maria Icardi 24 Luglio</p>



<p>Marina Luzi 25 Luglio</p>



<p>Angela Gioiello 28 Luglio</p>



<p>Mara Fait 28 Luglio</p>



<p>Sofia Castelli 29 Luglio</p>



<p>Iris Setti 6 Agosto</p>



<p>Maria Costantini 9 Agosto</p>



<p>Celine Frei Matzohl 13 Agosto</p>



<p>Anna Scala 17 Agosto</p>



<p>Vera Schiopu 19 Agosto</p>



<p>Francesca Renata Marasco 28 Agosto</p>



<p>Rossella Nappini 4 Settembre</p>



<p>Marisa Leo 6 Settembre</p>



<p>Nerina Fontana 16 Settembre</p>



<p>Cosima D’Amato 20 Settembre</p>



<p>Maria Rosa Troisi 20 Settembre</p>



<p>Rosaria Di Marino 20 Settembre</p>



<p>Liliana Cojita 21 Settembre</p>



<p>Manuela Bittante 25 Settembre</p>



<p>Anna Elisa Fontana 25 Settembre</p>



<p>Carla Schiffo 27 Settembre</p>



<p>Monica Berta 27 Settembre</p>



<p>Klodiana Vefa 28 Settembre</p>



<p>Egidia Barberio 30 Settembre</p>



<p>Anna Malmusi 1 Ottobre</p>



<p>Piera Paganelli 4 Ottobre</p>



<p>Eleonora Moruzzi 5 Ottobre</p>



<p>Silvana Aru 13 Ottobre</p>



<p>Concetta Marruocco 14 Ottobre</p>



<p>Marta Di Nardo 20 Ottobre</p>



<p>Antonella Iaccarino 21 Ottobre</p>



<p>Giuseppina Lamarina 24 Ottobre</p>



<p>Pinuccia Anselmino 25 Ottobre</p>



<p>Annalisa D’Auria 28 Ottobre</p>



<p>Etleva Kanolija 29 Ottobre</p>



<p>Michele Faiers Dawn 1 Novembre</p>



<p>Patrizia Vella Lombardi 14 Novembre</p>



<p>Francesca Romeo 18 Novembre</p>



<p>Giulia Cecchettin 18 Novembre</p>



<p></p>



<p class="has-small-font-size"><strong>©Testo e contenuti di <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/chi-sono/">Patrizia Zito.</a> Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo </strong></p>
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		<title>Ego e dintorni</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/ego-e-dintorni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Sep 2023 07:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SULL&#8217;EGO Si parla spesso dell&#8216;Ego connotandolo di una accezione negativa, come se fosse qualcosa da eliminare. Ed effettivamente spesso è così, rappresenta quella parte di noi che affermandosi individualmente, ci separa dalle altre persone ma soprattutto da noi stessi. In realtà l&#8217;Ego non è positivo né negativo. È solo il modo in cui lo utilizziamo &#8230;</p>
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<p>SULL&#8217;EGO</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="536" height="875" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/9788833904795_0_536_0_75.jpeg" alt="" class="wp-image-2610" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/9788833904795_0_536_0_75.jpeg 536w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/9788833904795_0_536_0_75-184x300.jpeg 184w" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" /></figure></div>



<p>Si parla spesso dell<strong>&#8216;Ego</strong> connotandolo di una accezione negativa, come se fosse  qualcosa da eliminare. Ed effettivamente spesso è così, rappresenta quella parte di noi che affermandosi individualmente, ci separa dalle altre persone ma soprattutto da noi stessi. <strong>In realtà l&#8217;Ego non è positivo né negativo. È solo il modo in cui lo utilizziamo che ne determina la valenza.</strong> È pur vero che l&#8217;EGO ci tenta, collocato nell&#8217;emisfero sinistro del cervello, esso è legato al raggiungimento del piacere personale e del suo godimento effimero e temporaneo. Questo porta col tempo a cadere in trappola di noi stessi: da una parte la ricerca dell&#8217;appagamento momentaneo e dall&#8217;altra la frustrazione e l&#8217;insoddisfazione per il mancato raggiungimento di risultati.<strong> In realtà Ego significa IO e per Freud non è negativo, rappresenta la dimensione cosciente e razionale della mente. A cui, il buon Sigmund aggiunge l&#8217;Es che rappresenta l&#8217;istinto e il Super Io che è l&#8217;insistenza con cui la nostra psiche controlla il comportamento morale e il nostro senso del dovere.  Per Platone, da cui Freud ha attinto a piene mani,  sostiene che l’indole umana è come un uomo che guida un carro con due cavalli ostinati, ciascuno dei quali vuole andare in una direzione diversa</strong>. L&#8217;ego-io si barcamena costantemente fra le richieste dell&#8217;Es e del Super Io, gonfiandosi quando si sente il più bravo, il più forte, il più bello, il più onnipotente e onnipossente e reagisce fortemente quando si sente minacciato di svalutazione. È estremamente suscettibile, perché si alimenta dell&#8217;energia vitale della rabbia repressa. Quest&#8217;ultima si ferma davanti ad un bivio, ha due scelte:- o lasciarsi dominare e sopraffare dall&#8217;istinto egoico di prevaricazione, oscillando tra momenti di esaltazione e altri di frustrazione.- o consolidare l&#8217;autostima. Quella vera che porta a volerti bene, che può venire solo dall&#8217;interno, dalla consapevolezza e fiducia nelle proprie capacità, accentandone serenamente anche i limiti e le fragilità.</p>



<p><em><strong>Brian Weiss</strong></em>, psichiatra e luminare dell&#8217;ipnosi regressiva, così scrive in uno dei suoi libri più ispirati “<em>Molte vite, un solo amore</em>”: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>“l’Ego è transeunte, un falso sé. Tu non sei il corpo. Tu non sei la tua mente. Tu non sei il tuo Ego. Tu sei molto di più di queste cose… tutto ciò che ha a che fare con l’orgoglio, l’arroganza, gli atteggiamenti difensivi, la paura – vale meno che niente. Questa parte dell’Ego ti tiene separato dalla saggezza, dalla gioia…devi trascendere il tuo Ego e trovare il tuo vero sé. Il vero sé è la parte permanente e più profonda di te. Essa è saggia, amorosa, sicura e gioiosa”.  &#8211; Molte vite, un solo amore , Brian Weiss</p></blockquote>



<p class="has-background" style="background-color:#e4e9ec">Anche nei rapporti di coppia la prima cosa da attuare è liberarsi dall’ego, sembra banale dirlo, ma è la causa principale di fine dei rapporti sentimentali. L’Io va deposto per far prevalere “il noi; la coppia è composta da due persone con necessità, motivazioni, obiettivi, interessi, aspettative e desideri diversi, tuttavia, è importante che questi non si impongano limitando il percorso di crescita emotiva. Le relazioni sane sono costruite sul compromesso non sul dominio. E anche quando sopraggiungano gli inevitabili conflitti, diventa fondamentale ascoltare le opinioni dell’altro con la consapevolezza che la coppia non vince se uno dei due avverte un sentimento di frustrazione. I conflitti devono mettere in crisi i momenti, mai il cuore.&nbsp;</p>



<p>E parlando di cuore  mi tornano in mente le parole di <strong><em>Don Juan di Carlos Castaneda&#8230;</em></strong> </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>“chiediamoci sempre se la via che stiamo percorrendo ha un cuore, se ce l&#8217;ha è la via giusta”.</p></blockquote>



