Invidia penis? Ha ha ha

Sfatiamo questo mito obsoleto. Siamo nell’epoca in cui il dogma freudiano va sovvertito. C’è un’invidia che viene tenuta accuratamente nascosta ed è l’invidia che gli uomini provano nei confronti delle donne.

Ebbene sì parliamone!

Al contrario delle donne la cui autostima non vacilla di fronte alle conquiste maschili – siamo abituate da secoli a vedere uomini, anche incapaci, primeggiare in ogni ambito – gli uomini di fronte al successo delle loro compagne tendono ad andare in sofferenza, quasi come se il successo della loro partner equivalesse a un proprio fallimento. Di fronte a questa nuova indipendenza femminile, i maschi sono in difficoltà, provano un senso di smarrimento e inadeguatezza. E la reazione più semplice a questo è forse l’invidia, che è una forza istintiva, atavica, ma comunque debole e inferiore che si manifesta con atteggiamenti svalutanti, comportamenti ostili, azioni sabotanti e accuse rancorose e vittimistiche che mirano a generare sensi di colpa nella persona invidiata.

Quest’“uomo del risentimento” per citare Nietzsche, prova un’invidia particolarmente acuta che s’accompagna a un vivo sentimento di impotenza: «Più l’invidia è impotente, osserva Scheler, più essa è devastante»; l’uomo impotente e frustrato, sopraffatto dall’invidia reagisce disprezzando ciò che invidia. “L’uva non è matura, forse era anche troppo aspra”, come rammenta la celebre favola di Esopo La volpe e l’uva. Ne segue che l’uomo del risentimento giunge a screditare tutto ciò che egli non è, tutto ciò che egli non ha.

Nessun uomo era attrezzato per reggere il successo femminile.

L’inconscio desiderio maschile è rimasto immutato da secoli: la donna doveva essere “bella e stare zitta”, e anche quando la loro donna aveva un lavoro, questo doveva essere un secondo stipendio, un lavoretto senza lode e senza infamia, un introito inferiore. I lavori concessi erano l’insegnante di cattedre secondarie o l’impiegata di ultimo livello, o di penultimo, comunque di un livello più in basso di quello del suo uomo. Gli uomini che provano una genuina ammirazione per il lavoro e l’indipendenza della propria compagna o moglie che sia, sono una specie rara e vanno tutelati al pari del panda. Ricordiamo, noi donne, che nel lavoro risiede la nostra libertà. E io lo so bene cosa significa, da figlia di una madre che non ha mai lavorato neanche un giorno.

E al lavoro?

L’invidia maschile non rimane tuttavia, confinata solo fra le mura domestiche, si estende agli ambienti lavorativi. In presenza di un successo delle loro colleghe donne, esiste una folta schiera di uomini che non riescono ad accettare una donna con intuizioni brillanti e che pur di boicottarla venderebbero l’anima al diavolo.

Ma come si manifesta questo sentimento?

Il ritratto del maschio invidioso è una persona miserrima con un’anima vuota e un’esistenza vuota; serpeggia con azioni meschine, omette di ragguagliare la propria collega per tagliarla fuori dalla vita professionale; non riconosce mai un merito alla persona invidiata. L’uomo invidioso getta inoltre, discredito sulla collega, come ad esempio, insinuando che i meriti acquisiti non derivino dalle proprie capacità bensì da favori concessi ai superiori, incitando e alimentando il pettegolezzo. Se poi il suddetto uomo ci prova con la sua collega ricevendo in cambio un bel due di picche, apriti cielo! Le azioni persecutorie saranno spietate. 

Molto spesso si attacca, per invidiare, a qualcosa di intangibile, tratti della personalità come la simpatia, il garbo e la buona educazione, per non parlare dello stile personale, dell’eleganza e dell’equilibrio emotivo. Vi ricordate Salieri che invidiava la risata di Mozart, la sua joie de vivre prima ancora del suo talento?

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Come se ne esce?

Innanzitutto, facendo proprio lo scioglilingua filosofico di camilleriana memoria:

s t r a c a t a f o t t e n d o s e n e !  E ascoltando gli avvertimenti di Nietzsche: 

non potrebbe esserci errore più grande e fatale se i felici, gli uomini che riescono potenti di anima e di corpo cominciassero a dubitare del loro diritto alla felicità.

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Immagine di Anteprima realizzata dall’ufficio grafico di Excalibur Promo

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