<p class="has-background" style="background-color:#f8f2e1"> Ogni volta che metto amore e dedizione in quello che faccio, ogni volta che pongo le mie competenze per aiutare qualcuno senza pensare a quanto tempo, denaro o fatica mi siano costati, ogni volta che offro le mie capacità e il mio coraggio per difendere una giusta causa o per aiutare qualcuno vittima di soprusi, ogni volta che mi batto per fare rispettare la verità con veemenza, ogni volta che le altre persone mi rivolgono apprezzamenti positivi, ecco, in tutti questi casi, interviene il cuore e se c&#8217;è il cuore, c&#8217;è anche Amore. Badate bene, tuttavia, che il segreto risiede nel verbo “aiutare”. Facciamo attenzione a chi, riempiendosi la bocca di parole dolci come il miele, intende sfruttarvi per il proprio tornaconto o il proprio arricchimento. Si tratta di persone, abili manipolatrici, che in caso di vs dissenso, non esiteranno a trasformare le parole in fiele, tacciandovi di essere carenti di umiltà. </p>



<p>Pertanto, quando ci affermiamo nella vita ottenendo risultati positivi, stima e riconoscimenti mettiamo in campo l&#8217;autostima, l&#8217;ego buono. Quando invece siamo dominati da un sentimento di rivincita, di rivalsa come se fossimo in una gara competitiva con gli altri, ci facciamo dominare dall&#8217;ego cattivo. <strong>L’ego, dunque, è un mezzo, esiste solo per permetterci di capire chi siamo veramente, per correggere gli atteggiamenti nocivi e indurci a evolvere.</strong> </p>



<p class="has-background has-large-font-size" style="background-color:#e0be7e">LEGGI ANCHE LA LEGGENDA DEL <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-leggenda-del-filo-rosso-del-destino/">FILO ROSSO DEL DESTINO </a></p>



<p class="has-text-align-left has-small-font-size"><strong>Riproduzione Riservata: testi di Patrizia Zito. Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo</strong></p>



<p></p>
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		<title>Italia. Open to Meraviglia: saccheggio e dileggio</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/open-to-meraviglia-saccheggio-e-dileggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Armando Testa]]></category>
		<category><![CDATA[la nascita di Venere]]></category>
		<category><![CDATA[Oliviero Toscani]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della pubblicità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Venere di Sandro Botticelli si trova involontariamente al centro di un polverone mediatico in qualità di Testimonial di una improbabile campagna di comunicazione ideata dal gruppo Armando Testa per l’Enit, Agenzia Nazionale del Turismo. Poche cose hanno unito gli italiani nel giudizio come questa campagna, definita all’unanimità stereotipata, kitsch, ma soprattutto costosa (ben nove &#8230;</p>
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<p>La Venere di Sandro Botticelli si trova involontariamente al centro di un polverone mediatico in qualità di Testimonial di una improbabile campagna di comunicazione ideata dal gruppo Armando Testa per l’Enit, Agenzia Nazionale del Turismo. Poche cose hanno unito gli italiani nel giudizio come questa campagna, definita all’unanimità stereotipata, kitsch, ma soprattutto costosa (ben nove milioni di euro. &#8220;E io pago!&#8221; Diceva un grande…)</p>



<p>Ho cercato di esaminare la campagna pubblicitaria<strong><em> Italia</em></strong>. <em><strong>Open to Meraviglia,</strong></em> in qualità di tecnica, scevra da attaccamenti di ordine sentimentale/emotivo verso il quadro di Botticelli &#8211; per me il QUADRO per elezione &#8211; cercando di farne una disamina dalla mia esperienza nel settore della comunicazione da oltre venti anni, non senza qualche accenno alla storia della pubblicità. </p>



<p>E dunque a voi un excursus – Beccatevi ‘sto pippone suonava male &#8211;&nbsp;&#x1f923;</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Quando nasce la Pubblicità?</strong></p>



<p>Gli ultimi decenni hanno visto una forte affermazione del marketing che ha spostato il focus sulla costruzione della comunicazione. <strong>La comunicazione è l&#8217;elemento fondamentale dell&#8217;essere di un&#8217;impresa,</strong> ne determina il modo di relazionarsi con il mondo esterno e ne costituisce l&#8217;identità̀ (ciò̀ che è), l&#8217;immagine (come vuole apparire) e la personalità̀ (il modo di imporsi sul mercato). Ritengo di poter affermare che il marketing è per l&#8217;azienda ciò̀ che un curatore di immagine è per l&#8217;individuo. Ma forse questo paragone è limitativo, oserei dire che il marketing corrisponde a una squadra composta da curatore d&#8217;immagine, guru spirituale e personal trainer. E già questa premessa basterebbe a fare le dovute deduzioni!&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="445" height="600" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/jane-avril_jpg_l.jpg" alt="" class="wp-image-2560" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/jane-avril_jpg_l.jpg 445w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/jane-avril_jpg_l-223x300.jpg 223w" sizes="(max-width: 445px) 100vw, 445px" /></figure></div>



<p>La nascita della pubblicità̀ moderna si ha nell’Ottocento, secolo del progresso, che offre le basi economiche, storiche e culturali. <strong>Dai primi decenni dell’Ottocento, i primi Manifesti iniziano a tappezzare i muri delle città più̀ importanti, come Londra o Parigi, si tratta ancora di stampe in bianco e nero e con un tipo di impostazione grafica di derivazione letteraria, che obbligava alla lettura.</strong> Molto presto però la scrittura venne soppiantata dall’immagine, poiché́ consentiva di comunicare con immediatezza e di raggiungere un pubblico molto più̀ vasto rispetto alla piccola élite privilegiata ed alfabetizzata. Un notevole apporto al manifesto fu dato da due importanti pittori francesi:&nbsp;<strong>HENRI DE TOULOUSE LAUTREC</strong>, di cui fra i più̀ celebri ricordiamo&nbsp;<em>Jane Avril&nbsp;</em>e&nbsp;<strong>ALPHONS MARIE MUCHA</strong>, di cui ricordiamo&nbsp;<em>Biéres de la Meuse</em>, ambedue esempi della corrente artistica dell’<em>Art Nouveau.</em>&nbsp;</p>



<p>Nel 1886 nasce in America la prima agenzia di pubblicità̀: la&nbsp;<strong>Thompson</strong>, esistente ancora oggi con filiali a Londra, in Italia e in India, vanta oltre 8.500 dipendenti. La differenza con gli Stati Uniti era comunque ancora sostanziale: le agenzie americane avevano una cultura che si fondava sul marketing e sulle ricerche di mercato con figure professionali ben distinte, di contro le agenzie italiane erano tagliate a misura dei titolari e producevano una pubblicità̀ fondata quasi sempre sull’intuizione artistica o artigianale. Era determinante il carisma del titolare, e a mio dire, lo è ancora.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>La Pubblicità diventa professionale: </strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Armando TESTA</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="670" height="879" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/Pubblicita-e-cultura-Peroni-.jpg" alt="" class="wp-image-2561" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/Pubblicita-e-cultura-Peroni-.jpg 670w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/Pubblicita-e-cultura-Peroni--229x300.jpg 229w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></figure></div>



<p class="has-background" style="background-color:#ebeeef">Per avere un effettivo cambiamento dobbiamo attendere<strong> il 1950 anno in cui fu organizzato a Torino&nbsp;&nbsp;il primo&nbsp;<em>Congresso Nazionale della Pubblicità̀</em>.</strong>&nbsp;<strong>ARMANDO TESTA&nbsp;</strong>rappresenta colui che segnò il passaggio dalla pubblicità̀ d’artista a quella professionale. Trasforma il suo studio grafico a Torino in un’agenzia vera e propria che negli anni &#8217;90 diventerà̀ la più importante d’Italia. Al suo estro creativo dobbiamo<strong> i celebri manifesti per&nbsp;<em>Pirelli</em> e per&nbsp;<em>Punt e Mes&nbsp;</em>c</strong>aratterizzati dai fondi bianchi e dall’utilizzo di colori primari. La sua comunicazione è spesso ironica, vedasi la campagna pubblicitaria ideata per la catena di supermercati<strong>&nbsp;<em>Esselunga&nbsp;</em></strong>che ha meritato l’onore dell’esposizione al Louvre. Ma soprattutto, Armando Testa è in grado di cogliere il passaggio dal manifesto alla neonata pubblicità televisiva, chi non ricorderà i personaggi di&nbsp;<strong>Carmencita e Caballero,&nbsp;</strong>la coppia messicana che popola il mondo del caffè Lavazza,&nbsp;o l’ippopotamo&nbsp;<strong>Pippo&nbsp;</strong>per pubblicizzare i pannolini Lines. La cifra stilistica di Armando Testa è l’arte, un amore assoluto per l’arte con cui contamina le sue creazioni: le linee astratte di Mondrian, l’essenzialità della tedesca Bauhaus, le atmosfere oniriche del Surrealismo, gli accenti ludici del Dadaismo e della Pop Art. Testa gira il mondo visitando mostre su mostre, assimila ciò che vede e lo rielabora a modo suo, trasformando le avanguardie del Novecento in comunicazione di massa.&nbsp;Il suo sguardo vivace e curioso per tutto quello che lo circonda, gli permette di intercettare i desideri o i tormenti del paese, sintetizzandoli in tag-line memorabili e immagini iconiche: pensiamo alla bionda che nel deserto del Sahara ammicca al pubblico dicendo <strong>“<em>chiamami Peroni, sarò la tua birra”</em>. </strong>Slogan molto discusso all’epoca, in cui si trova l&#8217;edonismo glamour e sensuale degli anni &#8217;80. </p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Oliviero TOSCANI </strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="404" height="600" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/jesus-jeans.jpg" alt="" class="wp-image-2563" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/jesus-jeans.jpg 404w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/jesus-jeans-202x300.jpg 202w" sizes="(max-width: 404px) 100vw, 404px" /></figure></div>



<p class="has-background" style="background-color:#ecebd9">Negli stessi anni si fa notare&nbsp;il fotografo&nbsp;<strong>OLIVIERO TOSCANI</strong>&nbsp;che sfodera pubblicità chiacchierate e di successo una dietro l’altra. Come non ricordare i <strong>Jeans&nbsp;<em>Jesus</em></strong>, il cui manifesto fu considerato blasfemo per l’uso in chiave satirica di versi del Vangelo impressi sul lato B dei loro pantaloncini di punta. Persino Pier Paolo Pasolini, dalle pagine del Corriere della Sera del 17 maggio 1973, non mancò di esprimere il proprio dissenso per il “folle” slogan dei jeans Jesus che a suo dire era “un’indecente iniziativa commerciale.”&nbsp;&nbsp;&nbsp;Non diversa sorte ebbe il<strong> sodalizio tra Toscani e Luciano Benetton, </strong>molte campagne pubblicitarie del noto Marchio di moda si sono concluse con polemiche. Alcune fotografie non avrebbero visto un giorno intero sui cartelloni pubblicitari. Si trattava di immagini nate volutamente per colpire, la necessità era quella di sensibilizzare e muovere battaglie di ordine etico, ad esempio come non ricordare i <em><strong>“cuori umani</strong></em>” della pubblicità contro il razzismo</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="723" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/Oliviero-Toscani-6-1024x723.jpg" alt="" class="wp-image-2562" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/Oliviero-Toscani-6-1024x723.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/Oliviero-Toscani-6-300x212.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/Oliviero-Toscani-6-768x543.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/Oliviero-Toscani-6.jpg 1240w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Alessandro ORLANDI</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/spot-buondi-motta-con-asteroide-colpisce-mamma-1-1024x538.jpg" alt="" class="wp-image-2565" width="617" height="324" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/spot-buondi-motta-con-asteroide-colpisce-mamma-1-1024x538.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/spot-buondi-motta-con-asteroide-colpisce-mamma-1-300x158.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/spot-buondi-motta-con-asteroide-colpisce-mamma-1-768x403.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/05/spot-buondi-motta-con-asteroide-colpisce-mamma-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 617px) 100vw, 617px" /></figure></div>



<p class="has-background" style="background-color:#efd5c4">Sicuramente in tempi più recenti vi ricorderete una pubblicità̀ dell’azienda dolciaria Motta (gruppo Bauli)&nbsp;<strong><em>“Buondì̀ Motta e l’asteroide</em>”,</strong> che venne trasmessa qualche anno fa e che scatenò una vera bufera mediatica. Ideatore dello spot è&nbsp;<strong>Alessandro Orlandi</strong>, che ha sovvertito lo stereotipo della famiglia italiana dell’advertising, la famiglia creata dal Mulino Bianco dove tutti sono precisi e perfetti nei loro ruoli e si respira aria da Happy End.  Il clamore è stato amplificato grazie al potere del web e ai social:  nello spot c’è una bambina petulante che reclama con insistenza una colazione che sia “leggera ma decisamente invitante” per soddisfare finalmente il suo desiderio di “leggerezza e golosità”. Le rispondono prima la madre, poi il padre manifestando un certo scetticismo sull’esistenza di una colazione di questo tipo e la fine per loro non sarà felice. Uno spot che adotta uno stile ironico e grottesco, assai raro nella pubblicità di prodotti di largo consumo qui in Italia e che ha fatto sorridere gli italiani animati da quell’italico gusto per la satira ma, allo stesso tempo ha fatto inorridire parecchie madri social che hanno visto nella scena finale un’immagine troppo violenta e contro la famiglia. Sicuramente se l’obiettivo del marchio Motta era quello di rilanciare attraverso la pubblicità̀ uno dei suoi prodotti storici, ritengo che ci sia riuscito. Oggi il modo per farsi notare più̀ rapidamente è fare una comunicazione “fuori dalle righe”.&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>La pubblicità emoziona, innamora, seduce. Suscita emozioni. Un chilo di pubblicità può contenere 999 grammi di razionalità, ma brillerà e si distinguerà per il suo grammo di follia. ( Luis Bassat)</p></blockquote>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Un accordo unico </strong></p>



<p><strong>L’elemento che accomuna le pubblicità esaminate, l’elemento che può essere considerato un comune denominatore è il CLAMORE.&nbsp;Una pubblicità è ben fatta quando raggiunge l’obiettivo di stupire, di scandalizzare, di suscitare polemiche, in definitiva di far parlare di sé nel bene o nel male.</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>Italia. Open to Meraviglia</strong></p>



<p>Quando ho visto per la prima volta la <em><strong>Nascita di Venere del Botticelli </strong></em> agli Uffizi di Firenze, in cui le è dedicata un’intera sala, sono rimasta in estasi contemplativa, mi sono seduta su una panca, fin quando un addetto alla sorveglianza mi ha invitata a proseguire. Non è un’opera che puoi guardare in piedi, si rischia di cadere per terra per un’improvvisa perdita di coscienza, talmente grande è l’emozione che sprigiona: regale,  maestosa, prorompente e impetuosa, non bastano occhi per ammirarla. La Venere non è un dipinto qualsiasi, la Venere incarna il<strong> Rinascimento con i suoi simboli di Bellezza, Rinascita, Rinnovamento, Fermento Culturale, Consapevolezza dell’uomo in quanto tale.</strong>  Botticelli, come modella per il suo quadro, non scelse una donna qualunque, scelse la più bella del reame,<strong> la “senza paragoni” Simonetta Vespucci, giovane ed elegantissima&nbsp;dama.&nbsp;&nbsp;</strong>Entrando nel merito della campagna&nbsp;<em>Open to Meraviglia</em>&nbsp;del Gruppo Armando Testa, &#8211; di cui diciamolo a lettere cubitali, il Gruppo porta solo il nome di quel genio che fu Armando Testa, il cui estro creativo rimane ineguagliabile – l’obiettivo principe, il clamore, lo ha assolto in pieno. Tuttavia, il clamore ottenuto non è sufficiente all’assoluzione di un simile misfatto, perché di misfatto si tratta.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"> <strong>Ritengo, senza dubbio alcuno, che il Gruppo possa essere accusato di vilipendio!</strong> </p>



<p class="has-background" style="background-color:#eed8ca">Vilipendio di un’opera d’arte, umiliata nella sua dignità di capolavoro e ridotta alla mercé di una qualsiasi influencer da quattro soldi, che indossa abiti e accessori da batteria. È stata paragonata in tono denigratorio a <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/chiara-ferragni-la-donna-al-limitar-del-bosco/">Chiara Ferragni</a> &#8211; ormai chiamata in causa ogni qualvolta si manifesti il cattivo gusto &#8211; ma vi sbagliate, affetti non soltanto da misoginia ma anche da ignoranza radicale! Chiara Ferragni non indosserebbe mai quegli stracci,  la stessa indossa e promuove l’Alta Moda Italiana ed è un&#8217;imprenditrice di successo.  La Venere del Gruppo Testa compie gesti per cui l’Italia è conosciuta al turismo di massa. Un concentrato di luoghi comuni e stereotipi di bassa lega. La Venere derisa e dileggiata da chiunque: sui social sono stati realizzati infiniti <em>meme,</em> che prendono in giro l’opera d’arte, abbiamo persino visto la Venere intenta a raccogliere i pomodori! Non è sicuramente questo il modo per pubblicizzare l’Italia e per portare un turismo consapevole e di qualità.  Di fronte all’indignazione unanime suscitata, il Gruppo Testa ha reagito manifestando una boria supponente e inaudita, attraverso una pagina a pagamento del <em>Corriere della Sera</em>, ha dato dei cretini a tutti, cronisti, commentatori, professionisti del settore. Boria evidentemente mal riposta, considerando che sul sito di riferimento, l’ignoranza la fa da padrona, Open to Meraviglia è un ammasso di errori e strafalcioni: nomi di città storpiati, celebri siti culturali attribuiti impropriamente a località errate, la Slovenia utilizzata per lo spot pubblicitario. Ipotizzo che quest’ultima scelta sia stata fatta nell’ottica del risparmio, sicuramente con i nove milioni di euro stimati non avrebbero coperto i costi se avessero girato lo spot in Italia. (dite che si capisce la non velata ironia?) <strong> È opportuno intervenire tempestivamente al fine di non creare un precedente: nessuno può permettersi di umiliare e saccheggiare le nostre opere d’arte e rimanere impunito.</strong></p>



<p><strong>Riproduzione Riservata: testi parzialmente rielaborati dalla Tesi di Laurea di Patrizia Zito </strong></p>



<p><strong>Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo </strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"></p>



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		<title>Chiara Ferragni, la donna al limitar del bosco.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/chiara-ferragni-la-donna-al-limitar-del-bosco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 11:26:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Ferragni]]></category>
		<category><![CDATA[donne in carriera]]></category>
		<category><![CDATA[invidia]]></category>
		<category><![CDATA[misoginia]]></category>
		<category><![CDATA[moda italiana]]></category>
		<category><![CDATA[patriarcato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Italia non è un Paese per donne indipendenti. I modelli di donne forti sono ridotti al silenzio nei miti, nelle favole e nelle serie tv. Chi non si comporta da brava bambina, moglie devota o madre premurosa, rimane sola, viene uccisa o viene internata in manicomio; da Medea a Circe del mito greco alla fata Morgana &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">L&#8217;Italia non è un Paese per donne indipendenti.</p>



<p>I modelli di donne forti sono ridotti al silenzio nei miti, nelle favole e nelle serie tv. <strong>Chi non si comporta da brava bambina, moglie devota o madre premurosa, rimane sola, viene uccisa o viene internata in manicomio</strong>; da <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/medea-giasone-e-il-vello-doro-la-vendetta-distruttrice/">Medea</a> a <a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/larte-dellincanto-circe-lantesignana-della-femme-fatale/">Circe </a>del mito greco alla fata Morgana del ciclo arturiano, a Malefica della Bella addormentata nel bosco, e una per tutte: la<a href="https://lerossediscendonodaigatti.blog/la-caccia-alle-streghe-il-primo-sterminio-di-genere-della-storia/"> strega</a>, il mostro femminista per eccellenza. Queste figure femminili rappresentano tutto ciò che <strong>gli uomini trovano minaccioso nelle donne: bellezza, intelligenza, desiderio di rivalsa, ambizione e potere. </strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Nel mito cristiano è l’Apocalisse ad essere donna. Nella Bibbia, infatti, si profetizza che la fine dei tempi sarà dominata da una regina lussuriosa con in mano un calice d’oro colmo delle abominazioni e delle impurità della sua prostituzione” &#8211; Jude Ellison Sady Doyle, Il mostruoso femminile</em><strong>.&nbsp;</strong></p></blockquote>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Quante miserie in questa nostra società!</p>



<p><strong>Questo non accade solo nel mondo di fantasia, ma soprattutto nel mondo reale </strong>in cui le donne che non stanno “al loro posto” fanno una brutta fine. Le pagine di storia e di cronaca possono testimoniare questa triste verità.&nbsp;Per secoli la cultura patriarcale ha dettato il modello di come una donna dovrebbe essere, modello creato per soddisfare le esigenze degli uomini ma non le nostre. Essere donna significa non alzare la voce, non ribellarsi, obbedire al padre e al marito, di conseguenza sulle donne che non si adeguano a questo standard si riversa il disprezzo della società.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>In Italia in cui la roccaforte del patriarcato è più radicata, sia per l’influenza del Vaticano, sia per vecchi retaggi di passati regimi, sia per carenza culturale, le donne vengono criticate qualunque cosa facciano. Se sei intellettuale, ti criticano perché sei una maestrina; se ti occupi di moda ti criticano perché sei troppo superficiale; se sei brutta ti criticano perché sei brutta e se sei bella ti criticano perché sei troppo bella; se ti prendi cura di te sei vanesia; se non ti curi sei sciatta; se hai figli ma sei una donna in carriera sei una madre snaturata; se non hai figli vali meno di niente. Quante miserie in questa nostra società!</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il terrore misogino</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/02/chiara-ferragni-collana-utero-schiaparelli-sanremo-finale-1200x675-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-2442" width="622" height="350" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/02/chiara-ferragni-collana-utero-schiaparelli-sanremo-finale-1200x675-1-1024x576.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/02/chiara-ferragni-collana-utero-schiaparelli-sanremo-finale-1200x675-1-300x169.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/02/chiara-ferragni-collana-utero-schiaparelli-sanremo-finale-1200x675-1-768x432.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/02/chiara-ferragni-collana-utero-schiaparelli-sanremo-finale-1200x675-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 622px) 100vw, 622px" /><figcaption>Chiara Ferragni con la &#8220;collana utero&#8221;</figcaption></figure></div>



<p>È una certezza che esiste una diffidenza latente nei confronti del sesso femminile, ed essa è la prima causa di&nbsp;<strong>misoginia.</strong></p>



<p><strong>La misoginia è quella di cui è vittima CHIARA FERRAGNI, una delle donne più malviste dal patriarcato e ancor di più da tutte le donne che lo supportano. </strong>C’è un motivo anzi più di uno, se molti odiano Chiara Ferragni,&nbsp;da anni sta dimostrando che si può essere donna in un modo diverso rispetto al modello di moglie remissiva e sottomessa al marito a cui siamo stati abituati. È una imprenditrice di successo e sicura di sé. Ha avuto due figli, si è sposata ma questo non ha cambiato di una virgola la sua quotidianità. Chiara Ferragni non si nasconde e mostra con orgoglio una vita di coppia che agli italiani sembra strana. Non sono abituati a una moglie più famosa del marito e non sottomessa. Dalle storie social di Instagram sembra addirittura che sia più Fedez a stare con i figli. Il marito non cerca di sopraffarla, di rubarle spazio. Neanche la maternità l’ha resa simpatica,</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>&nbsp;<em>quella maternità che dovrebbe trasfomarci da difettose in complete, ma nel suo caso è accaduto il contrario</em>. </p><p>&#8211; Mona Chollet, Streghe</p></blockquote>



<p><strong>Il primo sentimento che suscita ai molti è il fastidio, perché Chiara Ferragni non si nasconde, ostenta la sua felicità e il suo stile di vita. Inoltre, nonostante la giovane età è riconosciuta a livello mondiale per un lavoro che ancora oggi non viene considerato un lavoro perché fuori dagli schemi dell’italiano medio.&nbsp;&nbsp;Eppure, il settore della moda, considerato vacuo e frivolo,&nbsp;crea un giro d&#8217;affari in Italia pari a&nbsp;86,7 miliardi di euro all&#8217;anno. Vi sembra poca cosa?&nbsp;</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Chiara Ferragni  si è costruita da sola</p>



<p class="has-background" style="background-color:#e6ebee"><strong>Chiara Ferragni si è inventata una professione senza il benestare di nessuno,</strong> ha intuito una tendenza e con pazienza, intelligenza e costanza ha costruito qualcosa che non c’era. Oggi la sua reputazione è solida, con il suo lavoro produce reddito, dà lavoro ad altre persone. Ed è un lavoro accessibile a tutte, c’è chi ci riesce e chi no, come in tutte le cose.&nbsp;È impegnata socialmente e i suoi outfit diventano veicolo per divulgare messaggi importanti e socialmente utili. <strong>Gli abiti indossati diventano simbolo consapevole di libertà, come ad esempio l’abito “nudelook” indossato durante la sua partecipazione all’ultimo festival di Sanremo.</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">L&#8217;abito nudelook</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="508" height="700" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/02/Rene-Magritte-Homage-to-Mack-Sennett.jpg" alt="" class="wp-image-2444" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/02/Rene-Magritte-Homage-to-Mack-Sennett.jpg 508w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2023/02/Rene-Magritte-Homage-to-Mack-Sennett-218x300.jpg 218w" sizes="(max-width: 508px) 100vw, 508px" /><figcaption>Rene Magritte &#8211; omaggio a Mack Sennett</figcaption></figure></div>



<p>Un abito che prende spunto dall&#8217;arte e che diventa un simbolo femminile molto importante. Di seguito  il significato dell’abito spiegato dalla sua ideatrice, <em><strong>Maria Grazia Chiuri</strong></em>, direttrice creativa della maison <strong>Dior:</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“La nudità è un simbolo molto forte sia di forza che di vulnerabilità.</em></p><p><em>Vestire una donna con la propria nudità significa che non ha nulla da nascondere, che è inviolabile, che sta investendo il suo corpo di un significato che va oltre il desiderio maschile.</em></p><p><em>La nudità fa arrabbiare le persone perché mostrare la mancanza di vergogna per il proprio corpo è visto come un&#8217;aggressione alla morale.</em></p><p><em>Questo abito rende omaggio alla bellezza del corpo delle donne in un momento in cui, in alcuni Paesi del mondo, i loro diritti riproduttivi sono minacciati, la loro libertà di studio e di lavoro è tolta, il loro diritto a una vita pacifica è calpestato dalla guerra.C&#8217;è così tanto bisogno di progresso in questo momento, un abito che rivendica senza scusarsi il diritto di ogni donna a brillare celebra il potere delle donne come soggetti e non solo oggetti del desiderio; mostra che nessuna donna dovrebbe vivere nella paura, nello svantaggio, nella povertà o provare vergogna per essere nata donna”.</em> &#8211; Maria grazia Chiuri, direttrice creativa Maison Dior </p></blockquote>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Portatrice di sana eleganza</p>



<p class="has-background" style="background-color:#e4ddc6">Chiara Ferragni è anche portatrice sana di eleganza, difatti&nbsp;l&#8217;imprenditrice ha deciso di devolvere il suo cachet per la partecipazione a Sanremo all&#8217;associazione<strong> D.i.Re.</strong> &#8211; Donne in Rete contro la violenza &#8211; che gestisce oltre 100 Centri antiviolenza e più di 60 Case rifugio in tutta Italia.<strong> A&nbsp;chi l’attacca, a chi lancia dardi velenosi al suo passare, risponde col silenzio, inevitabile e necessario, perché sul trono siede lei&nbsp;e gli altri, gli invidiosi, non possono fare altro che ingoiare rospi.&nbsp;</strong></p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">COMPLIMENTI A  CHIARA FERRAGNI e a chi la odia , posso solo consigliare di farsene una ragione. Ne guadagnerà in salute!  </p>



<p>© Le immagini di Anteprima sono realizzate dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo. Riproduzione riservata</p>
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		<title>No è No! 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/no-e-no-25-novembre-giornata-internazionale-contro-la-violenza-sulle-donne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2022 17:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[25 novembre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato&#8221;. Elie Wiesel Io voglio che questa giornata la smetta con la retorica inutile: sono stufa di vedere i soliti titoloni commiserevoli o veder schierati quattro rappresentanti delle istituzioni che in divisa e tronfi inneggiano alla giustizia. Falsi! Io Voglio Certezza &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote"><p>La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima.</p><p>Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato&#8221;.</p><p>Elie Wiesel</p></blockquote>



<p>Io voglio che questa giornata la smetta con la retorica inutile: sono stufa di vedere i soliti titoloni commiserevoli o veder schierati quattro rappresentanti delle istituzioni che in divisa e tronfi inneggiano alla giustizia. Falsi! Io Voglio <strong>Certezza della Pena! Punizioni esemplari e severe! Processi brevi! E che noi donne/madri impariamo ad educare i ns figli al RISPETTO dell&#8217;individuo,</strong>  a qualunque genere, sesso, religione, razza, ideologia politica esso appartenga!</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/11/1522_una_panchina_rossa_per_ricordare_tutte_le_donne_vittime_di_violenza._No_alla_violenza_sulle_donne-1024x758.jpg" alt="" class="wp-image-2367" width="489" height="362" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/11/1522_una_panchina_rossa_per_ricordare_tutte_le_donne_vittime_di_violenza._No_alla_violenza_sulle_donne-1024x758.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/11/1522_una_panchina_rossa_per_ricordare_tutte_le_donne_vittime_di_violenza._No_alla_violenza_sulle_donne-300x222.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/11/1522_una_panchina_rossa_per_ricordare_tutte_le_donne_vittime_di_violenza._No_alla_violenza_sulle_donne-768x568.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/11/1522_una_panchina_rossa_per_ricordare_tutte_le_donne_vittime_di_violenza._No_alla_violenza_sulle_donne.jpg 1200w" sizes="(max-width: 489px) 100vw, 489px" /></figure></div>



<p>Nei primi undici mesi dell’anno si contano <strong>104 donne vittime di femminicidio soltanto in Italia.</strong> Nel 2021 erano state 100 in tutto l’anno. Numeri che testimoniano che il triste fenomeno è in crescita e che le istituzioni dormono. Numeri che ci ricordano che i nostri “NO” non sono stati ancora abbastanza. Ci ricordano che la “cultura” maschilista di prepotenza, di violenza, qualsiasi violenza, sessuale e non, non è ancora finita. Ci ricorda che il patriarcato non è ancora finito. Patriarcato che nel corso dei secoli si è fatto largo grazie all’uso della violenza, sicuramente non per superiorità intellettiva o umana.</p>



<p>Noi Donne e madri, abbiamo un&#8217;enorme responsabilità, cresciamo ed educhiamo gli uomini e le donne di domani. Nessuno nasce stupratore o assassino. Insegniamo loro il rispetto dell&#8217;individuo, a qualunque genere, sesso, religione, razza, ideologia politica appartenga. Chi conosce il rispetto, si fa rispettare! Bisogna iniziare dalle parole, le parole sono importanti, pensiamo con le parole e diamo forma alle cose con le parole. Una scrittrice americana <em><strong>Anne Sexton</strong></em> scrisse <em>“le parole vanno maneggiate con cura, le parole come le uova una volta rotte non possono essere aggiustate”</em>. Con le parole creiamo o distruggiamo il mondo e tutto quello che contiene. </p>



<p>È importante fare una revisione del linguaggio, o meglio dell&#8217;interpretazione che si da ad alcune parole. È impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini che al maschile abbiano il loro legittimo significato, declinati al femminile cambino i “connotati” e prendano una caratteristica del tutto diversa, negativa ma sempre univoca. L&#8217;elenco è stato stilato da una mente illuminata, il professore <strong><em>Stefano Bartezzaghi</em></strong>, enigmista, esperto di linguaggio e di semantica ed è stato portato sulle scene grazie al monologo di <strong><em>Paola Cortellesi</em>.</strong> Equivoci verbali che partendo dal linguaggio si radicano nell&#8217;uso comune, prendono corpo nelle menti e che sembrano purtroppo non trovare la via di estinzione trasformandosi in discriminazione, soprusi e violenza.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container"><iframe loading="lazy" title="Paola Cortellesi - parole al femminile cambiano significato" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/UILOS4gmve4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p>A me, alle mie amiche, a tutte le Donne splendide che conducono fieramente con grande dignità la propria vita, dedico un pensiero:</p>



<p class="has-background" style="background-color:#edf3f6"><strong>Cara Donna</strong>,  quando ti senti dire “da ora in poi penserò io a te”, ringrazia e dattela a gambe levate, perché la trasformazione di questa frase in un futuro non così lontano, sarà “senza di me sei nessuno”. Io posso testimoniarlo, perché l’ho vissuto! </p>



<p class="has-background" style="background-color:#edf3f6">Dietro questa frase c&#8217;è la più grande delle violenze psicologiche che si possa subire, ci sono secoli improntati alla cultura incivile dell’“io” maschile-superiore, ci sono secoli di distorsioni e abusi mentali. Devi essere tu, Donna, emancipata, libera ed indipendente, in grado di mantenerti autonomamente, per non dare mai la possibilità ad un uomo di tenerti sotto scacco. Il bisogno rende deboli e può fare diventare succubi o ancora peggio vittime.&nbsp;Temprati con la solitudine, alimenta il <em>daimon</em> che ti anima, coltiva interessi, circondati di amiche sincere, affila l&#8217;intuito per riconoscere anche il maschilismo più bieco, quello celato, è pieno di bluff abbi sempre un libro in mano e una casa che sia tutta tua, fai scelte coraggiose che non siano MAI di comodo ma improntate al rispetto di te stessa, lucida la tua corona e tempestala di gioielli, FATTI IL MAZZO, MA SII INDIPENDENTE!!! È l&#8217;unico modo che abbiamo per disarmare il patriarcato.&nbsp;RispettiAMOci e facciAMOci rispettare sempre, non permettiamo neanche una sola mancanza, perché sarebbe la prima di una lunga serie. È necessario essere intolleranti.</p>



<p><strong>Non c&#8217;è felicità più grande dell&#8217;indipendenza economica ed emotiva.</strong></p>



<p><strong>Un uomo, semmai degno, deve essere un valore aggiunto in una vita piena e non l&#8217;ultima spiaggia in una vita di mediocrità.</strong>&nbsp;</p>



<p><strong>Con amore.</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/11/A3_stampa_25_novembre-1.jpg" alt="" class="wp-image-2369" width="587" height="594" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/11/A3_stampa_25_novembre-1.jpg 800w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/11/A3_stampa_25_novembre-1-296x300.jpg 296w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/11/A3_stampa_25_novembre-1-768x778.jpg 768w" sizes="(max-width: 587px) 100vw, 587px" /></figure></div>



<p>Di seguito riporto un significativo  testo di <strong><em>Enrica Orlando</em></strong>, spiega chiaramente quale sia l’atteggiamento che,  gli uomini e purtroppo anche donne inclini a favorire il patriarcato, riservono alle donne vittime di violenza.</p>



<p>NON È STUPRO SE&#8230;</p>



<p>Ricapitolando.</p>



<p>Sei brutta: non possono averti stuprata.</p>



<p>Sei troppo acida: non ti hanno stuprata, al massimo ti hanno fatto un favore.</p>



<p>Sei bella, non ti hanno stuprata, sei tu che hai provocato.</p>



<p>Sei lesbica: non ti hanno stuprata, ti stanno mostrando cosa dovresti desiderare.</p>



<p>Sei un&#8217;attrice: non ti hanno stuprata, sei tu che ti sei venduta.</p>



<p>Sei sua moglie: non è stupro.</p>



<p>Sei dipendente da droghe: i tuoi spacciatori non ti hanno stuprata, sei tu che cerchi guai.</p>



<p>Sei una che ha denunciato: non ti hanno stuprata, hai bisogno di soldi.</p>



<p>Sei una che non è mai riuscita a denunciare: evidentemente non sei stata stuprata davvero.</p>



<p>Sei una che non è mai stata stuprata ma sei dalla parte delle donne stuprate: dì la verità, vorresti essere stuprata.</p>



<p>Sei una che è stata stuprata e per questo sei dalla parte delle donne stuprate: dì la verità, sei accecata dal rancore.</p>



<p>Sei una bambina che è stata stuprata da un giornalista famoso: va be&#8217; non era stupro se era legale.</p>



<p>Allora lo stupro non esiste. Siamo noi colpevoli di scambiare le buone azioni in violenza. È che tutte queste tempeste emotive ci confondono.</p>



<p>Scusate.</p>



<p>©leRossediscendonodaigatti ©Immagine di Anteprima realizzata dall&#8217;ufficio grafico di Excalibur Promo</p>



<p></p>
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		<title>&#8220;LE SVERGOGNATE&#8221;. Un triste spaccato della società siciliana del secolo scorso.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/le-svergognate-un-triste-spaccato-della-societa-siciliana-del-secolo-scorso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2022 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[delitto d'onore]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Fellini]]></category>
		<category><![CDATA[Le svergognate]]></category>
		<category><![CDATA[Lieta Harrison]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Paolo Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[società siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[verginità femminile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Cara Lieta, questo tuo libro sul costume delle donne siciliane, sul mito d&#8217; onore, sul comportamento degli uomini siciliani nei fatti d&#8217; amore, e sui pregiudizi atroci che li condizionano, mi pare interessantissimo. Sono convinto che avrà un grande successo perché l’argomento è trattato con grande estro e la lettura è oltremodo piacevole, avvincente come &#8230;</p>
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<blockquote class="wp-block-quote"><p>«Cara Lieta, questo tuo libro sul costume delle donne siciliane, sul mito d&#8217; onore, sul comportamento degli uomini siciliani nei fatti d&#8217; amore, e sui pregiudizi atroci che li condizionano, mi pare interessantissimo. Sono convinto che avrà un grande successo perché l’argomento è trattato con grande estro e la lettura è oltremodo piacevole, avvincente come un romanzo». </p></blockquote>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large"><img loading="lazy" width="480" height="640" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/08/IMG_6423-rotated.jpg" alt="" class="wp-image-2246" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/08/IMG_6423-rotated.jpg 480w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/08/IMG_6423-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></figure></div>



<p>A scrivere queste parole è <em>Federico Fellini</em>, il quale, trovandosi tra le mani il libro di <strong>Lieta Harrison,</strong> <strong>&#8220;Le svergognate&#8221; </strong>(Edizioni di Novissima, 168 pagine), quasi sessant&#8217;anni fa, rimane subito colpito per la stesura, l’approccio al tema, e soprattutto per il ritratto spregiudicato della donna siciliana che ne viene fuori.&nbsp;</p>



<p>Negli anni Sessanta, l&#8217;Italia era spaccata in due, una netta divisione tra Nord e Sud, non soltanto in ambito socioeconomico, ma ancor di più all’interno delle famiglie. Le abitudini e le condizioni familiari affondano le loro radici nella società patriarcale che ha imposto una mentalità permeata di tabù con una morale restrittiva e fortemente unilaterale, rivolta esclusivamente alle donne.</p>



<p>In questo scenario&nbsp;<strong>Lieta Harrison</strong>&nbsp;scrive nel 1963 un libro-documentario composto da ventidue capitoli e intitolato “Le Svergognate”.&nbsp;&nbsp;Il libro è una raccolta di testimonianze dirette, alcune aberranti, provenienti da ogni ceto sociale e da ogni genere. Le protagoniste di questa inchiesta sono quelle ragazze che, per il loro comportamento, suscitano l’indignazione secondo l’opinione popolare.</p>



<p>Un libro che si fregia della Prefazione di&nbsp;<strong>Pier Paolo Pasolini, </strong>il quale lo ha definito<em> <strong>“cahier di oggettiva doléance”</strong></em>, ma nonostante questo all&#8217;epoca della pubblicazione non riscosse un grande successo. Gli anni non erano ancora maturi per sentire parlare di condizione femminile e il patriarcato aveva tutto l&#8217;interesse a non diffondere idee che avrebbero potuto risvegliare nelle donne comportamenti che la società avrebbe condannato.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Le protagoniste di questa inchiesta sono quelle</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>&nbsp;“ragazze che con il loro comportamento incorrono nel giudizio negativo della società siciliana”.</p></blockquote>



<p class="has-background" style="background-color:#eaedee"><strong>Ciò che ammorba la società siciliana dell’epoca è “l’onore femminile”, considerato un valore portante e che si estrinseca nella verginità della donna,</strong> la quale è esposta alla gogna sociale. È una mentalità che si basa sul pregiudizio della inferiorità della donna e della sua necessità di vivere in uno stato di subordinazione. In questo contesto<strong> la donna è vittima in quanto subisce il sistema patriarcale, ma allo stesso tempo sostenitrice e dunque complice del valore in quanto lo accetta come se fosse un principio naturale. </strong>Vengono perciò condannate, e talvolta isolate, dagli uomini e dalle donne della famiglia, coloro che non rispettano questo principio cardine, anche nel caso in cui il rapporto sessuale sia frutto di una violenza. <strong>Una ragazza non vergine prima del matrimonio è una donna che ha perso il suo onore e per questo rappresenta un pericolo per l’intera struttura sociale e morale siciliana.</strong> Alla donna non è permesso lavorare o avere un’occupazione sociale che non sia legata alla procreazione, alla crescita dei figli e alla cura della casa. L’unico modo in cui una donna si può realizzare è quello di sposarsi e dare origine ad un nuovo nucleo familiare, a patto che sia vergine. Verginità di cui si fa garante tutta la famiglia.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="570" height="640" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/08/IMG_6420.jpg" alt="" class="wp-image-2247" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/08/IMG_6420.jpg 570w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/08/IMG_6420-267x300.jpg 267w" sizes="(max-width: 570px) 100vw, 570px" /></figure></div>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“La società siciliana, infatti, non consente alla donna altro status che quello familiare: l’unico obiettivo della ragazza deve essere il matrimonio. Soltanto l&#8217;indigenza, o una precisa necessità, spingono la donna a lavorare fuori casa, perché ogni aspirazione all&#8217;autonomia o all&#8217;indipendenza è vista come un pericolo per le strutture sociali: la donna che lavora è già sulla via del disonore.”</p></blockquote>



<p>Lieta Harrison si pone come obiettivo quello di trovare quali siano le cause del disonore in cui una donna può incorrere e mostrare le reazioni dell’opinione popolare davanti alla violazione delle norme sessuali tradizionali. L’autrice analizza il fenomeno intervistando ragazze-madri, donne vittime di violenza sessuale e fautori del cosiddetto “delitto d’onore”. Conduce la sua inchiesta principalmente nella provincia di Palermo e intervista 646 persone tar uomini sposati, donne sposate, celibi e ragazze. Si confronta inoltre con giudici e avvocati penalisti, con istituti di rieducazione, con membri di enti assistenziali e sacerdoti. Dal materiale raccolto emerge che l’opinione pubblica è fortemente ancorata a determinati pregiudizi, legata a un conformismo restrittivo e a una omologazione sociale e morale che non ammette possibilità di rivoluzioni e cambiamenti.&nbsp;</p>



<p class="has-background" style="background-color:#f4efde">L’onorabilità stessa della donna viene decretata dall’opinione pubblica attraverso regole sociali. Il rapporto di parentela con una figlia disonorata è considerato disonore: in questo caso, infatti, il capofamiglia è venuto meno a un suo dovere, quello di vigilare sulla figlia per garantirne la verginità.&nbsp;&nbsp;<strong>Quando una donna siciliana perde la verginità fuori del matrimonio diventa&nbsp;&nbsp;“svergognata”, disonorata. Viene bandita dalla società e perfino dal contesto familiare. Ha soltanto due modi per essere reinserita all’interno dell’ambito sociale: o sposa il suo seduttore o lo uccide in quanto colpevole di non aver mantenuto il suo impegno nel sposarla. </strong>Nel caso in cui una donna sia stata violentata, ingannata o abbandonata, l’unico modo che ha per dimostrare la propria innocenza è compiere il cosiddetto <em><strong>“delitto d’onore”</strong></em>, spesso aiutata e appoggiata da genitori e parenti. Il delitto d’onore è commesso per soddisfare la comunità e quasi mai per vendetta; con questo gesto la donna riacquista la stima e il rispetto da parte dell’opinione popolare. Le protagoniste dei delitti d’onore sanno che la legge le punirebbe, ma moralmente si sentono giustificate. <strong>La società dell’epoca preferisce una donna assassina a una ragazza-madre.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Da allora sono cambiate tante cose e le svergognate del tempo oggi possono camminare a testa alta, anche nei paesi più resistenti al cambiamento dei costumi. </p>



<p>© Le immagini di Anteprima sono realizzate dal reparto grafico di<a href="https://excaliburpromo.com"> Excalibur Promo </a></p>
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		<title>UTERO IN GABBIA. Aborto sì, aborto no.</title>
		<link>https://lerossediscendonodaigatti.blog/utero-in-gabbia-aborto-si-aborto-no/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2022 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[non una di meno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;errata concezione secondo la quale le donne sono state create per soddisfare ogni esigenza dell&#8217;uomo, non è ancora in disuso, anzi è più viva che mai e trova piena conferma con quanto accaduto in questi ultimi giorni. La sentenza della Corte Suprema dell&#8217;Alabama ha mandato a puttane 50 anni di civiltà. Abolendo il diritto all&#8217;aborto, &#8230;</p>
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<p><br>L&#8217;errata concezione secondo la quale le donne sono state create per soddisfare ogni esigenza dell&#8217;uomo, non è ancora in disuso, anzi è più viva che mai e trova piena conferma con quanto accaduto in questi ultimi giorni.</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003"><strong>La sentenza della Corte Suprema dell&#8217;Alabama ha mandato a puttane 50 anni di civiltà</strong>. </p>



<p>Abolendo il diritto all&#8217;aborto, ha di fatto testimoniato che la concezione della donna è ancora quella in funzione del maschile. Per questa sentenza la donna non può e non deve decidere autonomamente per se stessa ma solo in funzione dell&#8217;uomo, padre, fidanzato, marito, e vattelappesca chi altro.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/125128578-a190f62f-0824-4f34-b0a3-f8909bcd5f50-1024x580.jpg" alt="" class="wp-image-2179" width="617" height="349" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/125128578-a190f62f-0824-4f34-b0a3-f8909bcd5f50-1024x580.jpg 1024w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/125128578-a190f62f-0824-4f34-b0a3-f8909bcd5f50-300x170.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/125128578-a190f62f-0824-4f34-b0a3-f8909bcd5f50-768x435.jpg 768w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/125128578-a190f62f-0824-4f34-b0a3-f8909bcd5f50-1536x870.jpg 1536w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/125128578-a190f62f-0824-4f34-b0a3-f8909bcd5f50.jpg 1800w" sizes="(max-width: 617px) 100vw, 617px" /></figure></div>



<p>Ed è così in ogni ambito, nel lavoro, dove per l&#8217;uomo è carriera, per la donna invece un capriccio o una necessità economica. Nel sesso, in cui l&#8217;uomo può intrattenere rapporti liberamente e con chiunque senza curarsi delle conseguenze e soprattutto senza essere giudicato. La donna invece, viene esposta alla gogna sociale, al giudizio, alla critica perché per la società la responsabilità di quell&#8217;atto ricadrà sempre e soltanto su di lei.&nbsp;</p>



<p class="has-text-color has-medium-font-size" style="color:#a30003">Il passato insegna. Se non lo conosciamo ripeteremo gli stessi errori. </p>



<p>La donna, nel corso dei secoli, è sempre stata ritenuta colpevole.&nbsp;Se la moglie non riusciva ad avere figli era colpa sua, veniva additata come donna mancata e il marito poteva ripudiarla perché non gli garantiva la progenie.&nbsp;</p>



<p>Se la donna diventava madre  fuori dal matrimonio, era disonorata e i genitori la cacciavano di casa, esponendola allo sconforto che in molti casi degenerava nel suicidio. </p>



<p>Una donna dopo la gestazione e il parto non aveva alcun diritto sul nascituro, la patria potestà era del marito che poteva disporre del figlio a piacimento. </p>



<p class="has-background" style="background-color:#e6ebee">Per l&#8217;uomo, la donna è sempre stata considerata la riserva produttiva, un mezzo che serve al maschio per moltiplicarsi, e la maternità è sempre stata gestita da leggi, idee e pregiudizi maschili. Vi rendete conto dell&#8217;assurdità di tutto ciò? L&#8217;utero di chi è?&nbsp;Chi un utero non ce l&#8217;ha e non deve affrontare gravidanza e parto non ha diritto di parola sulla questione. Punto.</p>



<p class="has-background" style="background-color:#e9ecee">È necessario che l&#8217;uomo comprenda, anzi che se ne faccia una ragione, che la donna è una persona che ha valore individualmente senza dover ricevere l&#8217;approvazione di nessuna autorità maschile per poter esistere, scegliere, decidere, provare piacere, fare figli o non farne.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="900" height="506" src="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/f41828da7551363c698964fa12e94b5a-13968.jpgfdetail_558h720w1280pfhw3a1f2fa.jpg" alt="" class="wp-image-2178" srcset="https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/f41828da7551363c698964fa12e94b5a-13968.jpgfdetail_558h720w1280pfhw3a1f2fa.jpg 900w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/f41828da7551363c698964fa12e94b5a-13968.jpgfdetail_558h720w1280pfhw3a1f2fa-300x169.jpg 300w, https://lerossediscendonodaigatti.blog/wp-content/uploads/2022/07/f41828da7551363c698964fa12e94b5a-13968.jpgfdetail_558h720w1280pfhw3a1f2fa-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure>



<p><strong>L&#8217;annullamento della sentenza<em> Roe vs. Wade</em>, con cui nel 1973 venne stabilito il diritto all&#8217;aborto a livello federale, ha fatto sì che per la prima volta in America le donne di oggi hanno meno diritti delle loro madri e delle loro nonne.</strong>  È una sentenza prevaricatrice, dominante e retrograda, che ha il solo scopo di rimarcare che chi detiene il potere è ancor l&#8217;uomo e può decidere in qualunque momento di negare alle donne diritti civili e libertari precedentemente concessi. Con la CANCELLAZIONE delle Leggi sull&#8217; INTERRUZIONE di GRAVIDANZA  <strong>le uniche ad avere danni, le uniche eventualmente a morire, saranno le DONNE. </strong>Sono infinite le ragioni per cui una donna non vuole o non può portare a termine una gravidanza, alcune molto gravi di ordine salutare, per i quali non entro nel merito non avendo una laurea in medicina. </p>



<p>Una legge che non si fa carico delle diversità, dei singoli casi è una legge iniqua. Anche <em>Aristotele</em> insegna che “<em>La giustizia è ingiusta se non guarda i singoli casi”.</em></p>



<p>Non ci deve essere neanche una sola donna che rimanga indifferente di fronte ad una sentenza di questa portata. Siamo tutte coinvolte. E&#8217; una legge dittatoriale che oggi colpisce le donne americane, e domani chi?</p>



<p><strong>Ci vogliono cancellare con la complicità di molte di noi</strong>.</p>



<p>© RIPRODUZIONE RISERVATA/ le Rosse discendono dai gatti</p>



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